Allora, com'è il nuovo album di Stormzy?
Fotografia di Stefan Heinrichs.

Allora, com'è il nuovo album di Stormzy?

È una dichiarazione di forza che lo fa sedere sul trono del grime, in poche parole.
9.3.17

Cercare di toccare il cielo partendo dall'underground può essere una missione pericolosa. Lungo il tragitto potrebbero venirti le vertigini, e potresti sentirti così confuso e disorientato da cominciare a cadere. Oppure le luci, sempre più vicine, potrebbero accecarti—bruciarti, addirittura. Potresti addirittura dimenticare il luogo da cui sei partito, il motivo per cui hai cominciato la tua ascesa. 

Nonostante il suo sorriso irrefrenabile e il suo spirito candido, persino Stormzy—persino Stormzy—non si è trovato di fronte una strada perfettamente liscia. Ci sono persone a cui il suo successo, arrivato così velocemente, non è andato giù; hater che volevano vederlo fallire, gente che ha sorriso quando ha sentito della cancellazione di diversi mesi di suoi concerti lo scorso settembre. Lo dice lui stesso nel pezzo d'apertura del suo nuovo album, "First Things First". All'epoca i motivi di una simile scelta non sembravano del tutto chiari, ma il pezzo—uno schiarirsi la gola, un promemoria di quanto la sua maturazione non sia stata semplice come potrebbe apparire—può darci qualche indizio. "Tu litigavi con la tua tipa, io con la mia depressione," rappa Stormzy. "Demoni assurdi nei miei pensieri, il giovane Stormz non era pronto alle luci dei riflettori / Mi sono preso una piccola pausa dal gioco, ho iniziato a pregare – cazzo, dovevo mettermi la testa a posto."

È facile capire da dove viene tutta quella pressione. Nel Regno Unito vige una situazione un po' strana in cui tutti parlano bene del grime, dal ministro della cultura (un tory, tra l'altro) agli annunciatori della BBC, mentre i BRIT Awards—i premi musicali inglesi  più popolari—non riescono a riconoscerne il valore culturale. Stormzy, in tutto questo, è rimasto fedele a sé stesso. "Big for Your Boots", il primo singolo tratto da Gang Signs & Prayer, ha dentro una barra che si ribella ai paradigmi street: "Ero alla O2 Arena a cantare svuotando i polmoni / Rudeboy, non puoi mai essere troppo famoso per Adele." La settimana in cui è uscito l'album, poi, è salito sul palco dei BRIT con Ed Sheeran. Insomma, nel giro di qualche giorno è riuscito a far sembrare figate sia Adele che Sheeran. Il suo è un tocco di Re Mida?

Se c'è una barra che può contenere perfettamente le radici di ciò che rende grande Stormzy, può essere proprio questa su Adele. Stormzy è l'esempio perfetto del risveglio del grime, una figura perfettamente sicura di sé; ma al contempo è ben felice di mostrare che la vita non può ridursi ai purismi dell'underground, che i pezzi su cui canta non possono essere sempre e solo a 140 battiti al minuto. È una figura ambiziosa, e non ha paura a farlo vedere. In un'intervista con il Guardian, ha detto che per lui è "strano e spiacevole puntare a qualsiasi cosa che non sia il meglio," per poi aggiungere: "Non voglio essere il miglior rapper del Regno Unito. Voglio diventare il miglior artista del Regno Unito."

Ovviamente questo tipo di ambizione—questo desiderio di essere rispettati come qualsiasi altro musicista, non solo in quanto tizio che tiene in mano un microfono—esiste fin dagli inizi del grime. Nel 2004, Lethal Bizzle registrò un dissing contro Wiley in cui diceva, senza giri di parole: "Io sono un artista, tu solo un MC da rave." Allora, le due cose erano considerate due insiemi separati in un diagramma di Venn: potevi far parte solo di uno, non di entrambi. 

Oggi, gli MC underground di un tempo dominano le classifiche senza doversi dare al pop. Gang Signs & Prayer è stato prodotto da Fraser T Smith—il mastermind dietro ad album dalle ambizioni commerciali enomi come quelli dei The Wanted, di Adele e Leona Lewis. Insomma, non proprio un nome che assoceresti al concetto di "produttore grime." Ma Smith ha recentemente lavorato con Kano e Santan Dave—e soprattutto nel 2009 ha prodotto i due singoli di Tinchy Stryder arrivati al primo posto in Regno Unito, tanto a dimostrare quanto il successo mainstream del grime non sia piovuto ieri dal cielo. In un certo senso, la scelta di Smith come produttore del suo nuovo album dimostra quanto Stormzy stia restando in perfetto equilibrio tra i due estremi.

Quando è uscita "Big for Your Boots", ci sono state persone che l'hanno definita "stranamente mainstream… come se stesse perdendo un po' di stile". È un'opinione bizzarra: le barre sono dure come il ferro, la produzione è di Spyro, una leggenda del grime. È un pezzo veloce e pieno di bassi con una vocina pitchata e accordi affilati come pugnalate. Insomma… è grime. Il grime è sempre stato questo.

