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La vera storia dei Sick Of It All — Prima Parte

Non si suona hardcore per trent'anni senza avere un po' di storie da raccontare. Sentiamone qualcuna direttamente per bocca della band.

di VICE Staff
30 marzo 2015, 9:21am

L'hardcore punk è un mondo in cui le band nascono e muoiono nel giro di pochissimo tempo, ma i Sick Of It All fanno nettamente eccezione. Sono entrati da poco nel loro terzo decennio di vita, tour e dischi, con dieci album all'attivo e pochissimi cambi di line-up. Il loro album del 1994 Scratch The Surface portò il verbo NYHC in tutto il mondo, e da lì in poi la band si è molto raramente presa una pausa per tirare il fiato. Tutto questo li rende di fatto una colonna portante di tutto il mondo hardcore. Delle leggende viventi, in pratica.

La band nacque nel 1986—in piena esplosione new york hardcore—nel Queens, formata dai fratelli Koller (Lou alla voce e Pete alla chitarra), Rich Cipriano (basso) e Armand Majidi (batteria). La formazione subì solo due cambi: Max Capshaw sostituì temporaneamente Majidi nel 1989, mentre Cipriano lasciò la band nel 1992, sostituito da Craig Setari. Insieme ad altre band del periodo, i Sick Of It All contribuirono a lanciare un modo di intendere la musica e il concetto di scena che persiste ancora oggi. Abbiamo deciso di celebrarli invitandoli a raccontare la loro storia in prima persona, senza filtri.

Lou Koller: Prima di suonare insieme eravamo già tutti amici. Al tempo le band che giravano erano Rest In Pieces, Straight Ahead... la primissima scena hardcore, insomma. Anche noi volevamo iniziare a fare qualcosa e, quando i miei se ne andavano in vacanza, ci ritrovavamo a jammare a casa mia per due settimane di fila. Venivano Armand e Craig, e ci mettevamo a suonare delle canzoni stupide che inventavamo sul momento. Tenevamo tutti i volumi al massimo, e facevamo tanto casino che puntualmente i vicini si piazzavano tutti davanti alla porta di casa a farci brutto. Dopo un po', Pete e io decidemmo che volevamo fare sul serio, e mettere su una vera band.

Pete Koller: Armand veniva a scuola con noi, mentre Rich abitava vicino casa nostra. Ai tempi, se ti interessava un certo tipo di musica finivi subito per conoscere tutti gli altri a cui piaceva, perché non ce ne erano tanti in giro. Vedevi un tipo per strada coi Doc Martens ai piedi, e capivi automaticamente che gli piacevano il punk e l'hardcore. Armand era molto portato per la musica, e andavamo tutti dietro a lui. Inizialmente nella band c'erano un tipo di nome Mark MacNeilly al basso e un batterista di nome David Lam. Mollarono tutti e due dopo un solo concerto, Armand entrò subito dopo.

Armand Majidi: Ho una storia personale un po' strana: sono nato in Iran e ci ho vissuto fino ai dodici anni, poi, dopo la rivoluzione, mi sono trasferito in America. Ho vissuto per un po' coi miei nonni nel quartiere di Jamaica, nel Queens, e andavo a scuola a Flushing, dove ho incontrato Lou e Pete. Ci siamo conosciuti più o meno intorno all'82, e siamo stati amici per quattro anni prima di formare la band.

All'inizio eravamo tutti metallari. Ci siamo incrociati mentre tornavamo a casa da scuola e dal look ci siamo subito accorti che avremmo potuto avere degli interessi in comune, iniziammo subito a parlare dal nulla. Poi ci incontrammo di nuovo il primo giorno di scuola, alla Francis Lewis High School di Flushing, Queens. Proprio in quel periodo, per quanto ascoltassi ancora un botto di metal, stavo iniziando a scoprire l'hardcore. C'era un programma radio intitolato Noise, che passava tutte le ultime uscite hardcore newyorkesi, californiane, e anche un parecchia roba inglese, e si mescolava tutta bene al tipo di metal che ci piaceva. Ci gasava tutta quella roba lì.

