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Abbiamo parlato con il medico che ha incontrato dei veri zombie

L'antropologo forense Philippe Charlier ha indagato sugli zombie di Haiti.

di Clément Mathis
19 settembre 2017, 1:39pm

Giacca di tweed, gilet e cravatta a quadretti, Philippe Charlier ha il perfetto look da professore universitario. Uno stile che si adatta molto bene alle sue numerose qualifiche: laureato in medicina, ricercatore nel laboratorio di etica medica dell'università Parigi 5, antropologo, patologo forense e docente. Uno scienziato esperto nel farsi assegnare più qualifiche in contemporanea? Non solo. Philippe Charlier si è guadagnato soprannomi come "il medico dei nobili" o "l'Indiana Jones dei cimiteri." Tra i suoi colpi, l'identificazione del cranio di Enrico IV, lo studio dei resti di Giovanna d'Arco o del Duca Sforza di Milano, mecenate di Leonardo da Vinci. Di fatto, Philippe Charlier è una specie di rock star dei patologi forensi.

Durante una delle sue ultime missioni, si è recato ad Haiti per assistere sul campo ai riti voodoo e vedere gli zombie. Philippe Charlier non è interessato agli zombie rappresentati nei film americani, ma a quelli reali: vittime di sacerdoti voodoo che li avvelenano per ridurli in schiavitù e annullarne la volontà. Per ottenere la zombificazione, i sacerdoti preparano una polvere a base di tetrodotossina — un potente veleno prodotto da un pesce tropicale, il Tetraodon, o pesce palla — che spesso viene introdotta all'interno dei vestiti per entrare in contatto con la pelle della vittima. Il veleno pone la vittima in uno stato catalettico, che viene scambiato per morte. La persona viene sepolta, ma non per molto: meno di 24 ore dopo, lo stregone riesuma il presunto cadavere e lo fa tornare in "vita" con un antidoto a base di atropina che elimina gli effetti del veleno, prima di somministrargli altre sostanze che ne garantiranno la docilità completa nonché l'incapacità di fuggire. Come accade spesso nel folklore haitiano, è difficile distinguere il mito e dalla realtà, si stima che, ogni anno, vengono segnalati circa 1.000 nuovi casi di zombificazione. Abbiamo quindi chiesto a Philippe Charlier cosa ha visto durante la sua indagine sul luogo e come erano gli zombie che ha incontrato.

Il dottor Philippe Charlier. Foto : David Abiker.

MOTHERBOARD : Hai incontrato degli zombie ad Haiti?
Philippe Charlier: Più di uno! Il primo zombie che ho incontrato si trovava in un ospedale psichiatrico. È l'unico luogo in cui poteva ricevere cure. Si chiamava Adeline, una donna di quarant'anni piuttosto trasandata, con lo sguardo spiritato e grosse difficoltà a tenerlo fisso su un punto. Disegnava in modo compulsivo su tutte le pareti dell'ospedale psichiatrico dei simboli voodoo, chiamati "vevés". Raccontava che, quando era morta, era scesa sotto terra con gli spiriti dei morti voodoo "Barone Sabato" e "Madre Brigitte," i quali le avevano mostrato questi simboli segreti. Così ha iniziato a riempirci tutto l'ospedale. Recentemente, le è stata concessa la possibilità di uscire di giorno, anche se deve tornare all'ospedale di notte. E ricomincia a coprirlo di disegni.

Era convinta di essere morta?
Sì, dice di aver vissuto il proprio funerale. Prima di tutto questo aveva dei figli e un marito... Poi è stata zombificata. Dopo diverse ore o giorni interi, è stata tirata fuori dal suolo da un bokor, un mago voodoo, che poi l'ha sfruttata per lavorare come governante presso una famiglia.

Si ricordava del periodo in cui era una zombie?
Aveva dei ricordi precisi dell'abitazione, una grande casa a due piani, in cui doveva prendersi cura dei bambini, ma i bambini non dovevano toccarla... Rappresentava la morte, la contaminazione e il "malocchio." Quindi, quando le veniva chiesto di disegnare ciò che si ricordava, il risultato erano dei bambini senza braccia perché non c'erano stati contatti fisici con loro.

