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Come la cannabis sta cambiando l'industria della birra italiana e internazionale

La legalizzazione della cannabis nel mondo sta incidendo profondamente sull’industria della birra. E la strada più remunerativa e più rilassante sembra essere quella della birra analcolica

di Daniela De Lorenzo
27 giugno 2018, 9:42am

Collage by Munchies. Pic from Unsplash

Già da qualche anno in Italia sono presenti sul mercato delle birre cosiddette alla cannabis. Ovviamente stiamo parlando di cannabis light. In Italia le birre in commercio alla canapa sono a base del CBD presente nella pianta e nei suoi fiori. Non essendo un componente psicoattivo, non ha alcun effetto, se non quello di apportare un sapore diverso a quello tradizionale. Il risultato è che qualsiasi cosa vi accada bevendola, sarà dettata dall'alcol presente nella birra e non dai principi presenti nella piante utilizzata.

In Italia, la varietà di canapa a norma di legge, non contiene - o contiene soltanto in percentuali irrisorie - la THC (delta 9 tetraidrocannabinolo) il principi attivo responsabile dell’azione psicotropa.

Le birre del Birrificio Guarnera

È quindi possibile produrre birre ad infusione di cannabis come lo sono la Canapils di Guarnera e la Exedra del Birrificio Artigianale di Meliso in Salento. Questo anche e soprattutto grazie all’azione di alcune amministrazioni regionali, come quelle della Regione Puglia che ha dato il via alla riqualificazione e bonifica di aree contaminate e non, attraverso la coltivazione della canapa.

Che cosa accade invece in quei paesi dove la cannabis con THC è stata legalizzata? Come si comportano le persone davanti alla possibilità di comprare la marijuana legalmente? Ebbene, sembra che tutto vada a discapito della dell'Industria della birra.

Infatti è stato stimato che quest’anno l’industria dell'alcol negli Stati uniti perderà probabilmente 2 miliardi di dollari a causa della legalizzazione della cannabis avvenuta in sette stati degli Stati Uniti (Alaska, California, Colorano, Maine, Massachusetts, Nevada, Oregon, Vermont, e Washington). Secondo degli studi del 2016, quando solo tre stati americani avevano permesso la legalizzazione a scopo ricreativo della marijuana, l'aumento del consumo di cannabis ad uso ricreativo ha inciso pesantemente sulle prestazioni della birra nei mercati corrispondenti, abbassando i consumi del 27%.

In generale, gli studi indicano che molti giovani si stanno convertendo all'essere astemi - i cosiddetti teetotalers - considerando al contempo la cannabis molto meno dannosa dell'alcol. L'alcol può creare dipendenze sia fisiche che psichiche. E se proprio vogliamo dirla tutta la cannabis a differenza dell'alcol non ha mai ucciso nessuno - o almeno, non induce allo sviluppo di malattie quali cancro e tumori, come nel caso di un consumo regolare di bevande alcoliche.

Data la forte influenza che la cannabis ha sul mercato della birra, le grandi multinazionali del settore hanno iniziato a chiedersi come mettersi al riparo da questa possibile catastrofe multimilionaria, e allo stesso a capire se la cannabis fosse un nemico o un alleato per incrementare i profitti delle loro aziende.

Foto Daniele De Lorenzo

Inizialmente attraverso l'idea di spacciare la birra alla cannabis come una vera birra alla marijuana, e successivamente pensando di in realtà di utilizzare i principi attivi del THC nelle loro birre.

Ovviamente la legge federale americana proibisce di mescolare l'alcol con sostanze psicoattive. Ma considerando l’opportunità di riuscire a riacciuffare i millennials per la gola, le aziende hanno deciso di eliminare ciò su cui basavano il loro prodotto: l'alcol. La dissolvenza incrociata è quindi impossibile perché questa birre artigianali con THC sono analcoliche. Così nascono le prime vere birre alla marijuana senza alcol - questo anche per arginare problematiche legate all’esportazione o vendita di alcol, quali tassazioni e restrizioni alla vendita sia legate all’età od orario. Ma soprattutto perché i grandi investitori e industriali lo sanno: il mercato della marijuana, nei prossimi anni, cambierà profondamente il modo in cui consumiamo vari tipi di prodotti - la birra in primis.

In America sono state già lanciate due birre, da due dei più grandi imperi del settore: la SuperCritical di Lagunitas - che appartiene al gruppo Heineken - e la Hemperor IPA di New Belgium Brewery Co. - che appartiene al gruppo AB - InBev. Sulla famosa app per recensire birre Ratebeer, la Supercritical ha solamente due recensioni: una probabilmente lasciata da qualcuno che aveva già fumato troppo, mentre l’altro parere - di un user con più di 6000 recensioni - la descrive come una birra dal gusto agrumato e dalle note erbacee, di marijuana e salvia, dandogli un punteggio di 3.7/5 .

Per l’Hemperor HPA, invece, ci sono circa 70 recensioni non molto positive - una media di 2.2 - soprattutto per l’odore pregnante di marijuana che si sente subito dopo averla stappata.

