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Perché Roma è il peggior posto sulla faccia della terra

Roma è una città che bullizza i suoi abitanti. Ancora ingroppa il sogno di quello che fu, ancora esige tributi e onori per una trapassata superiorità. Ma se la guardi bene, è il posto peggiore sulla faccia della terra.
7.5.14

Foto di Guido Gazzilli.

Durante questa fortunata combinazione di festività è venuta a trovarmi un'amica di Torino. Abbiamo fatto amene passeggiate per Roma, e dopo gli iniziali entusiasmi ho notato nella mia ospite una certa stanchezza, quasi una sorta di insofferenza, di fastidio. Le ho chiesto quale fosse il problema e la risposta è stata: "Questa città non ti dà pace, si vuole fare notare con la forza, prendendoti a schiaffi." Non ho potuto che darle ragione. Roma è una città che bullizza i suoi abitanti. Quando camminando per i suoi i vicoli inciampi su un sampietrino mezzo divelto, sembra ti gridi contro: "A cojone! Devi piegare la testa al mio cospetto. Guarda un po' che cazzo sono io. Io sono Roma e tu sei solo un povero stronzo."

Roma cerca ancora di incularti con le sue cazzate tipo Caput Mundi, Città Eterna, Capitale, ecc…, e invece dovrebbe darsi una ridimensionata radicale. Ancora ingroppa il sogno di quello che fu, ancora esige tributi e onori per una trapassata superiorità. Ma se la guardi bene, soprattutto nelle notti del weekend, è il posto peggiore sulla faccia della terra.

Roma si è fermata a metà del processo che l'avrebbe dovuta portare da vecchia città novecentesca (più o meno) a metropoli moderna e capitale occidentale, tipo Parigi (da sempre ignobile punto di riferimento), Londra o Berlino. Be', Roma non ce l'ha fatta e non credo ce la possa fare. Non è in grado di rinnovarsi, troppo narcisa e indolente, troppo sicura di sé. Pretende che gli altri cambino, che gli altri si romanizzino. Pensa ancora di avere il privilegio di essere capita. Roma è eterna nel senso che è immobile nello spazio e nel tempo, non la schiodi mai.

E da qui deriva tutta una serie di prese a male.

Foto di Niccolò Berretta.

SPOSTARSI A ROMA

Spostarsi a Roma è difficile quanto scopare durante un bombardamento nucleare. Con qualsiasi mezzo. La cosa ovviamente snerva parecchio e spesso lo scenario diventa quello di GTA. Vengono sguainati coltelli, attacchi col cric—insomma, si rischia la vita.

Per non parlare della metro di Roma, la peggiore metro della storia dell'umanità: non arriva da nessuna parte utile, è un cesso, passa poco, si rompe se piove e una volta al mese si ferma tutto perché c'è sempre uno sciopero. Non ci si va neanche a suicidarsi per quanto fa cacare. Gli autobus sono un bordello uguale, e viaggiando in superficie si vive l'armageddon generale sopra delineato. Inoltre sui notturni c'è sempre una gran puzza di piscio, chissà perché…

Quindi alla fine il mezzo ritenuto migliore rimane il motorino o motorone (tipo i 125 - 150). Le strade sciamano di orde di questi cosi tipo Mad Max, che non si fermano davanti a niente rifiutando la basilare teoria dell'impenetrabilità dei corpi. Anche lì rischio gun-fight elevato come a Compton. Prendere il taxi invece è considerato disonorevole, perché costano troppo e poi i tassisti romani sono addirittura più odiati delle guardie.

Foto di Guido Gazzilli.

I LOCALI

Se devo immaginarmi un girone infernale me lo figuro come un locale romano, con pianto e stridore di denti. Si respira una tensione senza paragoni. Varcata la soglia, un strato spesso fatto di ansia da prestazione e mitomania ti si posa sul corpo come un asciugamano bagnato. In più, questa strepitosa accoglienza avviene in ambienti sapientemente allestiti secondo il gusto di un satrapo bulgaro. E così, immersi in un'assordante musica di merda, si potrà prendere parte a furiosi corpo a corpo per raggiungere il bar e pagare 15 euro per un cocktail di merda. Nessuno è interessato a nessuno. Occhi spenti ti scrutano nella nebbia polverosa di cocaina tagliata male: un deserto di corpi, una gran solitudine.

Ogni tanto qualche illuminato organizza qualche evento un minimo diverso, dove però si riversa in massa tutta la città. E dopo aver affrontato un viaggio eterno per raggiungere il posto ed esserne usciti vivi, è un po' pesante farsi due ore di fila per entrare.

Una situazione del genere si è verificata recentemente con la riapertura del Rialto. Per tutte le vacanze di pasqua si è assiepata una moltitudine di umani alla ricerca della agognata svolta della serata. Pare che ci sia stato qualcuno che per entrare ha aspettato anche tre ore in fila, manco ci fosse il Cristo risorto.

Foto di Skino Ricci.

SPETTACOLO E POLITICA

Se poi riesci a penetrare in una di queste serate "giuste", la scesazza arriva inesorabile quando ci vedi troneggiare tronfia la gente dello spettacolo. La Rai, Cinecittà, il Centro Sperimentale di Cinematografia continuano a produrre dalle loro catene di montaggio persone ignobili che scorrazzano felici per la città con l'aria di chi ha colto la verità dell'esistere.

