La carriera rap segreta di Kobe Bryant

Decine di artisti stanno ricordando l’icona dei Lakers, ma non tutti conoscono la storia del suo gruppo rap e di quello che probabilmente è il suo unico fallimento.
27 gennaio 2020, 12:09pm
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Kobe Bryant, Getty Images, foto via VICE

Ieri sera Kobe Bryant è morto in un tragico incidente aereo a Calabasas, Los Angeles. L’elicottero su cui si trovava insieme alla figlia e ad altre persone è caduto e non ci sono sopravvissuti. Ci sono decine e decine di musicisti che hanno nominato Kobe come esempio e modello—Lil Wayne, Chief Keef, Drake, Kanye West, J. Cole—ma per ricordarlo vogliamo raccontare la storia dei CHEIZAW, il suo gruppo rap, raccontata originariamente da Grantland in una splendida inchiesta.

Kobe nacque a Philadelphia ma si trasferì presto in Italia per seguire il padre, che giocava a basket nel nostro paese. Tornò a casa a 16 anni e nel 1992 diventò amico di Anthony Bannister, un ragazzo che frequentava il suo liceo e lo introdusse all’hip-hop. Il miglior rapper della scuola, Kevin “Sandman” Sanchez, gli insegnò a respirare e a enunciare le parole.

"A Kobe piaceva sorprenderti quando avevi la guardia abbassata, gli piaceva la competizione. Scavava nel beat e nel flow, giocava coi ritmi e i toni."

Come tanti ragazzi fanno, anche Kobe e i suoi amici cominciarono a considerarsi un gruppo. La mente dietro la sua creazione fu Bannister, e il nome scelto inizialmente fu "Chi Sah"—il nome di una gang nel film di arti marziali del 1979 The Kid With The Golden Arm. Dato che poi è bello lasciar correre l'immaginazione, il nome diventò CHEIZAW, acronimo di Canon Homo sapiens Eclectic Iconic Zaibatsu Abstract Words. Al gruppo si aggiunsero altri membri: il producer Russell Howard, Akia Stone, la rapper Sai Bey.

La crew cominciò a partecipare alle battle in città e a far parlare di sé. “In una stanza piena di MC underground affamati, lui era come gli altri. A Kobe piaceva sorprenderti quando avevi la guardia abbassata, gli piaceva la competizione. Scavava nel beat e nel flow, giocava coi ritmi e i toni. Si era allenato, non era bravo per caso," ha dichiarato a Grantland Al Price, MC di Philadelphia. "Era influenzato da Canibus. Kobe sapeva scrivere grandi testi. Quando cominciava il cypher, non era più Kobe. Era un tipo che sapeva fare rime e se lo sottovalutavi potevi farti imbarazzare", gli fa eco Wordsworth, un freestyer di New York City.

Nel 1996 cambiò tutto. Kobe, che all'epoca era già un giocatore affermato, annunciò che avrebbe mollato il college per giocare nell'NBA. L'inizio della sua carriera professionistica, però, coincise con l'inizio del disfacimento della sua crew. Quell'anno Kevin Sanchez, il ragazzo che gli insegnò a rappare, finì in carcere per rapina a mano armata.

Anche se Sanchez aveva un alibi credibile—non assomigliava all'identikit del ladro ed era a rappare insieme a Bryant e agli altri nel momento della rapina—il commesso del negozio derubato lo riconobbe in mezzo agli altri sospettati, e venne arrestato. Bryant lo aiutò a pagare la cauzione e gli rimase vicino, chiamandolo prima delle partite per farsi spronare a dare il meglio. Sanchez, seduto in macchina, rappava per lui al telefono: "Per qualche stupido motivo, pensavo che fosse anche un po' merito mio quando faceva 30 punti", ha detto Sanchez a Grantland.

"Kobe sapeva scrivere grandi testi. Quando cominciava il cypher, non era più Kobe. Era un tipo che sapeva fare rime e se lo sottovalutavi potevi farti imbarazzare."

Il processo, che si tenne nel 1998, non andò per il meglio: anche se diversi testimoni non lo riconobbero, venne trovato colpevole. Bryant era già diventato una stella e non apparve come testimone al processo, ma Sanchez oggi non ha cattivi sentimenti nei suoi confronti. Dopo 15 mesi ottenne un nuovo processo, ricominciò a lavorare e veniva invitato in prima fila sul campo ogni volta che i Lakers passavano in città. Dopo l'intervento di un pubblico ministero, Sanchez tornò in prigione e venne liberato nel 2007, dopo cinque anni.

