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La verità dietro l'alimentazione degli atleti olimpici italiani

Alcuni mangiano la pasta a colazione, altri dei micropasti durante la giornata. Forse quando vincono mordono la medaglia d'oro perché sono affamati.
13 dicembre 2018, 10:10am

L'Italia è stata la prima nazione ad istituire l'idoneità agonistica allo sport, in parole povere se non sei sano non puoi praticare.

Da giovanissima ero super sportiva: ho sempre sognato di diventare una campionessa olimpica, una ginnasta, una nuotatrice. Ora faccio tutti i giorni workout a casa, come le sciure milanesi, ma qualche giorno fa ho comunque realizzato uno dei miei sogni: andare in un Centro di Preparazione Olimpica del Coni (Compitato Olimpico Italiano). Non per allenarmi, insomma ci avrei fatto una figura davvero misera, bensì per capire qualcosa in più del rapporto atleti e sport, e di come sia cambiata negli anni. Anni in cui quando si parla di sport e di cibo, si scomodano sempre e solo gli chef famosi.

Arrivo ad A**cqua Acetosa, Roma Nord**. Dagli anni '30 è la zona che concentra tutte le attività sportive della città: Foro Italico, Stadio Olimpico e Stadio dei Marmi. Qui ovviamente hanno sede tutti i dipartimenti del Coni e io ho preso appuntamento all'Istituto di Medicina e Scienza dello Sport.

Roma Acetosa sede del CONI

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Arrivo con la mia bici, affannata dal tragitto, e subito inizio a guardarmi intorno: sono circondata da corpi perfetti, dei veri e propri bronzi di Riace, in tutto simili alle statue di marmo che danno solennità agli impianti ma sono atleti in carne ed ossa. E molti dottori in camice.

Loredana Torris**i** è una dietista che collabora con il Coni dal 1978, quando fu chiamata per analizzare le abitudini degli atleti italiani e mappare la loro alimentazione in vista dell'Olimpiade del 1980 in Russia. Una ricerca assolutamente avveniristica per l'epoca: fino a quel momento non era mai stata data così tanta importanza all'alimentazione dello sportivo di alto livello. Loredana lavora sempre in coppia con Raffaella Spada, medico sportivo e nutrizionista, che ha iniziato nel 1984 e mi racconta come l'Italia sia stata la prima nazione ad istituire la branca specialistica in Medicina dello Sport e l'idoneità agonistica allo sport (in parole povere se non sei sano non puoi praticare. Negli Stati Uniti, ad esempio, non c'è questa clausola, e può essere molto pericoloso).

Il reparto di nutrizione dell’Istituto di Medicina e Scienza dello Sport vede in media 600-700 atleti olimpici l'anno, di tutte le discipline, quindi ha un panorama completo della nutrizione del mondo sportivo. “Le abitudini sono il punto di partenza, - mi dice Loredana – mi faccio raccontare cosa mangiano, quali sono i prodotti ai quali non vorrebbero rinunciare e le tradizioni familiari. Ovviamente devono essere rispettate le limitazione religiose, ad esempio il Ramadan per i musulmani (anche se negli anni hanno ottenuto delle piccole concessioni almeno per sostenere gli allenamenti, NdR).”

coni-acetosa

"Karate, judo, pugilato e anche canottaggio (categoria pesi leggeri) sono gli sport con la dieta più rigida e misurata. Anche l'estetica e il gesto atletico condizionano il piano alimentare: un ginnasta non dovrà avere massa grassa a differenza di un'atleta di tiro a segno."

“Il secondo punto – continua Raffaella - è sapere quando e quanto si allenano, il tipo di vita che fanno, a che ora si alzano e se studiano o lavorano”. In alcune discipline bisogna attenersi al peso di categoria quindi la dieta da seguire sarà più ferrea. Karate, judo, pugilato e anche canottaggio (categoria pesi leggeri) sono gli sport con la dieta più rigida e misurata. Anche l'estetica e il gesto atletico condizionano il piano alimentare: un ginnasta non dovrà avere massa grassa, a differenza di un'atleta di tiro a segno.

La pasta spesso viene mangiata a colazione prima di un allenamento pesante, per esempio in preparazione di una maratona.

Mensa del Coni

Per anni si è pensato che la carne fosse l'unico alimento per costruire massa muscolare. La proteina animale, dagli anni '70 fino ad una decina di anni fa, è stata considerata l'unico carburante per gli sportivi. Ora invece la carne rossa viene inserita molto poco nelle diete, che privilegiano i legumi come fonte proteica. Tra i campioni ce ne sono moltissimi vegetariani e perfino qualche vegano.

La dieta mediterranea però dev'essere resa funzionale - mi spiega Loredana - sfruttando la varietà di ingredienti che ci propone il nostro territorio: non sentiamo il bisogno di andare a cercare fuori dai nostri confini nessun alimento”.

