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Music by VICE

Semantica dei testi di Gianluca Grignani

Quanto ci comunica con i suoi testi carichi di rabbia il ragazzaccio della musica italiana.

di Virginia W. Ricci
15 luglio 2014, 10:25am

"Quando sei uno come me che ogni volta che fai un sacrificio poi ti spremono come un dentifricio."

Con questo aforisma tratto dall'ultimissimo singolo del Gianluca nazionale, "Non voglio essere un fenomeno," si apre la retrospettiva dedicata al ragazzaccio della musica italiana, recentemente arrestato a Riccione per aver picchiato due carabinieri (vai Gianlu, sei tutti noi). Mi sembra di aver già reso palese nelle due righe precedenti—come se ci fosse bisogno di spiegarlo—che Gianluca è un ragazzaccio e tutti ce l'hanno con lui, ma è d'uopo ribadirlo in ottica semantica, dal momento che lui ha più o meno basato su questa dinamica tutta una carriera solcata da ribellioni, abbandoni e traslochi ai margini della società, e i suoi testi altro non sono che la cartina tornasole di questi leitmotiv. La cosa più interessante è capire come un cantautore pop come lui possa essersi in realtà rivelato l'individuo più punk di cui l'universo musicale italiano è, al momento, in possesso (in passato questo ruolo poteva essere ricoperto da esseri umani estremi come il grande Ivan Graziani o il decomposto Vasco, ma entrambi si trovano ora in condizioni per cui un passaggio di testimone si è reso necessario).

In effetti la caratura eminentemente pop delle canzoni di Gianluca è riuscita, anziché ridurre la portata sovversiva delle sue parole, a fungere da megafono per una denuncia sociale che si tende dall'individuo all'universale, dal momento che i problemi di Gianlu sono i problemi di ogni ragazzo dotato di intelletto riottoso e carattere difficile, per cui lo spirito punk emerge con forza in una discografia immensa e in tentativi addirittura sanremesi, gli apici della contraddizione sociale del nostro eroe.


FUCK SOCIETÀ


Tutto intero l'album Fabbrica di Plastica, il capolavoro indie che piscia in testa ad Hai Paura del Buio degli Afterhours, nasce dall'esigenza di Gianluca di prendere le distanze da regole e convenzioni sociali che gli stanno strette, che non gli appartengono, a cui si trova decisamente ai margini.

io vivo un metro più in là

da quel che tu chiami realtà

giusto quel metro più in là vivo io

e vivono anche i miei pensieri dentro nei discorsi accartocciati

Dio quando li sento liberarsi so soltanto io quanto son veri

Nemmeno si parla più di umanità, perché lui, come il famoso attore di film porno di terza categoria, è un FALCO REBEL e ce lo ricordiamo grazie alla grande dichiarazione nativoamericana contenuta in "Falco a Metà":

Addirittura nel discone del 2008 Cammina Nel Sole abbiamo una hit che apre il disco intitolata proprio "Ribellione" in cui il nostro rebel si esprime così:

Mi han detto che devo fare il bravo,

che devo stare attento e non fare casino,

che questa è tutta una esercitazione

e che non si vive se fai confusione,

ma allora io cosa esisto a fare?

Sorge spontaneo chiedersi chi consiglia a Gianluca quotidianamente di fare il bravo, probabilmente persone con poteri di veggenza nel futuro, ma lui non riesce a fermare la ribellione dentro di sé, è come quella spinta che fa crescere i capelli. Nello stesso pezzo a un certo punto il testo recita

E sono qui,

qui crocifisso a questa città

e come chi, fatto a brandelli da questo Dio tv

[...]

Ribellione, sale dentro di me,

non la riesco a farmare perché come adrenalina è,

ma come una preghiera è.

Perché io no, in croce no

perché io no, in croce no

io non ci sto!


Quanto cazzo non ci sto.

Il che ci porta al prossimo macrotema dei testi di Grignani:


RELIGIONE E DINTORNI

La seconda hit sanremese del Grigno conferma la sua istanza rebelde, ma ci mette un accento in più: l'elemento religioso (peraltro già presente in nuce nel suo primo successo, dacché il sorriso della tipa gli aveva aperto il Paradiso). Per reazione alla sua esibizione, l'allora presentatrice Claudia Koll ha dovuto compensare la natura satanica del rocker convertendosi alle forze del Bene, in uno scontro silenzioso Koll-Grignani che voi non lo sapete ma, da quel momento, è in atto nelle alte sfere dell'eterna lotta manichea. È la volta infatti di "Destinazione Paradiso," un successo blasfemo in cui Gianluca nomina il girotondo d'anime, riferimento platonico e contemporaneamente rimando all'arte di Van Gogh nel quadro Ronda dei Carcerati, un chiaro presagio al futuro da galeotto del turbolento Gianlu.


