Berghain

Forse è arrivato il momento di farsi delle domande sul Berghain

Lo Spiegel ha ripercorso la vicenda della turista americana morta al Berghain nel 2017, ma su diversi punti c'è poca chiarezza.

di Thomas Vorreyer
23 marzo 2018, 10:23am

Foto della redazione.

Durante l’estate del 2017 la trentenne californiana Jenifer, insieme a suo marito e un loro amico, è stata al Berghain per la prima volta. La serata doveva essere il fiore all'occhiello della loro vacanza. Jenifer è morta la mattina successiva.

Del caso s’è occupato il reporter Alexander Osang, che ne ha scritto sul quotidiano tedesco Spiegel il 16 marzo. È la prima volta che il club finisce sui giornali per un decesso. Un anno prima della morte di Jenifer si era diffusa la voce che un ospite fosse svenuto all’interno del club, ma non c'erano stati conferme né rapporti della polizia. Osang racconta una città in cui organizzatori, giornalisti, politici e poliziotti sanno, ma affrontano le lamentele con un'alzata di spalle.

Ma non è così semplice: “Morte a Berlino”—questa la traduzione del titolo dell'articolo—non racconta tutta la storia.

QUANDO ARRIVA L'AMBULANZA?

Chi ha frequentato il Berghain avrà visto qualche volta delle ambulanze davanti all'uscita. E chi va spesso a ballare sa che succede ovunque: i club hanno gli stessi fattori di rischio di palestre e cucine studentesche.

Ci sono clienti che cadono ubriachi dalle balaustre, prendono bicchieri in testa e vanno in overdose: Jenifer, per esempio, è andata in overdose da ecstasy. La sua morte però non è stata (purtroppo) un caso isolato.

Due anni fa a Essen un ragazzo è morto davanti al Club Frohnatur, ma la polizia continua a tacere sulle pasticche che l'hanno ucciso. A novembre, una studentessa dello [stato federale tedesco] Schleswig-Holstein è stata ricoverata d’urgenza per un’overdose di ecstasy durante una festa di laurea. Fortunatamente è sopravvissuta. Il Fabric, un’istituzione della vita notturna londinese, è stato chiuso temporaneamente dopo due decessi nell’autunno del 2016. Uno dei due morti aveva preso diverse pasticche. [E anche il Cocoricò è stato chiuso per quattro mesi dopo la morte di un sedicenne, legata all'ecstasy, nel 2015.]

COSA FA L'ECSTASY AL TUO CORPO?

Secondo i centri per il controllo sui consumi di droga, già con 120 milligrammi di MDMA il corpo subisce gravi effetti collaterali. Quasi tutte le pasticche ne contengono ben di più. Quindi bisognerebbe cominciare con un quartino.

Jenifer invece ne ha prese due intere, e ci ha bevuto sopra.

Sono due gli effetti dell'ecstasy particolarmente dannosi per il corpo. Anzitutto il flusso di urina è inibito, e questo rende difficile espellere i liquidi che vengono ingeriti. Questo, nel peggiore dei casi, può portare il tuo cranio a riempirsi d'acqua—in poche parole, anneghi nel tuo corpo.

Ma la più comune delle conseguenze è la disidratazione. Quando balli il tuo corpo si scalda, e questo effetto è amplificato dall’alcol che agisce soprattutto su fegato e reni, aumentando il rischio di un’insufficienza epatica e renale.

Jenifer e suo marito Carlo erano entrati al Berghain a mezzanotte e 38. Alle 5 e 55 Jenifer è stata portata in un ospedale vicino al locale. I medici, scrive lo Spiegel, hanno constatato “condizioni comatose e un grave surriscaldamento del corpo." Meno di cinque ore dopo, Jenifer era morta.

Gli esperti sconsigliano di mischiare alcol e droga. Mettono in guardia contro l’acquisto di droghe per strada e consigliano l’utilizzo in un ambiente tranquillo, dove ci sia controllo reciproco.

Secondo lo Spiegel, Carlo avrebbe comprato la droga la sera precedente per strada. I buttafuori avrebbero trovato e buttato la pasticca che Jenifer aveva con sé. Così un altro amico di Jenifer le avrebbe fatto rifornimento in bagno, comprando due pasticche.

