Tom Hunter ha fotografato i rave itineranti nell'Europa degli anni Novanta

Tom Hunter ha passato gli anni Novanta in giro per l'Europa, a bordo di ambulanze riconvertite in camper. Prima che diventassero illegali, ha organizzato moltissimi rave e li ha documentati con la sua macchinetta fotografica.

Quest'anno ricorre il ventesimo anniversario del Criminal Justice and Public Order Act del 1994, la legge che ha reso di fatto illegali i rave su suolo inglese confinando la scena entro i confini di club e locali autorizzati. Per l'occasione, il fotografo Tom Hunter ha deciso di organizzare la mostra di "Le Crowbar", il suo progetto fotografico che documenta quegli anni, da lui passati a viaggiare per l'Europa a bordo di un convoglio di pullman, ambulanze e autobus riconvertiti, organizzando rave e festival improvvisati. 

Dopo essersi trasferito dal Dorset a Londra all'età di 15 anni e aver lavorato per un certo periodo come potatore presso i Royal Parks, Tom Hunter ha comprato un biglietto per l'America. È stato durante questo viaggio che ha scattato le sue prime foto anche se purtroppo, mi ha raccontato, "Quando sono tornato non ne era venuta nessuna. Doveva essersi rotta la lente o qualcosa del genere."

Nonostante questo è stato allora che ha deciso di voler diventare un fotografo. Così, nel 1991, si è iscritto a quello che allora era il London College of Printing. Durante il periodo che vi ha trascorso, Tom ha iniziato a frequentare il gruppo di squatter di Ellingfort Road, ad Hackney—una vivace comunità di viaggiatori, pullman trasformati in abitazioni e palazzi abbandonati che sarebbe diventata, nel 1994, il principale soggetto della sua tesi di laurea. 


Il soundsystem del Total Resistance.

Furono gli squat e i festival indipendenti che fiorivano intorno ad essi a introdurre Tom alla scena rave e a convincerlo, dopo aver incontrato i membri di famosi soudsystem come Spiral Tribe e Total Resistence, a fondare "Le Crowbar cafè", un bar vegetariano che ha seguito la scena rave per tutta l'Europa.

"La filosofia sottostante era molto improntata al fai da te," mi ha raccontato. "I DJ non avevano nomi d'arte, perché tutto ruotava intorno al rifiuto dell'ego e al non dover pagare i club per la musica. Tutti avevamo in comune l'amore per gli squat, per i festival liberi e per la musica indipendente." 

"Di solito venivamo accolti in modo positivo," ha continuato Tom. "Arrivavamo in un nuovo posto e la gente era abituata a pagare un sacco di soldi per andare alle serate nei club, ascoltare musica brutta e venire cacciati dai buttafuori. Noi suonavamo la musica che amavamo, facevamo entrare tutti gratis e gli consentivamo di suonare i loro dischi. La gente poteva arrivare e andarsene quando voleva, e poteva portarsi droghe e drink da casa. Tutto ciò non gli sembrava vero e noi andavamo avanti sull'onda di un entusiasmo sempre nuovo. In ogni città in cui arrivavamo andavamo al negozio di dischi locale, incontravamo gente e ascoltavamo i dischi più nuovi."

Nonostante avessero un'idea molto chiara del tipo di serate che volevano metter su, i rave non erano mai veramente organizzati. "Nessuno aveva un ruolo specifico," spiega Tom. "Se eri bravo a disegnare, abbozzavi un flyer, andavi in città, lo fotocopiavi e lo attaccavi in giro, mentre altri andavano a comprare birra o si procuravano dei generatori di corrente."


Uno dei pullman riconvertiti usati per viaggiare per l'Europa.

"Incontravamo membri delle scene underground di Francia, Spagna, Italia, Portogallo... la cosa ha iniziato semplicemente a diffondersi e a diventare sempre più grande. Era incredibilmente eccitante. Il mio bar restava aperto 24 ore al giorno per cinque giorni, dopodiché andavamo in un lago, dove c'erano sempre 20 o 30 persone che nuotavano e chiacchieravano."

Ma questi viaggi non erano solo feste e divertimento. "Le parti in cui viaggiavamo erano veramente noiose," racconta Tom. "In autostrada il pullman andava al massimo a 60 all'ora, e in Germania i camion non possono sorpassare in autostrada, così ci trovavamo spesso ad avere file di camionisti incazzati dietro di noi. Sì, il viaggio vero e proprio era veramente noioso, così come le ore che passavo al supermercato a comprare la roba da vendere al bar."

Con il tempo, la comunità ha iniziato a non essere più unita come una volta. Quando gli ho chiesto cosa fosse successo esattamente, Tom ha detto, "I ragazzi del soundsystem Total Resistence andarono in Turchia, attraversarono il Medio Oriente e arrivarono in India. Ma più o meno in quel periodo qualcuno alla polizia si accorse della nostra idea e decise che non andava bene. Non pagavamo le tasse, alcuni di noi spacciavano droga e i festival avevano iniziato ad attrarre grossi gruppi di ragazzi dalle case popolari di tutta Europa che pensavano fosse semplicemente tutto gratis per tutti. All'inizio eravamo una novità, ma poi si resero conto che le feste gratis toglievano soldi ai locali e iniziarono a lamentarsi. Successe quello che era già successo in Inghilterra—il Ministry of Sound e tutti questi grossi club iniziarono ad approfittarne. Volevano i loro soldi e li ottennero commercializzando la cosa."

"Dissero che [la scena] era esaltante e aumentarono l'interesse attorno ed essa, poi aprirono i loro club in cui suonavano la stessa musica, facevano pagare l'ingresso e avevano enormi buttafuori, e il tutto divenne normale. È stato in questo momento che le persone hanno iniziato a tornare in Inghilterra. D'estate è bellissimo, ma non puoi fare soldi organizzando quel tipo di cose in inverno. Ci fu un giro di vite da parte della polizia e tutto divenne strettamente controllato. È andata in modo simile all'esplosione del punk; tutta quell'energia non poteva durare in eterno. Ma finché è durata, è stato fantastico."
 

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Foto di Dave Fawcett

Foto di Dave Fawcett

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