Haters gonna hate, dicono oltreoceano, ma gli haters odiano ancor di più quando il successo del loro bersaglio sembra essersi palesato in un batter d'occhio. Fortunatamente, Stormzy ha così tanto spirito ed è così bravo a scrivere che riesce a far sembrare semplice anche sminuire chi gli dà contro. Anche solo "Shut Up" è piena di mosse di ju-jitsu liriche: sì, è rimasto senza parole ai MOBO Awards—e allora? Non ne aveva mai vinto uno. Volete dargli del ballerino per essere salito sul palco con Kanye durante i BRIT? Bene, la vostra è una crew di ballerini. Volete parlare del Lord of the Mic? Voi non siete nemmeno Lord del vostro cortile.

Il più grande boost di credibilità underground per Stormzy non arriva da un pezzo dell'album ma da uno skit, stranamente. "Crazy Titch Interlude" è un'apparizione toccante del fantasma del grime passato—Crazy Titch, leggenda del microfono, attualmente in prigione da più di dieci anni dopo essere stato condannato a trenta per omicidio, per un paio di minuti dà una lezione di storia e difende Stormzy, che non ha mai nemmeno incontrato, direttamente dal carcere:"Abbiamo iniziato dalle radici e siamo arrivati din qua," dice Titch, personificazione del 'gangster grime'. Poi, paragona Stormzy a Neo e sé stesso a Morpheus: "Ma ora siamo andati oltre le nostre radici. Non abbiamo bisogno di intermediari. Possiamo fare tutto da soli, saltare le gerarchie… non voglio che nessuno dica di essere troppo un gangster per ascoltare Stormzy—state zitti! È una cazzata. Non siete gangster, siete solo hater."

Titch non sarà deluso da Gang Signs & Prayer—ma in fondo potevamo aspettarcelo. Stormzy è un MC che, dopo l'enorme e inaspettato successo di "Shut Up", ha scelto di pubblicare "Scary"—il pezzo meno pop e più anti-compromessi che poteva fare. GSAP è pieno di bombe: tra i nuovi pezzi, "Cold", "Return of the Rucksack" e "Mr Skeng" sono i pezzi più intensi e tirati, sia a livello sonoro che lirico. Ovviamente, il fatto che Stormzy abbassi ogni tanto i toni contribuisce alla qualità dell'album. Quando canta, Stormz riesce comunque a sembrare credibile—"Cigarettes and Cush", un pezzo d'amore drogato assieme a Kehlani, lo dimostra tranquillamente. E ricordiamoci che ilmassimalismo emozionale riscontrabile nelle produzioni dell'album, le influenze epiche quasi Hollywoodiane e i pezzi più lenti non sono niente di nuovo, se parliamo di grime. Basta riascoltare Treddin' on Thin Ice, il debutto di Wiley, le cui parti migliori erano narrazioni lente e riflessive supportate da produzioni che preferivano solleticare l'ascoltatore piuttosto che fargli tremare la terra sotto ai piedi. 

Allora, Stormzy ha davvero qualche chance di diventare una pop star a tutti gli effetti? La British Phonographic Industry, equivalente britannico della SIAE, a fine 2016 ha pubblicato un report di fine anno che riconosceva il grime come "una forza commerciale", dato anche "l'impatto culturale che ha avuto negli ultimi dieci anni", citando come prova le vendite di Konnichiwa di Skepta e l'ascesa alla fama di Stormzy. Questa parte più istituzionale dell'industria musicale può sembrare arida come un deserto, antitetica rispetto al grezzume dell'energia creativa alla base del grime, ma già solo l'esistenza di quel report dimostra che il grime-come-mainstream è il nuovo paradigma, che ci piaccia o meno.

Anche se Stormzy è ancora un artista indipendente, durante i BRIT Awards è stata trasmessa una pubblicità per Gang Sings & Prayer, in collaborazione con Spotify—ed è l'industria musicale che cerca di stare al passo con sé stessa mentre trova una nuova forma, confermando le parole di Titch. I grandi brand lo hanno capito molto prima degli addetti ai lavori. Negli ultimi diciotto mesi, Stormzy ha collaborato con Subway, Pepsi, il Manchester United e Adidas. Invece di fare come Bill Hicks e metterci a lamentarci della commercializzazione dell'arte, potrebbe essere più interessante chiederci qual è il significato di iniziative simili, e se possono avere un valore: lo scrittore Musa Okwonga ha fatto proprio questo, definendo la collaborazione tra Stormzy e lo United—il rapper ha annunciato il trasferimento di Pogba dalla Juventus al club inglese con un video su Twitter—come "il trasferimento di un calciatore più nero di sempre."

Ma dimentichiamoci dell'industria, dei brand. Era da tanto che aspettavamo di poter ascoltare Gang Sings & Prayer, e è valsa la pena di aspettare. Il punto è che alcuni artisti fanno fatica trovare un modo per camminare sulla riga che divide l'accessibilità del mainstream dalla credibilità dell'underground senza cadere da una parte o dall'altra; Stormzy ha tirato fuori una sedia pieghevole, si è messo sulla linea come se fosse la cosa più normale di sempre, e adesso si sta godendo la sua impresa. E la sensazione è che sia più che pronto a diventare enorme, tra l'altro meritandoselo.

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