Gli attori, le attrici e la gente famosa in generale con la loro inesauribile e disgustosa voglia di stare al centro dell'attenzione ti rovinano la soddisfazione di essere per una volta uscito di casa e di non stare in un posto di merda, riportandoti alla dura realtà, dove attrezzi come loro sono considerati più fichi di te. La combo mortale è quando l'orripilante mondo Rai/cinema si fonde con quello della politica, formando una gigantesca macchina che spegne la gioia di vivere. Di solito sono appostati in bar del centro, seppelliti da bicchieri vuotati nervosamente, che schiamazzano e ridono peggio di un tavolo di Erasmus spagnoli che hanno rimorchiato delle americane in infradito.

I GHETTI

Forse questa cosa ha a che fare con le difficoltà di spostamento. Roma è spietatamente divisa in ghetti, cioè in quartieri dai quali non si esce se non raramente per andare tutti insieme nelle serate "giuste". Visto che affrontare il Lungo Tevere la sera è follia, me ne rimango nel quartiere, senza un cazzo da fare.

Si dice che a Roma ci siano più avvocati che in tutta la Francia (o il Giappone) e la metà dei ristoranti di Milano. Quindi nella maggior parte dei casi rimanere nel quartiere vuol dire prendere una birra in un bar e bertela su una panchina.

Mi viene il sospetto che questa reclusione volontaria nella propria zona, nel proprio territorio come branchi di lupi, vada oltre la difficoltà di spostamento—anzi, forse ne è una causa. L'indolenza della città penetra nelle ossa e nella mente dei suoi abitanti, che si abbrutiscono nelle loro case, nelle loro strade, fino a non trovare più senso nella ricerca di altro, di qualcosa di nuovo.

Foto di Niccolò Berretta.

AFFITTI ALLE STELLE

Per prendere una casa in affitto decente, in un posto non ai confini dell'universo, hai bisogno di uno stipendio netto di almeno 2.500 euro. Sto parlando di un appartamento sui 50/60 metri quadri da prendere da soli, e che costa non meno di 1.000 euro al mese più le spese. Alla fine quando arrivi sui trenta perché devi essere costretto a dividere ancora la casa con altri coinquilini o peggio con la tua ragazza? La risposta è: perché non te lo puoi permettere. Anche in altre città vivere in zone centrali o poco fuori dal centro è proibitivo, però le periferie non fanno cacare come a Roma.

L'ultimo intervento architettonico-urbanistico di un certo spessore lo ha fatto il Duce negli anni Trenta, dopo solo merda. Ovviamente non rimpiango quel periodo, tutt'altro. Dico solo che la gran parte di quello che è stato fatto dopo è più o meno inabitabile. Nessuno vuole andare a vivere a Rebibbia o alla Dragona o a Spinaceto. Si va al Pigneto, a Tor Pignattara al limite al Quadraro, ora anche a Centocelle Vecchia, tutti posti costruiti prima della seconda guerra mondiale.

L'alternativa è decidere di affittare una grotta a Trastevere, un sottoscala a Monti o un buco di culo senza finestre a Testaccio, e quando rientri a casa, dopo aver buttato la tua giornata ad alzare quei quattro soldi con cui ti paghi l'affitto, ti viene una leggerissima ansia che spesso sfocia in uno scuro cupio dissolvi.

XENOFOBIA

A Roma non è una buona idea essere: napoletano, non in grado di guidare un'automobile o motorino, nero, buono d'animo (che si traduce con il termine 'cojone'), calabrese, un trans, una guardia, terrone senza provare vergogna di esserlo, milanese, ebreo o musulmano, gravato da una forma qualsiasi di disabilità, americano, gay, sud americano con fattezze indios, rom, cinese, bengalese e asiatico in generale, veneto, tassista, ottimista, fiorentino e infine povero.

Foto di Federico Tribbioli.

INGOVERNABILITÀ CRONICA

Nessun amministratore, sindaco, console, tribuno o che cazzo volete voi è riuscito a domare questa belva chiamata Roma. Parlando dei tempi recenti basterebbe fare l'elenco dei sindaci: Rutelli, Veltroni, Alemanno (che doveva essere un fascista duro alla Rudy Giuliani e che invece era un moscio pure lui) e Marino. Quest'ultimo è noto solo per fare dei colossali chioppi in bicicletta mentre cerca di raggiungere il Campidoglio. Ma non è colpa loro, che possono fare. Governano per cinque anni, e quelli non bastano neanche a capire le dimensioni della città, figuriamoci a darle un senso.

Credo che quando dà il peggio di sé, Roma sia veramente la Capitale d'Italia, una sfinge maligna e incomprensibile a cui vuoi comunque bene e che ti delude sempre. Un mio amico ha proposto questa chiave di lettura: "Se hai la merda dentro, anche fuori ti sembrerà una merda." In un certo senso spero che sia così. Roma è il posto peggiore sulla crosta terrestre, per questo l'unico al mondo che ritengo degno di essere abitato.