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Tormento ci ha parlato di Valerio Staffelli e fisica quantistica

Ci ha parlato dei Sottotono, della geometria sacra, di temi spirituali ed altri più concreti, tipo la pensione.
Mattia Costioli
Milan, IT
15.6.15

Tutte le immagini via

Non sono mai stato un loro grande fan (anche perché li ho scoperti quando ormai si erano sciolti), ma è evidente che i Sottotono sapessero cos'è l'amore, perché i loro pezzi romanticoni sono romantici ancora oggi. Quindi quando ha iniziato a circolare questa voce che voleva Tormento pronto a tornare nella direzione abbandonata dopo la rottura tra lui e Fish sono stato molto curioso, come tutti.

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Dentro E Fuori è un conflitto tra tante cose e mi sembrava un disco riuscito in quanto capace di ampliare la visione di chi è affezionato a Sotto Effetto Stono, ma la verità è che questa è solo una piccolissima parte del progetto artistico e non solo di Tormento. Infatti l'abbiamo incontrato per capire qualcosina di più di questo ritorno alle origini, ma ci siamo ritrovati a parlare di Gesù e magia.

Noisey: Sbaglio o, prima di questo, c'era un tuo disco che sembrava dovesse uscire?
Tormento: Esatto, Uno Nessuno Centomila, ma non è uscito un po' per polemica, anche se tanti ragazzi me lo chiedono in giro. Diciamo che ho voluto lanciare un messaggio: se non supportate l'underground io i dischi me li tengo in casa e voi vi ascoltate il resto. L'album era già pronto, non l'ho stampato a sfregio e da lì c'è stato anche un cambiamento musicale.

Potresti stamparlo in una sola copia e vedere se qualcuno ti offre 5 milioni… Senti, ora stai facendo un in-store tour, come la vivi una cosa del genere tu che hai cominciato qualche annetto fa?
In realtà devono portarmi via perché io mi metto a parlare con tutti, faccio un po' da mental coach alla gente che mi capita sotto tiro. Rispetto agli altri artisti penso di riuscire a dare qualcosina in più, perché oltre a raccontare il disco provo a comunicare questa nuova visione della musica che stiamo portando avanti, che ha molto a che vedere con la natura e la geometria sacra. Sono cose che si allontanano un po' dai canoni classici del mondo hip-hop, che è un po' chiuso.

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Che persone sono venute a trovarti in queste occasioni?
Lo zoccolo duro, ragazzi che mi seguono sempre e forse sono un pochino più grandi della media, anche se mi ha fatto piacere vedere che ci sono un po' di giovanissimi, che sicuramente lanciano un segnale. Tendo a non tagliare fuori quella fetta di pubblico, penso di dover essere io ad adattarmi a loro, a cercare un dialogo, perché in fondo è giusto che il loro primo pensiero sia di vederci come dei vecchiacci.

Sono contento di vedere che tra Sottotono, Yoshi e Tormento la mia storia riesca a raccogliere due o tre generazioni di persone, non solo i vecchi.

Continua sotto.

Ma tu ai tempi dei Sottotono ti sentivi un teen idol?
Un po' sì, ma appena finita quell'esperienza l'ho abbandonata questa sensazione, la scelta di fare le cose col nome di Yoshi era proprio un tentativo di liberarmi di quella gabbia del gruppo pop per teenager. In realtà già ai tempi notavamo che chi ci seguiva era un po' la massa, che veniva affiancata da gruppi più ristretti di fanatici dell'hip-hop e del rap.

Ai tempi dei Sottotono quello che cercavamo di fare era istruire un gruppo di persone che di questa cultura non aveva mai nemmeno sentito parlare, per quanto quel grande successo in un certo senso ci andasse stretto, perché capivamo che una parte del pubblico non era così interessato alla nostra musica. Negli anni mi ha fatto piacere far breccia nei cuori di chi l'hip-hop non lo seguiva, anche perché il supporto della scena underground è sempre un po' vaporoso, nel momento del bisogno sembra sparire.

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Può essere che nella tua storia sia andata così perché chi è affezionato ai Sottotono non è affezionato al rap?
Un po' sì, ma quello che critico all'underground è che non ci sia supporto, che si parli di Primo e Tormento, dei Sangue Misto o dei Colle Der Fomento mi accorgo che ai live si riempiono i locali, ma quando esce un nuovo disco passa sempre in sordina. È una cosa che succede fin dagli anni Novanta: i gruppi underground non hanno mai avuto il riscontro che meritavano. Sembra quasi che chi ne capisce di musica non compri la musica.

