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Tecnologia

Le malattie del primo mondo sono le future epidemie dei paesi in via di sviluppo

Ora che nei paesi sviluppati si parla di immortalità, nel resto del mondo si vive abbastanza a lungo da cominciare a soffrire di infarto.
Immagine: DVIDSHUB/Flickr

Mentre nel primo mondo i teorici transumanisti sognano di prevenire ogni complicazione al cuore o ai polmoni, nel mondo ancora in via di sviluppo si comincia finalmente a vivere abbastanza a lungo da morirne.

Il report An Aging World, redatto nel 2015 dall'ufficio del censimento statunitense, suggerisce che la popolazione mondiale over 65 sia destinata a raddoppiare tra il 2025 il 2050, ma precisa che "un tratto distintivo del progressivo invecchiamento della popolazione globale è la sua distribuzione non omogenea tra le differenti regioni e livelli di sviluppo."

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Mentre l'aspettativa di vita continua a migliorare nel mondo, gli abitanti dei paesi in via di sviluppo si stanno solo avvicinando ai livelli che il primo mondo ha raggiunto da tempo. La buona notizia, suppongo, è che in questi paesi si muore sempre meno a causa di malattie infettive e finalmente si è iniziato a morire di buone vecchie malattie come cancro, infarto, diabete e ictus, che tendono a colpire una popolazione più anziana. La cattiva notizia è che le tecnologie mediche avanzate non raggiungono queste persone in modo sufficientemente tempestivo per aiutarle.

Capire se 'esistano o meno limiti alla lunghezza della vita umana' è decisivo per il futuro dell'umanità

"Le morti legate a malattie non trasmissibili stanno rapidamente aumentando, nei paesi meno sviluppati," continua il report, "con esisti molto peggiori che nel primo mondo; alcune malattie prevenibili o curabili, infatti, sono frequente causa di morte."

Questo significa che, nel primo mondo, le persone continueranno a vivere più a lungo, mentre la popolazione Africana vedrà la sua aspettativa di vita crescere più lentamente, soprattutto avvicinandosi a età più avanzate. Si prendano due donne che compiono 65 anni il 1 gennaio 2050, per esempio. Statisticamente, stando alle proiezioni dell'ufficio del censimento, basate su indicatori come gli attuali trend di invecchiamento e statistiche di fertità, disponibilità di cure mediche e qualità delle stesse, una nata in Afghanistan può aspettarsi di vivere circa 80 anni, mentre una nata a Singapore circa 95.

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Sappiamo che l'accesso alla moderna medicina e l'accesso a cibo, acqua, farmaci e fognature influenza il tasso di mortalità, non è certo sorprendente scoprire che i paesi che oggi vantano un'aspettativa di vita superiore continueranno a farlo in futuro.

Quello che emerge chiaramente dal report, infatti, è che anche se l'aspettativa di vita sta aumentando, nei paesi in via di sviluppo non colmerà comunque la distanza che la separa da quella del primo mondo, perché sarebbe necessario eliminare le malattie infettive, espandere tutti quei servizi di base e infrastrutture che impattano positivamente l'aspettativa di vita, mitigare l'enorme forbice di reddito e rendere ampiamente disponibili le più moderne tecniche mediche.

"L'aspettativa di vita a età differenti per uomini e donne sottolinea la notevole eterogeneità e plasticità del processo di invecchiamento, ma anche l'estrema variazione e la persistente disuguaglianza," si legge nel report. "Gli stessi fattori correlati al rapido declino della mortalità in Europa occidentale e nord America all'inizio del 1900, ovvero l'accesso all'acqua, migliori condizioni igieniche e alimentari sono ancora precluse a vaste regioni del mondo—nonostante vada registrato un significativa progresso, tuttora in corso."

Curiosamente il report si domanda esplicitamente se esista un limite all'aspettativa di vita umana. Sebbene l'ufficio del censimento non utilizzi mai il termine "transumanismo," scrive che capire se "esistano o meno limiti alla lunghezza della vita umana" e "se l'aspettativa di vita nel primo mondo continuerà a crescere alla velocità di quella media mondiale" è un fatto decisivo per il futuro dell'umanità ed entrambe sono questioni care al movimento transumanista.

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Mentre il primo mondo si interroga se l'uomo possa vivere per sempre o meno, i paesi in via di sviluppo si troveranno a decidere come trattare la demenza senile, i problemi cardiaci, l'ictus, le malattie polmonari, il cancro e il diabete e altri disturbi, mentre queste malattie non trasmissibili cominciano a uccidere più gente di quelle infettive.

Tenendo la storia come guida, esistono fondamentalmente due percorsi possibili (l'ideale sarebbe un mix di entrambi, ovviamente). Le malattie cardiache, l'ictus, le malattie polmonari e il diabete—tra le cause di morte più comuni nel primo mondo—sono anche le "più gravose condizioni" che conducono a disabilità in vecchiaia. In generale si può prevenire la loro comparsa o curarle quando si presentano.

Stando al report, una persona di 65 anni in Norvegia, un paese con una popolazione generalmente in salute, può aspettarsi di vivere altri 16 anni senza incorrere in "gravi limitazioni della sua attività," ma la stessa persona, in Slovacchia, può aspettarsi di incorrere in qualche disabilità già intorno ai 68 anni.

I dati suggeriscono che i paesi in via di sviluppo dovrebbero concentrarsi nel ritardare la comparsa di queste malattie promuovendo serie campagne contro il fumo, a favore di uno stile di meno sedentario e una dieta più equilibrata (o comunque concentrarsi nel promuovere una maggiore equità economica, fondamentale a permettere questo tipo di scelte). A più riprese abbiamo registrato come i paesi con una popolazione giovanile in salute tendono ad avere anziani in salute.

Limitarsi a curare queste condizioni croniche non ha mai dato i risultati sperati. Un fondamentale dossier del 2011, redatto dalla National Academy of Sciences, ha rilevato come l'aspettativa di vita e, più specificamente, l'aspettativa di vita in salute degli Stati Uniti stesse peggiorando, nonostante gli USA "spendano di più in sanità rispetto a ogni altra nazione del mondo."

Sicuramente la scienza medica e la tecnologia avranno un ruolo nell'estendere la vita utile dell'uomo, ma, nel breve termine, il futuro della longevità potrebbe dipendere dalla nostra capacità di assicurare alla popolazione dei paesi in via di sviluppo di avere accesso ai beni più fondamentali.