In questo momento, i grandi brand stanno investendo e i loro birrifici stanno testando non solo come fare la birra alla marijuana, ma soprattutto quale sapore darle per farla diventare il prodotto del futuro. E ci vorrà certamente un po' di tempo. “Il vero Graal sarà far attivare la componente THC nei primi 15-20 minuti dopo l’assunzione della birra” mi dice Spiros Malandrakis, Analista del Settore Alcolici di Euromonitor International .

Ora come ora, quando si ingerisce la cannabis gli effetti arrivano dopo qualche ora, mentre una birra con gradazione alcolica è ancora un importante lubrificante sociale quando si è con gli amici al bar. I brand dovranno quindi adesso lavorare sulla composizione chimica giusta per dare un effetto quasi immediato. Ci vorranno probabilmente due o tre anni.”

Questo si aggiunge al fatto che, in generale, il vero problema è anche fare una buona birra analcolica, cosa non proprio nel DNA dei birrai. La birra analcolica nasce sì come una normale birra, ma successivamente, attraverso il processo di dealcolizzazione, rischia di perdere parte del suo sapore. Rimuovere selettivamente l'etanolo, e mantenere i componenti volatili correlati al sapore e all'aroma della miscela originale, può sembrare semplice ma non lo è affatto. Per darle più sapore, durante il processo di fermentazione, spesso viene ad essa aggiunto più luppolo del normale. E guarda casa il luppolo è parente stretto della cannabis. L’Humulus lupulus L. infatti fa parte della famiglia delle cannabacee, e possiede quindi delle proprietà sedative e ipnotiche. Alcuni studi dimostrano come la birra analcolica sia in grado di diminuire stress e ansia e favorire il riposo e ridurre le infiammazioni.

Tra la birra tradizionale, la birra infusa alla cannabis e la birra analcolica, quest’ultima sembrerebbe essere quindi quella più prossima alla birra alla marijuana - almeno per quanto riguarda gli effetti rilassanti.

Come sappiamo, i paesi che hanno legalizzato la cannabis sono attualmente solo negli Stati Uniti, ma sarà probabilmente il Canada a portarsi avanti, nel campo della ricerca, vista la legalizzazione a partire da luglio 2018. “La cannabis è il grande elefante nella stanza di cui nessuno vuole parlare, ma presto tutti dovranno iniziare a considerarlo come nuovo ingrediente, prodotto ed investimento”, continua Spiros. “Il Canada sarà il primo paese occidentale a poter sperimentare su larga scala, successivamente saranno tutti gli altri stati americani, ed il mercato ed i governi europei dovranno adattarsi.” È infatti noto come la Constellation Brand, multinazionale a cui ricondurre Corona, Modelo e anche liquori, abbia comprato una quota di minoranza dell’azienda Canada Canopy Growth. L’amministratore delegato ha inoltre affermato di voler lanciare una bevanda di cannabis analcolica da distribuire dopo la legalizzazione in Canada, probabilmente ad inizio del 2019.

E in Europa come siamo messi? Spiros mi conferma che “In Europa i paesi che potrebbero avanzare più rapidamente sotto questo punto di vista sono la Germania e l’Italia” proprio per la struttura legislativa presente nei due paesi che rende possibile la coltivazione e che quindi fornirebbe le basi per uno sviluppo e un consolidamento della filiera industriale molto più repentine date le infrastrutture già esistenti, sempre se la legalizzazione arrivasse anche qui.

Nei prossimi 5 anni la situazione e la percezione internazionale nei confronti della cannabis sarà completamente diversa. E quando gli altri stati europei inizieranno a legalizzare la marijuana, per questioni economiche ed avanzamento del paese, tutti saranno costretti a rivalutare le proprie posizioni.

Lo scorso 22 maggio Andrea Olivero, ora ex Vice Ministro per le politiche agricole alimentari e forestali, ha infatti emesso una circolare che chiarisce le disposizioni in merito alla coltivazione e alla filiera della canapa. Il merito di questa circolare è il cambiamento d’approccio relativo alla canapa, definita ora come pianta di interesse industriale - distanziandosi quindi dall’approccio che si usa nei confronti delle droghe. La circolare introduce considerazioni specifiche in merito alla coltivazione: il seme deve essere certificato,e le varietà di canapa devono essere iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, ai sensi dell’articolo 17 della direttiva 2002/53/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002, che non rientrano nell’ambito di applicazione del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope. Inoltre la circolare ribadisce, attenendosi al regolamento europeo, il limite di THC della canapa, che non deve superare lo 0,2%, - e lo 0,6% all’interno della coltivazione.


La circolare che agevola in qualche modo l’avviamento alla produzione o la continuazione dell’attività è stata emessa dal Governo Renzi. Faccio presente a Spiros che l’attuale situazione politica Italiana non sembra essere di buon auspicio per l’avanzamento del settore, considerando le dure posizioni della Lega sulla legalizzazione della cannabis. “Nei prossimi cinque anni la situazione e la percezione internazionale nei confronti della canapa e cannabis sarà completamente diversa. E quando gli altri stati europei inizieranno a legalizzare la marijuana, per questioni economiche ed avanzamento del paese, tutti saranno costretti a rivalutare le proprie posizioni. Questo è il trend globale” conclude.

Il cambiamento non sembra essere un’opzione, bensì una certezza. Così come la birra alla cannabis (non light).
Prepariamoci. Salvini incluso.

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