Tormento nel 1996 con i suoi occhiali Versace, tutte le immagini via

In realtà si vendono tanto le ristampe.
Forse vuol dire che gli artisti sono un po' più avanti del pubblico, quindi se esce un disco lo criticano tutti, ma dopo cinque anni fanno la guerra per comprarlo. Io me ne sono reso conto sia con Il Mio Diario che Alibi, dopo alcuni anni sono diventati un riferimento per chi vuole fare hip-hop soul, mentre quando sono usciti non è andata benissimo.

Tu sei soddisfatto di tutti i dischi che hai fatto in questi anni?
Sì, perché dopo tanto tempo la gente si rende conto del valore delle cose che ho fatto. Diciamo che quando chiudo un album sono sempre soddisfatto perché ci metto dentro tutto quello che ho, ed è un piacere che le persone arrivino ad apprezzarlo, pure se con qualche anno di ritardo.

Dopo El Micro De Oro e le vicende che hanno riguardato Uno Nessuno Centomila me la sono un po' presa con la scena underground, perché io come altri artisti abbiamo dedicato la vita a questa rivoluzione e ora devono pagarla i miei figli. Se io non ho i soldi per mangiare va bene lo stesso, non sono mai stati i soldi il mio obiettivo, però vedere che mio figlio o i figli di chi ha deciso di seguire l'hip-hop devono rinunciare a qualcosa, ecco: quello mi fa incazzare.

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Da qualche tempo sto dicendo che lo Stato dovrebbe darci la pensione, perché abbiamo formato un modo di pensare e di comportarsi. Abbiamo dimostrato che la società di oggi è influenzata in gran parte dalla rivoluzione che abbiamo fatto negli anni Novanta, un periodo in cui eravamo degli alieni, mentre oggi l'hip-hop è un linguaggio con cui si può comunicare a chiunque.

Io sono soddisfatto della mia musica, ma mi dispiace averla dovuta pagare così a caro prezzo ed è un peccato che il Governo non ti riconosca di essere una parte importante dell'imprinting della società di oggi. Tra l'altro è la stessa situazione in cui si trovano tanti cantanti degli anni Sessanta e Settanta che muoiono di fame quando invece le loro canzoni fanno parte della cultura italiana. Quando oggi alla Festa delle Mamma pompano ancora "Amor De Mi Vida" io capisco di fare parte della cultura di questo Paese, e vorrei che fosse lo Stato a riconoscerlo.

Tu come lo spiegheresti il passaggio da Sanremo a te che facevi le cose come Yoshi?
Siamo passati da dieci milioni a zero, sia per quanto riguarda le vendite che il pubblico. Significa che la gente che ti segue non è veramente innamorata della tua musica ed è una cosa che ho vissuto sulla mia pelle quando le persone cresciute insieme a me, quella passate dai 18 ai 22 con la nostra musica, sono completamente sparite dai concerti solo perché la televisione gli ha detto che eravamo dei violenti e copiavamo i pezzi. Già nel 2001 avevamo testato la macchina del fango, ma la cosa più triste è che il pubblico non sia in grado di passare oltre le accuse della televisione.

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Ascoltando Dentro E Fuori mi sembra di capire che quello non fu un periodo facilissimo per te, avere tutta quella fama e quei soldi per poi vederli sparire…
In realtà i soldi non erano così importanti per noi, perché ne usavamo la maggior parte per produrre altri artisti, abbiamo prodotto Bassi Maestro, Fabri Fibra, Nesli Rice e non era un problema spendere per spingere le cose che ci piacevano. Oggi chi fa i soldi preferisce comprarsi un appartamento che spingere i gruppi più giovani, quindi in realtà su di me la fama non ha mai avuto presa, a noi i soldi servivano per fare le cose che ci piacevano.

Anche la fama mi stava un po' stretta, io ho vissuto da personaggio famoso e non è una bellissima sensazione, soprattutto perché nessuno nella vita normale ha voglia di parlare con tutte le persone che incontra per strada.

