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Cosa ho imparato dopo aver passato dieci giorni nella darknet

Su VICE abbiamo già parlato delle vicende legate al dark web, mentre qui presentiamo il punto di vista di chi, non avendo mai visitato questa parte della rete, decide di farlo per la prima volta.

di Lucía Lijtmaer
10 luglio 2015, 8:09am

Fotogramma dal film

Open Windows

Così come deep web e dark web non sono la stessa cosa, anche l'immagine che emerge di questi due mondi––uno parte dell'altro––è spesso diversa dalla realtà e condizionata da stereotipi. Su VICE abbiamo già parlato delle vicende legate al dark web, mentre qui presentiamo il punto di vista di chi, non avendo mai visitato questa parte della rete, decide di farlo per la prima volta.

Giorno 1

Sono le sei di mattina e nel mezzo dell'oscurità mi copro con la trapunta. Sono nel mio letto, e l'oscurità non è solamente metaforica. Davanti a me ho un computer con quattro finestre aperte.

- Ciao
(silenzio)

- Ci sei?
(silenzio)

Sto parlando da sola. Mi muovo e tocco la tastiera.

La persona che mi deve portare nel dark web mi ha lasciato da sola proprio ora. Ho paura. Mi sento come nella frontiera tra Francia e Germania nel 1943, con il salvacondotto in mano. Come la bambina in Poltergeist davanti al televisore. Ci sono così tante metafore in grado di spiegare la mia situazione che potrei andare avanti all'infinito. Di certo c'è che l'abbandono è totale. A., il mio assistente in questa fase di passaggio, mi ha seguita pazientemente su Skype per ore. Entrare nelle profondità della rete, la rete libera dalla vigilanza che tutti conosciamo, non è semplice. Ovvio.

Ho seguito le indicazioni di A. e mi sono scaricata i protocolli e le chiavi per creare indirizzi elettronici criptati che facilitassero l'operazione. Francamente, non saprei spiegare come funzionano, né so a cosa serva di preciso ogni singolo passaggio che ho compiuto. Obbedisco semplicemente, con la paura con la quale la gente come me accetta le politiche imprenditoriali dei social network, disposta a vendere i reni e il nome del mio primo figlio per poter pubblicare le foto dei gattini online. Da fuori, il dark web (che è una parte del deep web, che a sua volta è tutta l'area del web non indicizzata dai motori di ricerca) è collegato alla pedofilia, al traffico di armi e alla compravendita di droga, e presentato come un mercato nero pericolosissimo.

Effettivamente, tutta questa parte del web si tiene al di fuori del sistema della legalità. È illegale connettersi a un sistema in cui succedono tutte queste cose? Di per sé, no. Il deep web offre semplicemente protocolli non criptati di navigazione, senza vigilanza. Tenendo conto delle ultime notizie––tanto quelle dei nudi delle celebrità come la frivolezza con la quale sono state rivelate fonti segrete che prima erano protette con la massima sicurezza––la privacy è diventata qualcosa di ambito ma difficilmente ottenibile: proprio quando la desideri maggiormente, ti scappa più facilmente che mai. L'industria tecnologica offre vari modi per simulare questa privacy, ma non siamo effettivamente sicuri di essere sempre e comunque tutelati.

Finalmente entro, e accedo al primo contenuto dell'inquietante rete. O dio santo, di fronte agli occhi mi appare la visione di uno spaventoso annuncio di un ombretto.

Giorno 2

Anche se nel nostro immaginario si tratta di un covo oscuro in cui si risolvono i segreti dell'universo, in realtà questa parte dell'internet somiglia abbastanza all'internet degli anni Novanta. È come se il contenuto non fosse organizzato secondo i criteri di un motore di ricerca onnipotente, e non ci sono i domini che conosciamo. Devi fidarti di interminabili liste di link che fanno il lavoro per te. Sembra di stare su internet prima di Google così come lo conosciamo: lunghi link, assenza di grafica e molti forum strani.

Questo preambolo può spiegare perché la prima cosa che vedo è una modella che si trucca. Sono entrata nel motore di ricerca di TOR, la cui interfaccia ricorda quella della cooperativa di verdura vicino casa mia, e accedo allo "Intel Exchange Forum", in cui si danno informazioni sulle "attività illegali, energie alternative, teorie del complotto e hackeraggio." Clicco su un link. Si apre un video preceduto dalla pubblicità––e qui l'ombretto––che mi spiega come usare "Intel" in maniera più sicura. Il mio primo mito cade: per molti aspetti il dark web è uno specchio dell'internet che conosciamo.

Provo un altro link dal titolo: "Beneath VT". Promette di rivelare passaggi e segreti, ma in realtà si tratta di un sito che fornisce informazioni sul sistema dei tunnel di ventilazione dell'Università della Virginia. Si vede che alla gente piace attraversarli la notte, e in "Beneath VT" offrono una mappa dei percorsi e delle escursioni migliori. C'è anche un calendario per andare in gruppo e passare insieme una serata tra i tunnel di ventilazione. Continuo a cercare tra i link e partecipo a un intercambio di archivi musicali. Subito, come se fosse proprio la mia personale madeleine di Proust, ritorno nell'era del p2p. Per assicurarmi che si tratti solamente di musica ho l'opzione di scaricare le hit di artisti come Lolishit o Bloody Vomit Bukkake.

