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Storia del cane che per anni ha terrorizzato un quartiere milanese

Qualche anno fa, il caso del dogo argentino che ha terrorizzato il mio quartiere uccidendo due cani e ferendo i loro padroni è finito su tutti i giornali. Questa è la sua storia, dopo che oggi è stato "riabilitato".

di Mattia Salvia
22 settembre 2016, 9:15am

Un dogo argentino che non è Nox. Foto


via Flickr.

Questa mattina, quando ho aperto il sito del Corriere, ci ho trovato un articolo che mi ha fatto tornare alla mente una storia di qualche anno fa, che pensavo di aver dimenticato ma che in realtà avevo solo archiviato in qualche angolo nascosto del mio cervello: l'epopea di Nox, il "dogo argentino killer", il "terrore di Bonola," il cane che per anni ha turbato la quiete del quartiere periferico fatto di palazzoni e giardini pubblici in cui abito.

"Ritrova la libertà Nox, il dogo argentino che aveva terrorizzato il quartiere Bonola," titola l'articolo. E poi: "Per otto anni ha terrorizzato un intero quartiere. Visti i suoi 'precedenti' ha rischiato di essere soppresso, ma ha avuto la fortuna di trovare chi è riuscito a rieducarlo."

Anni fa, lo incontravo spesso col suo padrone quando portavo il mio chihuahua al parchetto di via Quarenghi, un rettangolo d'erba recintato con delle panchine dove tutti i padroni del quartiere portano i loro cani.

Già allora, prima che Nox si conquistasse il soprannome e finisse per occupare più volte le pagine della cronaca locale, lo osservavo con una certa preoccupazione—sia per le differenze di razza e di stazza tra un dogo argentino e un chihuahua, sia perché Nox stava senza guinzaglio né museruola e sembrava sempre sul punto di saltare alla gola degli altri cani, sia perché il suo padrone non faceva nulla per contenere la sua aggressività. E infatti, per sicurezza, quando lo vedevo arrivare al parco per i cani rimettevo il guinzaglio al mio chihuahua e mi allontanavo. I fatti che si sono svolti in quello stesso parchetto hanno poi dimostrato che facevo bene a preoccuparmi.


Alcuni titoli di giornale sulla vicenda. Collage mio

Era il 2011. Ad agosto Nox—che stando a un vecchio articolo del Corriere aveva già dato problemi ed era "già noto ai servizi veterinari come cane morsicatore."—aveva azzannato e ucciso un altro cane, ferendo anche la padrona quando questa aveva cercato di soccorrerlo. Dopo l'accaduto, cane e padrone se n'erano andati senza che nessuno gli dicesse nulla.

In seguito all'incidente, la proprietaria del cane ucciso aveva denunciato il proprietario di Nox e la ASL aveva emesso un'ordinanza che lo obbligava a presentarsi al canile per sottoporre il cane alla profilassi contro la rabbia, a dieci giorni sotto osservazione obbligatoria e all'uso di museruola e guinzaglio. Il padrone aveva ignorato tutte queste disposizioni. "Se [non] lo avesse fatto," scrive la giornalista del Corriere Paola d'Amico, "Nox non avrebbe ucciso una seconda volta."

Solo qualche mese dopo, nel novembre 2011, si era ripetuta la stessa scena, sempre nel parchetto dei cani di via Quarenghi. Il cane Nox si era avventato contro un altro cane, gli era saltato al collo e l'aveva ucciso, dopodiché si era rivoltato contro il padrone che cercava di proteggerlo. Anche in questo caso, incredibilmente, il padrone di Nox e il suo cane erano riusciti andarsene via senza che nessuno glielo impedisse—perché ormai il cane faceva paura un po' a tutti.

Dopo questo secondo incidente al caso era stata dedicata una massiccia copertura da parte della stampa locale e nazionale, soprattutto del Corriere della Sera. Evidentemente funzionava mediaticamente. Nel frattempo, nel giro di dieci giorni c'era stato un terzo caso di aggressione, sempre al parchetto di via Quarenghi, stavolta ai danni del padrone di un cane. Ma soprattutto, finalmente, il padrone di Nox era stato denunciato ed era stato disposto il sequestro del cane.

