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Una giornalista ha twittato il video di un'aggressione sessuale subita a Città del Messico

Il video pubblicato su Twitter da Andrea Noel ha riacceso un intenso dibattito sul tema delle molestie sessuali in Messico e non solo — causandole anche delle minacce di morte.

di Oscar Balderas
18 marzo 2016, 3:12pm

Foto di Ulises Ruiz Basurto/EPA

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Una giornalista che pubblicato su Twitter il video di un'aggressione sessuale subita a Città del Messico, riaccendendo il dibattito sull'impunità che circonda i crimini a sfondo sessuale nel paese — e suscitando un'incredibile quantità di commenti misogini.

È cominciato tutto la scorsa settimana: Andrea Noel stava passeggiando nel quartiere trendy e borghese di Condesa, quando un uomo l'ha raggiunta da dietro, le ha alzato la gonna e tirato giù le mutande, facendola cadere a terra. L'uomo è poi corso via.

Noel, una giornalista americana freelance che collabora anche su VICE News, è poi riuscita a ottenere un filmato dell'incidente da una delle tante telecamere di sicurezza della zona, e l'ha postato su Twitter. Poi è andata dalla polizia.

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Le attiviste messicane per i diritti delle donne hanno da tempo denunciato come le vittime di incidenti a sfondo sessuale, di ogni gravità, raramente si rivolgano dalla polizia. Denunciare un fatto simile con un video postato sui social media è, da questo punto di vista, un avvenimento senza precedenti.

Facendolo, Noel ha causato una bufera mediatica, accendendo un intenso dibattito — sia riguardo la frequenza di incidenti simili, in una città con 90.000 poliziotti e 8.000 telecamere di videosorveglianza, sia sul trattamento delle vittime.

Video di Andrea Noel

Indagini ufficiali hanno segnalato da tempo che la violenza sessuale è un grande problema in Messico, ma questo non sembra aver portato a grandi passi avanti.

Da un'inchiesta pubblicata questo mese dalla CEAV – la commissione governativa creata di recente con lo scopo di assistere le vittime di ogni forma di violenza – che cita gli ultimi dati di un sondaggio condotto dal servizio statistico nazionale, si apprende che quasi due terzi delle donne sopra i 15 anni sarebbero state vittime di una qualche forma di violenza.

"Ci sono due fatti importanti," sottolinea l'inchiesta. "Che la violenza contro le donne avviene in tutto il paese e che essa non è costituita da atti isolati ma rientra in una tendenza generale."

Il report sottolinea anche che la maggior parte delle vittime non riporta il proprio caso alla polizia. Si stima che circa 600.000 casi annuali di crimini sessuali non siano stati denunciati in Messico tra il 2010 e il 2015.

Secondo una ricerca indipendente di Luz Estrada, che gestisce programmi contro la violenza di genere per una ONG chiamata Cattolici Per Il Diritto Di Scelta, solo il 10 per cento dei crimini sessuali a livello nazionale vengono denunciati. La ricerca di Estrada indica anche che solo nel 2 per cento dei casi segnalati si arriva a una condanna.

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Le donne non si rivolgerebbero alla polizia principalmente perché pensano che i colpevoli non verranno mai arrestati, spiega Estrada a VICE News. Un'altra ragione, aggiunge, è che spesso sanno che verranno colpevolizzate per l'accaduto.

"In questo tipo di crimini la prova è il corpo della vittima, e questo incoraggia le autorità a esaminare il comportamento della vittima per spiegare l'aggressione," racconta. "Spesso la prima domanda che si sente in un'indagine è: com'era vestita la vittima?"

Quando Noel è andata a denunciare l'aggressione, ha dovuto rispondere a domande per cinque ore — per molte delle quali non aveva nemmeno una risposta. Le hanno chiesto di fornire dettagli sulla sua famiglia, di "definire il suo orientamento sessuale," l'hanno interrogata sulla sua vita sessuale, e persino sulla relazione con suo padre.

"Questo tipo di domande renderebbero qualsiasi esperienza particolarmente emotiva," racconta. "Ho pianto per cinque ore, tremando, perché ficcavano il naso ovunque."

Noel è preoccupata che, se mai le autorità trovassero un sospetto da accusare, la difesa avrebbe accesso al suo profilo psicologico.

Una settimana dopo l'evento, Noel dice che l'indagine sembra procedere sotto la direzione di un ufficio speciale dedicato ai crimini sessuali. Ma aggiunge che i loro sforzi non sono aiutati dal fatto che molte telecamere di sicurezza della polizia in quella zona fossero puntate nella direzione sbagliata.

