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Alle Savages piace nascondersi

...ma alla fine siamo riusciti a trovarle e intervistarle.
8.10.13

Le Savages sono riservate, sfuggevoli. Ti tengono sulle spine e per più di un anno le ho lasciate fare, immagino sappiano bene cosa si provi a venire gratificati con grande ritardo. Tutto è cominciato a Maggio, quando il quartetto inglese—con a capo la cantante (amante del Grindcore) Jehnny Beth, la chitarrista Gemma Thompson, la batterista Fay Milton, e la bassista Ayse Hassan—ha fatto uscire il doppio A-side “Husbands”/“Flying to Berlin.” Ricordavano un po’ Siouxsie, un po’ Ian e tutte le band darkwave inglesi che mi piacciono tanto, ma le Savages erano più moderne, intellettuali, disordinate, e più consapevoli. Dovevo parlarci. Ho mandato decine di mail chiedendo un’intervista e mi è sempre stato detto di no. Sembrava che volessero “far parlare la musica”. Ma sono rimasta determinata nel mio intento, pur essendo delusa e allo stesso tempo affascinata che una band diventata famosa in così breve tempo si rifiutasse di parlarmi.

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Non mi potrei mai immaginare i Foxygen o le Haim che si lasciano scappare un’intervista, ad ogni modo, le ho tormentate come una pazza furiosa, e alla fine sono riuscita a concordare un incontro con la bassista Ayse Hassan, per parlare del loro LP di debutto, Silence Yourselvf, di come considerino la loro musica una forza galvanizzante, e, neanche a dirlo, del perché se la tirino così tanto. E anche se la loro riservatezza mi ha commosso (un pochino, in fondo al cuore), la soddisfazione che ho avuto nel momento in cui mi hanno detto di sì, è la dimostrazione di quanto io straveda per il dolore, ma agli occhi delle Savages rimanga una sfigata.

Noisey: Avete evitato la stampa per un po’. Anche quando è uscito “Flying to Berlin.”/“Husbands”, a inizio dell’anno scorso, le Savages evitavano le interviste. Cosa è cambiato?

Ayse Hassan: Noi sole sappiamo cosa vogliamo dai nostri live. E credo che accettare un minimo di pressione non sia necessariamente dannoso. Quello che è cambiato è che abbiamo deciso di metterci un po’ di noi stesse nella spiegazione di cose che in passato potevano essere fraintese. Nel senso, non abbiamo ancora dato così tanto, ma se vuoi che la gente ti capisca, non devi per forza dare via tutto. È più probabile che le persone si facciano idee sbagliate se non fai niente.

Quello che ho imparato dalle Savages è che vedete la musica come un modo di collegarvi a voi stesse; è un’esperienza fisica e mentale. E ho notato dal vostro sito che volete far scoprire alle persone un nuovo modo di vivere, attraverso la vostra musica. Perché è così importante?

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Abbiamo sempre cercato di trasformare la musica che scriviamo in azioni, azioni che possiedono una forza in grado di avere effetto sulla gente, fin dalla prima fase di ascolto. Sono convinta che quando qualcuno viene a un nostro live, vengono evocate sensazioni e memorie produttive. Spero davvero che quando la gente ascolta la nostra musica, riesca a connettersi ad essa. Anche se magari non riescono a descriverlo a parole, almeno spero che sentano qualcosa. C’è solo la speranza di dare alle persone la giusta fiducia per intraprendere cambiamenti e allontanarsi da ciò che le trattiene dall’essere loro stesse, e dire “Veramente non sono contento di fare questa cosa, la farò in questo altro modo perché per me è più giusto così.” Dovrebbero dare fiducia al proprio istinto. Credo che sia l’unica cosa che tutte noi abbiamo cercato di fare con la nostra musica—sia attraverso la musica stessa, sia attraverso la decisione di pubblicarla. Come band, abbiamo sempre cercato di ascoltare il nostro istinto e di pensare a come andare avanti insieme, continuando a fare musica.

E a evitare i fattori esterni che vi possano distrarre.

Assolutamente. Viviamo in un mondo dove c’è così tanta distrazione. È ridicolo. A volte devi davvero concentrarti e pensare alle cose più semplici, altrimenti è facile non riuscire a combinare niente.

Pensi che i social network—e internet in generale—siano una distrazione?

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Mi piacerebbe dire di potermi sottrarre a questo tipo di distrazione, ma è dura perché internet è così invadente. Tutto quello che facciamo ha a che fare con internet, oggi. Puoi contattare gran parte delle persone che conosco all’istante—via email, telefono—e penso sia una distrazione perché non puoi mai avere un momento di pace. Se vuoi startene lontano dalle persone, devi abbandonare ogni tecnologia e sparire nei boschi. Eppure in questo caso è difficile non essere distratti e non guardare il telefono—io per prima ne sono colpevole. Ci sono state volte in cui ho passato più tempo di quanto abbia il coraggio di ammettere, facendo cose completamente inutili e ridicole su internet. Ed è inevitabile che questo ti impedisca di essere produttiva. Può anche essere positivo, a volte, vedi l’accesso all’informazione, che è molto importante. È un'arma a doppio taglio.

E che ne pensi di internet per le band? Credi sia di aiuto?

Penso che dipenda da come lo prendi. Per alcune band si è visto che è stato molto utile, ma per altre può essere dannoso. Cioè, dipende dalla band e da come internet la raffigura.

Poco fa hai parlato del “processo di scoperta” in musica. Quali band in particolare ti hanno portata a nuove scoperte?

Oh, be’. Ce ne sono un sacco! Ero particolarmente in fissa con i Cure. C’era una connessione tra i testi e il modo in cui le canzoni erano composte. Oppure gente come David Bowie, amo così tante cose di lui, tipo l’evoluzione della sua carriera nel corso degli anni. Ci sono dei momenti molto precisi nella sua carriera in cui si è reinventato più e più volte, anche lo stesso modo in cui è raffigurato oggi Ogni tanto appaiono nuovi fatti riguardanti il suo ultimo disco, è abbastanza interessante come è riuscito a creare—o a ricreare—un così alto interesse attorno alla sua persona. È una figura da cui ho tratto molta ispirazione. Mi piacciono anche i Beatles. L’elenco è infinito. Ci sono un sacco di band che rispetto per aver avuto un ruolo significativo in vari momenti della mia vita.

Volevo chiedere delle tematiche dell’album. So che ci sono canzoni riguardanti l’emancipazione femminile e l’autostima. Ce ne sono altri in Silence Yourself che mi sono persa?

Ci sono molto temi, ma non voglio escludere il fatto che ognuno possa trovare il proprio personale significato. “Hit Me” è una canzone che di solito la gente fraintende. È interessante vedere quali significati assume per ognuno. È una questione personale, e non vorrei dare messaggi che le persone poi vorranno trovare per forza. Per me è importante che quando la gente ascolta la nostra musica, riesca a farla propria e in qualche modo rubi da essa ciò che c’è di rilevante.