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Not Square, Not Hippie, Not like you – Intervista ai Growlers

Volevamo portare i Growlers a fare surf, invece abbiamo pensato di intervistarli.
27.11.13

The Growlers: Matt Taylor, Anthony "Anstonio" Perry, Brooks Nielsen, Kyle Straka, Scott Montoya

I Growlers sono un quintetto Californiano formatosi nel 2006 senza prendersi troppo sul serio, il termine growler nel gergo sud Californiano significa infatti cagata. Le loro prime canzoni erano di base psych, ma si sono presto distinti da altre band dello stesso stampo, grazie alle loro tonalità blues, surf, country e addirittura reggae, grazie a testi intelligenti, surreali e profondi, ma soprattutto grazie a live show impareggiabili. Nei loro sette anni di carriera hanno girato gli Stati Uniti diverse volte a bordo di un vecchio bus, hanno registrato quattro album (rifiutando anche una collaborazione con Dan Auerbach dei Black Keys), due EP ed una miriade di singoli. Non sono alla ricerca del successo immediato, preferiscono essere liberi, lavorare sodo e produrre musica che li fa stare bene.

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Io li ho incontrati il giorno del loro concerto a Savona con i Tomorrows Tulips, loro grandi amici e compagni di viaggio, formati dai pro surfer Alex Knost e Ford Archbold. Li ho di conseguenza portati a Varazze sperando di cavalcare qualche onda, visto il sole e la temperatura favorevole, ma ovviamente c'era calma piatta. Siamo allora andati a mangiare un piatto di pasta e bere qualche bottiglia di vino, mentre mi raccontavano delle loro ultime avventure e di come erano felici di essere finalmente arrivati in Italia.

Parlando con loro ho scoperto molte cose interessanti, come il fatto che saranno loro ad interpretare il gruppo musicale “The Boards” nell'adattamento cinematografico del romanzo di Thomas Pynchon Inherent Vice diretto da Paul Thomas Anderson ed attualmente in post-produzione. O di come Brooks Neilsen, il cantante, si è rapato perchè pensava di avere i pidocchi, ma ora se ne pente nascondendosi sotto una parrucca da carnevale.

Dopo averli intervistati, siamo tornati a Savona dove i ragazzi avrebbero suonato al Raindogs, un posto che sta facendo del suo meglio per far nascere una scena locale. In effetti era gremito da un misto di surfisti accorsi per vedere Alex Knost e di fans dei Growlers, i quali hanno suonato un set che comprendeva canzoni da tutta la loro carriera, eseguito alla perfezione. Dopo il concerto, quando il locale si era ormai svuotato, entrambi i gruppi sono saliti sul palco e, sotto una nube di fumo, è partita una jam session con batteria suonata con un attaccapanni rotto e chitarre che cambiavano mano ogni tre minuti.

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Immergersi nel mondo dei Growlers è come farsi travolgere da un'onda in una giornata estiva, all'inizio non capisci bene cosa sta succedendo e perché vieni spinto in tutte quelle strane direzioni, ma una volta che ne esci hai un sorriso stampato sulla faccia e voglia di rifarlo.

Nel pomeriggio, ho chiaccherato di musica, adolescenza e vita vissuta con con i due membri fondatori del gruppo, Brooks Nielsen (Voce) e Matt Taylor (Chitarra), e questo è quel che ci siamo detti:

Noisey: Not. Psych è il titolo del vostro ultimo EP. È un modo per differenziarvi da una scena che sta crescendo sproporzionalmente?

Matt Taylor: Sì e no. Il nome è nato come una battuta, ma allo stesso tempo questo è probabilmente il nostro album più pop, non è per niente psych.

Brooks Nielsen: Questo album suona come i Growlers. Le prime cose che abbiamo fatto sono state subito chiamate psych, e certo, ascoltavamo musica psichedelica ed assumevamo sostanze psichedeliche, ma non abbiamo mai pensato di voler essere garage o psych, cercavamo solo di fare belle canzoni.

Infatti le vostre radici sono nel blues, ma avete anche tinte di country, reggae e molto di più di quel che possa essere classificato come psych.

