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Cambiare la vostra foto profilo non farà la differenza

Mentre la Corte Suprema statunitense discute sul matrimonio gay, sembra che il massimo che i sostenitori della parità dei diritti riescano a fare sia cambiare il loro avatar.
02 aprile 2013, 3:07pm

Negli Stati Uniti sono giorni importanti per la "parità matrimoniale", espressione con cui la maggior parte degli attivisti gay vorrebbe chiamassimo il matrimonio gay. Una settimana fa la Corte Suprema americana ha ascoltato gli argomenti a favore e contro la Proposition 8, il referendum che ha abrogato la legge che dava a Ellen DeGeneres e Portia De Rossi il diritto di sposarsi, la stessa che ha permesso a Britney Spears di accasarsi con un tizio qualsiasi in una notte di bagordi di qualche anno fa. In seguito la Corte ha sentito le parti sulla costituzionalità del Defense of Marriage Act, la legge federale del 1996 firmata da Bill Clinton che definisce il matrimonio come unione tra un uomo e una donna. Ora come ora, l'attivismo gay ha bisogno di tutto l'aiuto possibile. Ma sapete cosa non aiuta affatto? Cambiare la vostra foto profilo su Facebook con l'immagine di un uguale rosa su fondo rosso.

Fra le tante cattive notizie per i gay americani, in attesa di vedersi riconosciuti tutti i diritti che un matrimonio comporta (e non solo gli aspetti rituali e i ricevimenti sfarzosi), sembra che la Corte non emanerà una legge definitiva che consenta il matrimonio tra persone dello stesso sesso in tutti e 50 gli Stati. Questo significa che gli omosessuali che chiamano questo Paese "casa" continueranno a essere cittadini di seconda classe. Mi dispiace ripeterlo, ma cambiare il vostro avatar non cambierà le cose.

Certo, fa bene al cuore vedere così tanto sostegno alla causa. È bello che così tante persone vogliano i loro amici gay in abito da cerimonia proprio come tutti gli etero, ma non state facendo nulla di concreto. Si tratta di un'altra forma di attivismo passivo che non fa nulla per portare avanti la causa. Sapete cosa potrebbe essere d'aiuto? Prendere uno striscione, andare davanti alla Corte Suprema e unirvi alla folla di dimostranti. Sapete cosa potreste fare? Invece di scaricare un'immagine e premere un paio di tasti, visitare il sito di un'organizzazione per i diritti degli omosessuali (o di qualsiasi altra organizzazione gay) e fare una donazione così che loro possano combattere per i diritti civili anche a vostro nome. Sapete cosa avrebbe potuto fare la differenza? Se, quando la Proposition 8 era al voto, aveste convinto tutte le persone di vostra conoscenza in California a votare nel modo giusto, così adesso non avremmo bisogno di fare ricorso alla Corte Suprema.

La cosa peggiore è che il rosa e il rosso rendono irriconoscibili le persone su Facebook. So che qualcuno potrebbe pensare che sia un fatto positivo—tutti quei simboli uguali creano un'indivisibile massa che sostiene la causa. Ma quello che fa, in realtà, è trasformare i gay in un monolite innocuo, cosa che il movimento per i diritti civili degli omosessuali ha cercato di fare sin dall'inizio della battaglia per la parità matrimoniale. Cerca di trasformarci in un automa senza volto e senza nome, abbastanza semplice, pulito e amabile da risultare degno dei propri diritti.

Nessuno fa niente per niente, e tutti gli status di Facebook del mondo non cambieranno questa verità. Dobbiamo uscire e darci da fare. Dobbiamo essere individui con nomi, voci e facce e dire al mondo, non solo al nostro giro di amici, quanto sia importante trattare i gay come esseri umani e non come un branco di parrucchieri sciocchini in grado di rifarti il look in un reality show.

Certo, usando lo stesso simbolo la protesta si è anche fatta creativa—ho visto Paula Deen cavalcare due panetti di burro rosa e coppie gay disegnare un uguale rosso sulle foto del loro matrimonio. Ho persino visto una foto di Divine di Fenicotteri Rosa che punta una pistola davanti a uno schermo con il simbolo rosa e rosso sullo sfondo. Sebbene sia un'immagine toccante (e meravigliosamente militante rispetto ai normali, noiosi simboli edulcorati dell'attivismo gay), non posso fare a meno di pensare quanto John Waters odierebbe tutto ciò: tutti che cercano di essere uguali, che cercano di assomigliare ai loro fratelli e sorelle eterosessuali. L'eccentricità è stata demolita, i nostri contorni smussati, alla ricerca di un'accettazione che non ci è nemmeno stata riconosciuta.

Frank Kameny, foto via

Mi sovviene anche Frank Kameny, l'ultimo grande attivista gay che ha organizzato le prime proteste davanti alla Casa Bianca negli anni Sessanta. Insisteva sul fatto che tutti i manifestanti dovessero vestirsi con i loro completi migliori, così da sembrare rispettabili membri della comunità e non i degenerati che tutti li credevano. Kameny e i suoi attivisti radicali furono arrestati per aver lottato per quello in cui credevano. Il solo mostrare i volti durante una protesta li aveva esposti a violenze, al licenziamento o, Dio non voglia, a un arresto per sodomia. Quello che facevano era estremamente pericoloso. Quello che stanno facendo tutte queste scimmiette con il loro avatar di Facebook è più facile che indossare un braccialetto Livestrong o di tutti quegli stupidi che si fanno ritrarre per la campagna NOH8 con il nastro adesivo sulla bocca. Perlomeno il braccialetto l'avete pagato! Quei soldi sono serviti per aiutare qualcuno.

Ma tutto quello che oggi siamo disposti a fare è cambiare l'immagine del nostro profilo per un paio di giorni, credendo, come quelli che a teatro battono le mani per resuscitare Campanellino, di fare del bene. L'unico modo per cambiare qualcosa è seguire l'esempio di Kameny e battersi in prima linea. Protestiamo insieme, facciamoci sentire anche se per questo finiremo in galera, così in bacheca potremo postare le nostre foto segnaletiche. Questo è il tipo di disobbedienza civile che ci farà ottenere dei risultati.