Illustrazione di Andrea Domanick.

Fuma una canna, fatti due passi e leggi questa intervista con Neil Young

Sono sessant'anni che Neil Young combatte con l'industria musicale. In questa rara intervista ci ha parlato di arte, algoritmi e della musica che salverà il mondo.

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27 marzo 2018, 10:15am

Illustrazione di Andrea Domanick.

Sto parlando con Neil Young di melodie. "Quelle che mi stanno venendo in mente ultimamente sono splendide", dice, mentre batte i palmi delle mani sulle sue gambe incrociate nella suite di un Four Seasons nel centro di Austin, in Texas. Sotto alla sua camicia nera, aperta, c'è una maglietta della Third Man Records. "Ma tutti i testi che ho scritto per quelle melodie sono davvero volgari. Tutto è volgare, e la cosa mi confonde". I suoi occhi azzurri tagliano lo spazio fresco sotto al suo trilby nero. Quelle volgarità sono tutte dirette ai servizi di streaming e agli algoritmi, dice. Forse l'unico modo possibile per articolare la rabbia e la frustrazione che causa vivere nel 2018 è tramite le parolacce. E la musica, certo. Neil sembra deciso: "Se pubblicassi questo album, Profane, che sarebbe il titolo, e tutte queste bellissime melodie fossero piene di parolacce... insomma, sarebbe una scelta radicale".

Young ha 72 anni, ha pubblicato quasi 40 album in studio e ha passato sei decenni a cementare il suo status di genio, ribelle e icona. In tutto questo, sta ancora provando a salvare il mondo. E il fatto che qualcuno possa impedirglielo lo fa incazzare. È qua con me per parlare di Paradox, un nuovo Western surreale in cui recita. E invece liquida la questione in poche parole e si mette subito a parlare dei Neil Young Archives, il progetto di archivistica online che ha lanciato l'anno scorso. È una risorsa vasta e affascinante: contiene ogni canzone mai pubblicata da Neil, partendo dai primi pezzi surf degli Squires passando per i suoi capolavori folk, i famigerati Trans ed Everybody's Rockin', e arriva fino al suo ultimo album, The Visitor, uscito l'anno scorso. Ovviamente tutto è disponibile in qualità da master. Young è famoso per il suo attivismo: ha promosso campagne contro la guerra, la Monsanto, la corruzione e tutto quello che ci sta in mezzo. La battaglia che sta combattendo in modo più fervente, negli ultimi anni, è però quella contro la tecnologia che abbassa la qualità della musica che ascoltiamo.

Per lui fa tutto parte dello stesso insieme. La musica, dice, nutre lo spirito, e gli mp3 di qualità dubbia che ascoltiamo nei servizi di streaming ci danno solo una frazione, se ce la danno, del nutrimento che ci spetterebbe. Per capire perché Young abbia tentato (e fallito) di produrre su larga scala il Pono, un lettore mp3 ad alta qualità, o la sua dedizione ad avere un archivio di tutto ciò che ha pubblicato alla massima qualità, dovete vedere quello che lui vede. Cioè un branco di ricconi in giacca e cravatta che stanno cospirando per fotterti l'anima, che ti spetta per diritto divino. E quindi come può non continuare a combattere?

La nostra conversazione con Young si è mossa rapidamente e ha continuato a prendere nuove direzioni in modi inaspettati. La potete leggere qua sotto.

Noisey: Recentemente hai ripercorso tutto il tuo catalogo per creare i Neil Young Archives. Mi chiedevo come ti fossi sentito lungo il processo, all'effetto che ti aveva fatto ripensarti quel giovane musicista che reagiva ai cambiamenti del mondo.
Neil Young: Sai, non ci penso molto. Potrebbe sembrare il contrario, data l'esistenza degli archivi, ma in fondo sono solo una cronaca, una piattaforma per organizzare cose già successe. Tutto ciò che sto facendo in questo periodo è mettere a posto roba che ho già fatto. Ogni tanto la spulcio un po' e devo dire che è figo poterlo fare. Ed è figo poterle ascoltare come si deve, dato che ormai tutto suona davvero male. La musica ha sofferto tantissimo per mano delle grandi aziende tecnologiche. La maggior parte degli ascoltatori, oggi, non si rende neanche conto di quanto gli venga tolto. Possono ascoltare musica liberamente, e la amano—e questo va bene. Ma stanno ascoltando solo il 5% del suono della musica—specialmente quando pensi a quello che si sentiva nei decenni che vanno dagli anni Trenta agli Ottanta. Queste nuove copie in mp3, che cazzo siano, sono il 5% di quella roba. O anche meno, lo so. Se fossi un pittore e la gente vedesse una brutta copia dai toni seppia di un mio quadro sarebbe preoccupante. È il mio carburante. Ed è per questo che continuo ad occuparmi di tecnologie audio.