Come ne è uscita?
Durante il grande terremoto di Haiti nel 2010, la casa è crollata mentre lei era fuori a svolgere delle commissioni per la famiglia. Non sa se i bambini e il suo padrone siano morti ma, da quel momento, è stata come liberata ed è tornata ad avere una volontà propria. Forse è stato un momento di lucidità avuto durante il terremoto a spingerla a fuggire, sperando che i suoi padroni non l'avrebbero raggiunta, oppure è tornata a casa scoprendo che non c'era più "una casa". È stata piuttosto evasiva su questo punto.

È stata poi riconosciuta come "zombie?"
Sì, i membri della sua famiglia l'hanno riconosciuta come la persona per cui era stato organizzato il funerale e che avevano seppellito. I suoi figli e le sue sorelle la riconoscono, non ci sono dubbi per loro: è morta e poi qualcosa l'ha fatta riemergere dalla terra per vivere sotto un'altra forma di vita. E adesso è tornata.

Beh, ma come è diventata una zombie?
Ovviamente non è morta per davvero. È stata indotta in uno stato di morte apparente grazie a delle sostanze tossiche, dichiarata morta, sepolta e poi liberata qualche ora più tardi da uno stregone, tutto nel quadro di un 'processo di giustizia Voodoo.' Tuttavia, secondo il folklore haitiano, viene considerata veramente morta e tornata in vita grazie alla magia.

Ma che cosa è esattamente uno zombie per gli Haitiani?
In pratica, ad Haiti ci sono tre tipi di zombie: il primo è lo "zombie psichiatrico," ovvero, pazienti convinti di essere morti. È una psicosi cronica, in realtà si tratta di schizofrenia, perché avviene uno sdoppiamento della personalità, in cui i soggetti sono convinti di essere morti e sepolti. Anche se non avviene nulla di tutto ciò, vengono chiamati ugualmente "zombie."

Il secondo è lo zombie "magico-religioso" voodoo. Questo è il caso di Adeline, la donna di cui parlavamo. Oppure il secondo zombie che ho incontrato, Jacques Ravix, un medico avvelenato da sua suocera perché voleva separarsi da sua figlia.

Questo secondo tipo di zombie è una persona "sana" che viene zombificata da qualcun altro?
Ecco. Nel caso del medico, Jacques Ravix, un mago gli ha fatto assumere a sua insaputa un veleno estratto dalle ghiandole del "pesce palla" [o Fugu, una prelibatezza secondo la cucina giapponese, ma che può avvelenare mortalmente se preparato non a dovere]: la Tetrodotossina. Questo veleno viene trasmesso attraverso la pelle, perché viene mescolato con altre sostanze irritanti che causano piccole lesioni quando ci si gratta per il prurito. Le persone che ne vengono a contatto sprofondano in uno stato di sonnolenza talmente profonda che tutti credono che siano morte. I funerali si svolgono lo stesso giorno della morte per motivi climatologici e sanitari — da quelle parti non si possono conservare i corpi molto a lungo. E di notte, la tomba viene profanata per fare riemergere il corpo, i bokor "svegliano" gli zombie con altre sostanze e colpendoli. E voilà, il morto si trasforma in uno zombie.

Il famoso Tetraodon, che fornisce il veleno di cui si servono i bokor. Foto : Flickr.

