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Lo strano mondo della fotografia di chirurgia estetica

Per la fotografa Mia Berg scattare foto pre e post-operatorie di persone in mutande è un lavoro. Nonostante molti le considerino in chiave superficiale, le sue foto svolgono un ruolo fondamentale dal punto di vista legale, medico e psicologico.

di Scout MacEachron
07 giugno 2016, 9:04am

Tutte le foto di Mia Berg, per gentile concessione del dott. John E. Sherman. Questo articolo è tratto da Broadly.

Durante il suo primo giorno di lavoro, Mia Berg si è ritrovata a chiedere a una donna di spogliarsi per poterle fare una foto. La donna stava a gambe larghe con i piedi appoggiati sulle linee disegnate sul pavimento. Le gambe dovevano stare a 30 centimetri di distanza, in modo tale che il grasso dell'interno coscia pendesse in una certa maniera. La donna si è girata in modo che Berg potesse fotografare la pelle flaccida sui fianchi e la schiena. Quando ha finito, Berg le ha chiesto di indossare le stesse mutande durante la visita successiva.

Mesi dopo, la donna è tornata. Si era dimenticata di indossare la stessa biancheria, ma non era un problema: Berg era molto più a suo agio questa volta. Le ha chiesto di posizionarsi in base ai quadri colorati che aveva appeso al muro. La donna aveva di nuovo i piedi a 30 centimetri di distanza. Il grasso era sparito. Berg ha caricato le foto sul computer, ha aperto Photoshop per modificare il colore della biancheria intima, e ha affiancato le nuove immagini a quelle precedenti. Ha stampato il collage comparativo e lo ha trascinato in una cartella con il nome della donna. Berg è un'artista, ma scattare foto di persone in mutande per documentare i miracoli della chirurgia estetica ha fatto parte della sua routine lavorativa per sei anni.

Appena laureata, Berg ha trovato su Craigslist un'offerta di lavoro per un fotografo che sapesse usare Photoshop e si sentisse a proprio agio con la nudità. Ha fatto domanda. Il giorno successivo è andata a un colloquio con il Dr. John E. Sherman, un chirurgo plastico dell'Upper East Side che dal 2000 appare quasi ogni anno nell'ambita lista dei "Best Doctors" del New York Magazine.

Il dottor Sherman era rimasto colpito da Berg perché aveva collaborato con Annie Leibowitz. Berg lo trovava un lavoro intrigante, non le importava che consistesse in scatti pre e post-operatori.

"Sono totalmente a mio agio con il nudo, mi piace," spiega Berg. "Avevo già inviato un miliardo di candidature, ma ricordo di aver pensato, 'Ecco, questo è diverso da tutti gli altri'."

"Berg è una delle poche 'fotografe mediche' che si concentrano esclusivamente sulla chirurgia plastica. Ed è anche una delle poche che lo fanno come interne in uno studio medico a New York. La maggior parte dei chirurghi plastici hanno infermieri che si occupano delle foto pre e post: dei 40 chirurghi plastici che ho sentito per questo articolo, 37 affidano questo compito a qualcun del personale. I restanti si appoggiano a uno studio fotografico appposito—il Don Allen Studios.

Il Don Allen Studios è il più antico e uno dei pochi studi fotografici specializzati in chirurgia estetica di New York. Fondato da Allen negli anni Quaranta, lo studio ha cambiato proprietà nel 1985. Oggi il proprietario è Pearson, un uomo di mezza età la cui strategia anti-rughe è "metter su cinque chili." Ha iniziato a bazzicare lo studio dopo la scuola, durante la prima metà degli anni Settanta, e non lo ha più abbandonato.

"Mi era sembrato un lavoro divertente, interessante, e diverso," spiega Pearson. "È una questione di personalità, e mi calza perfettamente. Ho ricevuto migliaia di complimenti per come riesco a mettere a proprio agio la gente."

Interagire con i pazienti può infatti essere una delle parti più complicate del lavoro del fotografo medico. E Berg ammette di non essere stata a suo agio, agli inizi.

"È un po' imbarazzante: stai chiedendo a qualcuno, già abbastanza in soggezione, di spogliarsi e di lasciarsi investire copiosamente dai flash," spiega Berg. "La mia ansia iniziale era dovuta a questo. È sempre un po' strano chiedere alla gente di spogliarsi. È un linguaggio che ho dovuto imparare—anche i metodi delicati, calibrati in base al paziente che ho davanti, ho dovuto impararli."

Per farlo, Berg si è concentrata su ciò che la faceva sentire a sua agio durante una visita medica—"un atteggiamento amichevole"—e ha cercato di emularlo. Ha capito che dare alle persone istruzioni specifiche, per esempio indicare loro dove appoggiare i vestiti, le aiuta a sentirsi a proprio agio.

