I maschi italiani hanno un problema con la masturbazione femminile

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I maschi italiani hanno un problema con la masturbazione femminile

Una volta mi sono ritrovato nel letto a soppalco di una ragazza nello stesso momento in cui il suo fidanzato si trovava in un'altra regione, e lei ha deciso che la soluzione migliore fosse masturbarsi da sola mentre ci baciavamo.
Mattia Costioli
Milan, IT
10.3.16

Una volta mi sono ritrovato nel letto a soppalco di una ragazza nello stesso momento in cui il suo fidanzato si trovava in un'altra regione e, per un'estemporanea ondata di sensi di colpa o per qualche motivo a me sconosciuto, lei ha deciso che la soluzione migliore per uscire da quella situazione fosse masturbarsi da sola mentre ci baciavamo, per poi girarsi dall'altra parte e dormire.

Al di là delle implicazioni sentimentali momentanee legate a quel momento (e di tutta una serie di riflessioni sulla mia esistenza terrena nel ritrovarmi a condividere col mondo questo aneddoto), non ho avuto particolari dispiaceri a gestire quella situazione, e al tempo stesso non posso dire di conservarne un ricordo negativo. In effetti tutta la negatività legata a quell'esperienza si è manifestata in maniera prepotente il giorno successivo, quando con la grazia di un villico ho deciso di condividerla con i miei amici. È lì che mi sono accorto che per alcune persone intorno a me, per i miei amici, per gli esseri umani di cui conosco la data di compleanno e il cocktail preferito, la masturbazione femminile era una specie di tabù. Per loro non era concepibile immaginare che una ragazza potesse fare a meno di un partner per procurarsi un orgasmo, o in generale che la masturbazione sia diffusa tra le ragazze quanto è diffusa tra i ragazzi.

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È fastidioso scoprire che una percentuale della società che non ti piace è così vicina alla tua vita, e nei giorni successivi ho provato a chiedermi più volte che cosa li disturbasse tanto di quella storia e perché facessimo così fatica ad affrontare un argomento tecnicamente piuttosto irrilevante, soprattutto considerato che nessuno dei presenti aveva mai dato segni di particolare imbarazzo nel descrivere quante volte al giorno se lo menava in solitudine.

Effettivamente la masturbazione femminile, così come un'altra infinità di pratiche, non rientra nell'immaginario direttamente collegabile alla sessualità di un maschio etero e, di conseguenza, viene trattata alla stregua di un gesto socialmente non accettabile. La masturbazione femminile non è divertente, non genera meme, non è oggetto di quel cameratismo da bar di cui sopra e, difficilmente fa parte delle battute di routine all'interno delle serie TV e in generale della comicità multimediale; per farla molto sintetica: la masturbazione femminile sembra essere qualcosa di non accettabile nella sua esistenza nel cervello del maschio etero medio (gruppo dal quale mi tiro fuori più per dovere a chi versa la mia busta paga che per meriti acquisiti sul campo).

Se ci fidiamo della prima pagina dei risultati di Google (e spero non siate quel tipo di persona che visita anche la seconda e la terza), la disparità in termini percentuali tra maschi e femmine, quando si tratta di masturbazione, non è così ampia come si potrebbe pensare e non è affatto sbagliato supporre che anche quei cinque o sei punti di differenza siano dettati da motivazioni culturali e da un senso di colpa non giustificato, ma imposto dalla società. Mi sono ritrovato a parlare con conoscenti, colleghi e persone conosciute casualmente su Omegle e Chatroulette dopo aver inserito tra gli argomenti di conversazione "masturbazione" e mi sono reso conto che il "problema" è molto più diffuso di quanto pensassi.

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Una delle persone la cui testimonianza mi ha colpito maggiormente è Filippo. Ovviamente Filippo non è il suo vero nome, ma ho deciso di chiamarlo così perché i fidanzati delle persone che mi piacciono si chiamano quasi sempre Filippo e in questo modo mi viene più facile riportare le sue opinioni. Filippo è terrorizzato all'idea che la sua ragazza possa praticare autoerotismo e l'unica cosa che riesce a tranquillizzarlo è la certezza che lei gli sia "fedele". Senza fermarmi troppo sulla scelta del termine fedeltà in questo contesto, dopo un po' di chiacchiere sono riuscito a capire che il vero problema è una sorta di insicurezza atavica insita nell'animo del maschio etero medio di non riuscire a soddisfare la propria partner, fino a convincersi che il proprio pene sia un orpello estetico sostanzialmente inutile (oltre che bruttino a vedersi). Per Filippo il problema non è soltanto che la propria partner decida di concedersi una mezz'ora di serenità personale, sfogo o qualunque altro motivo le venga in mente per decidere di masturbarsi, ma si tratta proprio di una paura legata ai suoi genitali e al terrore di veder completamente sminuita la propria virilità.