Forse è mancato qualcuno che ti direzionasse in quel momento?
Manca anche adesso, per me è una fortuna aver incontrato Shablo e Thaurus sulla mia strada, ma la verità è che per le piccole realtà indipendenti manca una infrastruttura di uffici stampa, agenzie booking ed etichette. Non esistevano allora e non esistono adesso. Dovrebbero esistere realtà piccole che diano una forma alla scena underground. Ai miei tempi c'erano tante etichette indipendenti e anche noi ne abbiamo cambiate diverse prima di arrivare in Warner, oggi chi potrebbe fare un percorso del genere?

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Secondo me le etichette indipendenti non mancano nella scena rap, magari non sono tantissime, ma ci sono.
Se vai in Olanda, in Francia ce ne sono decine di decine e non è che stiamo parlando di Marte, sono qui a 600 chilometri, penso sia proprio la mentalità italiana ad essere sbagliata. Ad Amsterdam se c'è un negozio sfitto metà dell'affitto te la paga il comune, pur di non avere una vetrina abbandonata. Mi sembra che il nostro Paese sia in balia del nulla, ma io non sono catastrofico ed è una cosa di cui parlo anche nell'album, bisogna fare le cose giorno per giorno: costruire se stessi, portare avanti i propri sogni un po' alla volta.

In quest'ottica questo disco che tentativo è?
Questo album parte da un cortocircuito, in un periodo di crisi in cui il mondo e le persone si stanno reinventando questo cortocircuito parla di ansia, tensione e momenti difficili in cui non si riesce più a ragionare, però non è una cosa negativa, ma un'occasione. Forse sono scottato da quello che è successo ai Sottotono, ma lo sono anche da quello che mi ha fatto l'underground e dal vedere che la mia generazione è da quindici anni che cerca un lavoro senza riuscirci, eppure questa è un'occasione, perché si possono dedicare le proprie forze a ciò che più si ama, alle passioni.

In America Ludacris era già un capoccia della Universal a 26 anni, qui invece sono tutti attaccati alle poltrone, nessuno pensa mai di ascoltare un punto di vista sul mondo diverso dal proprio. Chi è giovane ha le energie e le idee per portare avanti la storia. Molti dei rapper che son famosi hanno più o meno la mia età, non ce ne sono di tanto piccoli, dai Club Dogo a Marracash a Fabri Fibra, non siamo persone di primo pelo, quindi forse è il caso che anche il rap rifletta un po' su se stesso.

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Io però ascoltando il tuo disco sento tanta nostalgia, è una cosa successa per caso o l'hai inserita volutamente?
Più che nostalgia è voglia di mettersi in gioco e di creare, in questo album c'è una visione della musica nuova, perché viviamo in un'epoca in cui la fisica quantistica ci sta raccontando come si comportano le molecole, anche rispetto ai suoni estermi o alla musica con cui entra in contatto. La scienza dice che la musica cambia la composizione delle nostre cellule, quindi in base a ciò che stai ascoltando il tuo corpo cambia e si evolve, e questa è una legge ancestrale, perché il suono è stato sempre usato dall'umanità come strumento di crescita.

La voglia è quella di dire: iniziamo a vivere le cose in maniera più sottile, a mettere consapevolezza in ogni piccolo gesto. Su YouTube è pieno di documentari in inglese e francese su questi argomenti, su questa visione della natura. Il mondo si sta muovendo in una nuova direzione, sapere che la musica cambia come sei fatto dovrebbe portarti a dare ancora più valore a ciò che si ascolta. KRS One parla di queste cose, non è che me le invento io, perché la musica può insegnarti a respirare meglio e respirare meglio ti mette in pace con te stesso.

C'è un video di Lil' B al Pitchfork Festival in cui durante un'esibizione fa fermare tutti per meditare e fargli ripetere "I love life", forse ti piacerebbe.
Sono cose che diceva persino Bruce Lee: se vuoi combattere bene devi essere come l'acqua. Be like water. L'energia non è nella forza del pugno, ma nella convinzione che metti nel gesto di farlo. Il mondo sta riportando alla luce la sua cultura ancestrale, mentre noi non ce ne accorgiamo. Quando canto sto esprimendo più cose con il timbro della mia voce che con le parole che pronuncio, il mood con cui registro un pezzo è fondamentale e le persone che ascoltano saranno influenzate dal mio stato d'animo.

