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L’artista che camminerà per 100 km per denunciare la ‘Puglia dei veleni'

Noel Gazzano partirà da Brindisi e raggiungerà Taranto a piedi, portando con sè un'aiuola itinerante dove ha piantato dei semi di canapa.
18.4.16

Domani l'artista e antropologa italo-americana Noel Gazzano partirà da Brindisi e camminerà per quattro giorni in direzione Taranto. Taglierà la Puglia meridionale dalla costa adriatica a quella ionica con un netto percorso orizzontale, nell'intento di denunciare l'inquinamento di quel territorio. Durante tutta la performance porterà con sé una barella, simbolo di malattia e di speranza, da cui nasceranno dei germogli di canapa.

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La performance ha ricevuto il partocinio dell'ISDE, l'associazione dei medici per l'ambiente, che da sempre si occupa di monitorare le ripercussioni dell'inquinamento sulla salute. Nel cammino, si uniranno a lei il comitato NO al Carbone di Brindisi e tutti i pugliesi che vorranno sostenere la sua iniziativa contro la Puglia dei veleni. Siamo tutti invitati.

Quella di Noel un'autentica missione: stimolare il dibattito sul tema della salute e dall'ambiente. La performance, infatti, sarà solo l'inizio di un percorso artistico, che includerà una mostra di foto e video che girerà per tutta Italia. Per capire cosa abbia spinto questa artista a portare avanti una battaglia ambientalista con la forza delle sue gambe oltre che delle sue immagini, l'abbiamo contattata per telefono.

Motherboard: Ciao Noel, come è nata l'idea della performance "l'insopportabile contraddizione"?
Noel Gazzano: io sono un'antropologa e un'artista, e quest'ultimo lavoro nasce dal mio rapporto viscerale con il Salento, una terra che frequento dal 2013 per motivi personali e lavorativi. Ho vissuto in molti luoghi, ma qui ho trovato un'energia incredibile e una cultura millenaria di cui mi sono innamorata. Dopo qualche mese, però, sono venuta a conoscenza di una realtà drammatica: il rapporto tra cancro e inquinamento. In queste zone, i mostri industriali e le discariche illegali stanno intossicando l'aria e i terreni. Il tasso di tumori è altissimo. Sono realtà di cui non si parla mai abbastanza, volevo scuotere le coscienze a modo mio.

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E la "contraddizione" è tra la bellezza e la tossicità del luogo?
Sì, il titolo della performance, "L'insopporabile contraddizione", rappresenta appunto il rapporto tra la bellezza esagerata e la violenza inaudita data dai rischi per la salute. Pensare che queste persone rischino la vita per il semplice fatto di essere nate in un posto è inconcepibile. Ho visto un film che si chiama "Buongiorno Taranto" e mi ha sconvolta, è un resoconto della vita negli anni a contatto con l'I.L.V.A. Poi ho vissuto anche direttamente il dramma della xylella, ho visto sradicare ulivi millenari e bellissimi. Il nostro rapporto con la natura è sempre più malato, bisogna fare qualcosa.

Secondo te quali sono le cause principali di questa situazione, in Puglia?
Io sono un'antropologa e la scienza non mi compete, però posso dire che il Salento e la Puglia sono delle anomalie italiane per quanto riguarda il tasso di malattie tumorali. E la gestione del territorio è semplicemente scellerata. Deve esserci un nesso tra le due cose. A parte l'I.L.V.A. di Taranto, la più famosa, c'è anche la discarica di Autigno a Brindisi, un bacino tossico a cielo aperto che contamina l'aria circostante e la falda acquifera. Le discariche sotterranee illegali, poi, sono dappertutto. Tutti ne parlano, ma al momento nessuno può farci niente.

Che luoghi attraverserai nel tuo percorso a piedi?
Partirò martedì mattina da Brindisi e inizierò a camminare in direzione Taranto. Attraverserò la Puglia meridionale (che non è tutta Salento, attenzione) tagliandola in orizzontale. Le tappe saranno Brindisi-Mesagne, Mesagne-Oria, Oria-San Giorgio Ionico. Da San Giorgio Ionico a Taranto, però, non esiste un percorso pedonale diretto e sarò costretta a fare un paio di chilometri in macchina. Poi riprenderò il mio cammino lungo la costa per arrivare nella città vecchia.

Perché hai deciso di portare con te proprio una barella?
L'idea iniziale era quella di usare una barella che rappresentasse la malattia. Poi però ci ho riflettuto bene. Il mio compito di artista è quello di denunciare il problema ma anche di proporre delle soluzioni, dare speranza. Allora ho pensato di trasformare la barella in un'aiuola che avrà al suo interno dei germogli di canapa.

La Canapa, quella per fare i tessuti, ha delle proprietà fitodepurative: se piantata nei terreni riesce a togliere la diossina, è incredibile. Un tempo l'Italia era uno dei maggiori produttori di canapa al mondo, ma poi abbiamo abbandonato la coltura per questioni legate al proibizionismo. Proprio a Taranto si stanno svolgendo delle sperimentazioni in collaborazione con l'Università di Firenze, per provare che è davvero possibile dare nuova vita ai terreni inquinati. Da simbolo di malattia la barella diventerà simbolo di rinascita: annaffierò i semi di canapa lungo il percorso, e alla fine del viaggio arriverò con dei germogli.

Come hanno reagito le persone alla tua iniziativa?
Le reazioni sono state davvero positive, molti si sono offerti di ospitarmi per la notte e di aiutarmi materialmente a realizzare la performance. I cittadini sono contenti del fatto che si tratti di una iniziativa artistica, perché smuove gli animi in un modo non ideologico e va a toccare l'emotività. La mia missione artistica è un po' questa: quella di parlare ai cuori delle persone cercando di scuoterle.