Ma un certo imbarazzo è inevitabile. Le persone spesso fanno osservazioni autoironiche o chiedono scusa a Berg che "deve vedere tutto ciò." Alcuno sono nervosi e minacciano di andarsene. Altri pazienti commentano il viso o il corpo di Berg, chiedendo se si è fatta qualche ritocco. Berg dice che questo lavoro ha cambiato il modo in cui si vede.

"Sono grata di questo lavoro, ti porta ad avere molta più fiducia in te stesso," spiega Berg. "È stata una fonte di ispirazione vedere il rapporto tra i pazienti e il loro corpo. Anch'io sono sempre stata in conflitto con il mio copro, ma adesso lo apprezzo più di quanto abbia mai fatto."

Berg, che si considera una femminista, è consapevole della luce a volte superficiale in cui può essere visto il suo lavoro. Ma le pazienti che fotografa che hanno bisogno delle operazioni—pazienti che hanno sconfitto il cancro o vittime di abusi— placano il suo senso di colpa.

"Ho avuto problemi, di tanto in tanto, a fare pace con il fatto che gioco un ruolo, seppur minuscolo, nell'aiutare queste donne a raggiungere qualcosa che non è sano e che la società le spinge a desiderare," dice Berg. "Ma quando ci occupiamo di chirurgia ricostruttiva per le donne che hanno subito abusi o che hanno avuto il cancro, e lo facciamo spesso, capisco che il mio lavoro è molto più importante. Cercare di portare avanti la mia ideologia femminista rifiutandomi di fotografare quelle clienti che sono interessate alla parte meramente estetica sarebbe una dichiarazione piuttosto inefficace sulla larga scala. Ci sono modi molto più importanti per cercare di plasmare la società e renderla migliore per le donne. E mi sento capace di contribuire."

Al Don Allen Studios, l'approccio relazionale di Pearson è più clinico, anche se riconosce la necessità di un'umanità nei rapporti.

"Basta essere sensibili," dice. "Facciamo questo lavoro da un sacco di tempo. Tendiamo a farlo in maniera veloce ed efficiente. Fotografiamo una discreta quantità di donne che hanno affrontato una ricostruzione o una mastectomia, o che la affronteranno. Alle volte ce lo dicono. Tendiamo a essere veramente attenti a come le trattiamo, perché non possiamo mai sapere di preciso quello che stanno passando. L'esperienza è molto importante."

Che sia facile o difficile per le pazienti posare per Berg o Pearson, le foto pre e post operazione sono essenziali negli interventi di chirurgia plastica. Soprattutto, servono come documentazione legale. Se una paziente non è soddisfatta del risultato, le fotografie sono l'unica testimonianza che il dottore possiede per dimostrare che le procedure sono state fatte come richiesto.

"Se fai un intervento e una paziente dice, per esempio, di avere il seno un po' sproporzionato, si possono prendere le foto per dimostrare che lo era anche prima," spiega Pearson. "Credo sia il motivo principale per cui esiste il nostro lavoro: per le possibili complicazioni legali."

Berg fa notare che, occasionalmente, un cliente può mostrare segni di disturbo da dismorfismo corporeo. In questi casi, il dottore può solo rimandarlo a uno psichiatra, ma le foto di Berg diventano essenziali per provare che quella distorsione è nella testa del paziente, non nel lavoro del dottor Sherman. Le foto pre e post-operatorie sono anche un importante mezzo di apprendimento, dato che permettono ai dottori di documentare procedure complicate e spiegare il processo agli studenti e ai colleghi. Le foto di Berg e Pearson compaiono su libri di testo, ricerche e presentazioni.

Tuttavia, oggi le foto di chirurgia plastica vengono più comunemente usate per farsi pubblicità. Tutti i dottori hanno un portfolio con cartelle di foto pre e post da mostrare ai pazienti che stanno considerando un'operazione. Le usano anche nei loro siti, e sui volantini pubblicitari.

Quando il Don Allen Studios ha aperto, prima dell'era di internet, ha praticamente monopolizzato il mercato. Creavano diapositive che i dottori potevano usare durante le conferenze e stampavano immagini per i libri di testo. Facevano foto durante le operazioni. Offrivano un livello di esperienza e riserbo che era difficile trovare altrove. Allen ha fatto molto per far sì che le foto potessero essere sviluppate e stampate sul posto. Ha installato una camera oscura e investito in stampanti industriali. Le fotografie venivano consegnate attraverso un sistema sicuro o direttamente dallo staff dello studio fotografico.

Per quasi 40 anni, lo studio ha mantenuto il monopolio del mercato. Ma con l'ascesa della fotografia digitale negli anni Ottanta, il business è calato. I dottori potevano fare foto e stamparle senza grossi problemi e senza uscire dai loro studi.