Giorno 7

Il progetto finlandese Ahmia in favore della trasparenza dei dati e dei diritti umani digitali ha indicizzato i siti Tor nascosti, e ha creato a sua volta un software che garantisce l'anonimato in rete, un diritto fondamentale per il progetto. Quello che Ahmia ha scoperto non è piacevole: la destinazione più popolare è un sito di revenge porn, Pinkmeth, dove gli utenti pubblicano materiale esplicito riguardante terzi senza il loro consenso. Praticamente il sito più popolare di questa parte della rete è un servizio che umilia le donne nel modo più classico: "guardate che troia che era la mia ex". I servizi che seguono nella classifica fanno onore a un lato meno conosciuto e più umano: il forum di Anonymous, l'elenco Hidden Wiki––che memorizza e aggiorna una lista di altri siti nascosti, un servizio immancabile nel deep web––e il forum IntelExchange.

Decido di visitare Pinkmeth. La navigazione è più lenta di quella a cui siamo abituati, e l'attesa mi corrode. Poi si apre il sito. Eccomi qua: in una specie di airbnb che al posto delle case ha decine di ragazze nude. Vedo Katie, di Cincinnati, in Ohio, nuda. Sotto, i commenti: l'utente 8RgvaTwY: "brutta", l'utente h0dhEMUM: "me la scopavo", e, il più pungente: spxG8nA "Queste sono le mie foto. Questo è il mio nome. Non le ho caricate io e mi piacerebbe che VENISSERO TOLTE." Per un millesimo di secondo mi chiedo se il commento sia vero o sia stato fatto per scaldare i visitatori. Nel profilo di Shayla, di Leeds, gli utenti cercano di convincere gli altri a caricare una foto intima di Shayla sul suo profilo Facebook che usa per lavoro. La cosa più sorprendente e spaventosa è che Pinkmeth era sull'internet che conosciamo, almeno fino a quando hanno cominciato ad apparirci foto di persone famose. Benvenuti nelle fogne.

Giorno 10

In questi giorni, dopo che ho cominciato a familiarizzare con l'ambiente, ho imparato un po' di cose. Per esempio:

1. Molte pagine non si caricano direttamente, devi copiare il link e incollarlo nel browser.
2. Il modo migliore per cercare qualcosa fuori da Tor è tramite DuckDuckGo, un browser che non traccia gli utenti.
3. È pieno di gente sola.

Per certi versi, questa parte della rete è diventata quello che erano i forum nei decenni scorsi. Vuoi parlare del modo migliore per scaricarti un film? Vuoi ascoltare musica con licenze condivise? Mi basta un frullato di proteine e qualcuno che mi parla di realtà virtuale per farmi sentire al Sonar. Al Sonar del 1996.

Per contrastare questa sensazione devo parlare con qualcuno, così vado su Torbook, il Facebook della rete Tor. Il social network è una replica esatta di Facebook, fatta eccezione per alcuni dettagli: il sito ti avvisa quando qualcuno visita il tuo profilo. A parte questo, scopro che qua la gente ha un gusto ossessivo per il gotico. Gli sfondi di molti profili sono neri e pieni di pizzi. Gli avatar hanno le facce bianche, e le labbra rosse sangue. Decido di guardarmi un profilo con la maschera di Anonymous, che si chiama "Books 4 The Underround". Libri! Credo che potremmo andare d'accordo. La bacheca è pubblica, e mi accorgo che comprende tutte foto di ragazze in bikini. E che l'utente le usa per masturbarsi.

Giorno 15

Adesso finalmente conosco le regole e traggo una conclusione: mi trovo in una sorta di specchio, alle volte oscuro, alle volte funzionale, del meglio e del peggio. C'è chi lavora per il bene comune, condividendo nei forum codici volti a far avanzare l'umanità. Queste persone agiscono come guardiani delle istituzioni e delle corporation, migliorando le infrastrutture. L'attivismo qui è diffuso e senza gerarchia: le informazioni vengono condivise perché, semplicemente, è così che ha sempre funzionato.

E poi, c'è tutto il resto: i servizi paralegali o direttamente illegali che ti offrono cose che prima venivano offerte con il passaparola. Certo, risulta molto più crudo leggere una pagina con su scritto quanto costa la vita di una persona che sentire la frase "conosco qualcuno che conosce qualcuno," però non cambia poi molto: il mondo può essere un posto freddo e crudele.

E parte innegabile del problema sta in chi fa passare il messaggio. L'ignoranza dei mezzi di comunicazione e l'analfabetismo tecnologico hanno creato due fenomeni: la sopravvalutazione del nerd che opera in una rete parallela e la sua stigmatizzazione. La logica dice che questo dipende dai casi che hanno attirato su di sé l'attenzione: i mercati di compravendita della droga come Silk Road, Evolution o Agora, la rivelazione di numeri di carte di credito o la pubblicazione di foto di nudo di persone famose fanno sì che il grande pubblico pensi automaticamente che la rete sia sporca e illegale. In parte è vero.

Al di là di questo, tutto è aneddotica: il twitter di Tor, il Cafè al Final de la Galaxia (il bar ai confini della galassia), dove la gente si riunisce per discutere qualsiasi cosa, e i social network per le persone asociali... tutto questo continuerà ad attrarre l'interesse pubblico, mentre il deep web mantiene il suo mito di pericolosità e spionaggio industriale. Per lo più il deep web è, per il 90 percento, un luogo di memorizzazione di dati che non sono pubblici perché, appunto, sono privati. E poi c'è il dark web.

In fondo, molto in fondo, il deep web è mainstream e nessuno lo sa perché nessuno va a vedere realmente cosa c'è. Ma questo non viene detto chiaramente, e la stampa ne parla come fa Sandra Bullock in The Net: un luogo di delinquenti che ti spiano semplicemente perché possono farlo. L'unica cosa che mi sono dimenticata di verificare è che non avrei dovuto passare tutto questo tempo di fila a navigare nelle darknet.

Lucía Lijtmaer ha scritto il libro 'Quiero los secretos del Pentágono y los quiero ahora' (Capitán Swing).

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