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Recensione: Quercia - Di tutte le cose che abbiamo perso e perderemo

Il nuovo album dei Quercia dimostra che l'emo italiano non se n'è mai andato, avevate solo smesso di farci attenzione.

di Diego De Angelis
26 febbraio 2019, 12:28pm

La scena emocore e suoi derivati italiana non se n'è mai andata, semplicemente avevamo smesso di farci attenzione - come diceva il titolo ormai storico di un articolo che, nel 2013, ragionava sul cosiddetto "emo revival" americano. Fatto sta che negli ultimi tempi sembra essere sorta una nuova, piccola, ondata di band come Riviera, Futbolín e Batién, generata da un mare che vogliono solcare anche i Quercia. Basta leggere il nome del loro nuovo album, Di tutte le cose che abbiamo perso e perderemo, che si rifà allo stile noto dei nomi lunghi e mesti, tradizione che in Italia è stata preservata da gruppi come STORM{O} e Raein.

I Quercia nascono in Sardegna nel 2016 e quello stesso anno pubblicano un primo album, Non è vero che non ho più l’età, un condensato di momenti punk e (fin troppo) pop oggi quasi del tutto scomparsi: un netto cambio di tono verso termini come "-core", "screamo" e addirittura "metal". Lungo il corso del disco ci sono infatti momenti in cui è lecito interrogarsi sul ruolo nel suono del disco della mano di "Paso" Pasini, autore di centinaia di missaggi del metal italiano.

Ad ogni modo, su Di tutte le cose non c'è più spazio per la felice adolescenza di un brano come "Mida"; è un album nero nella sua interezza, a partire dalla copertina, su cui compare un’automobile rovesciata su di un lato, come a richiamare un incidente stradale (forse una strizzata d'occhio a chi li conosce, dato che nel 2017 pubblicarono una cover in italiano di "The Night I Drove Alone" dei Citizen). Ma come si esplicita questo nero lungo il corso delle tracce?

quercia di tutte le cose
La copertina di Di tutte le cose che abbiamo perso e perderemo dei Quercia, cliccaci sopra per ascoltarlo su Bandcamp.

Ad aprire le danze c’è una canzone che si chiama "Buio" e dice “La tua mano è più vuota ora che non sono lì”. Insomma, siamo in una zona di sicurezza che conosciamo bene, e per "noi" intendo sia i trentenni che hanno vissuto in prima persona l'esperienza dell'emo italiano di dieci anni fa sia i ragazzi che solo oggi stanno cominciando lo stesso percorso di ascolti. E manco a farlo apposta I Quercia sono così emo che hanno vinto la prima edizione di San Emo, un festival-gag dedicato all’emo italiano.

Indipendentemente da questo, i Quercia suonano bene. Le chitarre hanno riff e assoli brillanti, come in "Finestra", e i momenti rilassati dell’album precedente son stati rimpiazzati da intermezzi che si rifanno alla storia del post-rock, come la strumentale "Altalena", una botta di nostalgia tra delay e accordi in acustico. In "Pozzanghere" si avverte anche un frammento di American Football. Ma soprattutto i Quercia hanno testi “sentiti”, che poi è la cosa più importante del genere. Immagino per esempio che "Torri" sia stata scritta dal componente della band che vive in Emilia: parla proprio degli stati d’animo che si vivono all’ombra delle alte costruzioni medievali di Bologna, di quella libertà tipica di un fuorisede che si riscopre prigioniero di una gabbia di emozioni e rimorsi familiari.

A chiudere l’album c’è il trittico composto da "Muro", come quello di chi nasconde i propri sentimenti ma anche quello di chitarre che esplode dopo una dolce introduzione. Poi c’è "Bivio", forse è il pezzo più melodico, che parla delle occasioni mancate e dichiara l’appartenenza della band alla provincia-unita-dell’-emo-italiano ("Siamo nati dove non esiste la pianura, e l’asfalto si spacca ogni tre giorni”). Attaccamento che viene ribadito in "Ridevamo", conclusione dedicata al tempo che passa e ammazza i piccoli mondi quotidiani (“L’aereo è atterrato in ritardo, e la videoteca ha chiuso. Questo posto non è più lo stesso, ma ogni volta qua nulla è cambiato“).

Se con il loro debutto c’era il rischio di scambiare i Quercia per un gruppo indie, adesso non ci sono più dubbi: non lo sono. I Quercia voglio urlare e suonare, preferibilmente con il potenziometro del drive al massimo.

Diego è su Instagram.

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Vai a vedere i Quercia dal vivo:

Giovedì 7/3: Bronson, Ravenna, w/ Screaming Females
Venerdì 8/3: La Tenda Live, Modena, w/ Cabrera
Sabato 9/3: All In, Villa Vicentina (UD)
Domenica 10/3: Circolo Ohibò, Milano, w/ Cabrera
Venerdì 15/3: Trenta Formiche, Roma
Sabato 16/3: Casa del Popolo Spartaco, Caserta
Domenica 17/3: Mikasa, Bologna, w/ Regarde

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