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Una giornata di preghiere, politica e shopping selvaggio di gadget al Meeting annuale di Comunione e Liberazione.
21.8.13

Se c'è un posto dov'è più facile percepire quanto Dio ti odi, questo è il Meeting annuale di Comunione e Liberazione.

Non c'è neanche bisogno di essere ferventi anticlericali per avere paura di venire immediatamente inceneriti varcando gli ingressi, basta avere spirito di osservazione: il Meeting per l'Amicizia fra i Popoli è alla sua trentaduesima edizione, registra circa 800.000 presenze ogni anno ed è percepito dai partecipanti con l'entusiasmo e l'abnegazione di una squadra olimpionica cinese. Migliaia di giovani e sorridenti volontari approdano a Rimini già dalla settimana precedente il Meeting e fanno da tappeto umano per l'organizzazione imponente, che prevede una settimana di incontri a tema, proiezioni cinematografiche, partite di calcio, ristoranti regionali, birrerie, piscine, messe, giochi e via dicendo. Probabilmente la mia puzza di estranea è così forte da avermi formato intorno un’aura viola da pubblicità progresso contro l’AIDS, perché fino al momento in cui non raggiungo la sala stampa e il mio tesserino vengo fermata di continuo da membri dello staff, che vogliono sapere con insistenza da cavallette cosa mai devo farmene di tutte queste foto.

Tuttavia c’è una cosa di cui mi accorgo nel momento stesso in cui entro: giovani. Siamo abituati a rinfrancarci pensando che uno dei problemi più gravi per la chiesa cattolica sia il crescente disinteresse delle giovani generazioni e questo è il primo montante ciellino: per quanto si voglia girare per l'immensa struttura non si vedrà neanche un appartenente a qualche ordine, sono rare anche le gang di anziani.

Nulla ha l’aspetto folkloristico solito di molte manifestazioni a tema spirituale: niente statuine e magliette di Madonne piangenti a ogni angolo, niente gadget di Padre Pio e gagliardetti del Crocifisso. È tutto molto più simile a una convention aziendale affetta da elefantiasi, con centinaia di stand commerciali che si susseguono negli ampi corridoi, aree fast food e mostre con visite guidate. Non fosse per le dimensioni e la massiccia presenza poliziottesca, la si direbbe una domenica pomeriggio in un ipermercato.

Quello che manca però, di una domenica al centro commerciale, è la frustrazione generalizzata. Le file chilometriche per qualsiasi cosa sono ordinate, scorrevoli, i volontari al lavoro da giorni sorridono radiosi e sudati, si affaccendano in giro con l’operosità di un alveare imbevuto di meth. Nel frattempo i visitatori obbedienti seguono il percorso consigliato, scattano foto ricordo e comprano souvenir ufficiali del Meeting.

È chiaramente una delle gite scolastiche più divertenti a cui abbiano partecipato.

Tuttavia l’attività preferita di molti sembra essere sdraiarsi nella hall principale guardandosi sul megaschermo, ripresi in tempo reale dall’edizione regionale del tg Rai.

Mi avvio verso l’auditorium principale sforzandomi di schivare le copie di Avvenire distribuite pressoché in ogni angolo dove si possa poggiare lo sguardo e supero lo schieramento di volontari e forze dell’ordine necessario per arrivare nell’area riservata alla stampa e ai migliori amici di CL. Sono qui da meno di un’ora e mi hanno già dato tutto il necessario per rifondare Comunione e Liberazione nel caso questo posto andasse a fuoco e io fossi l’unica sopravvissuta: i manuali, le spillette, le penne, i magneti.

Il Meeting di quest'anno si apre con un intervento del Premier—sfortunatamente per me la messa benedetta dal Papa più amato in assoluto dai giornalisti italiani c’è già stata stamattina—preceduto da un video messaggio del Capo dello Stato, ma non è una novità. Al primo meeting, nel 1980, l’ospite d’onore era Andreotti insieme a dei dissidenti russi, si chiaccherò del più e del meno, Unione Sovietica e resistenza al comunismo.

Lo spazio è pieno fino a scoppiare, ma lo stesso non si sente un urlo o una lamentela.

Letta mantiene uno sguardo corrucciato e fisso su un punto a media distanza per l’intera durata dell’intervento e il pubblico premia la posa virile con applausi scroscianti.

Non che sia particolarmente difficile farsi applaudire al Meeting.

In questa bella sala, negli anni, si è applaudito fragorosamente un po' tutti: Spadolini, Fanfani, Cossiga, Berlusconi, Prodi, Berlinguer, Emma Bonino, Monti. Rapida come un tic all'occhio e con una sensibilità politica da sette chili in sette giorni Comunione e Liberazione ha sostanzialmente appoggiato e interagito con ogni singolo governo dal dopoguerra. È onestamente difficile capire chi sia politicamente vicino a CL dato che lo sono tutti, ma l'ovattato passaggio da Pdl a Monti e infine a Letta non l'hanno notato in pochi.  Politicamente questo è un momento così importante che c’è chi dice che il governo Monti sia sostanzialmente nato qui, al Meeting del 2011.

Mentre i fotografi aspettano Letta e fotografano altri fotografi che riprendono il podio vuoto tutti cazzeggiano e stringono mani, ma vengono improvvisamente interrotti. Un muggito si alza dalla folla, seguito da applausi scroscianti e grida di sostegno. L’eroe del giorno è appena entrato in sala, per la gioia di tutti.

Ma l'effetto da personaggio famoso di Formigoni dura poco, nel corso della settimana ci saranno tutti qui, da Alfano alla Gelmini a eurodeputati stranieri. I ciellini sono abituati a vedere i potenti che vengono a levarsi il cappello al Meeting, è uno dei motivi per cui l’umorismo non li tange. Oltre al fatto che sono stati scelti da Dio, chiaramente.

L'unico assente è stato quello più evidente, probabilmente perché non è stato un caso.

Matteo Renzi ci ha tenuto in diversissime occasioni a specificare la sua lontananza da CL e a disperdere le voci sempre più insistenti su finanziamenti alla sua campagna elettorale provenienti da ambienti ciellini. Sostiene di venire dall’Agesci (gli scout), che suona molto più sfigato e rassicurante. Però nel frattempo il suo factotum Carrai è in odore di Opus Dei e Compagnia delle Opere e da Comunione e Liberazione fanno sapere quanto sarebbero felici, di assistere a delle primarie fra Renzi e Letta: due uomini moderni, capaci e giovani, in grado di rompere con le consuetudini meschine della vecchia politica.

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È sempre bello, vedere il nuovo che avanza.

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