Pubblicità
Nel frattempo ci sono ancora tre inchieste sul caso Eternit. I pm Raffaele Guariniello e Granfranco Colace ne hanno appena chiusa una, accusando Schmidheiny dell'"omicidio volontario" di 256 persone con l'aggravante dei motivi abietti (la volontà di profitto) e del mezzo insidioso, ossia l'amianto.
Pubblicità
Alberto Prunetti: Lo sgambetto era atteso. Ricordo che, per il secondo grado a Torino, un anno fa mi sono ritrovato nel mezzo di una manifestazione gioiosa. A Roma, invece, di fronte al Palazzaccio si percepiva l'ansia, mitigata dalla presenza di tanti attivisti arrivati da ogni parte del mondo per portare solidarietà e affetto alla gente di Casale Monferrato.Al peggio ci si aspettava che cadesse il dolo, o che bisognasse ripartire dal secondo grado. Non un colpo di spugna come questo che irride la giustizia: colpevole però prescritto. Insomma l'ansia ha lasciato il posto all'incredulità attorno alle 14.30, quando è giunta la richiesta del procuratore generale. Poi col buio è esplosa la rabbia e sono cadute le lacrime. Ma ieri a Casale i familiari delle vittime erano già in strada per rilanciare il guanto della sfida. Loro non si sono mai tirati indietro.
Pubblicità
Casale è il caso esemplare di una comunità in lotta. La gente ha socializzato i propri lutti, si è costruita una famiglia allargata che si sostiene nella resistenza contro la nocività industriale, attraverso grandi momenti di testimonianza, di lotta e di convivialità. Casale è descritta spesso come un posto amareggiato, la "capitale del lutto e dell'amianto". In realtà è la città che ha resistito all'amianto e i casalesi sono persone con una grande voglia di vivere e di lottare.Tu stesso hai un legame con Casale Monferrato. Nel libro dici di essere "nato sotto il segno dell'amianto," e tuo padre all'inizio degli anni Settanta aveva iniziato a lavorare a Casale Monferrato, cioè in quella che definisci il "simbolo del genocidio dei lavoratori." Che consapevolezza c'era del rischio, all'epoca?
Il mio legame con Casale è strano. Ci sono stato la prima volta nel ventre di mia madre, prima di nascere. Mio padre lavorava alla raffineria Maura, a cinque minuti da Casale Monferrato. Oggi la raffineria è chiusa ed è stata smantellata. Da allora per tornare a Casale ci ho messo 40 anni. Ma forse è per questo che mi sono subito sentito a casa. Oppure è così perché i casalesi sono molto ospitali con chi cammina assieme a loro: ti fanno sentire subito parte della comunità.
Pubblicità
Per il profitto. Per continuare a far soldi. Hanno tentato di attutire il senso di pericolosità dell'amianto. È provato, sta nelle carte processuali e nelle motivazioni delle sentenze dei primi due gradi di giudizio: il fatto che sia prescritto non implica che non sia stato provato. Negli anni Settanta venivano spediti medici prezzolati nei convegni accademici per sostenere che quello dell'amianto era un rischio con cui i lavoratori potevano convivere. Ovviamente non era vero.Nel tuo libro parli anche dell'iter giudiziario che hai dovuto sostenere per far riconoscere che tuo padre aveva ricevuto un'esposizione all'amianto superiore alla "norma di legge." Avete ottenuto qualcosa di vagamente simile alla "giustizia"?
È stata una beffa, una beffa totale, anche nel mio caso. Io non ho neanche potuto intentare una causa penale o il riconoscimento del danno perché appunto il fallimento proteggeva l'azienda in cui mio padre aveva lavorato. Con mia madre abbiamo richiesto allora il riconoscimento dell'esposizione professionale all'amianto. Mio padre ha tentato un paio di volte di ottenere il riconoscimento dell'esposizione professionale per andare in pensione anticipata: era invecchiato molto rapidamente. Gliel'hanno negato.