La carrellata anticlericale del Grigno continua nonostante Claudia Koll (qui immortalata mentre cavalca lo Spirito Santo per catturare l'anima malvagia di Gianlucone), e nel suo secondo meraviglioso disco La Fabbrica di Plastica (che già di per sé è una dichiarazione eretica, innanzitutto contro l'industria discografica che lo voleva classificabile e capellone) ci infila subito una ballata rock acida, "Più Famoso di Gesù," in cui la donna salvifica riesce a caricare l'orgoglio di Gianluca al punto di scomodare il figlio di Dio in quanto:

lei mi fa sentire più famoso di Gesù

lei mi fa sentire qualche cosa in più

Che Gianluca stia parlando ancora di Claudia Koll, la sua storica nemesi, è fuori dubbio, dato che in quell'anno, il 1996, è stato cruciale per entrambi nel moto opposto di avvicinamento per identificazione (per l'uno) e sottomissione (per l'altra) a Dio.


Capello lungo, braccia ortogonali... Vi dice qualcosa?

La sua rabbia prometeica contro la realtà trascendente giunge fino a una poesia meccanicistica, "Solo Cielo," in cui addirittura il nostro eroe si esprime in termini Feuerbacchiani:

Dio non vive qui con me

ma dovevo immaginarmelo

è probabile che sia un bisogno della mente mia

Ma la lotta titanica non si ferma certo qui, e Grigno esprime il desiderio di tirare giù dal piedistallo di divinità lo stesso Dio, in un costante desiderio mimetico carico di ὕβϱις. Questo intento si esprime nella ballata tribale "Dio Privato"—un titolo una bestemmia—che è vagamente la "Personal Jesus" de noantri, ma chiudiamo un occhio perché questa è meglio. Il testo recita:

Dio privato lì seduto sul sofà

Dio privato faccio quello che mi va

Oh Dio privato stai lì pure sul sofà e tieni il tempo che io faccio musica

E se io avessi un Dio privato che sbaglia come sbaglio io

E tocca il fondo a modo mio

E se io avessi un Dio privato con tutti i vizi che c'ho io

E le maniere che uso io

E se io avessi un Dio privato che vive il mondo a modo mio!!!

Il Dio Privato di Gianluca non ha voglia di fare un cazzo e probabilmente questo è il trucco per comunicare al mondo che il ragazzaccio vuol essere lasciato in pace, soprattutto mentre fa musica, termine usato forse come una metafora di "prendo a calci i pulotti," entrambe azioni molto nobili direi.

Ma tutto questa rabbia tanto verso Dio quanto verso giusnaturalismo è riconducibile a un solo grande problema:

NON SONO CATTIVO, SONO SENSIBILE

Come abbiamo fatto a non accorgercene subito, era lì, come la lettera nascosta di Edgar Allan Poe, il motivo per cui questo leone ferito da vent'anni esprime la propria rabbia: ce l'ha detto da subito, esattamente dal suo esordio sul palco dell'Ariston con "La mia Storia tra le Dita," anno 1994:

Ma c'è una cosa che

io non ti ho detto mai.

I miei problemi senza di te

si chiaman guai.

Ed è per questo

che mi vedi fare il duro

in mezzo al mondo

per sentirmi più sicuro.

Già dagli albori sono chiarissime le dinamiche che portano Gianluca a vivere uno spleen esistenziale e poetico: la donna che ama si porta via la sua storia e non gli lascia che un mucchio di problemi, i quali senza di lei riescono soltanto a riconformarsi in quanto guai e in quanto parti della corazza da duro che lui mette tra sé e il mondo, per sentirsi più sicuro. Anche la semantica del suo corpo parlava chiaro.


Capelli lunghi = I don't give a romantic fuck.

La soluzione per mantenere calmo questo ragazzone è solo non farlo sentire solo, non c'è niente di complicato. Lui è "Il più fragile"

Vieni qui, vieni qui

E sentirai che io rispetto a te

sono più fragile

Sì mi difendo sai

Ma mai da te

Evidentemente questa canzone non era dedicata a un poliziotto.

Ora che abbiamo un po' più di familiarità con l'animo delicato e contorto di Gianluca, come potremmo non solidarizzare con lui, d'altronde un rocker non è un vero rocker se non ha mai avuto turbolenze con le autorità. Noi stiamo dalla tua parte Grigno, sempre, e ti auguriamo di non avere più niente a che fare con gli agenti violenti e nemmeno con Omar Pedrini.


Ringraziamo i broders di Lo $wagghetto per le emozionanti immagini.

Se anche tu sei Gianluca Grignani, segui Virginia su Twitter: @virginia_W_

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