A un certo punto, tutti quelli che conoscevamo iniziarono a mettere su delle band: la mia prima furono i Rest In Pieces, che stavano a Westchester. Con loro all'inizio suonavo la chitarra, ma poi mi ritrovai a cantare. Poi Craig mi chiese di entrare nella sua band, quelli che poi diventarono gli Straight Ahead. Mentre entrambi i gruppi erano ancora attivi, Pete e Lou iniziarono a suonare, inizialmente con Mark e Little Dave, che era un tipo di origine cinese, ma nazista. Non era così strano, in realtà: a metà anni Ottanta potevi vedere in giro anche dei portoricani con tatuaggi del white power. Politicamente parlando, era tutto un bel casino. Era lui il batterista originale, ma non durò molto; immagino che le sue idee fossero talmente diverse da quelle degli altri che finirono per allontanarlo.

La fissa nazi era tutta colpa di Sid Vicious: la vecchia idea che essere punk volesse dire offendere tutti. Era una maniera molto semplice di provocare la gente, al punto che per tutti la svastica era diventato un simbolo punk tanto quanto un simbolo nazi. Certo, non aveva lo stesso significato, era solo un grosso "fanculo" generalizzato, non c'era una vera motivazione politica dietro. La cosa strana di Dave, invece, è che lui ne aveva una e la prendeva molto seriamente: era cinese, ma stava continuamente in contatto con tutti i gruppi White Power d'America. Era davvero strano... assurdo. Credo che se i suoi amici di penna avessero scoperto che era cinese non sarebbero stati molto contenti..

Lou: Era fissato con la cultura skinhead, e da lì iniziò ad avvicinarsi al White Power. Probabilmente pensava che per essere uno skin fosse indispensabile essere un nazi.

Armand: Quando cantavo coi Rest In Pieces ero molto vicino all'attitudine offensiva. Andavo ai concerti con la maglietta degli Skrewdriver (che mi aveva prestato Dave) solo per far drizzare i capelli a un po' di gente. Anni dopo, questa cosa è venuta fuori su internet ed è diventata un mezzo scandalo, se cerchi su YouTube i video live dei Rest In Pieces, il primo che trovi è proprio quello in cui sono vestito in quel modo. Mi conciavo davvero in maniera ridicola.



Il primo concerto

Armand: Il primo concerto dei Sick Of It All fu per merito di Craig. A Long Island la scena era bella grossa, gli Youth Of Today dovevano suonare da quelle parti e noi riuscimmo a farci infilare in scaletta. I Rest In Pieces avevano suonato con loro la sera prima, così io passai la notte a piazzare con loro per poi farmi dare uno strappo sul loro furgone fino al concerto coi Sick Of It All.

Pete: Era al Right Tracks Inn, a Long Island.

Craig Setari: Fui io a procurargli il primissimo concerto. All'epoca suonavo negli Youth Of Today, ma quella sera dovevo suonare anche con gli Straight Ahead, mentre in apertura c'erano SOIA e Crippled Youth. Nelle settimane precedenti cercavo di capire se stessero provando abbastanza da essere in grado di suonare, ma loro mi rispondevano sempre "boh, non ne siamo molto sicuri", per cui sui flyer scrissi solo "special guest". Mi pare fosse nell'estate dell'86.

Lou: Craig ci disse: "Dai ragazzi, dovete farcela." In realtà noi non ci sentivamo ancora pronti, era solo un mese che facevamo le prove, ma lui insisteva: "Se non vi sentite pronti ora, non vi ci sentirete mai". Ci mise in scaletta, ma noi eravamo terrorizzati... Era il nostro primo concerto, e ci stava praticamente costringendo a farlo. Comunque andò bene, vennero tanti amici, tipo Anthony ed Ernie dei Token Entry. Fummo piuttosto furbi a mettere una cover dei Cause For Alarm a fine set: si erano appena sciolti, e quando la attaccammo la gente uscì tutta di testa.

A quel punto avevamo già scelto il nome Sick Of It All, dopo che per un po' ci eravamo chiamati General Chaos e in un paio di altri modi. Mi pare lo abbia inventato Pete, ma Dave voleva che lo cambiassimo in Sick Of All. Io lo sfottevo dicendogli che sembrava una frase detta da un cinese che prova a parlare inglese. Anni dopo, Dave divenne un Marine. Una volta venne addirittura a un nostro concerto con un mucchio di altri Marine, e la cosa buffa è che erano quasi tutti neri.

Rimanete sintonizzati per la seconda parte

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