BN: Sì, e a me va benissimo essere categorizzato, e comunque preferisco esser chiamato psych piuttosto che molte altre cose. All'inizio ne ridevamo sempre, chiedendoci che cazzo sia esattamente psichedelico, c'era una canzone di Britney Spears che girava in radio ai tempi ed era trippy, quindi volendo anche quella è psichedelia.

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La vostra canzone “In Between” recita “Not Square, Not Hippie, Not like you” direi che potrebbe descrivere bene la vostra non appartenenza.

BN: Si, quella l'ho scritta pensando a come potevo descrivere un fan dei Growlers, nello specifico, non ci aspettiamo che siano un certo tipo di persona. Di certo non sono dei tipi squadrati e di certo non sono nemmeno degli hippie. Per quanto riguarda noi, non ci arruoleremo nell'esercito domattina, ma non ci vergogniamo di essere Americani, anzi, ne siamo grati. Non siamo niente di specifico ma abbiamo una mentalità aperta.

Questo è un tema abbastanza ricorrente nei vostri testi: spesso in canzoni come “Heehaw Stomp” canti di come non sei d'accordo su come sta girando il mondo. Il consumismo impazzito e la gente che è sempre più pigra.

BN: Be', crescendo senti sempre le storie di come erano dei grandi i tuoi nonni e la vecchia generazione, ed è una cosa universale. Tutti sanno che i nostri padri erano dei duri, ed i loro padri ancora di più prima di loro, e noi siamo attratti da questo in ogni modo. Nel modo in cui mi vesto, di certo non guardo la copertina di un giornale di moda, ma se vedo una foto di un vecchio signore che va in bicicletta in Francia penso “Questo sì che ha stile” che però succede anche se vedo un barbone con una giacca militare e pantaloni di poliestere, o un vecchio “cholo”, sono queste le cose da cui sono attratto, il vecchio stile.

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MT: Sì, sempre attratto dai vecchi!

BN: E anche dalle vecchie! Cose vecchie in generale, ascoltiamo vecchia musica, usiamo amplificatori e chitarre degli anni Sessanta, cose di un periodo in cui le cose erano fatte per durare.

Ok, siete molto ispirati dagli anni Sessanta, ma allo stesso tempo non siete una revival band che fotoopia i suoni fatti all'epoca come per esempio gli Allah-Las, che sono bravissimi, ma suonano come se fossero i Byrds e non fanno molto di nuovo.

BN: Sì, non vogliamo essere la fotocopia di una canzone che hai sentito su Nuggets, vogliamo essere una band che ti fa divertire e sballare anche se abbiamo qualche cliché della musica degli anni Sessanta e trasmettiamo mantra di moda in quegli anni.

MT: A volte iniziamo a suonare una canzone e poi la cambiamo se suona troppo 60s, anche se nel nuovo album c'è una canzone molto 60s chiamata “Hiding Under Covers”.

Scrivete molte canzoni d'amore, ma non parlate di un amore occasionale come fanno in tanti, i testi spesso parlano di trovare la donna con cui passare il resto della vita, una cosa poco comune nei giorni nostri.

BN: Sì, e possono sembrare temi quasi da favola, specialmente per le vite che viviamo. Quando scrivi e sei giovane, non puoi partire scrivendo come Johnny Cash, devi essere vecchio per poter scrivere certe cose. Quando abbiamo iniziato eravamo giovanissimi e volevo scrivere di altre cose, tipo di droga, di essere strano e di essere un duro. Ci ho messo un po' per iniziare a scrivere canzoni d'amore, all'inizio ce le eravamo proprio vietate e quando ho iniziato ci siamo chiesti che cosa stavamo facendo, ma alla fine scrivo dalla prospettiva di quello che sto vivendo in questo momento. Non parlo sempre solo di me stesso, ma anche di chi mi sta intorno, vivendo si impara e c'è una differenza da quando cercavo di parlar d'amore da pivello senza aver idea di niente ad adesso che ho vissuto e visto i miei amici sbagliare, come ho anche sbagliato io. Per quello ora penso sia legittimo parlare d'amore e non mi sento una pussy a farlo.

