Identità

Se sospetti che la tua relazione sia tossica, leggi questa intervista

Quali sono i segnali di una relazione disfunzionale? Abbiamo parlato con una psicologa di gaslighting, gelosia retroattiva e mancanza di confini.
Vincenzo Ligresti
Milan, IT
15.1.21
Di Antonio Rodriguez (1)
Illustrazione di Antonio Rodriguez/Adobe Stock.

Le relazioni tossiche possono essere di qualunque tipo, ma quando oggi tra amici se ne parla ci si riferisce principalmente a una relazione romantica tra due persone.

Una relazione romantica può essere tossica sin dal principio o compromettersi col tempo, e può avvenire su più livelli. Può succedere che le persone coinvolte assumano comportamenti che minano le libertà personali dell’altro. Ma più spesso accade che una delle due eserciti potere sull’altra facendo leva sulle sue insicurezze. In un rapporto del genere, le conseguenze e i danni sono emotivi, mentali o addirittura fisici.  

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Di esempi, anche sullo schermo, ne conosciamo diversi—da film altamente criticati come 365 giorni dove è esaltata la violenza fisica, ad alcune scene di Temptation Island in cui la violenza psicologica viene spacciata come qualcosa che semplicemente capita nel quotidiano.

Dania Piras è psicologa clinica, esperta in sessualità e divulgatrice. Con lei abbiamo parlato di comportamenti e relazioni disfunzionali, delle loro manifestazioni e di come uscirne.

L’intervista è stata accorciata per questioni di chiarezza e spazio.

VICE: Di relazioni tossiche si parla spesso: possiamo tracciare confini più precisi del fenomeno, anche per evitare generalizzazioni?
Dania Piras
: Sì, innanzitutto dobbiamo chiederci: stiamo parlando di un comportamento specifico o di una relazione nel complesso? Inoltre, non tutti i comportamenti sono tossici allo stesso modo: alcuni lo sono sempre [e lo vedremo dopo], altri possono esserlo solo per alcuni—perché persone diverse possono essere ferite da persone diverse e in modo diverso. 

Se nella relazione però i comportamenti tossici sono un tratto caratteristico e preponderante, protratti nel tempo, possiamo pensare a una relazione tossica. Detto questo, da psicologa preferisco parlare di relazione disfunzionale, terminologia sovrapponibile a “tossica”.  

Quali sono questi comportamenti? Me ne potresti elencare alcuni? 
Eccoli:
- Gaslighting: sostenere che l’altra persona sia ‘pazza’ o mentalmente instabile per difendere la propria opinione o posizione. Approfittarsi anche della sua eventuale precaria salute mentale per affermare il proprio potere nella relazione;
- Gelosia retroattiva: essere gelosi/e dei/delle partner sentimentali e/o sessuali precedenti, tanto da non volerne sentire parlare e da impedire ogni comunicazione con loro;
- Sabotaggio: “Se esci con gli amici vuol dire che di me non ti importa.” Viene usato per cercare di portare l’altra persona a fare o non fare una determinata cosa, usando la manipolazione emotiva. Accettando la richiesta, l’altra persona è poi costretta a rimanere coerente;
- Mancanza di confini: “Dobbiamo fare tutto insieme.” Quindi l’inesistenza della privacy, l’impossibilità di decidere di tenere qualcosa per sé, che spesso è collegata al controllo ossessivo di quello che l’altra persona fa sui social o con il suo telefono;
- Stonewalling: rifiutarsi di comunicare usando il silenzio e non rispondendo alle proposte di dialogo;
- Ghosting: sparire improvvisamente, senza preavviso, spesso con l’intenzione di punire un comportamento che non è piaciuto;
- Possessività: “tu sei mia/mio.” A causa di retaggi culturali sembra una cosa carina da dire, ma sfocia molto spesso in comportamenti estremi;
- Svalutazione: dire che è incapace, che non capisce, che è un/a fallito/a.

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È possibile scambiare dei ‘periodi di crisi' per segnali di una relazione tossica?
Il conflitto non è necessariamente qualcosa di disfunzionale se le parti sono aperte a discuterne, anzi: l’assenza di conflitto è molto spesso indice di un qualcosa che viene represso da qualche parte. Potremmo quindi parlare di due tipi di crisi: una è opportunità, ed è un evento sistematico nelle relazioni di ogni tipo. Fisiologicamente deve avvenire per qualche motivo, perché siamo umani ed è normale non essere sempre perfettamente allineati.

Un altro tipo di crisi, invece, è quella in cui prendi coscienza di tutta la tossicità eventuale e pregressa che era latente—o che facevi fatica ad ammettere. 

Ecco, in questo caso come mai spesso non ci si accorge dei segnali o si fa fatica ad ammettere che la nostra relazione è tossica? 
Dipende da molti fattori: dalla maturità emotiva (magari un adolescente non capisce di subire o fare determinati atti); da come si è stati educati all’affettività; dalla storia personale; al grado di dipendenza dall’altra persona, anche se non è sempre detto sia affettiva: può essere di ruolo (non si sa quale altro assumere), economica, o sociale (non posso immaginarmi in pubblico senza questa figura accanto alla mia).