"La tecnologia ci ha fatto perdere molto lavoro," dice Pearson. "Prima producevamo una quantità incredibile di diapositive per le presentazioni, ma adesso lo possono fare anche i ragazzini con PowerPoint. Prima andavamo nelle sale operatorie e fotografavamo le procedure, adesso è tutto automatizzato."

Un altro problema è che i pazienti, al Don Allen come nello studio del dottor Sherman, devono pagare di tasca loro per le foto.

"Prima mandavamo noi stessi i pazienti al Don Allen. Chiedevano sui 500 dollari per una fotografia medica pre e post operazione," dice Sherman. "Da quando ho assunto Berg, nessuno deve recarsi allo studio Don Allen."

Il dottor Sherman sta cercando di convincere gli altri chirurgi ad assumere dei fotografi interni. Recentemente ha fatto tenere a Berg una lezione sulla fotografia nel mondo della chirurgia estetica ai chirurgi tirocinanti del Weill Cornell Medical Center, al New York Presbyterian Hospital, dove insegna.

"Per me è una cosa ovvia," dice il dottor Sherman. "Non capisco perché non lo facciano tutti."

La standardizzazione è un elemento importante della fotografia medica, e la fotografia di chirurgia estetica non fa eccezione. Pearson e il dottor Sherman riconoscono entrambi che l'apprendimento è un processo, e che per diventare bravi serve pratica.

Berg lo sa per esperienza.

"È stato difficile prendere confidenza," dice. "Con gli strumenti ci sapevo fare, ma imparare a prendere angolature precise e sempre uguali dei soggetti era una novità per me."

Poi Berg ha imparato, e poche settimane dopo produceva il lavoro di qualità e alto livello che il dottor Sherman cercava. Usa una fotocamera fatta specificamente per la fotografia di chirurgia plastica. Il dottor Sherman definisce Berg parte integrante del suo studio, al pari degli anestesisti e degli infermieri.

Il lavoro di Breg per Sherman ha avuto un'influenza anche sulla sua arte, e ha cambiato la sua percezione del corpo umano, facendole sviluppare un occhio più tecnico. Berg aspira un giorno a esporre, con il permesso dei pazienti, alcune delle foto che ha fatto in una mostra.

"Credo che sia un momento florido e importante," dice Berg riguardo alle fotografie chirurgiche. "Probabilmente è la fotografia di nudo che meno ti mette in imbarazzo, tra tutte."

Berg non è l'unica artista a riconoscere la natura cruda e affascinante delle foto pre e post-operatorie. Hi Yeo, fotografa che vive a New York, nel 2008 ha scattato una serie chiamata Recovery Room Beauty che documenta le degenza dopo gli interventi di chirurgia plastica delle donne in Corea del Sud. Dal 2008 al 2010, la fotografa inglese Philip Toledano ha fatto una serie chiamata A New Kind of Beauty, che mostra le persone che si sono sottoposte a interventi di chirurgia plastica "estrema".

"Tendiamo ad avere una reazione—o almeno lo fa spesso la gente quando vede le foto che faccio—" dice Toledano, "tipo, 'È orrendo.' Credo che non sia giusto, e francamente, neanche molto intelligente. Capisco perché reagiscono così, ma credo anche sia interessante dare uno sguardo al percorso che hanno fatto queste persone."

Toledano definisce la sua esperienza con la chirurgia plastica al contempo educativa e stimolante. La psicologia dell'immagine corporea, e il modo in cui questa viene influenzata dalla chirurgia estetica, è molto potente. Berg ha riportato che lo stato d'animo dei pazienti prima e dopo l'operazione è così cambiato, e viverlo è un'esperienza così bella, che ha cominciato a considerare una terza carriera nel mondo della salute mentale o dell'assistenza sociale.

"Con i pazienti finivo per comportarmi come una psicologa," dice Berg. "Penso un sacco ai modi in cui possiamo, come società e come individui, aiutare le persone a essere più a loro agio con se stesse e più sicure di sé."

Per artiste come Toledano e Berg questa fotografia offre una finestra sullo strano, intrigante, e talvolta malinconico mondo in cui l'immagine di se stessi è sempre mutevole. Per il grande pubblico le foto sono scioccanti e magnetiche; per i pazienti sono le cronache di un cambiamento; per i dottori sono una guida, un ricordo e alle volte un trofeo.

Per quanto riguarda i fotografi, sono un business. Per Berg, fotografa a cavallo tra la creatività e la medicina, sono una lente di ingrandimento.

"A volte io stessa rimango sorpresa da ciò che vedo," dice. "È divertente avere un approccio sia clinico che umano con una persona. È bello fare avanti e indietro tra le vesti del medico e quelle della fotografa, per poi tornare a quelle di una persona che sta semplicemente parlando a un altro essere umano."

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