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E in pochi lo fanno in un modo sincero come il vostro

BN: Sai, stiamo crescendo e con noi crescono e cambiano anche i nostri fan. Alcune persone si legano molto in fretta a certi gruppi e le cose per loro possono decollare velocemente, e a volte questo sta nel fatto che scrivono canzoni le quali non devi fare troppo sforzo a farti piacere. Queste nostre canzoni sono un po' diverse, per essere d'accordo con una di queste devi prendere una posizione, mentre altre canzoni, con temi vaghi che non dicono nulla di che, possono essere amate da molte più persone.

Beach Limbo: Anstonio, Brooks & Ford Archbold

“Beach Rats” invece, parla della vostra adolescenza in California ricordando le giornate passate in spiaggia a fare surf e divertendosi, ma anche di un vostro amico che prese le cose troppo sul serio e finì male.

BN: Si, e provo sempre a fare canzoni che possono riferirsi a tante cose diverse. Per esempio potrebbe essere comparato ad una gang, ma non è proprio così, parla di noi che facevamo le merdine territoriali in spiaggia, cercando di fare i fighi con i più grandi e far vedere a tutti che eravamo dei duri. Alcuni ci provano troppo e non capiscono la differenza dell'essere sinceri contro il provare a fare i fighi. Avevo questo amico che ci provava sempre troppo ed ha sofferto per quella ragione, adesso è un tossico ed è chiuso in carcere, mentre noi bene o male siamo usciti da quella mentalità e siamo felici.

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Che musica ascoltavate in quei tempi?

MT: Hardcore e punk più che altro .

BN: Nella nostra scuola era pieno di gruppetti diversi, surfisti, greasers, messicani e straight edgers, i quali convivenano con mutuale rispetto e sapendo chi fosse un duro e chi invece una merdaccia. Non importava se ti facevi o che cosa eri, ma dovevi sempre provare di essere sincero. Io vivevo più per sballarmi e fare il figo che per la musica, ho iniziato ad ascoltare più musica dopo il liceo, ma prima ascoltavo forse i Misfits qua e là, ma non molto altro.

Matt Taylor & Kyle Straka

Come dicevamo prima, siete fieri di essere americani ma non siete d'accordo con molte delle cose che stanno succedendo nel vostro Paese.

BN: Sì, tendiamo ad essere sempre controcorrente. A volte quando tutti attorno a noi dicono di aver bisogno di qualcosa di nuovo e di dimenticare il passato si sbalordiamo. Non importa da dove vieni, ci sono delle tradizioni che devono essere mantenute. Anche l'America ha una cultura anche se il resto del mondo a volte ci sfotte dicendo che non ne abbiamo. Abbiamo piccole cose di cui andiamo fieri per esempio il jazz, ma anche cose con cui noi siamo cresciuti come il surf ed il rock and roll. Potremmo venire derisi per questo, ma sono cose che noi amiamo e ne andiamo fieri. Ci piace fare surf e la sua cultura fa parte di come siamo cresciuti, non è una cosa molto politica ma è una forma di orgoglio, ogni Paese ne ha uno ed è ciò che lega un popolo.

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Grazie alle nuove tecnologie le nuove generazioni, la nostra inclusa, sta diventando meno autosufficiente e se si trova in una situazione ostile si fa presto a chiamare aiuto.

BN: Sì, e mi ricordo che quando eravamo giovani con Matt parlavamo spesso di rivoluzioni, e come il Messico potrebbe iniziare una propria rivoluzione perché hanno ancora competenze, sanno ancora vivere dalla terra. Molte persone con le quali siamo cresciuti non sa guardare sotto il cofano di una macchina se si ferma, e ci viene da pensare se non ci stiamo allontanando troppo dalla realtà. Allo stesso tempo è per questo che non andiamo a comprare cose nuove: non compriamo vestiti nuovi, non siamo attratti dall'ascoltare tutto su MP3 mentre siamo in macchina–abbiamo vecchie macchine con le radio con le cassette, è quel che ci possiamo permettere ed è quel che ci piace. Non sarà il massimo, ma vogliamo far vedere alla gente che è possibile vivere così, puoi vivere in povertà, divertirti ed essere creativo.