Anch'io faccio parte di quella generazione che ha dovuto sucarsi le prime lezioni di Educazione Sessuale imposte dal Ministero dell'Istruzione e, nella speranza che questi ultimi 15 anni le abbiano rese più efficaci, non posso fare a meno di ripensare con raccapriccio al Dottor Papà Del Mio Compagno Di Classe Pietro che ci spiega i misteriosi meccanismi del piacere femminile, proprio mentre Pietro ci impartisce una lezione muta, ma dettagliatissima, su come accettare che tuo papà stia insegnando a tutta la classe come funziona un clitoride.

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Fin da quel giorno a quelli più svegli (non io) è stato subito chiaro che le ragazze funzionavano in modo molto più complicato rispetto a strofina finché non ti torna la voglia di giocare alla Play Station. Per questo è un tantino strano notare quanta gente sia ancora capace non solo di utilizzare il termine "troia" in relazione a una ragazza bramosa, ma anche di considerarla "più troia" quando durante un rapporto sessuale questa decidesse di masturbarsi. Suppongo che il processo mentale che accompagna una riflessione di questo tipo sia più o meno "se non ti basto io, boh niente: devo bastarti io." E per quanto raffinata questa teoria mi sembra offrire il fianco a tutta una serie di debolezze, prima delle quali è che l'orgasmo maschile sia il punto di partenza del rapporto.


A proposito di orgasmi, guarda il video di Slutever con la nostra esperta Karley Sciortino.

Un altro che ho incontrato su internet, dopo avermi chiesto piuttosto insistentemente se ero sicuro di essere un maschio e se ero proprio sicuro di non volermi fingere una ragazza, mi ha spiegato che l'idea di immaginare la sua donna a casa da sola che si masturba mentre "pensa non si sa bene a che cosa" lo metterebbe in imbarazzo, al punto di farlo sentire inadeguato. È stato proprio allora, mentre constatavo che probabilmente aveva scritto tutto con una sola mano mentre con l'altra manteneva l'erezione, che ho capito che il problema fa parte di quei pensieri, stereotipi e luoghi comuni più difficili da estirpare dell'edera e viaggiano sulla stessa lunghezza d'onda delle ragazze che non sono brave a giocare ai videogame, dei maschi che parlano solo di calcio e scoregge e delle donne che non sanno parcheggiare. Sono tutte cose che chiunque di noi sente dire, o addirittura dice, senza nemmeno badarci e non importa se la realtà sia discordante con questo pensiero nella stessa misura di un tizio nella sua stanza che risponde alle mie domande scrivendo con la destra mentre se lo martella con la sinistra.

Prima di salutarlo ho provato a chiedergli cosa avrebbe pensato la sua fidanzata di lui se l'avesse visto in quel momento, e la sua risposta è stata che si sarebbe vergognata di lui. Quindi altri sensi di colpa: non solo stava vivendo la sua sessualità in un modo che nascondeva alla sua fidanzata, ma lo stava facendo con un senso di colpa ingiustificato addosso, condizionato dalla stessa moralità che non gli permetteva di immaginare la sua ragazza che anziché di fumarsi una sigaretta in più decide di spezzare la monotonia con un orgasmo.

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Allo stesso modo questa segretezza è uno dei problemi più odiosi quando si tratta di imparare a relazionarsi con il proprio corpo, e la stessa idea di fare di nascosto è psicologicamente distruttiva sia dal punto di vista dell'appagamento sessuale che da quello di realizzazione personale. La vera questione è la nostra incapacità di rendere la sfera sessuale qualcosa di non solo accettabile, cosa che comunque l'argomento e persino l'esistenza della masturbazione femminile si scordano di essere, ma anche stimolanti.

Insomma: forse la masturbazione femminile è ancora un tabù semplicemente perché decidiamo di non parlarne, e anzi tendiamo a demonizzarla. Qualche tempo fa una mia amica mi ha rivelato di aver scoperto che provocarsi un orgasmo da sola potesse essere una buona idea solo grazie alla sua analista. Allo stesso modo quando i maschi, per tutta una serie di motivi avvantaggiati nella libertà di scoprire il proprio corpo, si trovano a parlare, a pensare o persino a doversi relazionare con la masturbazione femminile tendono a infilarsi in una logica perversa di doppi standard morali, e anziché fare un passo in avanti ne fanno uno indietro. Ecco che improvvisamente la masturbazione, di qualsiasi genere, diventa oggettivamente non perdonabile.

L'idea stessa che una ragazza che si masturba sia insoddisfatta del proprio partner è sbagliata e democristiana sotto così tanti punti di vista che probabilmente gli aneddoti ridicoli che ho raccontato non bastano nemmeno a darne l'idea, sopratutto perché la verità è semplice e cristallina: se non sei in grado di rendere felice te stesso come cazzo farai a far felici gli altri? Tutto quello che si muove tra questi due estremi è una forma di repressione non necessaria e, se mai a qualcuno interessasse la mia opinione, le uniche due cose che è importante fare in solitudine a intervalli regolari sono perdonarsi e scoparsi.

Illustrazione di Anisa Spaho.

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