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Μoda

Carlo, coca e troie

I maglioni Carlo Colucci hanno fatto la storia di Berlino.

di Clara Miranda Scherffig
21 maggio 2012, 12:00pm

Come vi avevamo già raccontato, il popolo tedesco vive un'epoca di rinascita e grandi successi. Se non fosse per quel piccolo dettaglio: il loro abbigliamento è costellato di fallimenti. A rendere ancora più ridicola la condizione del mercato dell'abbigliamento teutonico, è anche una sua certa tendenza a dotare i propri brand di nomi italianeggianti. Ma questa non è una trovata dell'ultimo minuto. E, soprattutto, esistono anche meravigliose eccezioni.

È questo il caso degli strabilianti pullover Carlo Colucci: oggigiorno indossati da chiunque possieda un conto PayPal e la convinzione che Bill Cosby avesse stile, furono all'epoca una perfetta—e forse inconsapevole—sintesi tra il lavoro di Elio Fiorucci e la "tradizione" tessile dei maglioni Coogi.

Diversamente dai vari Bruno Banani, Pelo e compagnia bella, i capi Carlo Colucci si sono a buona ragione orientati verso il cosiddetto italienischen Lebensstil, producendo a partire dalla fine degli anni Settanta dei prodotti di ottima qualità. Utilizzando come materiale solo pura lana e impiegando probabilmente bambini dell'Arzerbaigian sovietico come tessitori, le fantasie ricamate sui pullover non solo dimostrano una perizia certosina in termini di colori e disegni, ma anche un'attenzione al dettaglio inusuale per la grossolanità germanica. Dopo un'esplosione nel periodo 1994–2004, i maglioni Carlo Colucci sono acquistabili solo su eBay a prezzi spesso non popolari o presso l'inquietante megastore Fashiongate Günther Klein a Colonia.

Ma andiamo con ordine. Cos'hanno i pullover Carlo Colucci di così meraviglioso?

Basterebbe questo esemplare e la galleria che potete ammirare qui sotto, ma c'è di più.

Poco dopo la caduta del Muro, quando Prenzlauerbeg non era un ghetto vegano con corsie preferenziali per passeggini, le gang di quartiere non erano ancora state spazzate via dagli stranieri in anno sabbatico. Tra le cose che tutti sanno, Berlino è—o fu—una città molto adatta per quella pratica vandalica che comporta scrivere sui muri: riunificata la Germania, la sua capitale era per metà una specie di gigantesca tela pronta a essere coperta di graffiti. Mentre i gruppi di graffitari della città iniziavano a confondersi con la piccola criminalità locale, i maglioni Carlo Colucci diventarono la divisa del berlinese cazzuto. A metà tra il ladruncolo impavido e il taggatore ardimentoso, l'outfit dei pimp cresciuti nella DDR si poteva riconoscere per Air Max, Levi's 501 e maglioni Carlo Colucci.

Se volevi soddisfare la tua sete di consumismo capitalistico, due erano i modi per procurarti questi maglioni simbolo di lusso e prestigio: 1) acquistarli da un berlinese dell'ovest, che, avendo il grano, poteva scendere in Bavaria—nota patria del tamarro tedesco—fare incetta di capi e rivenderli ai vicini orientali, 2) rubarli. In entrambi i casi, la conquista del capo Carlo Colucci era tutt'altro che semplice e indossarne uno non solo era esempio di accanimento e perseveranza, ma soprattutto del fatto che frequentavi la gente giusta. O, da un altro punto vista, la gente pericolosa: "questi andavano in giro col coltello!" esclama terrorizzato chi mi ha raccontato questa storia. "Prima che installassero un'illuminazione stradale decente, nella parte est della città non si vedeva nulla di notte. Buio pesto. Immagina di camminare verso casa e vederti sbucare uno di questi tizi, che ti minaccia e ti vuole derubare... ma poi è vestito come un clown, con uno di questi maglioni coloratissimi!"

Questo tipo di outfit era insomma condiviso da tutte quelle sostanziose nicchie di persone che, per un motivo o per l'altro, avevano ragione di essere incazzate: tra queste anche i tifosi del BFC Dynamo. Seppur con la variante felpa di Sergio Tacchini (notare comunque che l'italienische Lebensstil va sempre forte), potete ammirarne alcuni esemplari nel documentario che segue (tradotto, più o meno, "La misteriosa baldoria - Tra ossessione e vergogna", praticamente l'Ultimo ultras di Stefano Calvagna con pretese di realismo).

"Si mettono in tiro... si fanno belli per il fine settimana"

Ultima informazione prima di lasciarvi alle meraviglie della storia: i maglioni Carlo Colucci hanno avuto un ultimo barlume di celebrità nel 2002, quando il duo di repperz Bushido e Fler ha pubblicato l'album Carlo, Cokxxx, Nutten (aka "Carlo, coca e troie") il cui notevole brano omonimo, che ha ispirato il titolo del post, potete ascoltare qui.

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