Vengo dal passato, e dico che c'è una porta o una finestra che potrebbero venire aperte. E tutti voi che amate la musica, la scena e tutto quello che significano potreste sentire e provare cose a cui non avete mai avuto accesso. Questo è il mio approccio, oggi. Vado dalle compagnie discografiche e dico, "Perché dovreste restringere l'accesso ai cancelli dorati della musica—ai gioielli della corona, a questi cazzo di antichi dischi incredibili di gente tipo Frank Sinatra, Cab Calloway, Jimmy Reed, Muddy Waters, Glenn Miller, chiunque. Perché dovreste diminuire la qualità di quei pezzi al 5% dell'originale? Che vantaggio c'è?"

Quindi quanto è difficile per te sentirti ottimista nello scrivere musica e nella tua vita, dato che la tua storia è fatta di scontri e battaglie?
Bé, sono molto ottimista riguardo al fatto che lo spirito umano possa superare molte cose. Non penso che lo stato di cose attuale sia un segno della direzione che abbiamo preso. Penso che stiamo vivendo un punto basso—il momento centrale del moto del pendolo. E ora le cose non vanno bene. Ma la cosa che mi preoccupa di più non è il fatto che il tizio che ha il potere oggi non abbia le palle e non sappia dire addio alla gente e sia un modello terribile per i nostri figli. Il che mi importa molto, ma non è nulla in confronto al male che sta facendo all'ambiente. Quello è proprio sconsiderato. E mi preoccupa.

Sta succedendo qualcosa di veramente, veramente pesante. E la gente sta iniziando ad accorgersene. Non voglio che la gente faccia log in ai miei archivi da Facebook. Se vogliono farlo, voglio che abbiano l'opzione di leggere qualcosa su Facebook una volta arrivati sul sito, così che sappiano da dove sono venuti. E continuo a usare Facebook perché i miei utenti, i miei fan, le persone che vogliono sapere quello che stiamo facendo, si meritano di sapere quello che stiamo facendo. Ma devi venire da noi, e non devi sottostare ad alcuna regola, e non terremo traccia di ciò che fai. Non ti useremo. Una volta che te ne vai da quell'area entri in un'area sicura. Il nostro posto. Vogliamo che la gente sappia che sono cose che ci importano. Insomma, quando esistono algoritmi che fanno cominciare bambini di meno di 10 anni a guardare i porno...

È qualcosa di terrificante e distopico. È assurdo che esista.
È un abuso della tecnologia. La tecnologia dovrebbe rendere la vita migliore. I cattivi ora possono usare gli stessi strumenti dei buoni, che sono stati fatti per i buoni. Ma li hanno anche i cattivi, e quelli che li fanno si sbagliano di brutto a dire che non è responsabilità loro. È responsabilità loro, ma non vogliono svolgere un lavoro controllo. Non vogliono essere come quelli che butterebbero a terra. Ma devono capire che il potere implica la responsabilità. Devi far sì che la gente sappia quello che succede. Faglielo sapere.

"L'ossigeno dell'arte, l'arte che respiriamo, ci salverà."