Alcuni segnali importanti possono arrivare, poi, dai feedback del nostro ambiente relazionale—da amici e parenti che ci allertano. Il problema è che molte volte il grado di pervasività della tossicità ci può annebbiare la mente. Questo può innescare anche il fenomeno della “terra bruciata”, per cui chi disapprova le nostre scelte viene allontanato dall’altra persona o da noi—specie se inconsciamente abbiamo il sospetto di essere in una situazione potenzialmente malsana.

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Stare in una relazione basata sulla sopraffazione è incredibilmente stancante. Chi subisce lo squilibrio di solito si sente di dover stare sempre sintonizzato sull’altra persona, sia per risponderne ai bisogni, sia per evitarne la delusione e le conseguenze rabbiose. 

Cosa dovrei fare, se sono la persona che subisce i comportamenti tossici o la relazione tossica? 
Spesso molte coppie si rivolgono a degli specialisti quando ormai le cose sono molto compromesse—sempre che sia volontà di entrambi cambiare le cose. Succede, per l’appunto, che sia inizialmente proprio chi subisce i comportamenti a chiedere aiuto affinché l’altra persona cambi atteggiamento.

Quando dall’altra parte non c’è ascolto, o non si ha nemmeno la possibilità di parlarne, è meglio darci un taglio—anche se non è una decisione che spesso si matura subito, e per una varietà di motivi. Come il dover superare l’irrazionale paura di ‘rimanere soli’, i sensi di colpa innestati dalla manipolazione (“non troverai nessuno come me”), i mille dubbi per via di una autostima ormai intaccata e il desiderio intermittente di voler essere ancora l’artefice del salvataggio della relazione.

E se invece penso di avere io stesso dei comportamenti tossici nella relazione? 
L’ideale sarebbe concentrarsi di più sui sentimenti dell’altra persona, ascoltare, confrontarsi, chiedere dei feedback, agire di conseguenza. Capire se stai sbagliando, e in che maniera. Ma non è così semplice: alcune credenze interiorizzate sono difficili da decostruire. Se credi che la gelosia sia sinonimo di amore, non è che da un giorno all’altro improvvisamente smetti di pensarlo. È un lavoro che devi fare su te stesso. 

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Alle volte, invece, si attuano dei comportamenti che non rientrano nemmeno nella nostra scala dei valori, ed è difficile ammetterlo. Le persone non sono in grado di riconoscere aspetti che non corrispondono all’idea che hanno di se stesse.

Quindi, nella pratica, sarebbe opportuno chiedere “Ci sono dei miei atteggiamenti che ti fanno star male?” e intraprendere un lavoro personale con uno specialista per elaborare questa presa di coscienza, che aprirà altre questioni irrisolte.

Prendiamo i casi gravissimi in cui avvengono abusi fisici: rientrano nel concetto di relazioni tossiche?
Una relazione con violenza è tossica, ergo una relazione tossica può comprendere abusi fisici. Questi sono casi in cui ancor di più è in gioco la propria incolumità, ed bene rivolgersi a un centro antiviolenza, dove si avrà supporto a 360 gradi—non solo a livello psicologico, ma in termini di sicurezza.

Possiamo dire però che tutte le relazioni tossiche implicano violenza psicologica—che si basa sulla svalutazione e gaslighting—e/o simbolica. La violenza simbolica è quella ‘istituzionalizzata’. Ti faccio un esempio: una mia paziente per questioni economiche ha continuato a convivere col suo ex, il quale solo dopo la rottura ha iniziato a occuparsi della faccende domestiche. Alla domanda “Perché non potevi farlo prima?”, lui le ha risposto: “Perché adesso siamo coinquilini, prima invece stavamo insieme e tu eri la donna della situazione.”

Come ci si riprende da una relazione tossica? 
C’è bisogno di tempo per elaborare la perdita della relazione che pensavamo di avere o avevamo addirittura idealizzato, ma anche per accettare di essere stati ‘complici’ di un rapporto dannoso e di non avere avuto le forze per tirarcene fuori velocemente. 

Si avrà il bisogno di distrarsi, del sostegno della propria rete sociale, senza pressioni o commenti inopportuni come “troverai la persona giusta, non ti preoccupare,” o “ti voglio presentare una persona”—perché quando sarà il momento lo deciderai tu. Inoltre, è opportuno eliminare i contatti con l’ex, o perlomeno limitarli perché spesso, specialmente se ci sono dei figli, non è possibile.

Con un paziente che arriva con un carico del genere si lavora spesso sull’autostima, sulla ricostruzione di sé, per capire che aver vissuto certe situazioni non ci rende delle persone deboli o sbagliate.

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