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L'Europa vuole ridurre la dipendenza dal gas naturale russo

A fronte della crisi ucraina, l'Europa vuole ridimensionare i suoi legami con la Russia.
Un gasdotto in Ucraina. Foto: Flickr/World Bank Photo Collection

La Commissione Europea ha annunciato una nuova strategia di sicurezza energetica e uno dei suoi  obiettivi riguarda la riduzione della dipendenza dei paesi europei dal gas naturale importato dalla Russia.

A fronte della crisi ucraina, l'Europa sta arrivando al limite delle riserve di gas naturale, e ciò accade per un movente valido: la Russia ha minacciato di tagliare i rifornimenti di gas naturale all'Ucraina, a meno che il paese non paghi le fatture arretrate e paghi in anticipo per gli approvvigionamenti di gas naturale entro giugno. La scorsa settimana, la Commissione Europea ha affermato che si sono fatti "sostanziali progressi" nei negoziati tra i due paesi, e sono programmati nuovi summit per venerdì.

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Ma questo non è un problema solo dell'Ucraina; i giganteschi gasdotti che riforniscono molte altre nazioni europee con il gas naturale russo attraversano il paese, il che fa nascere preoccupazioni riguardo a una potenziale rottura dei confini, e serve come promemoria su perché probabilmente non sia una buona idea affidarsi troppo ad una sola sorgente per l'importazione di energia.

Non è difficile vedere dove stia il problema: la Russia semplicemente ha molte più riserve di gas naturale e di petrolio di quante ne abbia la maggior parte dell'Europa, il che vuol dire che è un fondamentale fornitore per gli altri paesi. In un comunicato sulle nuove proposte di sicurezza energetica, la Commissione riporta che, a quanto risulta dalle cifre del 2013, un terzo delle importazioni europee di petrolio e il 39 percento delle importazioni di gas naturale provengono dalla Russia, con Finlandia, Slovacchia, Bulgaria, Estonia e Lettonia che dipendono completamente dalla Russia per i rifornimenti di gas naturale.

È stato constatato che il gas naturale è al centro dell'interesse della sicurezza energetica a causa del sistema di gasdotti: se il 90 percento del petrolio è trasportato via mare, e quindi vi è l'alternativa di trasporto attraverso altri itinerari, il gas naturale è legato alle condutture che esistono già. Si può avere un'idea di ciò da questa mappa dei gasdotti che attraversano l'Ucraina elaborata dalla AFP, che mostra che il 66 percento del gas naturale russo esportato in l'Europa passa attraverso l'Ucraina.

La Commissione scrive così della generale situazione degli approvigionamenti di gas naturale: "diversi stati membri dell'Unione Europea dipendono da un principale fornitore con possibilità limitate o nulle di ricevere rifornimenti alternativi. Questo è il caso delle regioni baltiche e di alcuni paesi dell'Europa dell'est." Ecco perché uno dei punti chiave della proposta è di "discutere con le industrie e gli stati membri su come diversificare gli approvigionamenti di greggio nelle raffinerie europee per ridurre il vincolo dalla Russia."

Per far fronte al problema della sicurezza energetica, Günther Oettinger, il commissario europeo per l'Energia, ha affermato che l'Europa deve "arrivare a un completamento del mercato energetico interno, potenziare le nostre infrastrutture, raggiungere l'efficienza energetica e sfruttare al meglio le nostre riserve energetiche." L'Europa avrà comunque bisogno di importare energia (senza contare il gas da argille, di cui l'Europa ne possiede soltanto lo 0.9 percento delle riserve globali, e lo 0.4 percento delle riserve di petrolio), ma Oettinger ha commentato "vogliamo delle partnership forti e stabili con fornitori importanti, ma dobbiamo evitare di diventare vittime di ricatti politici e commerciali."

Non tutti sono soddisfatti delle proposte, tuttavia, con gruppi ecologisti che denunciano l'enfasi posta sul gas da argille—che per ora si è soltanto iniziato a esplorare in pochi stati europei—a danno delle energie rinnovabili, Franziska Achterberg, responsabile della politica energetica di Greenpeace ha detto al Guardian che costruire infrastrutture per il gas naturale "non riuscirà a rimediare alla dipendenza dall'importazione di combustibili fossili," e che l'Europa dovrebbe piuttosto "esaminare l'enorme potenziale del risparmio energetico e delle energie rinnovabili locali stabilendo obiettivi ambiziosi per il 2030."