L'ultima piaga di internet: il culto del contenuto virale negativo

"Un assassino uccide, un ladro ruba, ma non sai mai cosa aspettarti da un BUGIARDO." Frasi di questo tipo spopolano sui social network, e sono una forma di clickbait che dice molto della nostra generazione.

|
02 settembre 2015, 10:23am

Cose che ti fanno pensare. Foto via

GANGSTER OFFICIAL PAGE

"Quando il passato chiama, metti la segreteria. Non ha niente di nuovo da dire."

"Un assassino uccide, un ladro ruba, ma non sai mai cosa aspettarti da un BUGIARDO."

"Dolce come lo zucchero, dura come il ghiaccio. La prima volta mi fai male, la seconda ti uccido."

Probabilmente li avrete visti anche voi, questi bizzarri meme che girano su Facebook e portano messaggi pseudo-ispirazionali, pseudo-filosofici e passivo-aggressivi scritti sopra foto di tramonti o di coppie sotto la pioggia. È difficile ricordarvi quando avete cominciato a vederli—li aveva postati qualcuno con cui siete andati a scuola e che ora ha un altro cognome? O magari l'ex di vostro cugino, che vi ha aggiunti dopo avervi conosciuti di sfuggita a un funerale?—ma se è andata come è andata a me, non c'è modo di evitarli.

Questi status, immagini e altri contenuti tristi condivisibili sono tutti sintomi di una nuova retorica della paranoia, un grande discorso disilluso che continua a fare proseliti. Si trovano ovunque sulla vostra bacheca di Facebook e sulle vostre timeline di Twitter e Instagram, seminati come post-it, e sono brutti, stupidi, isterici, incredibilmente banali—eppure ne sono incredibilmente affascinato.

Non ricordo la prima volta che mi sono fatto coinvolgere da questo fenomeno. Forse è stato in un momento in cui non sapevo che fare e scorrevo compulsivamente tra i profili dei miei vecchi compagni di classe; oppure è capitato quando mi sono ritrovato a guardare su Facebook le pagine dedicate ai protagonisti degli ultimi casi di cronaca nera. O forse è che sono semplicemente ovunque, ed è inevitabile ritrovarseli davanti se si passano anche solo dieci minuti al giorno sui social.

Questa forma di negatività condivisa è un fenomeno a cui ancora non è stato dato un nome. Non è un format usato dai grandi gruppi editoriali online. Non viene monetizzato. Ma è comunque qualcosa di pervasivo e immediatamente riconoscibile, e molte delle immagini di questa epidemia hanno in comune solo una cosa: sono citazioni prive di attribuzione, perle di saggezza che non vengono da nessun posto, motti che nessuno ha mai fatto suoi.

Questi messaggi sembrano avere una diffusione e una pervasività che trascende quella di qualsiasi altro contenuto virale sponsorizzato. Puoi spendere centinaia di migliaia di euro per avere come testimonial del tuo prodotto atleti di fama mondiale o musicisti famosi, ma un'immagine con scritto "Tutti sanno come amare, ma pochi sanno come amare la stessa persona per sempre" può raggiungere il doppio del risultato, e senza i noiosi scambi di mail e le riunioni per decidere la strategia comunicativa.

Nonostante la loro natura intrinsecamente irritante, questi post sono riusciti a ossessionarmi. Ho passato ore a spulciare gli archivi e le pagine collegate a quelle che li diffondevano, trovando rabbia e ancora rabbia. Ce ne sono talmente tanti, e con così tanti mi piace, che è quasi impossibile rintracciare il paziente zero, la pagina da cui è partito tutto. Dopo aver passato diverse notti a immergermi nei loro strani codici, ho notato che queste pagine sono di diversi tipi. Le più diffuse sono quelle sentimentali, romantiche e sdolcinate, come "I can never forget u bcoz I love u." Questa pagina piace a tre milioni di persone. Per mettere in prospettiva questo dato: il Guardian ha quattro milioni di mi piace.

In apparenza, sembrano sostenere un'idea di romanticismo vecchia scuola, che sembra far presa sulle persone che si ritrovano impegnate in una relazione seria cominciata in età giovanile e vogliono rinfacciarlo alle masse tristi e sole, con le loro app d'incontri e le loro malattie veneree. Di solito contengono foto di neonati che si fanno coccolare, foto virate in seppia di mani senza volto che si accarezzano, donne con vestiti eleganti sedute su rocce, panchine di parchi in autunno.

Roba così:

Immagine via

Amore a distanza

Queste immagini cominciano a diventare efficaci quando al sentimentalismo di base si aggiunge un fondo di aggressività e cattiveria, che si concentra soprattutto su due nemici mitologici: il traditore e lo sfruttatore. In mezzo a tutte le varie carinerie, si trovano cose come, "È brutto capire di aver rifiutato altre persone per quella che ti ha fatto sprecare il tuo tempo," oppure, "La tua ragazza è stupenda e fedele, perché provarci con le altre? È come buttare via un diamante per un sasso."