Poco dopo, mentre Carlo e Rob—entrambi abbastanza su di giri—giravano tra il main floor e il Panorama bar, hanno perso di vista Jenifer. Mezz’ora dopo hanno ricevuto un messaggio che diceva che Jenifer era al piano terra. L’sms sarebbe stato inviato da una dipendente del locale che si stava prendendo cura di lei.

CHE COLPA HA IL LOCALE?

Carlo ha raccontato allo Spiegel che la dipendente si sarebbe rifiutata di chiamare un’ambulanza anche se lui aveva insistito—soprattutto dopo aver visto che Jenifer era in preda alle convulsioni e aveva la schiuma alla bocca. La dipendente avrebbe risposto che Jenifer si sarebbe ripresa. Invece, 15 minuti dopo sono stati chiamati i soccorsi.

Per una persona normale non è sempre facile capire se qualcuno ha solo bisogno di un po' d'acqua o di un'ambulanza. È impossibile capire quanta droga ha assunto qualcuno, a meno che non sia presente chi ha assistito al consumo. I club e i loro dipendenti possono però frequentare dei corsi: in Germania per esempio c'è BEST, un programma ministeriale a cui lo staff del Berghain avrebbe potuto partecipare.

Ma al di là delle preparazione: se qualcuno vuole chiamare l’ambulanza, non si deve impedirglielo. E se c'è una persona con la schiuma alla bocca bisognerebbe chiamare il medico il prima possibile.

Ora: se qualcuno beve troppo, il barista può evitare di dargli altri drink. Ma se qualcuno prende troppa droga, per il club è quasi impossibile intervenire. Perché non è il locale a fornirla. E perché si trova sempre un modo di fare entrare le buste di straforo nonostante i controlli—invece, la pasticca di Jenifer era stata sequestrata.

Per quanto le droghe siano parte dell'immaginario della club culture, troppi club non lo trattano come un problema. Ho chiesto a diversi gestori di locali tedeschi la loro opinione a riguardo, ma mi hanno risposto che non volevano guai con la polizia.

CHE COLPA HANNO POLIZIA E POLITICA?

Anche Klaus Lederer, sindaco e assessore alla cultura di Berlino viene citato nell’articolo dello Spiegel: secondo l'autore, “se Norbert, il proprietario del Berghain, dovesse avere un problema sa dove trovarmi, così come io so dove trovare lui nel caso contrario.” Per Osang la frase suona un po’ come se il sindaco stesse parlando del signore delle tenebre; come se quelli del Berghain siano i veri capi della città.

Su Twitter Lederer ha risposto di aver parlato con Osang di clubbing in generale, e di non essere stato interpellato sulla morte della giovane americana.

Anche la polizia non se ne esce bene: non ci sarebbe stato alcuno sforzo per trovare lo spacciatore o—cosa ancora più importante—capire l’origine delle pasticche.

A differenza dell’Austria, della Svizzera e dei Paesi Bassi, in Germania [così come in Italia] i consumatori non hanno modo di esaminare la composizione delle droghe che comprano. Alcune città, come Essen e Berlino, vorrebbero introdurre i test, ma la proposta è rimasta in sospeso e la morte di Jenifer dimostra che il tempo non è più molto.

Secondo lo Spiegel, il Berghain non ha voluto commentare. Come sempre, il silenzio dei proprietari Michael Teufele e Norbert Thormann fa crescere una sorta di folklore intorno al Berghain, come fosse una chiesa o una cattedrale. Le ultime volte che si sono visti e sentiti sono state sei anni fa, quando hanno commentato l’aumento delle tariffe GEMA [una sorta di SIAE], e tre anni fa, quando il ministro della Giustizia Heiko Maas è andato al Berghain per un festival ed è stato accompagnato per un tour del locale.

I proprietari del Berghain e il loro team non hanno venduto droga a Jenifer, né l’hanno incitata a prenderla—tantomeno in modo così rischioso; ma Jenifer è morta anche per colpa della titubanza della dipendente nel chiamare i soccorsi. E proprio per questo, il Berghain dovrebbe iniziare a prendersi le sue responsabilità e commentare l’accaduto. Dovrebbe usare i propri contatti in alto per assicurare la prevenzione e il consumo sicuro delle sostanze, spingendo per l'introduzione dei test della purezza della droga, perché fatti come questo non si ripetano più. Al momento, l’unica cosa certa è che la morte della turista americana non avrà nessuna conseguenza sul consumo di droga di questo weekend.

Disclaimer: l’autore ha collaborato come volontario al Pop-Kultur festival del 2015, al Berghain.