La rivoluzione dei punti esclamativi

L’obiettivo del 9 dicembre è decisamente ambizioso: cambiare tutto e mandare tutti a casa, per sempre. Al secondo giorno di insurrezione, ecco una cronaca di quanto accaduto.

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dic 10 2013, 9:30am

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“Er Paese dei balocchi”, come l’ha definito il cantore della Rivoluzione Miguel Cris, si risveglia nelle prime ore del 9 dicembre intirizzito dal freddo e pronto all’appuntamento con la Storia. L’obiettivo della giornata è decisamente ambizioso: cambiare tutto e mandare tutti a casa—per sempre. 

Le prime avvisaglie dell’insurrezione generalizzata si verificano nella notte tra l’8 e 9 dicembre sulle strade della Penisola. A Conegliano, provincia di Treviso, i militanti del Movimento Idea Sociale (partito d’estrema destra fondato nel 2004 da Pino Rauti) compiono un audace blitz al casello autostradale Treviso Nord. Il motto è categorico: “Lo stato sociale non si tocca”; il nemico sempre lo stesso: “l’usura di Stato per mano di Equitalia.” A Roma, invece, cinque militanti di Forza Nuova sfidano l’oscurità e battono il Grande Raccordo Anulare alla ricerca del presidio del #9dicembre—peccato che non esista alcun presidio sul Gra. I cinque, in compenso, si beccano una sanzione per “attraversamento pedonale di area autostradale.”

Qualche rivoluzionario, invece, arriva un po’ troppo presto rispetto alle altre truppe. Succede a Milano,



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e a Caserta, dove un utente segnala al Comitato Nazionale per la Rivoluzione 9 dicembre questo angosciante status: “Qui a Caserta Sud sono solo.... con otto volanti, a Caserta Nord ero solo con quattro volanti ora il dubbio è certezza..... sono l'unico ITALIANO a Caserta..” 

La solitudine del rivoluzionario.

La mattina le cose vanno un po’ meglio. Nel Nordest gli autotrasportatori bloccano qualche casello (specialmente a Vicenza) e creano disagi alla circolazione; vengono occupati i binari di alcune stazioni ferroviarie; e le piazze, su tutte Torino, si riempiono. Ma la censura predisposta dagli apparati masso-mediatici e da Mario Monti è pronta a far calare la mannaia del NWO. 

Il sito delle Autostrade oscura le webcam per impedire al Popolo di vedere quello che sta succedendo veramente.

Fortunatamente la Rivoluzione ha il suo Organo Ufficiale: uno streaming su YouTube coordinato da "Lo Sai?”, senza alcun dubbio i campioni nazionali dell’ipercomplottismo isterico dell’Internet. Verso metà mattinata gli speaker intervistano Mariano Ferro, leader dei Forconi, che prima dice di essere “molto amareggiato” per il fallimento delle iniziative in Sicilia, poi dichiara che “ora nell’Isola vige uno Stato di Polizia.”

Il “terrorismo mediatico” miete le sue vittime soprattutto nei piccoli centri. A Taranto serpeggia la delusione: un utente scrive che “qui è una giornata come tante altre” e poi aggiunge “VERGOGNA”. A Viterbo il presidio chiude mestamente per mancanza di persone, e a San Benedetto del Tronto ci sono più punti esclamativi che manifestanti. 


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In Puglia è un completo disastro.

A Lecce la Rivoluzione è costretta a fermarsi a un chilometro dall’Ipercoop. 

A Fiorano Modenese, paese di 16mila anime, solo un uomo ha il coraggio di scagliarsi contro il Sistema e di ammanettarsi con il filo del telefono per denunciare la “dittatura europea”. 


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A Cosenza, invece, i manifestanti si divertono a trascinare sull’erba un registratore di cassa contro il quale abbaia un cane. Il tutto ovviamente viene postato su Facebook:

 

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Ci sono anche i primi successi. A Nichelino (Torino), i rivoltosi espugnano la Bastiglia locale—ossia il Carrefour.

L’adesione alla protesta non viene solo dalla ggente comune: anche i vip sono della partita. La trasmissione radiofonica “Lo Zoo di 105” soffia sul fuoco della rivoluzione dai social network: “sta iniziando ragazzi... sta iniziando.”

 

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Rosy Dilettuso, vincitrice della prima edizione dell’indimenticabile La Pupa e il Secchione, annuncia serafica: “Pressidio in spostamento verso Rho”. 

La protesta intanto inizia inequivocabilmente a tingersi di nero (non che ci fossero molto dubbi). A Forlì, ad esempio:

A Roma, in piazzale dei Partigiani, qualcuno improvvisa comizi con un megafono su cui campeggia l’adesivo “Zippo libero”, un chiaro riferimento a Alberto Palladino, militante di CasaPound condannato in primo grado per il pestaggio di tre militanti del PD. Per sgomberare il campo da ogni equivoco a un certo punto si mette a parlare Simone Di Stefano, vicepresidente dei fascisti del terzo millennio. 

