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Musica

Ascolta in anteprima Slow Light, il nuovo album di Sonambient

Ok che sta iniziando a piovere e abbiamo tutti bisogno di ambient, ma un po' di cassa dritta mica fa male ogni tanto, no?

"Slow Light è un disco nato di getto ma rifinito successivamente con pazienza e calma; mi sembra, e spero, che sia un passo in avanti per me per quanto riguarda cura del (mio) suono e produzione," spiega Sonambient quando gli chiedo che cosa significa per lui il suo nuovo LP. "È un disco fatto con in testa la musica "da ballare", che alla fine della giornata è la parte della musica elettronica che più continua a piacermi." E che dire, ha ragione━ad ascoltarlo, sembra di trovarsi di fronte a una sorta di via di mezzo tra l'elettronica più stramba e singhiozzante e la cassa da club. E la cosa è piuttosto piacevole. Potete ascoltare "Slow Light" per intero in anteprima qua sotto cliccando sulla copertina del disco. L'album uscirà ufficialmente lunedì 19 settembre per Megaphone Records, e potete scaricarlo gratuitamente il giorno dell'uscita iscrivendovi alla loro newsletter. Non è poi troppo sbatti, vero? Non lo è. Appena sotto l'embed trovate una mini-intervista con Sonambient in cui ci spiega come ha fatto a tirare fuori queste bombette di pezzi.

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Noisey: Come si pone quest'album nei confronti di Yonder, il tuo esordio? 
Sonambient: Yonder era costituito quasi completamente da brani e idee che avevo nell'hard disk da un po' di tempo tempo e che volevo assolutamente pubblicare, ma che non mi sembravano in linea con l'idea di disco che volevo fare. Inizialmente doveva essere una sorta di EP  o prologo a quello che è poi diventato Slow Light, anche se poi i piani sono cambiati.

Come hai lavorato a Slow Light, a livello pratico? Quali sono state le chiavi per trovare il suono dell'album?
La scintilla è stata uno splendido studio che due miei amici avevano a Torino, tre minuti a piedi da dove abitavo io: loro se ne dovevano andare per un paio di mesi e me l'hanno lasciato. Dentro c'era di tutto: 909, Virus, e un sacco di altre drum machine e synth, più un'acustica ottima. E due mesi per usare tutto questo. Mi sono divertito e nei due anni successivi ho rivisto e aggiustato i pezzi, tolti un paio aggiunti un paio, eccetera. A livello di suono volevo qualcosa di grezzo potente ed espressivo, come l'ultimo album di Martyn, Alex Banks, cose così.

L'elettronica ti ha accompagnato lungo tutta la tua crescita musicale o ci sei arrivato con il passare del tempo?
All'elettronica ci sono arrivato per frustrazione di non riuscire a portare avanti quello che volevo con i tanti gruppi con i quali ho suonato il basso, fondamentalmente. Ne ascoltavo già un po' ma in maniera casuale.. io arrivo dall'hip-hop, anche se ai tempi ascoltavo un po' di tutto. Da lì ho iniziato ad appassionarmici, e fondamentale in questo è stato il trasferirmi a Torino, dove l'esposizione a quei suoni era forte e piuttosto costante. Sia come concerti/serate/locali, sia come persone che hanno influenzato il mio modo di vedere e fare la musica.

Abbiamo descritto Torino come città-laboratorio: che cosa ne pensi? 
Non vivo più a Torino dall'inizio dell'anno scorso, sono tornato a Pordenone per un periodo e ora sono a Londra. Le città sono bestie multiformi difficili da descrivere in maniera univoca, ma l'articolo funziona in gran parte. Torino affascina e non lascia indifferenti, come ti dicevo per me è stata fondamentale, a livello umano e musicale, però ultimamente la sentivo un po' spenta, non mi sembrava avere più quell'energia di quando mi ci ero trasferito. Ma sono considerazioni personali, non vale certo per tutti. Penso rimanga una buona città in Italia per fare musica, per la quantità di persone di talento presenti, forse ci sono meno occasioni che in passato, ma non è un problema locale questo.

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