Qualcosa va creato. Non per me, ma per l'arte. Che dire del giovane artista che sta provando a cominciare a lavorare ma non sa da che parte sbattere la testa perché non c'è alcun valore, non c'è alcun valore in una canzone, e non c'è modo di pubblicarla e avere qualcosa in cambio, così da poter comprare un amplificatore e un furgone e portare la tua band a un altro concerto? Pubblichi un album incredibile e un sacco di gente lo ascolta, ma nessuno viene pagato. Tutte le canzoni che ho fatto, tutto ciò che ho fatto, mi paga. Le mie canzoni mi pagano, ma nessuno paga i Crazy Horse. Nessuno paga le band, nessuno prende delle royalties. E la cosa non riguarda me e i miei ragazzi. Riguarda le persone che non conosco e che non ho mai incontrato. Riguarda il ragazzino di dieci anni che comincia a suonare uno strumento. Dove cazzo andranno a tirare su due soldi? Non ce la possono fare. È una situazione grave per l'arte. Non voglio essere negativo. Dobbiamo trovare un modo per approcciarci alla questione in maniera positiva.

Forse la cosa più insidiosa è che l'arte stessa sta cominciando a diventare così mercificata da far sì che il pubblico non sappia quasi più discriminare. La gente la vedrà come un accessorio, invece che arte che li influenza a livello spirituale ed esistenziale.
È un grave pericolo insito nelle piattaforme.

Ormai vediamo l'arte come un capitale.
È davvero brutto.

E man mano che i musicisti diventeranno sempre più dipendenti da queste piattaforme, forse cominceremo a vedere l'arte venire assorbita da tutto questo.
Non succederà. No. Non preoccuparti.

Che cosa pensi che farà muovere il pendolo dall'altra parte, allora?
L'ossigeno dell'arte, l'arte che respiriamo, ci salverà. Così che quando potremo tornare all'arte alla sua forma originaria—e io sto dimostrando che la tecnologia può permettercelo—ci renderemo conto che non c'è alcun motivo per cui tutti questi altri luoghi in cui si ascolta musica non possano offrire una qualità pari a quella che c'è sul mio sito. L'unico motivo sono gli interessi economici delle case discografiche. E io risolverò la questione. La rivelerò, e farò la differenza. Succederà. E se non succederà, morirò provandoci e sarà qualcun altro a farlo.

"È questo che rese gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta così belli—la gente era immersa nell'arte perché la sentivano fisicamente. E ora non più. Quando riavremo quell'esperienza, le cose ricominceranno ad andare bene."

Succederà. Perché l'arte non morirà. Non puoi uccidere l'arte. E l'arte ha bisogno di respirare, quindi devi darle tutta l'aria possibile. Non solo un poco. L'arte sta soffrendo, ora come ora. Quindi se la lasci respirare, tutti la respireranno. Anche loro la respireranno, e quindi staremo tutti meglio. Andrà tutto meglio perché sarà l'arte a sostenerci. Non stai provando il bello dell'arte perché non puoi sentirlo—è solo il cinque per cento di quanto ce n'era in origine. Quello che succedeva al mio corpo quando ascoltavo grandi album ai miei tempi, quando ero completamente eccitato dalla musica, oggi non succede. È questo che fece nascere il movimento. È questo che rese gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta così belli—la gente era immersa nell'arte perché la sentivano fisicamente. E ora non più. Quando riavremo quell'esperienza, le cose ricominceranno ad andare bene. Potranno non essere libere quanto lo erano prima, ma penso che la gente che ascolta musica sulle piattaforme potrebbe plausibilmente essere molto più libera respirando l'arte, sentendola, sentendola nelle proprie anime. È questo il senso dell'arte, e queste tecnologie ci stanno impedendo di rendercene conto. È quello il grande crimine.

L'avvocato del diavolo potrebbe dire che molta tecnologia sta democratizzando la musica, rendendola più accessibile. Il che non implica che i musicisti non debbano venire pagati o che la qualità non debba tornare quella di un tempo. Ma in che modo la questione dell'accessibilità si coniuga con il resto del discorso?
Bé, se la gente ha accesso a questa roba, allora dovrebbero poter accedere alla qualità. Il prezzo dovrebbe essere lo stesso. Non c'è alcun motivo per cui dovrebbe costare di più. Veramente, alla musica le cose andranno meglio. Sto parlando solo di musica. Stiamo parlando di roba pesante. Ma non penso che sia una situazione irrisolvibile, anzi. La gente deve solo sentire la differenza. Deve rendersi conto che c'è molto di più di quello che sta ottenendo. È per questo che gli anni Sessanta furono così—perché la gente lo sentiva. Non era il fatto che andassero ai concerti, erano i dischi che ascoltavano. I dischi hanno tutto.