Su YouTube c'è un documentario bellissimo riguardo la memoria dell'acqua. L'acqua ha una memoria incredibile e ho visto un esperimento in cui su diverse bottiglie hanno scritto "ti odio", "ti amo" o "ti ucciderò". Fotografata al microscopio l'acqua appare diversa in base al messaggio che viene scritto sopra, e noi siamo fatti al 70% d'acqua. Nel mondo si stanno studiando queste cose e non sono cose da strippati: le cellule hanno una memoria e se tu non ci comunichi loro agiscono in base alla loro memoria cellulare, iniziano a lavorare da sole e tu perdi il controllo del tuo corpo.

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Ma tu queste cose le pensavi anche prima, o c'è stata una svolta?
Se senti In Teoria iniziano a venire fuori questi temi, però finché parlavo di fragole, champagne e di scopare tutta la notte con la mia troia vendevo un sacco di copie, poi quando ho scritto queste cose non ho più venduto niente. Questo cambiamento l'ho avuto a 19 anni, perché i soldi e il successo ti portano a chiederti che cosa è davvero importante nella vita. Non è la voglia di fare successo che mi spinge a fare quello che faccio, ma un messaggio rivoluzionario e mondiale.

Oggi tutti sono in fissa con la Massoneria e con i poteri occulti, ma dovrebbero andarsi a studiare i simboli della Massoneria e il potere dei segni che sfruttano. Non si può vivere in un paese come il nostro, pieno di chiese e di geometrie sacre, ignorandone la storia e i significati: quei simboli non parlano di massoneria, ma di flussi di energia antichissimi e universi paralleli con cui entriamo in contatto ogni giorno in maniera inconscia. Perché tutte le feste più antiche che abbiamo in Italia sono legate ad una mitologia dei numeri e della geometria? Sono tutti portali per arrivare a nuovi stati di coscienza che ci permettono di capire dove stiamo andando.

Gesù diceva: "Benedici il cibo che stai per mangiare" ed oggi stiamo scoprendo perché lo diceva, perché le molecole cambiano in base a ciò con cui entrano in contatto, emozioni comprese. Non mi aspetto che questo disco venda milioni di copie, ma voglio che venga riconosciuto il messaggio che porta.

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Secondo te è arrivato il messaggio?
Credo di sì, da quello che mi dicono le persone che incontro. Negli anni i miei testi sono diventati sempre più ermetici e questo è il mio tentativo di tornare alla semplicità. Non mi sembrava avesse più senso continuare a usare lo slang tipico dell'underground, perché tanto non esiste più una scena underground.

Questa specie di conversione sarebbe capitata anche se Staffelli non fosse mai nato?
Sì, il ciclo era già finito, Nefffa aveva già cambiato genere e stavano succedendo troppe cose, noi eravamo forse gli ultimi, insieme agli Articolo, ad avere un gruppo hip-hop. In ogni caso mi sembra che il mercato non sia cambiato troppo, perché come siamo stati sfruttati noi, ancora oggi vengono sfruttati i neomaggiorenni. All'estero gli artisti che non guadagnano abbastanza prendono un sussidio dallo Stato, mentre qui abbiamo persone con un'esperienza infinita che vengono pagate 200 euro a data, quando un ufficio stampa modesto te ne chiede 2000 per una settimana di lavoro.

Con questo disco voglio dimostrare che la musica ha la forza di dare nuovi input a livello energetico, che è un po' il compito con cui è nato l'hip-hop: portare positività in posti in cui non c'era veramente niente. Allagare terre aride, è questo il mood del disco, anche la title track è un pezzo tosto in cui mi chiedo: "Chi è che mi parla? Chi sono queste voci che mi dicono di fare questo invece di quello?" Sono energie esterno, che condizionano la nostra vita e bisogna riuscire a prestare attenzione e sentire la nostra voce interiore, nascosta sotto queste energie. Dentro E Fuori parla di questo, volare sopra la negatività e innalzare la propria persona.

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Io sono cambiato, perché a un certo punto mi sono accorto che avevo davanti seimila persone e riuscivo solo a parlargli di fragole e Martini. Tutti mi dicono che il mio album più bello è Sotto Effetto Stono, ma forse non si sono accorti del percorso che è cominciato già dall'anno dopo.

Cosa intendi?
Che ho iniziato a tramandare insegnamenti antichi, di cui oggi abbiamo estremamente bisogno. Gli insegnamenti di Gesù 2000 anni fa erano rivoluzionari perché oggi i fisici quantistici ti dicono che se tu benedici l'acqua, quella si benedice davvero, e noi siamo fatti di acqua.

