Palestina

Questo gelato a Ramallah è così buono che gli israeliani valicano il confine palestinese di nascosto per mangiarlo

Il gelato della Rukab Ice Cream è talmente buono che alcuni israeliani infrangono la legge per averlo.

di Justin Fornal
19 aprile 2018, 7:38am

Foto di Christopher Beauchamp 

Durante il mio volo per Tel Aviv, una donna israeliana seduta accanto a me si è girata, mi ha guardato e ha subito avviato una conversazione.

“Dove alloggerai?” mi ha chiesto. “In Cisgiordania. Alloggeremo a Ramallah.” Ramallah è una cittadina dello Stato di Palestina, ed è anche uno di quei posti in cui gli israeliani non mettono piede, quindi un secondo dopo averne pronunciato il nome ho pensato di aver automaticamente posto fine alle chiacchiere. Anziché incupire il tono della voce, però, alla mia vicina di posto s’illuminano gli occhi.

“Oh mio Dio, sei fortunatissimo! Quando ci arrivi, mi raccomando, vai alla gelateria Rukab Ice Cream. Io ero sempre lì da bambina. Il loro gelato è un po’ filante, come il formaggio sciolto. Sapere di non poter assaporarlo forse mai più mi rende tristissima.”

Stando all’Accordo di Taba del 1995, alcuni terreni della Cisgiordania e della Striscia di Gaza sono state suddivisi in diverse aree, denominate A, B e C. Tutte e tre le zone sono riconosciute sia dal governo israeliano che dalle autorità palestinesi. Sebbene le forze di difesa israeliane valichino regolarmente queste aree per combattere sospetti militanti e compiere incursioni varie, per i civili israeliani è illegale entrarvi. L’Area B, poi, è sotto controllo israeliano-palestinese, e “tecnicamente” non dovrebbe includere al suo interno insediamenti israeliani. Per Area C, invece, si considerano i luoghi della Cisgiordania sotto totale controllo israeliano, si tratti di avamposti o insediamenti militari.

A incorniciare l’Area A, al cui interno si trovano cittadine come Ramallah, ci sono diversi moniti e cartelloni, che perlopiù ricordano ai cittadini israeliani che entrarvi è proibito, pericoloso e contro la legge.

Ovviamente tale legge non chiude alcun occhio per chi vorrebbe farci una capatina solo per prendere il gelato.

Ramallah, a quasi 10 chilometri di distanza da Gerusalemme, è considerata una delle città più liberale dello Stato di Palestina. Il centro (non ufficiale) di Ramallah, la Piazza Al-Manara, si distingue per le sue cinque statue di leoni che quasi sembrano dirigere il traffico, ed è anche uno di quei posti dove, di solito, i cittadini si riuniscono in protesta al governo israeliano. A diramarsi dalla piazza ci sono vie trafficate sia dai veicoli, sia dai cittadini e i turisti che amano saltare da un ristorante, bar e club all’altro. Ed è lì vicino, a circa tre isolate di distanza, che si trova una delle gelaterie più note della città, la Rukab’s Ice Cream.

gelateria palestinese
Il gelato al Rukab's è filaaaaaaaaaaaaaante.

Aperto fino a tardi, il negozio è in vita dal 1941 e deve la sua fama principalmente al suo eccellente dondurma, un tipo di gelato turco realizzato con il mastice. Il mastice, un prodotto realizzato con la resina del lentisco, è forse più noto con il nome di “gomma arabica.” In qualsiasi modo lo vogliate chiamare, le gocce di questa sostanza vengono raccolte e spedite dall’isola greca di Chios per arrivare direttamente a uno dei locali più leggendari del di Ramallah.

A darvi il benvenuto, al bancone, ci sono sempre uomini sorridenti pronti a lavorare tutti i gusti coloratissimi di gelato, che una volta finito nelle spatole sembra toffee. Banana, fragola e pistacchio sono alcuni dei gusti di punta del locale e, sebbene tutti contengano mastice, io mi sento attratto dal Rekab’s Arabic Gum, il gusto alla gomma arabica, la cui ricetta è rimasta intonsa fin dai primi tempi. Realizzato con latte, zucchero e mastice, il Rekab’s Arabic Gum presenta un retrogusto quasi legnoso che rivela aromi al cedro e pino. Gustarsi una pallina di dondurma da un cono è un po’ come danzare. La bocca segue movimenti elastici e dinamici, da concludersi a ogni bocconi con una veloce sforbiciata dei denti.

