Pubblicità
crimine

In foto: Nella terra di El Chapo la gente è costretta a scappare per le troppe violenze

Fernando Brito ha documentato per anni la situazione criminale dello stato di Sinaloa, in Messico, e le sue conseguenze nella vita di tutti i giorni.

di Nathaniel Janowitz
06 maggio 2016, 3:10pm

Foto di Fernando Brito

[Attenzione: l'articolo contiene immagini forti]

Nella regione messicana di Sinaloa, tra le montagne della Sierra Madre, tantissime persone hanno dovuto abbandonare le proprie case in seguito all'ondata di violenza scatenata dal narcotraffico.

Il terreno fertile e il clima ideale l'hanno resa il posto perfetto per produrre marijuana e papavero da oppio. È qui che il cartello di Sinaloa ha fatto la sua comparsa qualche decennio fa. La caccia al suo boss, Joaquin "El Chapo" Guzman, ha portato all'esodo di chi non vuole finire vittima delle tattiche violente delle forze dell'ordine.

Gli sfollati di Sinaloa sono il soggetto principale del lavoro del fotografo messicano Fernando Brito. Lui ha deciso di raccontare la loro storia attraverso le immagini di edifici decrepiti e degli sguardi imperscrutabili di chi è costretto ad abbandonarli.

VICE ha pubblicato in anteprima alcuni scatti tratti dalla sua nuova collezione.

Brito ha raggiunto la fama con la sua ultima mostra, "I Tuoi Passi Si Sono Persi nel Paesaggio." Si tratta di una raccolta di foto di cadaveri e della zona circostante, scattate quando si occupava di cronaca nera per il giornale locale di Culiacan. VICE ha incontrato Brito nel centro di Culiacan per capire cosa sta succedendo a Sinaloa.

VICE: Come hai scelto questo tema?

Fernando Brito: L'ho scelto per diversi motivi. Quello principale è che trovo sia ingiusto e triste che le persone siano costrette ad abbandonare le proprie case, lasciandosi tutto alle spalle. Chi è responsabile di tutto questo? Io provo solamente a denunciare il problema della violenza che si perpetua nello stato di Sinaloa e in tutto il Messico.

Non è un tema attuale. Le ingiustizie vanno avanti da molti anni, e continueranno. Bisogna mostrare al mondo gli esodi di massa, la gente che abbandona tutto a causa dell'insicurezza. È da più di tre anni che mi occupa di questa questione.

Per tornare a casa, gli abitanti di El Verano hanno dovuto attraversare un fiume. Due auto sono rimaste bloccate nell'acqua e un residente del posto ha tratto in salvo una bambina.

Cosa succede dopo che la gente è costretta a lasciare la proprie abitazioni e le proprie comunità?

Molti di questi sfollati vivono in condizioni di povertà e fanno lavori deprimenti. Si occupavano della coltivazione della terra e adesso lavorano nella merda perché gli sono stati dati dei lavori temporanei nelle discariche.

È così che il governo li aiuta. Penso sia orribile perché la responsabilità del governo è di assicurarsi che la gente viva nella propria case. È di quello che bisognerebbe occuparsi e non di fornirgli dei lavori temporanei, un ripostiglio in cui abitare o qualsiasi altra cazzata. La loro responsabilità è diversa ma non succede niente.

Ma Sinaloa è considerato uno degli stati ricchi è più moderni del Messico, giusto? Immagino che il governo potrebbe fare di più.

In teoria, dovremmo vivere in un paese che è in fase di modernizzazione. Viene dato per scontato che stiamo facendo passi in avanti, ma la realtà è completamente diversa da ciò che si dice sui giornali o in televisione. Qui a Sinaloa non stiamo andando avanti. Stiamo tornando indietro. Solo la corruzione avanza. La criminalità organizzata avanza, il narcotraffico avanza, ma la società sta tornando indietro. Anche se Culiacan è una città ricca, e Sinaloa uno stato ricco.

Questo non traspare però nella qualità della vita di molte persone che vivono qui. La popolazione è povera e ci sono poche opportunità. Basta guardarsi intorno e lo si nota. Chiedi ai ragazzini per strada cosa vogliono diventare e ti risponderanno che vogliono essere dei narcos.

