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I movimenti hanno assediato il centro di Roma

Ieri a Roma, a sei mesi dal corteo del 19 ottobre 2013, c'è stata una nuova mobilitazione dei movimenti antagonisti—la prima esplicitamente rivolta contro il governo Renzi.
Leonardo Bianchi
Rome, IT
13.4.14

Foto di Riccardo De Luca.

La mobilitazione dei movimenti antagonisti riparte da Porta Pia, lo stesso luogo in cui era finito il corteo del 19 ottobre 2013. In questi sei mesi è saltato un governo e Matteo Renzi ha scalzato Enrico Letta (che ora tiene un corso su “Europa e populismi” a Parigi) con un colpo di mano interno al PD; non sono cambiate, però, le ragioni di fondo del malcontento. Anzi: con l’aggiunta del Jobs Act e del Piano Casa, sono probabilmente aumentate.

La giornata del 12 aprile 2014 si apre con la notizia di “80 giovani fermati dalla polizia” in piazzale del Verano per possesso di bastoni e oggetti “pericolosi”. Poco dopo l’uscita dell’agenzia, però, da un account Twitter dei movimenti parte la smentita: i fermati “sono in piazza con noi.”

L’assembramento a Porta Pia, intanto, si gonfia lentamente. Dal camioncino posto in testa al corteo si ripercorre la settimana di fermento a Roma (con occupazioni di stabili abbandonati e sgomberi) e si spiegano i motivi della protesta—la prima esplicitamente rivolta contro il governo Renzi.

La piazza, la cui composizione è stimata tra le dodicimila e le ventimila persone, comincia a muoversi alle tre e mezza passate, in netto ritardo sulla tabella di marcia. Mentre ci si avvicina a piazza Fiume, sulla mia destra scorgo uno striscione dei Carc (Comitati di appoggio alla Resistenza Comunista) appeso a un albero. Il testo recita: “Il socialismo è il futuro dell’umanità.”

Il corteo, controllato a vista da un imponente dispositivo delle forze dell’ordine, si snoda in Via Piave al grido di “lotta dura senza paura” e approda in via XX settembre, dove si trova la sede del Ministero dell’Economia, uno degli obiettivi dell’“assedio” di ieri. A differenza del 19 ottobre, però, l’edificio non è presidiato dalle forze dell’ordine: a “proteggerlo” c’è solo una specie di impalcatura in compensato.

I manifestanti “sanzionano” il palazzo con un fitto lancio di uova e arance. Per qualche istante volano anche insulti, qualche gavettone e bottigliette di acqua all’indirizzo dei giornalisti, che si erano assiepati sotto il Ministero per riprendere gli ortaggi caduti a terra.

Arrivati in una piazza Barberini piena di turisti inconsapevoli e sbigottiti, si entra ufficialmente nella Zona Calda della manifestazione. Un gruppo di manifestanti si stacca dal grosso del corteo e si dirige in via Veneto per “assediare” il Ministero del Lavoro. Il tratto di strada (che era previsto nella mappa originaria del percorso ad anello) è sbarrato da diversi autoblindi e da un cordone di polizia in assetto antisommossa.

I manifestanti lanciano uova, petardi e bottiglie contro le forze dell’ordine, che in un primo momento si limitano ad incassare. Nelle retrovie, intanto, gruppi di dimostranti calano cappucci, occhiali e maschere antigas sul volto; molti iniziano anche a indossare dei k-way blu, che mai prima d’oggi avevo visto in una manifestazione italiana.

Lo strano stallo dura una ventina di minuti. Mi guardo attorno e noto che praticamente non ci sono vie di fuga, e il rischio imbuto con conseguente schiacciamento è piuttosto alto. C’è un apparente calma, ma si tratta di una stasi nervosa, illusoria, incerta. Ci vuole solo qualche secondo perché l’atmosfera cambi brutalmente.

La prima linea dei manifestanti avanza di qualche metro, intensificando il lancio di oggetti: vengono scaricati addosso alla polizia razzi, bombe carta, fumogeni e anche qualche fuoco d’artificio. Le forze dell’ordine reagiscono con un fitto lancio di lacrimogeni e una prima carica piuttosto violenta che incontra pochissima resistenza da parte dei manifestanti.

La piazza arretra, ondeggia e sbanda pericolosamente per tutta via Veneto, che si svuota rapidamente sotto i colpi delle forze dell'ordine. I marciapiedi sono completamente intasati, e all’interno degli hotel turisti e inservienti osservano la scena. I dimostranti incappucciati cercano di serrare i ranghi—invano—all’altezza della fine di via Veneto e l’imbocco di piazza Barberini.

La seconda carica della polizia, accompagnata da un altro lancio di lacrimogeni, esonda in piazza Barberini e via del Tritone e non lascia scampo: tutti sono travolti, nessuno escluso—incappucciati, manifestanti pacifici, famiglie, passanti. È il panico più totale: la folla corre alla rinfusa, ondeggia, tossisce e grida.

