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Vice Blog

Ho ucciso il ratto di Banksy

30.11.09

Molto tempo fa vivevo in un vecchio magazzino londinese con un tizio che si chiamava Steve—un personaggio del tutto opinabile con un bel cocktail di malattie mentali. Steve ed io eravamo entrambi squattrinati; io lavoravo a tempo pieno per una rispettabile marca d'abbigliamento ma con una paga misera a dispetto di quel marasma di PR, vendite e marketing che facevo, mentre Steve era solo un cazzone che tutto sommato si meritava di stare al verde. Fuori dal nostro palazzo, vicino al portone, c'era un graffito: un ratto di Banksy. L'opera più famosa di Banksy, quella che sta su tutti i bei libri da tavolino e che ogni giorno attrae turisti alternativi che accorrono a fotografarla. Mi piaceva quel ratto. Mi faceva sorridere ogni mattina, quando uscivo di casa.

Una notte venne a trovarci lo spacciatore di Steve. Anche lui era una specie di collezionista d'arte. Sniffando bamba o qualche cazzo di farina allungata con la candeggina, cominciò a raccontare a Steve e a me quanto valesse quel ratto che stava sul muro del nostro palazzo. Poi ci disse che se fossimo riusciti a toglierlo da lì in un pezzo unico, avrebbe potuto venderlo per "circa 50.000 sterline". E ora penso: Cazzo, potrei viverci per un sacco di tempo con tutti quei soldi. Potrei essere una di quelle persone a cui vengono tranciate le mani dalla stampante che esplode in ufficio e ricevono un bel malloppo come risarcimento, con la sola differenza che non avrei bisogno di fottermi le mani: devo solo tradire ed essere una pessima persona. In quel momento suonava bene.

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Lo spacciatore se ne andò e Steve ed io discutemmo del problema morale. "Beh, dai, sono sicuro che Banksy stesso sarebbe d'accordo, perché è come se lo stessimo preservando, vendendolo ad un mercante d'arte e robe così." Lo guardai, e tutti e due sapevamo che stavo mentendo.

 
Un tizio a caso di nome Jim vicino al ratto, via Flickr. La gente amava il ratto.

Decidemmo che avevamo bisogno di un muratore esperto per sopravvivere alla situazione e valutare se fosse stato possibile anche solo provare a rimuovere il ratto in un perfetto pezzo unico. Lasciai Steve a cercare il muratore, visto che io ero quello più occupato essendo l'unico con un lavoro. La sera tornai a casa e trovai un polacco nel nostro appartamento. Aveva una di quelle facce spaventose che non rivelano l'età: poteva avere fra i 20 o i 50 anni, per quel che ne sapevo. Sembrava fosse ubriaco e puzzolente, ma non mi avvicinai abbastanza per verificare, perché ho l'olfatto molto sviluppato e quell'atto probabilmente mi avrebbe gremato le narici.

Mentre il polacco mi passava accanto o giù per le scale, l'unico attrezzo che riuscivo a vedere era un secchio rosso di plastica, e mi preoccupai un po'. Chiesi a Steve cosa stesse succedendo e lui mi rispose che aveva dato al tizio con successo dettagliate istruzioni di quello che doveva fare. "Quindi parla inglese?", chiesi. Forza, devo controllare. Steve mi assicurò di sì con un'irritante voce compiaciuta. Stava al computer cercando di apparire quello tutto impegnato, orgoglioso del fatto di aver trovato, secondo lui, "Il Muratore" che faceva al caso nostro. Disse che stava cercando Banksy, ma sapevo che era su Myspace.

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Mi sedetti per mangiare e sentii qualcosa che mi fece schizzare fuori di casa. Fu orribile. Ovviamente niente che assomigliasse ad un'opera d'arte che veniva rimossa delicatamente da una parete. Vidi il muratore alcolizzato che scalpellava il ratto in piccoli pezzetti via dalla parete, giù nel secchio. Era rimasta solo la testa. Ciò che restava della famosa pietra miliare erano delle schegge di pietra e pittura in un secchio. Gli urlai di fermarsi e lui fece qualche grugnito che mi dimostrò quanto non sapesse l'inglese. Volevo piangere, ma non lo feci, gli dissi solo di appiccicare dei fogli sul resto della testa del ratto e vaffanculo. Portai dentro il secchio, cullandolo come se i cocci del graffito fossero le ceneri di un parente. E in un certo senso era così.

Non riuscivo a respirare. Pensavo di essere sul punto di un attacco epilettico (soffro davvero di epilessia). Non riesco a ricordare cos'è successo esattamente, ma dopo un po' Steve venne su con la testa del ratto in un pezzo unico, cosa che mi fece incazzare di brutto perché era effettivamente un processo molto facile, staccare il graffito tutto d'un pezzo.

Non ci dicemmo nulla. Lasciai il secchio rosso della colpa e del dolore nell'angolo del salotto, presi del valium e me ne andai a dormire.

Il giorno dopo arrivai a lavoro trovando un sacco di mail d'odio da tutti quelli che avevano assistito alla catastrofe. Cose come: "Vivo di fronte a te e ho visto il tuo coinquilino versare i rimasugli del ratto di Banksy in un secchio. Che cazzo avete, brutti coglioni, era una pietra miliare della città." Apparentemente tutti i miei dati erano disponibili online grazie alla casa di moda per cui lavoro.

Risposi alle prime due, cercando di spiegare che era stato solo un incidente, ma più mi inondavano la casella, più ci rinunciavo. La sera tornai a casa e scoprii che Steve si era ubriacato e aveva ridipinto il buco della parete.

I giorni passavano e il secchio era ancora nell'angolo perseguitandoci come se avessimo un cadavere che non avevamo ancora seppellito. Ero molto bravo ad ignorarlo perché ho un vero talento nel rimuovere i brutti ricordi. Passarono altri giorni. Steve alla fine trovò un vassoio, della sabbia ed elaborò un piano per ricomporre il ratto—tipo un archeologo che deve mappare le ossa di un dinosauro, e io ero il suo assistente. Alla fine eravamo solo un cazzone fallito e un modaiolo fallito che avevano fatto una cosa terribile.

Trascorsi tutto il weekend davanti alla scatola di sabbia cercando e ricercando almeno due pezzi che collimassero. Ma ogni volta che infilavo la mano dentro allo stupido secchio rosso, i pezzi sembravano sempre più piccoli e sbriciolosi. Sapevo che presto sarebbero diventati una pila di polvere—come i miei patetici sogni di una vita lussuosa alla faccia dell'arte.

JACK RATKILLER