CasaPound è presente anche al presidio di Lamezia.

Sempre in mattinata, un pugno di neofascisti del Movimento Sociale Europeo blocca la Cristoforo Colombo all’altezza della redazione de La Repubblica, quotidiano definito “simbolo della disinformazione diffusa dal sistema, della dittatura mass-mediatica e del controllo delle menti da parte del potere.”

In Veneto, l’account Twitter di Forza Nuova Bassano dice essere presente al #9dicembre per lanciare un messaggio contro "il regime della partitocrazia e plutocrazia".

La situazione più interessante è sicuramente quella di Torino. Diversi utenti riportano che i manifestanti insultano i negozianti che hanno deciso di rimanere aperti e cercano di convincerli ad abbassare le serrande. La composizione della piazza è eterogena e non facilissima da decifrare. C’è un po’ di tutto: giovani, studenti, ultras, lavoratori, disoccupati, gente comune e—naturalmente—fascisti. 

Verso mezzogiorno iniziano degli scontri piuttosto duri tra manifestanti e polizia: i primi fanno partire una fitta sassaiola; i secondi lanciano parecchi lacrimogeni. Il gas invade la centralissima Piazza Castello.
 


Le tensioni vanno avanti per un bel po’. La situazione si calma definitivamente quando si verifica quello che indubbiamente è l’Evento della “Rivoluzione” del 9 dicembre: i poliziotti si tolgono il casco e sono osannati dalla folla.

Da quel preciso istante sui social network si diffonde la convinzione che la polizia si sia unita alla causa rivoluzionaria, ed è un tripudio inarrestabile di Poliziotti Che Si Tolgono Il Casco Per Il Popolo. Un video in particolare, che riprende una scena analoga accaduta qualche ora prima sempre a Torino, invade ogni anfratto del web italiano. 

A Genova gli agenti arrivano a togliersi il casco “in segno di solidarietà”, come titola un giornale online. A Rho (Milano) pare che i poliziotti, accompagnati dai cori dei manifestanti, si mettano addirittura a guidare il corteo.

Circolano anche immagini che dovrebbero dimostrare come ormai il Popolo abbia sconfitto la Kasta grazie ai Reparti Mobili della Polizia di Stato:

Da notare come il poliziotto non tenga in mano nessun cartello.


L’impazzimento collettivo è alimentato anche da Beppe Grillo, che ieri ha rilanciato più volte i video (“i tg non ve lo faranno vedere!”) e stamattina ha invitato i vertici della polizia a ordinare “ai vostri ragazzi di togliersi il casco e di fraternizzare con i cittadini.” Gli speaker della diretta streaming, che infilano discorsi sul signoraggio ogni due minuti, esultano: “la polizia è dei nostri, quindi stiamo tranquilli.” La Questura di Torino specifica in un comunicato che gli agenti si sono tolti il casco perché “erano venute meno le esigenze operative che ne avevano imposto l'utilizzo. Il gesto non è riconducibile ad alcuna forma di condivisione della protesta.”

Ma nemmeno la smentita dell’esistenza di una Polizia Rivoluzionaria in sintonia con i manifestanti è sufficiente a placare gli animi.


Il sindacato di polizia Siulp, a differenza della Questura di Torino, emette un comunicato in cui elogia gli agenti che “in modo professionale e coraggiosamente hanno detto simbolicamente basta alla lontananza della politica governativa e dei palazzi del potere rispetto ai danni che stanno producendo contro le famiglie e i lavoratori di questo paese.” Insomma, il segnale dei caschi “sia da monito ai palazzi del potere, alle caste, al governo ma anche a tutti i violenti e i professionisti del disordine.”


Il frame del ricongiungimento tra i Poliziotti Del Popolo e Laggente si è imposto definitivamente, e la Rivoluzione si è praticamente compiuta nell’arco di qualche ora. Restano solo un altro paio di cosucce reazionarie da fare, e queste incombenze ce le spiega limpidamente la pagina Facebook Catena Umana Attorno Al Parlamento Italiano”:

 

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La caduta del Governo è data praticamente per scontata, come evidenzia questo messaggio dotato di una sontuosa tipografia:

I presidi e la mobilitazione dovrebbero continuare anche i prossimi giorni, fino all’obiettivo finale: l’annientamento della Kasta. 


Il prossimo Presidente del Consiglio. La foto viene da Lavello, Potenza. Anche stavolta la citazione di Pertini non è, ovviamente, di Pertini. Via.

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Nel capitolo precedente:


Il 9 dicembre inizia la rivoluzione italiana

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