Mi sa che non ti aspettavo così new age.
L'Universo ci parla costantemente, ma bisogna scegliere da dove pescare le proprie energie: dall'acqua o dal sesso e dalle pulsioni più basse? Cambiando io sono cambiati anche i serbatoi da cui prendevo le rime, che non sono solo quelli del rap, perché viviamo in un'epoca che è molto più complessa di così. La gente dovrebbe provare a farsi fare un Oroscopo come si deve, perché la verità è che siamo vittime delle stelle, non è abbiamo tutti questo potere decisionale sulla nostra esistenza, ma è bello poterne essere consapevoli fino in fondo.

Se avessi la possibilità di parlare a tutto il pubblico dei Sottotono cosa gli diresti, di non ascoltarli più? Anche Fish aveva queste idee?
Già dal quarto album i temi erano cambiati, e si nota molto nei dischi. Io e Fish non ci trovavamo su queste cose, la sua era una ricerca differente: io ascoltavo Marvin Gaye e lui Lil' Wayne, due mondi che a un certo punto sono entrati in collisione. Per questo dico che era già finito un ciclo, è come un matrimonio in cui ci si sposa da troppo giovani: dopo quattro o cinque anni iniziano a venire a galla divergenze di opinioni su cui è difficile soprassedere, Striscia è stata una contingenza, non il motivo della nostra rottura.

Io ho iniziato a fare meditazione a 16 anni, e oggi la scienza mi dice che i cuori delle persone che compongono un coro durante il canto battono all'unisono, quindi forse ci avevo visto bene: le persone sono connesse ad un livello superiore e io con la mia musica voglio sperimentare queste cose.

C'è una teoria che si chiama cimatica e tenta di spiegare l'effetto delle onde sonoro sul modo in cui scriviamo lettere e simboli, e con l'acqua è uguale, perché tende a prendere la forma delle cose che le vengono comunicate. Noi siamo questo: acqua sostenuta da un suono e vibrazioni, ed è bello scoprire che la musica è uno strumento ancestrale.

Bruce Lee riusciva a percepire un nemico alle sue spalle in qualsiasi momento della giornata, senza neanche girarsi. Vivere in consapevolezza, ecco cosa, e di esempi la storia ce ne ha dati tantissimi: Ghandi, Martin Luther King, Borsellino… Gente che ha perso la vita per questo, e sono loro gli esempi che dobbiamo tramandare ai nostri figli, non MasterChef.

Però sono cose a cui si arriva con calma, la prima canzone dei Sottotono sulla compilation Nati Per Rappare era "La Biccia Giusta".

Sono cambiate un po' di cose. Senti, e con tutti questi discorsi, com'è che i featuring sono Emis Killa e Guè Pequeno?
Si può crescere un attimino nel tempo. Me lo chiedono tutti, l'idea è di lanciare un messaggio alla scena e chiedersi chi è che è capace oggi di fare una carriera, di gestire le proprie scelte e i propri soldi. Perché denigrarli? Underground non significa fare la fame, perché quando hai un figlio che deve rinunciare a qualcosa ti rode il culo. Ci sono dei compromessi a cui scendere? È la vita, succede anche nell'underground.

In giro ci sono rapper che sono dei mostri e nessuno che li ascolta, persone che hanno piantato i semi di quella che oggi è la cultura dominante e lo Stato deve riconoscerlo, invece di farsi ridere dietro dal mondo intero. Non voglio denigrare l'Italia, cerco solo di stimolare una polemica positiva, perché oggi bisogna iniziare a proiettare all'interno, anziché verso gli altri: se il mondo è in guerra è perché l'animo umano è in guerra.

E il tuo conflitto interno qual è?
L'assenza di un riconoscimento, odio vedere che l'unica cosa ad essere ripagata è la furbizia, anche e soprattutto dalla scena che dovrebbe seguirti e supportarti. Il pubblico dov'è? A casa a vedere Hell's Kitchen? E poi se la prendono se Briga va ad Amici, ma stiamo scherzando? A me è capitato di fare da giudice a gare di freestyle e far vincere Moreno perché era un mostro, quindi nemmeno lui è criticabile, per quanto mi riguarda, perché ai tempi si è fatto un culo così. Mi ricordo di quando Marra e Guè venivano a trovarci ai live e non avevano nemmeno i 20 euro per pagare il biglietto, quindi per conoscerli siamo usciti noi dal locale. Se Moreno ha preso la strada che ha preso è perché il pubblico in questo ambiente non gli ha offerto un'altra possibilità.

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