Brooks Nielsen

Come scrivete una canzone?

MT: Diciamo che le vomitiamo fuori. Proviamo a buttar giù qualcosa e se suona bene ci mettiamo tutti ad elaborarla.

BN: Sì, cioè io devo guardare ed ascoltare bene quel che sta facendo Matt, a volte mi sento come un lounge singer che segue un pianista. Non so mai cosa sta facendo, ma poi provo a cantarci sopra e diventa una canzone dei Growlers. Non sappiamo mai quel che facciamo, è sempre piuttosto accidentale e non c'è niente di pianificato.

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MT: Vomito!

Parlando di vomito, avete provato a registrare con Dan Auerbach dei Black Keys, ma alla fine avete rifiutato il prodotto finale, cos'è successo esattamente?

BN: Lui non è mai stato molto specifico su quel che voleva fare con noi, non ci ha mai detto cosa voleva fare in termini di produzione e mixaggio. L'unico modo in cui lo posso spiegare è che ci ha conosciuti, gli siamo piaciuti e siamo diventati amici. Ci ha detto di fare tutto quel che volevamo e che poi ci avrebbe aiutato verso la fine delle registrazioni. La prima volta che ci ha incontrati ci fa “Wow, siete così poveri? Siete così talentuosi e così squattrinati? Avete idea di come funzionano le cose? Io ho lavorato come uno schiavo per anni ed anni finché non abbiamo fatto un album con delle canzoni per la radio, le porte si sono aperte ed adesso ho mille progetti posso fare quel che voglio e guadagno un bel po'". E questo è quel che lui voleva che succedesse a noi, ma a noi ha fatto un po' strano perché abbiamo sempre fatto tutto da soli, questo album era il nostro bambino e stava iniziando a suonare in un modo strano, sembrava un album hip-hop, quindi abbiamo girato i tacchi e siamo tornati a casa. Lui ha capito e non c'è rancore da nessuna delle due parti, a volte la gente prova a collaborare ma non sempre funziona. È un peccato perché ci siamo divertiti un sacco a registrare con loro, ma sai non è che è finita, noi questo lo faremo per sempre, abbiamo imparato e siamo più forti grazie a questo.

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Infatti siete partiti nel 2006 e siete cresciuti organicamente, per aver qualcuno come lui che si mette a cambiarvi i suoni deve esser stato abbastanza strano

BN: Sì, e lui era sempre così occupato, alla fine non c'era quasi mai. Mandava le canzoni da mixare in giro a gente che noi non conoscevamo, gente che lavorava con Britney Spears, quindi non c'era sempre il suo diretto stampo. Sai, lui è nell'industria, è sempre circondato da gente che è qualcuno e quelle sono tutte persone che sono lontane anni luce da noi, quindi ci siamo spaventati, abbiamo preso il materiale e siamo tornati a casa.

Quali sono i gruppi contemporanei che ascoltate e chi sono quelli che stanno seguendo i vostri passi? Vengono in mente gli Allah-Las ed i Blackfeet Braves (ora Mystic Braves) .

BN: Sì, i Blackfeet Braves sono dei ragazzini che provengono da un altra zona e che ascoltavano i Growlers e si sono appunto incontrati su internet per venire ai nostri concerti. Facevano il carpool per venirci a sentire ma erano troppo giovani per entrare, quindi gli imbucavo io. Dopo un po' iniziarono a venire alla nostra warehouse ed all'inizio erano sempre nell'angolo a guardare, dopo un po' li vedevi che iniziavano a bere, a farsi e poi tutto d'un tratto hanno iniziato un loro gruppo, come se fossero dei piccoli noi. Quindi quando abbiamo visto gli Allah-Las iniziare abbiamo pensato, “Hey, loro sono come gli Allah Las, ma gli abbiamo creati noi” e questo mi ha reso molto felice, ci seguiranno nel prossimo tour. E' una figata che stia succedendo tutto questo, a volte la gente mi chiede se c'è una scena a Costa Mesa, e anche se per ora non c'è spero che si crei grazie a noi, Tomorrows Tulips e Japanese Motors.

