I Coma_Cose hanno coraggio, tu di cosa Hype Aura?

Le punchline bizzarre sono solo un dettaglio del primo album dei Coma_Cose: sotto, c'è un disco unico per il panorama pop nazionale.
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Coma_Cose (foto Melania Andronic)

Gli esseri umani si possono dividere in due gruppi: chi apprezza i giochi di parole e chi odia i giochi di parole. Essi sono la forma supremamente più sfigata di divertimento, un passatempo per secchioni secondo solo alla Settimana Enigmistica. Anche chi apprezza i giochi di parole non può fare a meno di sentirne l’imbarazzo. Ma l’imbarazzo, mi dice sempre il mio analista (lascia stare), non serve a niente. È il più inutile e doloroso dei sentimenti umani. È perché il gioco linguistico è talmente un gioco che quando ci giochi sembri un bambino che gioca. E nessuno vuole sembrare un bambino: guarda il mio sguardo accigliato, guarda la mia espressione preoccupata.

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I Coma_Cose, invece, hanno deciso di giocare con i giochi di parole il più possibile. È la loro caratteristica più riconoscibile insieme alla testa rasata di California e il cappellino di Fausto Lama. Il nuovo album del duo, uscito oggi per Asian Fake, si chiama Hype Aura, che, per i meno svegli, è omofono di “hai paura”. E fa’ stretching alle sinapsi perché la ginnastica è appena iniziata.

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La copertina di Hype Aura. Cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify.

Non si può parlare del primo album dei Coma_Cose senza parlare delle punchline, e infatti l’abbiamo fatto subito. Alcune sono più intelligenti (“il mondo è consumista come la mia mano”) di altre (“mio nonno è tropicale quindi ho un avo-cado”), ma sono le piante che decorano il giardino di Hype Aura. Alcune fanno starnutire, altre le ammiri, altre non le noti, comunque stanno lì e danno un tono all’ambiente.

C’era da aspettarselo dai Coma_Cose un disco che tentasse la strada di un pop leggero e allo stesso tempo intelligente, che mette insieme rap anni Novanta, synth anni Ottanta, melodie anni Sessanta, e la poetica quotidiana che ha invaso la scena indie nostrana. C’era anche da aspettarsi che un disco del genere, così vario e pieno di robe, non fosse immediatamente accessibile. “Granata”, il secondo singolo, è ingannevole, perché ricorda tantissimo “Post Concerto”: la melodia ha la stessa atmosfera quasi infantile, mentre il ritornello mi ha fatto pensare ai Chumbawamba di “Tubthumping” (altro progetto che era stato molto frainteso). “Via Gola”, il primo singolo, racconta una divertente e romantica storia di fattanza in zona Navigli, con un punto di vista originale e immagini suggestive, ma è talmente densa di punchline che ci vogliono vari ascolti per sfondare ed entrarci dentro.

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Ora che l’album intero è fuori, la fotografia è molto più nitida: i Coma_Cose hanno un paio di cose da dire su malinconia, rapporti, amore, musica e successo, e lo fanno con un approccio musicale ricco e schizofrenico. Sono capaci di commuoverti con cose tipo “Mancarsi”, che mette insieme pop sanremese con una sensibilità e una produzione da cameretta. Oppure c’è “A Lametta”, che rubacchia gioiosamente dai Beatles per discutere del vero scopo della musica. "S. Sebastiano" appoggia visioni surreali, polemiche e autocitazioni su un beat quasi boom-bap arricchito da un malinconico piano elettrico. Il lavoro di arrangiamento e produzione fatto dai Mamakass è notevole e vario, in costante bilico tra vintage e contemporaneo e tra morbido e duro.

C’è una costante tendenza a non prendersi troppo sul serio che mi fa davvero tifare per loro. A che cosa servono le doppie di Fausto Lama? Perché sono così onnipresenti? C’è davvero bisogno di dire “seh seh” alla fine di ogni verso di ogni strofa? Mi sono reso conto che il motivo per cui le fa è che lo fanno ridere. Molte delle cose assurde e più o meno incomprensibili che Fausto e California mettono nei pezzi sono lì solo per loro. Perché quando Cali parla delle “casse rotte che gracchiavano” in “Beach Boys distorti” il suono si mette effettivamente a gracchiare? Risposta: lo trovavano divertente.

Insomma, Hype Aura non è un disco da primo ascolto, ma per qualcuno non sarà neanche un disco da decimo. È un album sfaccettato e ineffabile, che cambia colore a seconda di chi lo guarda. Io stesso penso di aver capito più facilmente album di artisti sperimentali e noise apparentemente più incomprensibili. Hype Aura inizia facile ma sul lato B si sfalda, con i testi che diventano sempre più “privati” (“Squali” sembra una lettera da Cali a Fausto o viceversa) e le musiche che diventano più strambe e psichedeliche. Potrei anche dire che è un album per niente attuale, ma in realtà è semplicemente molto personale: non c’è nessun altro che faccia pop in Italia come lo fanno i Coma_Cose. Sta all’ascoltatore decidere se giocare con loro o no.

Giacomo è su Instagram.

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