Quindi se vi aspettate stranezze legate ai cibi rimarrete delusi. Non ci sono ingredienti esotici o magici che trasformano una persona umana in un atleta - ma sicuramente la distribuzione dei pasti è a volte bizzarra.

Dieta olimpica per la scherma

Dieta per lo scherma. Per gentile concessione del CONI

La pasta spesso viene mangiata a colazione prima di un allenamento pesante, per esempio in preparazione di una maratona, perché rilascia energia lentamente. “Se mangiata nel momento giusto la frutta secca è l'ideale per dare energia durante uno sforzo prolungato – dice Raffaella – come nella ginnastica, la danza o la scherma, dove bisogna fare mini pasti, per non impegnare il sangue nello stomaco e lasciarlo fluire nei muscoli e nel cervello. I pasti sostitutivi come barrette ed integratori si possono usare, ma noi privilegiamo sempre alimenti naturali”.

Il golf, ad esempio, obbliga a stare dalle 5 alle 8 ore sul campo, quindi ci sono diversi trucchi per mantenere il livello energetico alto attraverso piccoli snack: Parmigiano, prugne secche e bevande rinforzate. Sono concessi i classici dolci di forno, solo prima dell'allenamento e sempre in dosi limitate.

Altro discorso, per niente marginale, quello delle bevande. Solitamente ognuno di noi dovrebbe bere 30 ml di acqua per ogni kg di peso corporeo; uno sportivo deve calcolare un tot in più per ogni ora di allenamento. Un corpo composto da massa magra significa più muscoli quindi necessita di più acqua. Le integrazioni sono concesse, sempre meglio naturali: acqua, limone, zucchero e un pizzico di sale è una bevanda casereccia che non ha nulla da invidiare ai beveroni in commercio.

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"Una volta a settimana possono concedersi un pasto libero: 'Una volta era la pizza o il pranzo dai nonni, ora i ragazzi chiedono di poter uscire e mangiare il sushi con gli amici'"

Le discipline che creano più problemi nella distribuzione dei pasti sono quelle che si svolgono al mattino, come il nuoto e il canottaggio, e quelle serali di squadra come il rugby e la pallanuoto. Gli orari dei pasti vengono completamente sballati: si cena alle 17 e si fa un pasto pre nanna proteico a mezzanotte con yogurt, formaggio, latte o prosciutto.

Vista così la vita di un atleta sembra l'inferno in terra, o almeno per me, ma gli sgarri, mi dicono le nutrizioniste, sono concessi. Una volta a settimana possono concedersi un pasto libero: “Una volta era la pizza o il pranzo dai nonni, ora i ragazzi chiedono di poter uscire e mangiare il sushi con gli amici, mi dice Raffaella”. L'alcol è concesso in piccolissime quantità, scegliendo sempre le gradazioni più basse, come la birra weiss, e va bevuto sempre accompagnato ad acqua.

Mensa del Coni Roma

La nutrizione spesso viene associata unicamente alle calorie. Ma sapete quante ne ingerisce in media uno sportivo olimpico? Gli sport di resistenza come il triathlon, la corsa di lungo raggio e il basket sono molto dispendiosi. Questi atleti assumono dalle 5.000 fino alle 7,000 calorie al giorno. Ci sono però anche situazioni opposte: l'equitazione viaggia sotto le 3500 calorie e in generale le donne, per ragioni metaboliche, devono mangiare meno - a volte "solo" 1900 calorie al giorno.

L'autocontrollo dell'atleta è un tema importante. Durante le trasferte, il medico e il nutrizionista che accompagnano la squadra alle Olimpiadi entrano nell'albergo dove alloggeranno gli atleti, ispezionano la cucina, eliminano tutto ciò che non va e consegnano i menu al cuoco dell'hotel. “Durante un mondiale di canottaggio - confessa Loredana - la squadra tedesca volle pernottare nella stessa nostra struttura per poter usufruire del lavoro fatto dal team sanitario italiano nelle cucine. Siamo sempre stati bravi anche nel trovare delle alternative ai nostri ingredienti all'estero”.

tabelle nutrizionale

Dopo la competizione, ovviamente, c'è un po' di libertà e di recupero obbligatorio dopo le restrizioni delle gare. Il recupero più “generoso” lo fanno i rugbisti con il cosiddetto terzo tempo: le squadre, che fino a pochi minuti prima se le sono date di santa ragione, s'incontrano intorno ad un tavolo e si sfondano a non finire di pizza, fritti e birra.

Insomma, possiamo sempre darci al rugby. Oppure alle discipline di tiro a volo, una pacchia: longevi (attivi fino a 50 anni!) e in sovrappeso, perché un peso maggiore permette più stabilità nel lancio e quindi migliore prestazione.

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