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The Walking Dead e il cerchio della vita

Dopo il fumetto, la serie tv, i videogiochi e persino i romanzi, la web serie The Oath mi ha ricordato ancora una volta perché questi zombi sono così belli.

Cominciamo con una ricapitolazione, o meglio "PREVIOUSLY, ON THE WALKING DEAD."

Il primo ottobre è stato messo online il primo episodio di una web-serie intitolata The Oath – Il giuramento, che accompagnava l'inizio della quarta stagione di The Walking Dead. La strategia non è nuova per la serie, che aveva accompagnato le due stagioni precedenti con altrettante web serie.

La riuscita, però, è sempre sorprendente. In sei, quattro, (questa volta) tre episodi, i creatori della serie riescono a lanciare lenze nel passato di quella che è la serie tv, offrendo la possibilità di scoprire cosa sia successo a personaggi incontrati in passato, nei luoghi incontrati in passato. Aprendo, potenzialmente, un'infinità di universi narrativi. Le web serie di The Walking Dead sono il sogno umido di qualsiasi attore che simpatizzi un minimo per il Metodo Stanislaviskij, perché danno vita a ogni personaggio e ne indagano la storia con minuzia. Per esempio, la prima web-serie, Torn Apart, raccontava la storia di Hannah, lo zombie tagliato in due che si vede nel S01E01 di The Walking Dead. Chi sono? Perché mi trovo qui? Cosa voglio raggiungere? Eccotelo spiegato, piccolo zombi attore: un tempo eri Hannah.

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The Oath – Il giuramento è ambientato nello stesso ospedale in cui Rick Grimes—lo stesso Rick Grimes protagonista della serie, nonché questo tipo in Love Actually—si era svegliato all'inizio di The Walking Dead, ma la storia avviene prima che qualcuno scrivesse sulle porte della mensa “Non aprire – contiene morti.”

La premessa è semplice: Karina e Paul sono appena scampati alla morte viva in un campo superstiti, e stanno fuggendo. Paul, però, è ferito. I due cercano un centro medico. Eppure lo sviluppo di The Oath ricorda vagamente Romeo e Giulietta, ma con i morti che camminano al posto dell'amore adolescenziale. I tre episodi si possono vedere sul sito di FOX Italia a questo link, mentre la prima parte della quarta stagione di The Walking Dead si concluderà il 2 dicembre, sempre su FOX, ma sarà recuperabile su Sky On Demand.

Cucù.

E ora giungiamo a noi. Poco tempo fa, in un'intervista al Big Issue, George Romero, il genitore dello zombie moderno (come si sa, ogni scarrafone è bello a mamma sua) ha detto che è stanco degli zombi, e che tornerà a occuparsi di zombi una volta che la cultura pop se ne sarà stancata. Romero non ha avuto parole lodevoli nemmeno per The Walking Dead, ed è vero che la cultura mainstream ha ingurgitato talmente tanti zombi che finirà per rivomitarli a proiettile per qualche anno ancora.

George Romero, non sta a me contraddirti. Sei il più bravo, il più lungimirante, e di certo il più alto di tutti. E a sessantanove anni hai realizzato un film in cui a un certo punto un militare infila un estintore in bocca a uno zombi e lo zombi muore con gli occhi che gli schizzano fuori dalle orbite. E non credere che non ti capisca, George. L'ho visto anche io, Hello Kitty zombie. Però, George, lascia comunque che dica una cosa. The Walking Dead, nelle sue varie manifestazioni (il fumetto, la serie tv, la web serie, i videogiochi, persino i romanzi) ha un merito incontestabile. Ha consegnato a noi spettatori (e lettori, e videogiocatori) le chiavi dell'universo dicendo "To', ora fateci quello che volete." Incrociamo personaggi già visti, e da medium a medium abbiamo occasione di conoscerli più da vicino o di dire "Quello l'avevo visto nella serie!"; possiamo decidere di aderire ai personaggi della serie o ai personaggi del fumetto; possiamo rimanere in attesa di un'altra serie di The Walking Dead con altri personaggi.

The Walking Dead, il videogioco (quello della Telltale Games, non quella barzelletta di Survival Instinct) è un piccolo prodigio che è stato definito il gioco dell'anno (era il 2012) più o meno da tutti. È sceneggiato con tale maestria, e le scelte che si compiono modificano il comportamento e i rapporti tra personaggi in maniera così sottile, che spesso ci si dimentica che il finale è solamente uno. Con certi personaggi si intraprende un percorso più lungo, altri li si incontra sulla strada e poi li si abbandona alle potenziali fauci marce di un non-morto. A volte, poiché i personaggi sono scritti così bene, si soffre davvero nel separarsi. Del resto, la separazione e la dispersione sono inerenti al contesto dell'Apocalisse Zombie. Che tutto The Walking Dead possa rispettare questo concetto è molto importante.