Un disco è un universo di suoni. Ha dentro ogni cosa. È un riflesso dell'originale, come uno specchio, come il monte Shasta riflesso nel lago Shasta quando è piatto e senza onde. È un riflesso perfetto. Ecco cos'è un disco. E il digitale—che sia ad alta o bassa risoluzione, soprattutto bassa—non fa che ricostituire ciò che era successo, rimetterlo assieme così da poterlo controllare. C'è un sacco di bellezza nella tecnologia, ma non usandola al massimo livello non può essere percepita. Quindi la qualità è molto più scarsa rispetto al secolo scorso. Nel Ventesimo secolo dovevamo rendere tutto più semplice perché tutti dovevano pagare per la memoria. Ora non c'è più la sfida della memoria. Abbiamo lo streaming. Non serve la memoria.

Sono legato a questa cosa perché ci sono cresciuto. La mia vita si basa sull'arte, è fondata sulla musica. E tutto quello che sta succedendo ora con le piattaforme, è una battaglia che bisogna risolvere e bisogna portare avanti. Ormai è un poema epico.

Che cosa pensi dell'arte dell'archivio? È una cosa che ci troveremo davanti sempre di più perché abbiamo una tecnologia che lo permette più facilmente? O farà perdere valore a tutto, perché è tutto a disposizione, usa-e-getta?
È quello che succede quando non lo senti, quel sentimento. Niente è importante perché è tutto disponibile online. Al momento, non è disponibile online. Al momento, quello che riesci a ottenere non ti fa sentire che non è usa-e-getta. Ti dà l'impressione di essere carta da parati. Quindi puoi cambiare il muro, fare un muro diverso, non importa. Dipingerlo di un altro colore. Domani cambi canzone, ecco un'altra sensazione. È tutta merda, non importa. È un po' deprimente, perché non ti dà niente. Ascolti quella canzone che tutti adoravano nel 1975, che ha venduto milioni di dischi, tutti ci vanno matti. E fai: "Oh, è uguale a tutto il resto". È perché riesci a ottenere soltanto quanto basta per riconoscerla, ma non abbastanza per sentirla. Il sentimento è molto, molto importante. È di questo che parlo; è per questo che esiste questa tecnologia. Archiviare vuol dire semplicemente mettere in ordine, e la piattaforma per gli archivi serve solo a organizzare la produzione di una persona, che si tratti di libri, di film, che tu stia studiando i Presidenti degli Stati Uniti.

Perché viene raggruppato in playlist per pulire la casa.
Esatto. Ci servono dei nuovi algoritmi che abbiano rispetto dell'arte. È questo che ci serve.

Mi ricorda una frase di Jarvis Cocker. Dice che la musica è diventata come una candela profumata.
Una candela profumata elettrica. C'è un interruttore, e l'accendi e la spegni. Non inquina, è molto pulita. È un po' preoccupante se ci pensi bene. Quello che fate voi di Noisey, dovreste continuare a farlo. È una grande cosa. Non sto dicendo che quello che ascoltate non è buono, che vi state perdendo tutto. Perché la gente apprezza quello che viene fatto. Sto dicendo che c'è una finestra. Guarda fuori da questa finestra, vedi se riconosci o se vedi qualcosa che non hai mai visto prima, un sentimento. Ascolta questa musica per una mezz'ora. Fuma un po' di erba e ascolta questa roba. Fa' quello che devi fare. Bevi una birra, fuma una canna, fa' una passeggiata, respira un po' d'aria, ascoltala, vedi se ti fa sentire diverso o diversa. Ti farà bene all'anima. Perché non c'è niente sulla piattaforma che ti faccia bene all'anima tanto quanto la vera qualità.

La versione originale di questo articolo è stata pubblicata da Noisey USA.

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