Quello della Dark Polo Gang a Bello Figo non è un dissing

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Quello della Dark Polo Gang a Bello Figo non è un dissing

Chiamare "N di merda" un'altra persona si chiama razzismo e, per quanto ci riguarda, non è accettabile.

Ieri pomeriggio la Dark Polo Gang era in treno per raggiungere Milano, dove ha partecipato ad un evento sponsorizzato da Nike e, nel corso delle circa tre ore che ci vogliono per arrivare da Roma a Milano è riuscita a dire una quantità di cazzate infinita.

Il video qua sopra è tratto dalla cronologia di Instagram Stories di Wayne e, con tutta probabilità, ad un certo punto verrà rimosso. Si tratta di clip da pochi secondi in cui Wayne e Tony Il Fantino accusano Bello Figo Gu di avergli fatto un qualche tipo di torto che, frugando tra i vari commenti e ascoltando i pareri (non verificati dell'internet) si configura nell'averli "pisciati" per una data a dicembre. Fin qui niente di strano, ma Tony decide che i motivi della decisione sgradita di Bello Figo Gu siano da cercare nel suo essere un "n**** di merda", per poi imitare il verso delle scimmie per comunicare con il rapper di Parma.

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Giusto per non farsi mancare niente, poco dopo Wayne decide di caricare sul suo profilo Instagram una foto (quella che vedete qui sopra) in cui ribadisce il concetto, questa volta in compagnia di Pyrex, autore dell'ultimo album pubblicato dalla Dark Polo Gang. Quel "NN veniamo dalle scimmie", per quanto qualcuno potrebbe dissentire, punta a segnare una linea di demarcazione tra loro ("i bianchi") e lui ("il n****"), colpevole di avergli "pisciato" una data del tour. Per quanto si tratti di un meme che hanno utilizzato già in precedenza (il senso è qualcosa del tipo "non veniamo dalle scimmie perché siamo alieni") il tempismo in questo caso è quantomeno poco opportuno.

Non si tratta di un dissing e non c'è nessun fine goliardico. Nonostante tutti i doppi standard a cui ci hanno abituato il rap e, più in generale, la cultura hip-hop (vedi: "ma no, io dico che schifo i froci, ma ho un sacco di amici gay" o "tu sei diverso da me tanto quanto lo è un disabile" o qualsiasi forma di sessismo generico) questa volta la Dark Polo Gang l'ha fatta fuori dal vaso. Il rap è un genere a cui viene perdonato tutto (qualcuno tempo fa, dopo lo scandalo che coinvolse Ten Walls, disse: "Ogni rapper è il Ten Walls del rap"). È vero, e per qualche motivo che ogni tanto è difficilissimo comprendere, riusciamo (come media) sempre a giustificare quei comportamenti, ma a tutto c'è un limite e questo con tutta probabilità sarà quel passettino oltre il limite. L'argomento meriterebbe una trattazione più ampia e una riflessione intransigente su tutti i comportamenti limiti che sono concessi al rap, ma nel frattempo è doveroso prendere le distanze da questo scivolone.

Noi stessi mentre scriviamo siamo molto combattuti per l'aver sempre tollerato (si passi di nuovo il termine) il doppio standard di cui sopra, ma non esiste gimmick, attitudine, personaggio o baracconata che ci permetta di vivere a cuor leggero due ragazzi bianchi di Roma che, a fronte di un progetto artistico che può entusiasmare o meno, si permettono di dare "del n**** di merda" a un altro ragazzo di Parma, il cui progetto artistico (paradossalmente) è ciò che di più fedelmente simile ha da offrire il panorama italiano. E, mentre attendiamo sviluppi sulla questione, per questa volta: bascini un cazzo. AGGIORNAMENTO, 16:54 La DPG ha postato un video di scuse in cui spiega le ragioni dell'accaduto. Ve lo riportiamo qua sotto.

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