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Mi chiamo Tea Hacic-Vlahovic, e sono felicissima di essere un'altra zoccoletta finto-bionda che scrive della sua vagina su VICE!

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28 agosto 2012, 9:29am

Al giorno d'oggi tutti sono sex columnist.

Chiunque scrive della propria vita sessuale. Scommetto che anche voi lo fate. Scommetto che avete una vita sessuale emozionante, conoscete posizioni complicate e fate un sacco di cose strane col vostro culo. Scommetto che fate porno, anzi, ne sono certa! Questo per dire che, sì, so di non essere speciale. O meglio, penso di esserlo, ma soltanto alla "Lady Gaga dice che siamo tutti speciali." Ma almeno sono consapevole di non avere una vita sconvolgente. Non sono mai stata una sposa bambina né ho fatto parte di una setta del sesso o mi hanno obbligato a prostituirmi per potermi fare di crack (scopare in cambio di soldi mentre ero fatta di crack per divertimento non conta). Però ho scopato con un sacco di gente schifosa e fatto una marea di cazzate del generequindi, anche se non potrò scioccarvi, vi darò almeno la possibilità di ridere di me. O semplicemente qualcosa da leggere mentre aspettate che quel porno squid giapponese finisca di caricarsi. Poco importa, basta che pensiate che sono interessante (o carina, o un genio, o quello che vi pare). Perché voglio piacervi. Voglio che mi desideriate. Voglio che desideriate uscire con me. Voglio che desideriate passarmi le dita tra i capelli, anche se non ci riuscireste, perché sono pieni di lacca e non ricordo nemmeno l'ultima volta che li ho spazzolati, quindi se ci provaste vi ritrovereste incastrati in una specie di trappola cinese. Ma voglio che desideriate amarmi e toccarmi il culo.

Ce la metterò tutta, davvero. Vi racconterò della volta in cui ho vomitato sull'uccello di un ragazzo mentre ero impegnata in un deep throat, di quando facevo la schiava e mi sono lasciata pisciare addosso, dei miei pompini come spogliarellista, e persino del vecchio arabo con cui ho scopato in cambio di vestiti nuovi (ne è valsa la pena)! Condividerò con voi ognuna di queste cose, e soprattutto, pubblicherò foto delle mie tette. Sono piccole, ma vi piaceranno. E voi mi direte quanto vi piacciono. O forse non vi piaceranno. Potreste odiarle, e odiare anche me. Ma va bene. Non vedo l'ora di leggere i vostri commenti pieni di odio, cose talmente volgari che mi faranno piangere fino allo stremo e cadere in un'infinita spirale di depressione e disprezzo per me stessa, così che non possa fare altro se non rimanere ogni sera a casa a bere latte inacidito e cantare Lana Del Rey. Il vostro odio sarà positivo sia per me che per voile relazioni più sane si fondano sempre su una buona dose di crudeltà. Quindi non sprechiamo tempo, e lasciamo spazio alle presentazioni! 

Mi chiamo Tea Hacic-Vlahovic, e sono felicissima di essere un'altra zoccoletta finto-bionda che scrive della sua vagina su VICE! Probabilmente non sareste in grado di pronunciare il mio nome. È che sono croata. Purtroppo però non parlo come una spia di James Bond, perché sono anche americana. Quando ero piccola i miei genitori mi hanno portato da Sisak, in Croazia, a Chapel Hill, nella Carolina del Nord. È lì che sono cresciuta, tra zoticoni battisti, stupratori e, grazie a Dio, messicani. La mia vita in Carolina del Nord è stata piuttosto dura, ma neanche lontanamente paragonabile al trascorrere l'infanzia in una cantina, sotto le bombe dei serbio qualsiasi cosa dicesse mia mamma quando mi lamentavo (#Nonsischerzasullaguerra).

In un certo senso la Carolina non è stata malaccio, perché è un perfetto mix di periferia, laboratori di metanfetamina e università rinomate, il che significa che girano parecchi giovani fattoni in Volvo con quintali di libri di filosofia che puoi consultare mentre si danno da fare con te o ti preparano la dose. Non vi siete mai fatti? Vuol dire che siete più intelligenti di me. O forse a scuola non vi annoiavate così tanto. Da piccola ero una brava ragazza. Ho sempre rispettato i miei genitori, non ho mai ferito i sentimenti di nessuno di proposito e temevo l'autorità. Ma guardavo un sacco di Tartarughe Ninja e penso che la cosa abbia stimolato la mia inevitabile attrazione per il lato oscuro, la metaforica "fogna" della vita. Così mi ci sono calata, ma invece di acquisire dei superpoteri mi sono ritrovata con una dipendenza dall'eroina e un'inclinazione al "dar via i miei buchi". Ma sapete, "il mondo è vario."

La mia crescita sessuale è stata tipica. Quando avevo cinque anni ho iniziato a masturbarmi fantasticando di venir chiusa nello spogliatoio dal mio insegnate di educazione fisica ed essere usata come schiava sessuale. Leonardo DiCaprio è stato la mia prima cotta, a nove anni, e a undici le Spice Girls mi hanno spinto a imbottirmi il reggiseno. Ho ricevuto il mio primo ditalino a 12 anni, e a 16 ho fatto sesso per la prima volta con un cazzo. Al liceo avevo un fidanzato di cui ero innamorata, che ho tradito e che mi sarebbe piaciuto sposare, ma l'ho lasciato dopo aver iniziato a frequentare la Appalachian State University. Lì ho avuto una relazione a tre con due migliori amici bi-curious dolci e magrolini, che condividevano la mia passione per le droghe. Abbiamo trascorso insieme due anni, abbandonati sul divano a guardare Seinfeld e limonare mentre perdevamo i sensi strafatti. Eravamo un po' come The Dreamers, ma senza la vasca da bagno. È stato un bellissimo periodo. Non sono mai stata così in forma o brava nello studio come a quei tempi. Mi sentivo creativa, ispirata e attraente. Avevo l'intero mondo ai miei piedi. Ma i miei piedi erano freddi! E non in senso metaforico! La Appalachian State University è tra le montagne, nevicava sempre. Dopo un po' la noia ha avuto il sopravvento, e probabilmente i miei due uomini erano gay e basta. Così me ne sono andata.

Arrivata a Milano per un Erasmus, sarei dovuta tornare a casa dopo un semestre. Due mesi dopo mi sono ritrovata in una gelateria a fare una telefonata a mia madre, per dirle che "non tornerò mai più!" (Non le ho detto proprio così. L'ho implorata, ho pianto, le ho ripetuto che le volevo bene e tutte quelle cose lì). Sono rimasta, ho cambiato studi, iniziato a fare la spogliarellista e imparato l'italiano. Mi sono anche innamorata del mio padrone di casa. Si chiamava Silvio, si vestiva bene, era ricco e vecchio e nella sua vita c'era un'altra donna. Quando l'ho saputo ero distrutta, e lo sono stata finché non ho capito che tutti gli italiani sono fidanzati o sposati o succhiano cazzi alle spalle del proprio partner. Così sono andata avanti, e da allora la mia vita qui è stata una specie di montagne russe fatte di amore, sofferenza, bocchini nei bagni, pseudo porno, pianti in cucina e autoscatti di me stessa nuda, senza nessuno a cui mandarli. Ma credo di aver imparato qualcosa, e dato che penso sarò bloccata qui per un altro po' di tempo, mi piacerebbe che lo trascorressimo insieme, o quantomeno che rideste di me mentre aspettate che quel porno giapponese finisca di caricarsi. 


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