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C’è la prima condanna per lo stupro delle studentesse americane a Firenze

Marco Camuffo, uno dei carabinieri accusati di aver violentato le due ragazze, ha ricevuto una pena di 4 anni e 8 mesi al termine del rito abbreviato.

di Leonardo Bianchi
12 ottobre 2018, 9:46am

Un'auto dei carabinieri non collegata alla vicenda. Foto via Flickr / youflavio.

L’11 ottobre 2018, al termine dell’udienza preliminare tenutasi al tribunale di Firenze, l’ex appuntato dei carabinieri Marco Camuffo (48 anni) è stato condannato a 4 anni e 8 mesi con il rito abbreviato. La pm Ornella Galeotti aveva chiesto una pena di 5 anni e 8 mesi.

Il militare era accusato di aver abusato sessualmente di una studentessa americana di 21 anni “che aveva bevuto al punto di non essere in grado di opporsi,” e di aver agito con violenza e abuso di autorità. "Il mio assistito non ha detto niente ascoltando la sentenza," ha dichiarato il legale Filippo Viggiano, che ha parlato di una "sentenza severa" contro la quale farà appello.

L’altro collega imputato, il 33enne Pietro Costa, è stato rinviato a giudizio con le stesse accuse nei confronti di un’altra studentessa statunitense. Per lui il processo inizierà nel maggio del 2019. Entrambi sono stati destituiti dall’arma qualche mese fa.

I fatti sono noti, e risalgono a quanto accaduto tra il 6 e il 7 settembre 2017. Durante quella notte i carabinieri erano stati mandati alla discoteca Flo per sedare un litigio, e lì avevano incontrato le due studentesse offrendosi di accompagnarle a casa con la volante. Una volta giunti al portone, gli agenti sono entrati e hanno violentato le ragazze, convinti—riportano le cronache—di averle incantante con il "fascino della divisa.” Subito dopo, tuttavia, le due avevano sporto denuncia in questura.

Nel corso degli interrogatori resi davanti al pubblico ministero, Camuffo ha raccontato la sua versione. Una volta nell’androne, ha detto, “capii che si era realizzata un’occasione di sesso e così ci siamo comportati da maschietti.” Accompagnare le ragazze a casa, nonostante fossero in servizio, “per me era una galanteria”: “si è sempre fatto così, perché magari per motivi di sicurezza le aggrediscono nel portone.” Cosa che, secondo le indagini, avrebbero provveduto a fare personalmente.

Costa, dal canto suo, ha dichiarato che “tutti sanno che queste americane spesso e volentieri fanno delle avances, questa è la storia che sappiamo un po’ tutti. Ho sbagliato. Ho fatto un errore.” Il suo avvocato, inoltre, a un certo punto aveva spiegato che “non ha bisogno di stuprare nessuno” perché è un “bel ragazzo.”

Il comportamento delle vittime, come spesso succede in casi del genere, è stato sin da subito messo sotto accusa. Prima da una parte della stampa, che ha tirato in ballo un’inesistente “assicurazione anti-stupro” e presentato dati falsi sulle denunce per stupro fatte da donne statunitensi a Firenze; e poi dalla difesa dei due carabinieri.

Durante l’incidente probatorio svoltosi il 23 novembre del 2017, le due ragazze sono state bombardate con oltre 250 domande preparate dai legali. Molte non erano state ammesse dal giudice, perché il tono generale era il seguente: “Lei trova affascinanti, sexy gli uomini che indossano una divisa?”; “Aveva la biancheria intima?”; e “Lei ha bevuto dopo che i carabinieri sono andati via?”

Anche a livello politico erano subito giunti impliciti attestati di solidarietà ai due militari. Matteo Salvini, ad esempio, il 9 settembre 2017 scriveva su Facebook: “Permettetemi però, fino a prova contraria, di avere dei dubbi che si sia trattato di uno ‘stupro’ e di ritenere tutta la vicenda molto ma molto strana. Sono l'unico a pensarla così?"

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