Ho visto poche operazioni di polizia più massicce nel mio quartiere: iniziata all'alba, quella per catturare Nox era durata cinque ore, coinvolgendo delle unità cinofile appostate sotto casa del proprietario del cane e una lunga trattativa con quest'ultimo, che aveva accolto la polizia con insulti e minacce. Il giorno dopo sull'edizione locale del Corriere della Sera era comparsa una gallery con tutte le foto dell'operazione, come se fosse stata un'azione antiterrorismo.

Un articolo sul cartaceo del Corriere della Sera sulla riabilitazione del cane Nox. Grab via

"A vederlo, a leggere come si è comportato quando l'hanno 'arrestato', a sentire quanto dichiara chi l'ha visitato, Nox non si direbbe pazzo," scriveva il Corriere, "i sospetti cadono su chi sta dall'altra parte del guinzaglio (...). La squadra inviata ad arrestarlo ha passato ore a gestire non Nox, ma 'il proprietario sconvolto e i suoi problemi'."

Nei giorni successivi alla cattura di Nox, l'attenzione sul caso non era calata. Ormai seguivo la vicenda con assiduità per cui non mi ero perso nemmeno una puntata: né la gallery di foto, né le varie ricostruzioni né la lettera di Daniele Mazzini, l'istruttore cinofilo della polizia locale che si era occupato della cattura del cane.

"Quello che posso dire di Nox come individuo è che, con buona probabilità, il suo sistema affettivo e relazionale è rimasto chiuso ermeticamente in un senso unico nella direzione 'padrone-cane' forse dalla sua nascita. È probabile quindi che ad ogni inserimento, anche solo spaziale, di altri elementi in detto sistema lo destabilizzasse portandolo a 'parlare' attraverso l'unico vocabolario comunicativo a lui conosciuto: l'aggressività," scriveva Mazzini.

A suo dire, se Nox era così aggressivo la causa andava ricercata nel modo in cui era stato educato e gestito dal padrone. "La sensazione che ho avuto in quei momenti, per i comportamenti, le parole e i contenuti di queste spesso deliranti, è stata quella dell'assoluta inconsapevolezza del proprietario del cane del danno sociale che le sue azioni avevano procurato. Sembrava infatti che il suo sistema relazionale escludesse tutto ciò che non aveva a che fare con se stesso ed il suo cane."

Ovviamente all'epoca tutti quelli che stavano seguendo la vicenda pensavano che sarebbe finita in un solo modo: con la soppressione del cane. Sembrava una prospettiva talmente certa che quando ho ritirato fuori la cosa con alcuni miei amici questi sono rimasti sorpresi, perché pensavano che alla fine fosse stato ucciso. E invece no.

Il cane Nox oggi. Grab


via

Dopo la cattura Nox era stato portato in canile. Ci era arrivato con il bollino rosso che contrassegna gli animali pericolosi ed era rimasto per diversi giorni sotto osservazione da parte dei veterinari. Gli esperti che avevano valutato le sue condizioni non avevano trovato "elementi necessari per sopprimerlo." Così, tra la restituzione al padrone, la soppressione del cane o l'adozione da parte del canile, il giudice aveva deciso per quest'ultima opzione.

Dopo quasi cinque anni in canile, dov'è stato seguito da degli addestratori che gli hanno insegnato di nuovo a socializzare, il "terrore di Bonola" è stato adottato da un'operatrice della struttura. Ormai è un cane vecchio e pacifico. "Tre anni e mezzo fa, al canile mi fu assegnato il suo padiglione," ha raccontato la nuova padrona alla stampa. "Nox ci ha messo sei mesi per decidere che potevamo essere amici. Un giorno ho avuto come la sensazione che il suo sguardo fosse cambiato. Mi sono affezionata a lui." Così ha deciso di fargli vivere i suoi ultimi anni fuori dal canile.

Nel frattempo, nel 2013 il suo padrone è stato condannato con il rito abbreviato a quattro mesi di reclusione e 20 giorni di arresto, oltre che a pagare 11mila euro di risarcimento alla ASL per le minacce che aveva rivolto a un veterinario che aveva cercato di eseguire l'ordinanza di obbligo di museruola e guinzaglio per il cane.

Qualche mese dopo i fatti, il mio chihuahua è stato investito da un auto. Il parchetto per cani di via Quarenghi è ancora lì ma io ho smesso di frequentarlo. Non ho più visto Nox né il suo ex padrone.

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