Durante il processo, grazie all'enorme esposizione di cui Bryant godeva, i CHEIZAW vennerò messi sotto contratto da Sony Music. L'idea venne a Steve Stoute, presidente della sezione urban dell'etichetta, l'uomo che aveva lanciato la carriera musicale di Will Smith e seguito la nascita artistica di Nas. Era da un po' che le stelle dell’NBA passavano per le mani dell’industria discografica—Shaquille O’Neal aveva già un disco di platino e un disco d’oro nel suo curriculum, e nel 1994 venne pubblicata una compilation con tracce di Gary Payton, Jason Kidd e Cedric Ceballos.

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"Misi sotto contratto il gruppo ma ero sicuro che lentamente tutti avrebbero mollato, e avremmo avuto un disco di Kobe", ha detto Stoute a Grantland, "Succede con il successo—le amicizie cambiano, le persone si staccano." Stoute spostò quindi per un periodo Kobe da Los Angeles a New York e cominciò a farlo entrare nell’ambiente hip-hop. Registrava in studio con i Trackmasters, storici produttori per gente del calibro di LL Cool J, 50 Cent e JAY-Z.

La prima strofa di Kobe, anche se non accreditata, è in “3 X’s Dope” di Shaquille O’Neal, uscita nel 1998 e parte del suo album Respect: "Raggiungo destinazioni con un'accelerazione al decimo di secondo / Ed è abbastanza tempo da permettermi di vedere le tue ossa evaporare / Divido paragrafi che enfatizzano la mia enfasi / Abbrevio, liricista, le scorciatoie liriche / Rapisco aerei per vantaggi atmosferici / Il mio danno lirico innalza le meccaniche della mente."

"Quando finì di registrare, tutti quelli che erano nello studio lanciarono un grido. Ci eravamo resi conto che [Kobe] non scherzava, non era roba da ABC", ha dichiarato la rapper Sonja Blade, anche lei presente sul pezzo. Kent, invece, abbassa i toni: "Sembrava uno di quei tipi che vogliono davvero essere bravi, e quindi usano le parole più intelligenti che gli vengono in mente. Calmati, zio! Rappa e basta! [...] Era il suo secondo anno in NBA, era giovanissimo."

Kobe fece una comparsa nel video di “Bug A Boo” delle Destiny’s Child, venne fatto accompagnare da Brandy al ballo di fine anno della sua scuola—la Sony voleva capitalizzare sul suo successo nello sport creandogli un'immagine il più vicina all'hip-hop possibile. Il suo primo singolo, “K.O.B.E.”, fu una collaborazione con la modella Tyra Banks. “La gente del marketing aveva convinto tutti che sarebbe arrivata al primo posto”, ha detto Rich Nice, ex A&R della Sony, a Grantland.

Il problema è che quel pezzo non rispecchiava la vera passione di Kobe. Era un prodotto decisamente pop, e venne percepito come finto dal pubblico. Un'esibizione dal vivo del pezzo all'All-Star Game non andò proprio bene. Il pezzo avrebbe dovuto avere un video ufficiale realizzato da Hype Williams, ma anche quelle non vide mai la luce del giorno. La realtà è che Kobe voleva fare rap seriamente, ma nel frattempo Stoute se n’era andato e la Sony non era dalla sua parte—la stessa Sony che, in quel periodo, decise di risolvere i contratti che aveva in essere con 50 Cent e Alicia Keys. L’esordio di Kobe, Visions, sarebbe dovuto uscire nel 2000 ma venne cancellato.

La figura di Kobe era tanto celebrata dal punto di vista sportivo e ispirazionale quanto controversa da una prospettiva umana—Kobe venne accusato di stupro e si accordò poi con la persona coinvolta in sede civile, scusandosi per l’accaduto e ricostruendo poi lentamente un rapporto con la famiglia. Come sempre, non dimentichiamoci che anche dietro ai campioni ci sono persone: di lui resterà la storia di un uomo capace di andare oltre le aspettative, alzare l’asticella, di rialzarsi dopo una caduta e di provare a migliorare sé stesso e il mondo in cui viveva.

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