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I microbi di Černobyl partiranno per la Stazione Spaziale Internazionale

Studiare gli effetti della microgravità sui funghi spuntati nella zona di esclusione potrebbe portare a nuove terapie contro le radiazioni.

di Amy Thompson
19 luglio 2016, 9:06am

Immagine: NASA/JPL/Caltech.

SpaceX e NASA sono pronte a mandare il prossimo carico di rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale che contiene oltre 250 diverse ricerche sperimentali che l'equipaggio della stazione spaziale seguirà nel corso dei prossimi mesi. Tra i vari esperimenti, ci sono anche alcuni ceppi di funghi che provengono dritti dal disastro nucleare più grave della storia: Černobyl.

Trent'anni fa, il 26 aprile del 1986, i tecnici del reattore numero quattro della centrale di Černobyl stavano eseguendo controlli di sistema di routine, quando il reattore è stato colpito da un imprevisto sovraccarico energetico. Questo ha scatenato una catena di eventi fino alla fusione completa, che ha ricoperto l'area circostante di radiazioni tossiche.

La principale conseguenza del disastro nucleare di Černobyl è stata la trasformazione del territorio in una landa desolata. Gli scienziati ritengono che, nel corso della catastrofe, la centrale nucleare abbia rilasciato nell'ambiente materiale radioattivo equivalente a 400 bombe atomiche come quella che ha devastato Hiroshima, in Giappone.

Tre decenni dopo, possiamo ancora notare gli effetti drammatici dell'esposizione alle radiazioni sugli animali selvatici, sulle piante e sui residenti delle aree circostanti. Ad ogni modo, in fondo a tutta questa devastazione, gli scienziati cominciano a vedere anche un raggio di speranza.

Come una fenice risorta dalle ceneri che una volta erano Černobyl, alcune specie di funghi hanno fatto di nuovo capolino nella zona, dove sembrano vivere bene nonostante l'ambiente radiattivo. Questi coraggiosi estremofili potrebbero essere la chiave per sviluppare nuove terapie contro gli effetti delle radiazioni.

Kasthuri Venkateswaran (Venkat, in breve), ricercatore del Jet Propulsion Laboratory della NASA, si sta occupando di inviare colonie di questi funghi fino alla stazione spaziale.

Ii campioni dei funghi di Černobyl sono stati raccolti sia nella zona dell'incidente che fuori dalla ricaduta radioattiva. Dopo una prima ispezione, gli scienziati hanno notato che una porzione delle specie raccolte in sito non solo stava prosperando, ma cresceva verso la radiazione.

"Il Berkeley National Lab ha un accordo che permette agli scienziati di raccogliere campioni dal sito dell'incidente di Černobyl," ha spiegato Venkat. "Dopo la tragedia, i funghi sono stati i primi organismi a ricomparire e gli scienziati volevano capire come facessero a sopravvivere in un ambiente del genere."

Venkat e i suoi ricercatori al laboratorio della Caltech. Immagine: NASA/JPL/Caltech.

Venkat e il JPL sono solo una parte della collaborazione multi-istituzionale che ha proposto questo studio, che punta a capire meglio come i funghi riescano a proteggersi dalle radiazioni per continuare a vivere. Il gruppo di ricerca pensa che la melanina, lo stesso pigmento scuro che abbiamo nella nostra pelle, aiuti i funghi a farsi schermo dalle radiazioni pericolose e a convertire le radiazioni in una fonte di sostentamento.

"I funghi raccolti nella zona dell'incidente hanno più melanina di quelli raccolti fuori dalla zona di esclusione," ha detto Venkat. "Il che significa che i funghi si sono adattati all'attività delle radiazioni e almeno il 20 percento si è rivelato essere radiotrofico—il che significa che cercava le radiazione; le adorava."

Una serie di cambiamenti molecolari osservabili nei funghi sono stati isolati nelle specie raccolte dentro e fuori l'epicentro radioattivo. Questa cosa sembra indicare che i cambiamenti siano stati causati dallo stress cellulare imposto dalle radiazioni. Gli scienziati vogliono duplicare questo processo per capire se sia possibile ricavare nuove terapie farmacologiche dai funghi.

Per farlo, otto diverse specie di funghi (sette da Černobyl, e una cresciuta in precedenza alla stazione spaziale) saranno esposte allo stress della microgravità. Le colonie cresceranno a bordo della ISS per 14 giorni, prima di essere riportate sulla Terra. Appena i campioni saranno riportati al JPL, Venkat e i suoi colleghi li metteranno a confronto con i ceppi identici cresciuti sulla Terra.

"Stiamo mandando questi funghi alla stazione spaziale perché sembrano produrre molecole biologiche speciali che hanno il potenziale di combattere le malattie come la depressione e il cancro," ha detto Venkat.

Ma non è tutto qui.

La ricerca ha anche dei vantaggi agricoli. Comprendendo quali geni siano responsabili dei cambiamenti molecolari, gli scienziati possono aiutare a manipolare le sementi più adatte ai climi estremi, come quelle che crescono in zone aride, o addirittura su altri pianeti.

Le agenzie spaziali di tutto il mondo hanno gli occhi puntati su Marte, e quando l'esplorazione del Pianeta Rosso e di altri mondi nel sistema solare diventerà una realtà concreta per l'uomo, avere piante resistenti alle radiazioni sarà un vantaggio niente male.

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