Una stanza affittata in una casa del quartiere El Mirador nella capitale di Sinaloa, Culiacan. Viene condivisa da due famiglie di sfollati provenienti dalla zona montuosa di Sinaloa de Leyva.

Ti preoccupa il fatto di vivere a Sinaloa facendo questo tipo di lavoro?

Sono nato a Culiacan. Ho vissuto la maggior parte della mia vita qui — sono stato altrove solo per quattro anni. Sono andato a vivere a Città del Messico e successivamente in Spagna. Poi sono tornato indietro. Ovviamente ho paura, ma amo Culiacan e non ho intenzione di trasferirmi da nessun'altra parte. Sento di avere la responsabilità di lavorare qui — potrei vivere in qualsiasi altro posto, ma non posso perché sento una responsabilità morale. Meglio stare qui e cercare di fare qualcosa. Questo è il mio contributo.

Leggi anche: Dentro la devastante filiera produttiva dell'eroina in Messico

Per diversi anni ti sei occupato di cronaca nera raccontando la violenza quotidiana di Culiacan. Come sei finito a fare un lavoro così pericoloso?

Come molti giovani ragazzi — bè, non così giovani, avevo ventinove anni — non avevo mai sentito quello che stava succedendo. Lavoravo consegnando pizze, facendo sondaggi, distribuendo volantini e lavando le auto. Non ero interessato a guardare il telegiornale.

Un giorno, però, mi è stato offerto un lavoro come fotoreporter per un giornale. Sapevo già che non era ciò che volevo fare, ma sembrava una buona opportunità, perché mi piaceva fare foto e potevo trasformare questa passione in un lavoro. Poi però mi sono accorto di quello che succede a Culiacan. Mi sono sentito male perché ho conosciuto una realtà che avevo sempre evitato.

Prima dicevo, "No, perché devo guardare il telegiornale, ci sono solo brutte notizie." Ma queste cose brutte succedono davvero. È la realtà. Quando diciamo, 'Non voglio guardare il telegiornale perché mostrano solo le cattive notizie', si evita di fare qualcosa. È quello che ho capito in quel momento.

I teenager provenienti da Santa Apolonia accendono fuochi d'artificio per festeggiare il santo patrono della città. Gli abitanti di Santa Apolonia sono scappati dalla città dieci anni fa dopo l'assassinio di uno dei suoi cittadini.

Qual è stata l'ispirazione per trasformare il tuo lavoro come fotografo di cronaca nera in qualcos'altro?

Innanzitutto, pensavo che una fotografia sopravvive più a lungo in una raccolta che in un giornale. Puoi scattare una foto e vederla sulla prima pagina, ma il giorno dopo, c'è un'altra prima pagina. Questo è ciò che succede con i giornali e anche con i morti. È la cosa più triste: c'è un cadavere in prima pagina, e il giorno dopo ne trovi uno diverso, e nessuno si ricorda di quello prima. Mi è sembrato molto ingiusto perché alla fine del mese, non si tratta più di esseri umani ma di numeri.

Quindi non ho iniziato questo progetto con l'idea di vincere dei premi, ma con l'intenzione di mostrare l'immagine di una persona morta per più di tempo di quello necessario per voltare la pagina di un giornale.

L'aver scattato foto di cadaveri ogni giorno ti ha causato delle conseguenze personali?

Problemi psicologici, stess post-traumatico — non sapevo neanche cosa fossero, ma quando ho scoperto i sintomi, li avevo tutti.

Tratto dalla serie 'I Tuoi Passi Si Sono Persi nel Paesaggio'

Come vedi il futuro del tuo paese?

Ho sempre pensato che debba succedere qualcosa di grande prima che la gente si svegli. Ma questo è avvenuto con la storia dei 43 studenti [che sono scomparsi] e non ci sono state conseguenze. È stato molto frustrante rendersi conti di vivere in una società in cui tutti si lamentano ma niente cambia. Finché non c'è un tentativo globale di rovesciare il potere, non voglio parlare di giustizia. Non avremo nessuna giustizia e questa è la cosa più ingiusta che può succedere.

Di seguito, alcune immagini di Brito tratte da "I Tuoi Passi Si Sono Persi nel Paesaggio."

Leggi anche: Dentro l'inferno dei rehab privati messicani per tossicodipendenti


Segui VICE News Italia su Twitter, su Telegram e su Facebook

Articolo originariamente apparso su VICE