Queste pagine fanno dell'insultare i traditori la loro ragione di vita. Sono fiere della loro tolleranza zero nei confronti del tradimento; è la cosa che sembra unirle tutte. Chiunque abbia limonato da ubriaco a un festival o abbia ricevuto un messaggio ambiguo su Facebook finisce intrappolato nella fila degli "sporchi bastardi traditori," e viene disprezzato dalle migliaia di persone che condividono l'immagine.

La stessa cosa vale per le persone single, che sono viste o come dei pazzi patetici o come dei mostri incapaci di amare. Queste immagini rifiutano ogni tipo di relazione che non consista nell'incontrare la persona giusta e non lasciarla mai, perché l'amore è un colpo di fulmine e dura per sempre

Immagine via Fidarsi è bene non fidarsi è meglio

Il secondo tipo di post ha meno a che fare con le relazioni e più con la gestione della propria cerchia di amici. Si possono trovare moltissimi esempi di questo tipo su "Spirit Science" (7.6 milioni di mi piace). La pagina è dedicata principalmente alla scienza di nicchia, ma rivela un altro volto in dichiarazioni come, "Alle volte ti trovi costretto a rinunciare alle persone, non perché non ti interessano, ma perché a loro non interessa di te" o "Alcune persone sono come le nuvole: quando spariscono, la giornata è più bella."

Questo tipo di post trasmette un messaggio molto chiaro: quello che la tua cerchia di amici non sia formata da persone con cui condividi interessi e rapporti, ma che sia in realtà una rete complessa di stronzi in mezzo alla quale devi muoverti con attenzione oppure morire, piena delle peggiori personalità che il mondo possa offrire: bugiardi, falsi, arrampicatori sociali, stronzi, bastardi, invidiosi, reietti, troie, persone ambigue e traditrici.

Ovviamente, è possibile vedere tutto questo come qualcosa di divertente e catartico—come un modo di vendicarsi delle persone che ci fregano tutti i giorni. Questo tipo di linguaggio, però, non si manifesta solo in queste immagini, ma anche nel modo in cui molti di noi parlano tra loro online. Ho perso il conto delle volte in cui ho visto qualche lontano conoscente o ex compagno di scuola pubblicare status come, "Arriva il giorno in cui capisci chi sono i tuoi veri amici", "Bello sapere chi c'è per te e chi no" e cose del genere.

Volete perdere ancora di più la fiducia nella vostra specie? Cercate l'hashtag "whore" su Twitter. Troverete migliaia di persone apparentemente normali che parlano delle proprie vite nel modo più candidamente orribile che io riesca a immaginare. Funziona anche con "fake," "cheat" e tutti quei termini con cui regolarmente ci sbraniamo online.

Immagine via

Ridi e condividi

È imbarazzante, irritante e deprimente che una forma di espressione umana—almeno all'interno di una certa parte della società—sia ridotta a un flusso infinito di banalità amare. Ma soprattutto, è triste vivere in un mondo in cui questo tipo di pensiero è considerato accettabile e non è visto non dico come sociopatico ma nemmeno come inusuale.

Un mondo in cui non è strano comportarsi come se tutte le persone intorno a noi avessero dei secondi fini, come se i nostri appetiti sessuali fossero immorali e le persone che scelgono di rimanere single fossero patetiche; un mondo in cui ognuno di noi si considera tanto importante da doversi guardare le spalle contro congiure nei suoi confronti. Un mondo in cui siamo tutti protagonisti di un Grande Fratello. Come se tutti fossimo così importanti da avere—come le celebrità—una schiera di hater determinati a odiarci qualsiasi cosa facciamo.

A differenza dei post in sé, le persone che li condividono non sono stupide, patetiche o cattive. Almeno, io credo che siano solo vittime di uno spiacevole tipo di clickbait: la viralità negativa. Si tratta di un modo di generare traffico sfruttando le nostre paure invece che facendoci ridere o mostrandoci qualcosa che non abbiamo mai visto.

Gli esseri umani sono creature fragili, che cercano di farsi strada all'interno di un mondo ostile per un periodo di tempo di cui non conoscono la durata. Nel 2015 abbiamo solo una paura, molto più grande di tutte le altre: quella di essere rifiutati. La nostra più grande paura è quella di morire da soli, e questi post giocano proprio su questo aspetto. Adescano le persone nei loro momenti peggiori, dopo che sono state lasciate o che sono state tradite da un amico, e gli offrono solidarietà sotto forma di parole aggressive rivolte alla fonte del loro malessere. Cliccare "mi piace" ad una di queste immagini non sembra un atto particolarmente violento, ma le immagini stesse sono colpevoli di perpetrare questa mentalità che tutti noi stiamo assorbendo sempre più.

Gli esseri umani sbagliano. Per cui è molto probabile che chiunque condivide o mette mi piace a questi post abbia commesso le stesse identiche cose contro cui si scagliano questi post. Si spera che dopo aver capito che ognuno di noi è spaventato, inutile e problematico come tutti gli altri ci lasceremo tutto questo alle spalle, destinandolo all'oblio di internet.

Segui Clive su Twitter: @thugclive