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Brooks Nielsen, Kyle Straka

Avete fatto un tour degli States su uno scuolabus dipinto con colori psichedelici chiamato “Fursure” in omaggio al “Furthur” di Ken Kesey e dei Merry Pranksters, geniale.

BN: Fortunatamente il nostro manager è stato un grande e ci ha lasciato fare. Matt mi aveva fatto vedere un po' di cose sui Merry Pranksters e gli Acid Tests e mi è subito sembrata una figata. Ovviamente bisogna prenderlo con un pizzico di sale, quel che facevano loro era rivoluzionario mentre per noi era una cosa carina e divertente che ci andava di fare. Alla fine ci costava meno comprare il bus che un minivan, quindi l'abbiamo preso, allestito, dipinto e siamo partiti. Abbiamo perso i documenti quasi subito quindi non era assicurato e non avevamo la prova che era di nostra proprietà ma siamo partiti comunque, in pieno inverno senza saper niente. Ci siamo portati dietro qualcuno a filmare il tutto e l'abbiamo reso un evento.

Scott Montoya, Anstonio

Cosa ne pensate dell'Austin Psych Fest?

BN: Penso che potrebbe essere molto meglio di quel che è. Voglio bene a quei ragazzi ed è una bellissima idea, la parte organizzativa è molto tranquilla e tutti possono fare ciò che vogliono. La musica però generalmente suona come dei tentativi molto basilare di essere gli Spacemen 3. Tutto molto ripetitivo, ed anche gli headliners sono la stessa cosa, ok, Roky Erickson di nuovo?

MT: Quest'anno all'Austin Psychedelic Festival c'era Billy Gibbons che suonava cover di Jimi Hendrix BN: Che merda! Cioè i Night Beats hanno spaccato, King Khan come sempre non ha fatto scintille così come i White Fence, secondo me queste erano le cose più fresche di tutto il festival e secondo noi dovevano essere loro gli headliners anche se non lo erano.

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Il termine Beach Goth è stato coniato per descrivere il vostro sound

BN: Sì, e non so se è stato una grandissima idea.

MT: È diventato strano.

BN: All'inzio eravamo tipo: Beach Goth? Che cazzo è?

MT: Sì, ci sono ragazzini che ci dicono che suonano musica Beach Goth–ma di che cazzo stanno parlando?

BN: Alla fine però ci è piaciuto perché descrive abbastanza bene quel che facciamo. Nel senso se dobbiamo spiegare il nostro sound potremmo dire è vecchio rock and roll con country, blues, psych, surf ed un po' di R&B – non riusciamo a spiegarlo nemmeno noi. Quando è nato il termine Beach Goth è stato un sollievo perché cattura abbastanza bene quello che facciamo e non dobbiamo perdere ore a spiegarlo. Alla fine Hot Tropics era totalmente beach goth, molto dark ma allo stesso tempo solare.

Alex Knost, Brooks Nielsen, Matt Taylor

È un termine che da nome anche al vostro festival, il Beach Goth Party .

BN: Sì, il Beach Goth Party è un modo per fare un nostro festival con gruppi scelti da noi, con le nostre direzioni artistiche, e tante cose per fare divertire i ragazzi.

Quest'anno per voi hanno suonato anche i Night Beats di cui parlavamo primaa, il loro ultimo album è pazzesco, ci sono pure momenti jazz come in “At The Gates” .

BN: Sì, è bellissimo. Ultimamente ogni sera Danny si becca con dei suoi amici, giocano a poker, bevono e suonano jazz. Se n'è proprio innamorato, e penso che se sei un musicista serio ad un certo punto devi iniziare a fare jazz per poi toccare delle vette irraggiungibili altrimenti, ed è quel che sta facendo, anche perché probabilmente si sarà rotto di fare solo tutta la roba 60s.

Cosa c'è nel futuro adesso per voi?

MT: Come sempre, una nuova Magical Mystical Journey.