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REPORT DAL PRIMAVERA, PARTE SECONDA - PRIMAVERA "SOCIAL"

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di it
8.6.11

Sono stato inviato dalla redazione di VICE Italia a Barcellona a controllare il livello organizzativo del Primavera Sound di Barcellona. Non ho problema alcuno ad ammetterlo: di musica non ne capisco un cazzo. Per adesso il miglior disco del 2011 per me è quello della figlia di Sting. No, per dire. Però sono espertissimo in organizzazione di Festival. Nel senso: essendo cresciuto a succhini Billy e concerti dove al massimo c'erano 78 persone, non sono mai stato a un festival del genere. Questo mi rende spettatore perfetto. Regala ai miei occhi quello stupore e quell'innocenza necessari per giudicare il Primavera nel suo lato non musicale.

Iniziamo sottolineando un dato molto importante: poche volte, ho visto così tanta figa in un sol posto. Il posto, per la cronaca, è il Parc del Fòrum. Parliamo di un enorme parco pubblico con vista sul mare, situato all'incrocio tra la Avenida Diagonal, la calle Taulat e la Rambla Prim. Sette palchi di diverse dimensioni—dal gigantesco San Miguel, al minuscolo Ray-Ban Unplugged, passando per il raccolto Jägermeister VICE—e grossi spazi dedicati alla ristorazione e al descanso. Ma questo è poco importante.

Si diceva della figa: ancora preservo nella mia mente e nel mio cuore l'immagine di squadroni di bellissime fanciulle che vagano per il Parc del Fòrum per raggiungere il tal concerto. Innamoramenti lampo in continuazione. Scariche di endorfine come se non ci fosse un domani. Una rassicurazione per le lettrici: lo stesso lo si può dire per i maschi. Non solo ve lo posso dire io, che da vero intellettuale sono osservatore imparziale della Bellezza, dunque in grado di riconoscerla ovunque, ma ve lo conferma anche la mia amica Marilena Matriciana. La ragazza, con me in tutti e tre i giorni di Festival, ha riscontrato un tasso altissimo di, cito testualmente: "figaccioni che limonerei volentieri". (Nessuno dei due è riuscito, non dico a limonare, ma manco a conoscere nessuno per tutto il periodo. Questo perché comunque eravamo lì per lavorare, mica per essere promiscui). Insomma, il dato importante è: al Primavera son tutti belli. Fatto dovuto immagino anche alle molteplici nazionalità del pubblico. Se è vero che la maggior parte è iberica, non mancano tanti italiani, inglesi, franciosi e biondisismi scandinavi.

Un altro dato che mi preme sottolineare è l'impossibilità, una volta entrati, di cibarsi correttamente. All'interno del parco, c'è una zona piuttosto ampia dedicata al cibo e alle birrette, dove sarete liberissimi di comprarvi le peggio schifezze a prezzi piuttosto folli. Volete una confezione di Pad Thai al pollo in quei cartoni che si vedono solo nei telefilm americani a soli 7 euro? Un hamburger che in confronto quel del baracchino sotto il Ponte della Ghisolfa sembra cucinato da Gordon Ramsey? Un Hot Dog allo schifo? Qui c'è tutto e di più.

Per i beveraggi, salutiamo quei pover'uomini che si aggiravano per il Festival con una sorta di Jet Pack caricato sulle spalle. Il loro scopo era venderti per la modica cifra di soli 9 euro un bicchierazzo di plastica colmo di birra, che dopo mezzo minuto era totalmente sgasato. Il trucco per bere a sufficienza senza dover poi firmare delle cambiali, è quello di farsi amico uno dei 342694 baristi e poi, mentre questo è intento a prepararvi un cocktail, urlargli in fazza: "CARIGADOOOOOOOOOOOOOOOOO!". Funziona, fidatevi. Marilena Matriciana, che è molto più brava di me a fare colpo sui baristi, con questo semplice escamotage è riuscita a bere senza cristo.

Incredibile come vengano rispettati gli orari: se sul programma c'è scritto che i Pere Ubu iniziano alle 21,15, alle 21,14 sono già sul palco. Una cosa che a me fa impazzire. Io, che sono il capo mondiale dei babbi, in Italia vado ai concerti all'orario segnalato sul sito/flyer/affiché. E aspetto le ore. Se diciamo che una cosa inizia alle 22,30, partirà serenamente alle 01,34. Qui no, è TUTTO di rara e commovente puntualità. Altro dato bizzarro: la quasi totale assenza di innervositi addetti alla security. Se escludiamo quelli all'ingresso, che ti controllano la borsa e ti rubano il tappo della tua bottiglietta di plastica, ne ho visti veramente molto pochi. Questo perché, nonostante ci sia un casino di gente, tutto è talmente ben organizzato che nulla succede. Quindi non c'è necessità di palestrati cocainomani che ti minacciano, che ne so, perché stai ballando forte.

Unica pecca, se posso, la zona chill-out: un pratino finto di una 12 di metri quadrati ad essere generosi, abbellita da cusicinoni morbidoni, per 100,000 persone mi sembra decisamente poco. Ma lo dico per voi poveri comuni mortali: grazie all'accredito che mi ha pagato VICE io avevo a disposizione una zona mega vip dove c'erano delle sdraie comodissime con vista mare, dove i cocktails costavano la metà e dove tutti erano belli come delle divinità azteche. Così almeno mi hanno detto. Io non sono stato in grado di trovarla.

FEDERICO BERNOCCHI

Il report dal Primavera prosegue domani con un'intervista agli A Classic Education, una delle due band italiane presenti al festival.