Pubblicità
L'affermazione di Schimidheiny non ha senso. O forse sì, dipende dai punti di vista. Diciamo che l'Italia è il primo paese che è riuscito a portare alla sbarra un capitalista accusato di un disastro industriale. Il problema è che in Cassazione hanno sollevato la sbarra e l'hanno fatto passare.Quanto alle responsabilità di questo disastro, c'è di tutto: ispettori del lavoro che non facevano il loro lavoro, sindacati che difendevano i padroni invece di difendere gli operai, medici che propagavano la morbilità guardando da un'altra parte, politici pagati per fregarsene. La storia dell'Italia del boom economico è anche questo.
Pubblicità
Oggi tutti, a partire dal premier, si sbracciano a dire che è una vergogna, che bisogna riformare la giurisprudenza, eccettera. Ma prima della sentenza nessuno parlava del caso Eternit, c'era un silenzio assordante attorno alla gente di Casale. E infatti noi il colpaccio ce lo aspettavamo. Invece di sbracciarsi a giochi fatti, non era meglio svegliarsi prima, esprimere la solidarietà e far sentire il peso delle istituzioni? Anche solo un messaggio per far capire alla Cassazione che gli sguardi del paese erano puntati su di loro.Invece, silenzio prima e poi sbracciarsi dopo. Oggi politici, scrittori e opinionisti son tutti lì a parlare della Eternit: ma chi li ha mai visti a Casale, a Rubiera, a Bagnoli o a Bari? Dov'erano quando Pesce e Pondrano dell'Associazione familiari delle vittime chiedevano l'aiuto e il sostegno delle istituzioni? Speriamo che siano conseguenti e che questo aiuto arrivi adesso. Oppure il loro è solo un giochetto che serve a mettersi in tasca e capitalizzare la rabbia della gente di Casale e l'indignazione dei cittadini comuni?
Ancora 33.600 siti contaminati. Ecco una mappa sull' — Jacopo Ottaviani (@jackottaviani)November 21, 2014
Pubblicità
Secondo me no. E il problema diventerà devastante nei prossimi anni. Si fa poco per rimuovere l'amianto dalle nostre case. Nessuno parla di bonificare, di incentivare pratiche di microsmaltimento per manufatti in amianto di facile rimozione.Il problema è che non si muore sul colpo e la distanza temporale tra esposizione, inalazione della fibra e diagnosi del tumore può arrivare a 30 anni, anche di più. Così nessuno si preoccupa, sebbene i casi stiano aumentando in maniera esponenziale. E mentre l'asbestosi e il tumore polmonare colpiscono perlopiù i lavoratori, mi pare di capire da alcuni riscontri che il mesotelioma stia colpendo una popolazione sempre più giovane.Quest'estate a Casale è morta una donna di 35 anni, e sempre nel Monferrato è venuta a mancare qualche giorno fa una ragazza di 28 anni. Hanno inalato la fibra da bambine. E intendiamoci: quello dell'amianto non è un problema solo piemontese. Le scuole italiane in tutto il territorio nazionale hanno un problema grave con l'amianto. Sono stati censiti più di duemila istituti scolastici che espongono i loro studenti alla fibra assassina. Non voglio creare allarmismi facili ma qua nessuno si preoccupa davvero di quel che sta accadendo. Più che riformare la giustizia, il governo dovrebbe bonificare immediatamente tutte le scuole dall'amianto, prima di ogni altra cosa.Una delle frasi che hanno più colpito nel corso dell'ultima udienza in cassazione è quella del sostituto procuratore, che nel dover chiedere l'applicazione della prescrizione ha detto che in questo caso "diritto e giustizia vanno su strade opposte." Ecco: ci sarà mai giustizia per i lavoratori morti per l'amianto?
Non lo so. La giustizia mi sa che dobbiamo conquistarla dal basso, perché dall'alto non te la danno mica. Se la gente di Casale avesse voluto i soldi del miliardario della Eternit, lui era pronto a darli. Dov'e il problema? Ne ha fatti così tanti con l'amianto.Ma se uno rifiuta i soldi perché vuole la giustizia allora è un altro paio di maniche. Perché la giustizia dovrebbe arrivare prima ancora di entrare in un tribunale. La giustizia sociale è non morire sul posto di lavoro, ad esempio. Eppure in Italia muoiono ogni giorno tre lavoratori, soprattutto nell'edilizia o nelle campagne. La giustizia verrà insomma se sapremo chiederla e costruirla da basso. Non è la sentenza ma è la strada che facciamo per pretenderla.Segui Leonardo su Twitter: @captblicero