L'attuale comproprietario Jimmy Rukab mi ha prima dato qualche dritta su come mangiare gelato secondo galateo, e poi raccontato la storia della sua famiglia (tessendone le lodi). “Mio nonno ha aperto questo negozio nel 1941,” spiega Jimmy, “ma era da molto più tempo che vendeva gelato: aveva un chiosco ambulante. Suo padre, mio bisnonno, lavorava in un frutteto a Jaffa, solo che poi un giorno era morto improvvisamente, lasciando la famiglia senza entrate. Fortunatamente la mia bisnonna possedeva una vecchissima ricetta per preparare il gelato turco con il mastice, e così mio nonno, dopo che lei lo aveva preparato, lo vendeva in giro per le strade. Tutto è nato dal bisogno di sopravvivere.”

Il negozio, arroccato nell’angolino di una strada a ciottoli e decorato da un’insegna rosa shocking, sembra uscito da un dipinto di Norman Rockwell. Se lo si guarda da vicino, si possono scorgere i danni causati da recenti conflitti. Jimmy stesso mi indica almeno 30 punti in cui sono finiti proiettili di gomma.

“La scorsa notte l’esercito israeliano è entrato a Ramallah per confiscare alcune sostanze chimiche vendute da una libreria alle scuole per le lezioni di chimica. I palestinesi hanno risposto lanciando sassi, e l’esercito a sua volta ha iniziato a sparare proiettili di gomma. Quattro persone sono state colpite. Io, arrivato a lavoro, ho trovato grosse pozze di sangue sul marciapiede. Il giorno dopo era come se nulla fosse successo. È un po’ un ciclo ormai, è sempre così.”

Prima di frequentare la UMASS Boston per studiare business, Jimmy aveva trascorso gli anni del liceo alla Quaker High School di Ramallah.

Nonostante sia un cittadino statunitense, Jimmy ha scelto di vivere a Ramallah per aiutare la sua famiglia, contribuendo a far crescere il negozio ed essere parte di quella che lui stesso chiama “la nuova generazione di imprenditori palestinesi.” Purtroppo Jimmy deve fare i conti anche con nuovi sviluppi politici che continuano a spingere la regione e la città al limite. La speranza del proprietario della pasticceria è che diventi la cartina di tornasole per limare le tensioni presenti in città.

La tensione si è acuita quando Donald Trump ha spostato l’Ambasciata statunitense a Gerusalemme, ed è peggiorata del tutto quando ha dichiarato di voler rendere ufficiale il tutto durante il Nakbe Day. I protestanti avevano appiccato il fuoco in vari punti delle strade non appena la notizia era stata resa pubblica, arrivando a scontrarsi duramente con l’esercito israeliano. Quando succedono queste cose le giornate scorrono lentamente al negozio, perché l’ultima cosa che una persona vuole fare, quando sta per scoppiare la guerra, è spendere soldi in futilità come i gelati. Il gelato te lo mangi perché lo vuoi, mica perché ne hai bisogno. Il nostro negozio è sempre gremito di gente. Quando i flussi di persone diminuiscono, allora significa che sta succedendo qualcosa di brutto.”

gelato
Resina di mastice.

Poco lontano dal Rukab’s c’è un chioschetto di kebab che rimane aperto fino a tardi e offre una serie infinita di sottaceti fatti in casa (ce ne sono almeno 15 tipologie diverse). Qui tutti si fermano a chiacchierare e a trascorrere del tempo insieme, e nessuno sembra sia intenzionato a negare un “ciao” a chiunque arrivi. Jimmy, che mi ha portato a fare un giro fino a qui, mi rassicura: i palestinesi sanno che la maggior parte degli americani non ama né Trump, né le sue decisioni politiche. Chiedo quindi se capiti mai qualche israeliano s’intrufoli a Ramallah per visitare il negozio.

Ogni tot arriva un gruppetto d’israeliani con passaporto canadese solo per mangiare il mio gelato. Sebbene cerchino di mescolarsi e non dare adito a troppi sospetti, li riconosco dall’accento. Abbiamo appena creato un nuovo gusto alla banana sulla base di una ricetta di mia sorella. Ecco, adesso ne parlano tutti e la gente già sta impazzendo.”

Tornati al Rukab’s Ice Cream, Jimmy mi convince a provare un cono al gusto di banana e caramello. Trascorsa la notte, troviamo ancora qualche uomo fuori dal negozio a mangiare gelato e discutere di politica. Jimmy sospira al pensiero dell’incertezza in cui riversa ancora la regione.

“Lavorando qui mi capita di origliare tantissime teorie cospirazioniste. Sono tempi strani, perché non sappiamo cosa succederà. C’è chi sostiene che i leader palestinesi e israeliani siano in realtà amici e abbiano in previsione la pace, e che ci stiano mettendo tanto a raggiungerla per lasciarci abituare al cambiamento. Forse la capitale israeliana sarà Gerusalemme Ovest e quella palestinese Gerusalemme Est. Non lo so. Qualsiasi sia il piano, mi basta funzioni.”

Segui MUNCHIES su Facebook e Instagram

Quest'articolo è originariamente apparso su Munchies US.