Ma hai fatto riferimento a una forma di giustizia?
Sì, esiste una forma di giustizia parallela esercitata da società segrete, confraternite in vita da quando gli ex schiavi hanno liberato l'isola [verso la fine del XVIII secolo] e che ora trasmettono questa conoscenza farmacologica e magica. Questi esercitano una forma di giustizia "magico-religiosa" e possono condannare qualcuno a una pena peggiore della morte: vivere la propria morte e ritrovarsi in uno stato in cui perde il proprio libero arbitrio. È come essere un zombie, si assiste impotenti al proprio funerale e, quindi, dal punto di vista sociale, si diventa proprio come i morti. Le società segrete dicono che un uomo virtuoso non deve temerle perché loro agiscono per il bene comune, proteggono la "società". In effetti, chi sono le persone che vengono prese di mira per la zombificazione? I rapitori, gli omicidi, i ladri, gli assassini, gli individui pericolosi. È una sanzione contro qualcuno che commette un reato e la decisione di zombificarlo viene presa su base collegiale dalla società segreta. Il problema è che certi bokor abusano di questo potere.

E quindi si servono delle società segrete?
Sì, per scopi personali. Per esempio, per punire qualcuno che ha rivelato un segreto o una persona che vuole nuocere ad un altro membro della sua famiglia e che, quindi, "comprerà" i servizi di questo bokor su base personale. In questi casi, la vittima spesso non ha fatto nulla di male nei confronti della società civile. D'altra parte, quando un bokor agisce in questo modo, viene visto male dalle società segrete, si tratta di un'usurpazione dei poteri divini. Quindi la stessa società può decidere di zombificare il bokor stesso.

E poi c'è un terzo tipo di zombie...
Lo zombie "sociale", quello che riempie un vuoto. Quando qualcuno sparisce — probabilmente perché è morto — ma il suo corpo non viene ritrovato, si cerca di sostituirlo. Come? Con uno zombie. Lo zombie è chi vagabonda, non ha un'attività, ad esempio, una persona senza dimora, ma può anche essere qualcuno che ha perso tutto, che è completamente solo al mondo. E con la sua nuova identità sostituisce la persona scomparsa, questo concetto di zombie viene utilizzato per assumere, quasi legalizzare, un furto di identità accettato da tutti: sia dal gruppo di provenienza perché mancava qualcuno che lavorasse, aiutasse a far crescere i figli o a farne degli altri e lo zombie, che era da solo. Di fatto, in questo ultimo caso, lo zombie è consenziente.

Quindi gli zombie fanno parte della società haitiana?
È un sistema parallelo. Certo, non si vedono zombie in giro per strada, specialmente non a Port-au-Prince [la capitale], ma ne sentiamo parlare spesso, anche nei giornali: sono completamente parte della cultura locale. Gli haitiani hanno un rapporto totalmente diverso con la morte, vivono per organizzare la loro morte, che fa parte della vita quotidiana. Non ritengono che si debba fingere che la morte non esista.

E non hanno paura di vedere i loro cari "zombificati" tornare alla vita nei cimiteri?
Sì, gli haitiani proteggono le loro tombe, alloggiano nei cimiteri. A volte affittano anche delle tombe per viverci dentro. Praticamente, i cimiteri sono vissuti allo stesso modo delle nostre case, scuole o dei municipi. Sono il centro di un'autentica attività sociale, specialmente nel cimitero maggiore di Port-au-Prince. Ci sono degli accessi alle tombe per recuperare i corpi, vivi o morti, per tenere cerimonie religiose e magiche. Sono incredibilmente vivi. Il cimitero è in costante movimento. Vi si tengono costantemente riti voodoo e cristiani che si intersecano.

Il Cimitero Maggiore di Port-au-Prince. Foto : Flickr.

Abbiamo parlato di giustizia, ma cosa dire dell'aspetto giuridico? In Francia, il tentativo di avvelenamento volontario viene punito anche se la vittima non muore. Ad Haiti, come viene sanzionata la zombificazione?
Allo stesso modo: è tentato omicidio e, se la persona è stata sepolta, anche se sopravvive, viene considerato omicidio a tutti gli effetti. La giustizia ha affrontato nel suo complesso gli aspetti legati al fenomeno della zombificazione. Ho anche incontrato l'avvocato penale Jeanty che ha molto familiarità con questo tipo di procedura. Quando lo zombie torna cosciente ed è libero, Jeanty lavora perché recuperi anche la sua identità giuridica. Ci sono dei certificati di morte, ma non esiste alcun certificato di "risurrezione" o un atto di rinascita. Così, cerca di ottenere un certificato di adozione da parte della famiglia originale. Fondamentalmente, la famiglia adotta l'ex zombie e gli concede il proprio nome, quando è sicura che sia la persona giusta. Si tratta di un compromesso giuridico ma è probabilmente l'unica soluzione in attesa di una eventuale "legge Jeanty."

