Sono finito a un festino sessuale dell'Eurovision
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Sono finito a un festino sessuale dell'Eurovision

È allora che me ne sono reso conto: ero sì in una stanza con altre 30 persone che volevano fare sesso di gruppo, ma che volevano farlo solo dopo aver visto ogni singolo artista sul palco dello Eurovision Song Contest.
15.5.16

Illustrazione di Dan Evans.

Eurovision. Quel momento dell'anno in cui ogni stato europeo tira fuori dalla naftalina bandiere e pezzi EDM fine anni Novanta per poi fare a gara a chi riesce a votare il più politicamente possibile. Eppure per me l'Eurovision significa anche qualcos'altro. Niente di buono, sia chiaro: tutta colpa di quel festino a cui sono finito.

Era un festino gay. A tema Eurivision. Un. Festino. Gay. A. Tema. Eurovision. Uno sarebbe portato a pensare che non servano particolari scuse per infilare l'uccello in qualche buco di culo, ma non è così. E se siete convinti del contrario, significa che non conoscete così bene gli uomini gay.

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Ero stato invitato dall'amico di un amico su Grindr, e focalizzandomi sulla parola "festino" (o ignorando platealmente il "tema Eurovision") avevo accettato. Non sarebbe stata una di quelle cose squallidissime in un locale semi-buio. Affatto: tutti nudi, sì, ma a luci accese, in un'atmosfera assolutamente cordiale e in una casa privata.

Pensateci: c'è qualcosa di insospettabilmente affascinante nel ritrovarsi in una stanza piena di persone che per un paio d'ore bevono, ridacchiano e parlano di lavoro—il tutto a genitali scoperti—finché qualcuno non si stufa di recitare e dà il via alla serata attaccandosi a un cazzo. È a quel punto che chiunque smette di parlare di prezzi degli immobili e passa all'azione. Sempre in maniera cordiale, s'intende, e con ciotole piene di preservativi sui piani della cucina.

Con l'avvicinarsi della festa, ho iniziato a riflettere più attentamente sul tema. Così come lo Eurovision aveva unito un'Europa devastata dalla guerra, mi dicevo, la festa avrebbe unito 30 uomini gay desiderosi di guardarsi scopare a vicenda sulle note di qualche canzone pop del secondo mondo. Non che la musica mi interessasse: non sono un fan dello Eurovision, ma ero disposto a sopportarne la visione perché sono un fan delle cose di gruppo.

Sono arrivato per ultimo—come ho poi scoperto, ai festini la storia del fashionably late non funziona—e al mio ingresso erano già tutti davanti alla tv. Mi era stato detto che per togliermi i vestiti sarei dovuto salire al piano di sopra; così ho fatto, e rimasto in mutande sono sceso, immaginando di trovarmi davanti un tributo all'Eurovision sotto forma di multiculturalismo. Mi sbagliavo: in salotto c'erano 30 uomini bianchi, nessuno dei quali interessato a nascondere le occhiate attente su ogni imperfezione del mio corpo. Quando hai davanti così tanti ragazzi con cui di lì a poco potresti ritrovarti a fare sesso, arrivare in ritardo e dover decidere dove sederti può risultare piuttosto imbarazzante. Dopo essermi guardato intorno ho notato un ragazzo che conoscevo vagamente—e per conoscerlo intendevo conoscere il suo pisello—e ho preso posto accanto a lui.

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Mancava poco all'ora della messa in onda, e il padrone di casa ci ha spiegato le regole. Perché non c'è niente che ecciti gli animi più di un elenco di obblighi e divieti accuratamente selezionati. A ognuno sarebbe stato assegnato un paese, e al turno del rispettivo paese in tv ci saremmo dovuti togliere le mutande davanti a tutti. A me era toccata l'Irlanda, e l'idea mi preoccupava un tantino nel caso ci fossero stati programmi per il vincitore—ma al momento dell'incoronazione saremmo stati tutti già immersi nella tristezza postcoitale, giusto?

Mentre un partecipante dopo l'altro si spogliava a intervalli di dieci minuti in corrispondenza delle varie esibizioni ho capito che il gioco avrebbe potuto funzionare solo se avessimo seguito tutta la competizione. E non l'avremmo fatto, giusto? O sì? È allora che me ne sono reso conto: ero sì in una stanza con altre 30 persone che volevano fare sesso di gruppo, ma che volevano farlo solo dopo aver visto ogni singolo artista sul palco dello Eurovision Song Contest.

Così, mentre in tv cominciava quella guerra di attrito musicale, al festino i genitali venivano allo scoperto. Tutti si guardavano intorno, cercavano il contatto visivo, abbozzavano occhiolini. Per tre ore. Tre ore di Eurovision. Se avessi davvero voluto passare una serata così, sarei potuto andare in qualunque locale di Soho. A quel punto sarei stato all'incirca al pompino numero quattro, e molto più vicino a casa.

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Nel frattempo si era conclusa anche l'ultima esibizione. Eravamo tutti nudi. E questo significava una sola cosa: sess—ah, no. "Zitti, silenzio!" ha esclamato uno dei presenti con gli occhi fissi sulle procedure di voto. Immaginatevi la situazione: una stanza piena di uomini nudi, tutti pronti a scopare, messi a tacere da una voce che implora silenzio. Eccola, la dura verità: quello non era un festino a tema Eurovision. Era lo Eurovision, seguito da un festino. Una differenza sostanziale.

Guardare troppo a lungo dei corpi nudi non è una buona cosa: gli addominali si fanno astratti, e i primi impulsi svaniscono finché non ti ritrovi a pensare, "Cosa dovrei farci ora con questo ammasso di carne? Leccarlo? Disegnarlo?" È strano. È come ripetere una parola talmente tante volte da farle perdere ogni significato o forma: pisello. Pisello. Pisello pisello pisello. Pisel-lo. Pisel-lò. Pisel. Lo.

Lungi da me giudicare le decisioni logistiche dietro l'organizzazione di un festino, ma lì qualcuno aveva pensato che il modo migliore per farlo ingranare sarebbe stato costringere un gruppo di uomini che aveva appena passato quattro ore senza mutande e senza contatto fisico ad aspettare la fine dello Eurovision per poi rompere il ghiaccio attraverso un gioco di gruppo. Ci saremmo divisi in squadre, e ogni squadra avrebbe dovuto passarsi un pallone tra le ginocchia dal capo all'altro di una fila. In omaggio, una delle scene più strazianti a cui abbia mai assistito: il cliché umiliante del tizio poco atletico scelto per ultimo—ma ancora più fragile e vulnerabile perché nudo. Anche a ripensarci adesso, la reazione istintiva è quella di tagliarmi le palle.

Finito lo strazio i partecipanti traumatizzati avrebbero finalmente dovuto scopare, ma la mia eccitazione era svanita. Sparita. Inesistente. Pensando ad altro, a carponi sul divano, ho lasciato che un tizio mi mettesse la lingua nel culo. Poi mi sono rivestito e sono tornato a casa.

La morale della storia è questa: il sesso di gruppo è divertente, se sei bendisposto. Lo Eurovision non lo è. E per evitare che diventi ancora peggio, non metterci 30 cazzi penzolanti che occupano la tua visione periferica diventanto più astratti ogni minuto che passa. Le orge non si fanno a forza di ballate sull'importanza della pace. Quindi, se in futuro vi dovesse capitare di essere invitati a una festa a tema Eurivision, informatevi con largo anticipo sul programma. E non mischiate sesso e Eurovision. Grazie.

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