"Non avrei mai immaginato che ci sarebbe voluto così tanto per denunciare [un crimine come questo] in Messico," dice Noel, sottolineando che poche donne nella sua situazione in Messico avrebbero il tempo o le risorse necessarie per arrivare alla fine del processo. "Siamo ancora al primo stadio."

Le attiviste messicane sostengono che la riluttanza delle autorità a prendere le vittime di violenza sessuale sul serio, qualunque sia la gravità dell'aggressione, porterebbe a un'intensificazione del problema. Al punto che oggi, nel paese, si sta verificando un'ondata di femminicidi.

Nello Stato del Messico, questi omicidi, che avvengono in parte per motivazioni di genere, sembrano interessare soprattutto le periferie della capitale. Nelle ultime settimane un altro stato vicino, Puebla, ha attirato l'attenzione perché diverse delle vittime erano donne incinte, presumibilmente uccise dai fidanzati che non volevano diventare padri.

Secondo un report della CEAV, che cita ancora i dati del servizio statistico nazionale, una media di sette donne al giorno è stata uccisa in Messico negli ultimi due anni.

Anayeli Pérez, consulente legale dell'Osservatorio Cittadino Nazionale sul Femminicidio, insiste che il fallimento della polizia e del sistema giudiziario nel perseguire i crimini sessuali è radicato in una lunga cultura profondamente maschilista.

"In generale, la vittima non viene creduta," dice. "Questo non è che succeda dal nulla. Fino a poco tempo fa il codice penale messicano richiedeva che le vittime di stupro, abusi, o molestie sessuali provassero il loro onore [nel senso di decenza e buona reputazione]."

Se già gli incentivi a andare dalla polizia sono pochi, è forse ancora più difficile denunciare pubblicamente un'aggressione sessuale in un paese dove l'opinione pubblica tende a minimizzare gli incidenti come qualcosa di poco conto, o a considerarli troppo delicati e dolorosi per poterne discutere apertamente.

Nell'ottobre dell'anno scorso, una presentatrice televisiva nel nord del Messico aveva lasciato il set dopo che il co-presentatore l'aveva prima aggredita verbalmente e poi le aveva palpeggiato il seno.

"Non posso lavorare così," aveva detto Tania Reza, andandosene. "Mi scuso con il pubblico," aveva risposto in camera Enrique Tovar, "La mia collega soffre un po' di scompensi ormonali."

Ne seguirono una serie di polemiche, tali da indurre Televisa, la rete televisiva più grande del paese, a licenziare sia Reza che Tovar, sostenendo che entrambi si erano comportati in maniera inopportuna, mettendo in scena una molestia sessuale in diretta. Reza aveva inizialmente protestato su Twitter, dicendo che era stata spinta a ammettere la sua colpevolezza, ma poi non ha più detto niente. In seguito, è stata riassunta e il caso è finito nel dimenticatoio.

Nel caso di Noel, il video del suo attacco, postato su Twitter, ha scatenato una valanga di messaggi offensivi e attacchi misogini, incluse minacce di morte. Uno dei primi messaggi mostra un uomo che tira fuori una pistola dalla sua canotta. "Il boss non è contento," si legge. "Non uscire mai più senza fare attenzione."

Da allora, Noel è stata intervistata da molti media nazionali messicani. La maggior parte si è rivelata comprensiva nei suoi confronti, ma ci sono stati siti che si sono scatenati con commenti aggressivi. E invece di diminuire, le offese e le minacce sono aumentate.

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Questa settimana era in compagnia degli investigatori della polizia vicino casa, quando è stata riconosciuta da qualcuno che ha poi postato su Twitter la sua posizione, invitando i followers a "andare a finirla."

Martedì sera, stava alla finestra del suo appartamento quando si è accorta che qualcuno la stava puntando con una luce laser verde dalla strada.

"Quello che è successo ha reso pubblico un grave problema culturale," dice Noel. "Questa mentalità non è tenuta in vita solo da alcuni individui, ma coinvolge una grande fetta della società."

Noel, comunque, insiste nel dire di aver ricevuto anche tanti commenti positivi e di supporto, che le hanno dato la forza e la determinazione per andare avanti con il caso e non cedere alle pressioni.

"Oggi, per esempio, è un giorno molto caldo in città e non voglio dover cambiare il mio modo di vivere," spiega. "Andrò in giro vestita leggera, e questo non dà a nessuno il diritto di giudicarmi o aggredirmi."


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