Gli haitiani hanno paura di essere zombificati?

Se si comportano bene, non hanno nulla da temere... almeno in teoria. Le società segrete mettono in guardia chi intendono punire in anticipo e queste persone sanno che. se persistono nel loro comportamento scorretto, verranno zombificate. Quindi, c'è sempre modo di riscattarsi prima della punizione. Ovviamente, quando si seguono le "leggi," ma si viene presi di mira da un bokor che è stato pagato e agisce da solo, non si può fare niente. Quindi sì, si ha paura. Ecco perché alcune persone si proteggono, facendo racchiudere una parte della loro anima — il "Ti Bon'ange" in Creolo — in una bottiglia di vetro, che viene protetta da un houngan, un prete voodoo. In questo modo, anche se vengono zombificati, una parte della loro anima resterà preservata perché posta sotto protezione divina.

Qual è la relazione tra questi zombie haitiani e gli zombie "occidentali" che vediamo in The Walking Dead e che si cibano di esseri umani?
Non hanno nulla in comune con loro. Per quanto riguarda la versione anglosassone degli zombie, ad affascinare il pubblico è il lato visibile, quasi teatrale e persino contagioso della morte, perché trasformano in zombie le persone che mordono. È il pericolo ultimo, la morte trasmissibile, il suo lato appariscente, quasi esuberante. Ma non centra nulla.

E per quanto riguarda il nome in comune?
Di fatto, gli americani si sono ispirati a questo fenomeno quando hanno invaso l'isola all'inizio del secolo [dal 1915 al 1934, gli Stati Uniti hanno occupato militarmente Haiti.] Qui, hanno scoperto lo zombie del voodoo e lo hanno rielaborato, in particolare, attraverso il film "White Zombie" (di Victor Halperin, 1932) con Bela Lugosi, un piccolo gioiello di film. Poi, anni dopo, "La notte dei morti viventi" (1968) e tutta la serie di Romero, hanno contribuito al resto. Ma si tratta di versioni completamente trasformate e adattate alla nostra cultura occidentale. Un haitiano non si riconosce in questo tipo di zombie. Ti direbbe "ma non ha nulla a che fare con i nostri zombie!"

Quindi non c'è nessuna relazione...
Sì, tranne per un dettaglio comunque. Il modello della "morte sociale" dello zombie non si applica solo ad Haiti. Alcuni dei miei pazienti all'ospedale di Nanterre in cui lavoro potrebbero essere etichettati esattamente con gli stessi criteri degli zombi di Haiti: subiscono la desocializzazione, soffrono di un disturbo psichiatrico che li ha esclusi dalle loro famiglie e talvolta hanno subito un usurpazione dell'identità, insomma, sono "morti" dal punto di vista sociale. Lo stesso vale per i detenuti con cui lavoro nel carcere di Nanterre, i miei pazienti sono completamente fuori dalla società. Dal punto di vista fisico dato che non possono spostarsi e le loro famiglie non vengono più a visitarli, sono zombificati nel senso in cui lo si intende ah Haiti. La morte sociale colpisce anche gli anziani nelle case di riposo, i senzatetto, i migranti, i pazienti in coma, certe vittime di violenza sessuale che riferiscono di sentirsi "morte dentro," queste persone verrebbero considerate degli zombi ad Haiti. "Morti dentro" è quasi un termine voodoo.

Il suo libro sul tema è Zombis, enquête chez les morts vivants, Tallandier (2015.) Questo articolo è stato pubblicato su Motherboard France nel 2015.