Mi copro il volto per smorzare gli effetti dei lacrimogeni e nel frattempo cerco di evitare di finire investito dalla calca. Davanti a me una signora di mezza età frana a terra e viene soccorsa da altri manifestanti. Nel caos generalizzato mi imbatto anche in una madre che strappa letteralmente suo figlio dal passeggino e si rifugia, in lacrime e con il respiro affannoso, in una viuzza limitrofa poco prima di essere sopraffatta dalla ressa.

Dietro, intanto, le “tute blu” (già ribattezzate dalla stampa generalista “blu-bloc”) si svestono lungo tutta via del Tritone e raggiungono a fatica il traforo Umberto I. La polizia usa i manganelli in modo indiscriminato, aprendo teste e fermando chiunque gli capiti a tiro.

Diverse persone cadono, vengono prese dalla polizia, sono travolte dalla folla in fuga e rimangono a terra—compresa la coppia di ragazzi che è già diventata il simbolo della giornata.

Riesco a rifugiarmi per il rotto della cuffia in una stradina (anch’essa presidiata dalla polizia) in attesa che si calmino le acque. L’aria è ancora pregna di gas lacrimogeno e dell’odore acre dei fumogeni, e le sirene delle camionette di polizia e dell’ambulanza si mescolano alle urla della piazza. Se queste sono “cariche di alleggerimento”, come le ha definite il capo della polizia Alessandro Pansa, davvero non riesco a immaginare che conseguenze possa avere una carica vera e propria.

Passata l’ondata di violenza risalgo via del Tritone, che in venti, lunghissimi minuti si è trasformata in un campo di battaglia con sangue, scarpe, sciarpe e oggetti vari disseminati alla rinfusa sull’asfalto. In quel momento in piazza comincia a circolare la voce secondo cui avrebbero “staccato”—o, a seconda delle versioni, "amputato"—la mano a un manifestante.

In seguito si verrà a sapere che la vittima è Juan Zabaleta, un 47enne di origini peruviane che vive con la famiglia in uno stabile occupato in via Prenestina. Il ferimento è avvenuto in via Veneto, al culmine degli scontri: probabilmente il manifestante stava lanciando un petardo che nella confusione gli è scoppiato in mano, spappolandogliela.

Da lì in poi in poi la manifestazione è praticamente finita. Il corteo si ricompatta in via Nazionale—dove si trova la Banca d’Italia, altro obiettivo della protesta—attraversa piazza della Repubblica, passa a Castro Pretorio sotto l’ambasciata tedesca presidiata da tre enormi blindati della polizia e defluisce definitivamente a Porta Pia, sotto il monumento del Bersagliere.

C’è una certa stanchezza nell’aria, e le mazzate in via Veneto hanno indubbiamente lasciato dei segni—non solo fisici. Il bilancio della giornata è stato pesante: i feriti si contano a decine sia tra le forze dell’ordine che tra i manifestanti (di cui uno grave), mentre i fermati sono almeno sei. Come ha detto un attivista dei centri sociali del nord est, “i conflitti sociali fanno male e fanno vedere un altro paese.”

La visione di questo “altro paese” ha causato una sequela di  polemiche, già subito dopo la conclusione del corteo. C’è chi ha espresso sconcerto per aver visto via Veneto, “una delle strade di Roma più note al mondo,” “violentata e vandalizzata.” Il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, non ha usato mezzi termini e ha bollato i manifestanti come “criminali e delinquenti”: “di fronte all’ennesima manifestazione a Roma dobbiamo avere il coraggio di dire che chi occupa abusivamente una casa commette un reato." Il sindaco di Roma Ignazio Marino ha parlato di una “violenza che non è soltanto fisica ma colpisce l’intera città. Il diritto a manifestare, soprattutto per un tema tanto importante e drammaticamente attuale come quello dell’emergenza abitativa, non può trasformarsi negli atti a cui abbiamo assistito nel centro di Roma.”

Non sono mancate le critiche all’operato delle forze dell’ordine. Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera (non esattamente un quotidiano estremista), ha detto che “quello che sconcerta è l’atteggiamento della polizia, che ha lasciato che questi manifestanti […] restassero oltre un quarto d’ora in via Veneto […] e poi li hanno caricati invece di farli sfollare. Un atteggiamento abbastanza incomprensibile, perché che era evidente che in uno spazio così stretto, con centinaia di persone che a quel punto si erano ammassate sotto il Ministero, poteva finire nel peggiore dei modi. E infatti così è andata.”

Per il resto, i leader della protesta hanno affermato che il 12 aprile è solo “l’inizio della con­te­sta­zione al governo Renzi”—una contestazione che “deve cre­scere” nei mesi a venire. La promessa dei movimenti, infatti, non lascia spazio a molti dubbi: il nuovo premier riceverà sotto casa altre visite sgradite come quella di ieri.

Segui Leonardo su Twitter: @captblicero