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Il TUFFEST è il festival elettronico che schiaccerà il patriarcato

Per la prima volta i maschi bianchi cis devono farsi da parte e i riflettori sono tutti per donne, queer, trans e persone di genere non-binario.
15.7.16

Foto di Valerie Calano

Era il pomeriggio di sabato 9 luglio e si inizia a sentire musica al TUFFEST, un nuovo festival di due giorni che si svolge nel Judkins Park di Seattle dedicato esclusivamente ad artiste di identità femminile, non-binaria e trans. Il sole ha fatto capolino e si è subito nascosto dietro una coltre di nubi, con l'indecisione tipica dell'estate a Seattle. Le poche persone che stanno ballando sulle sonorità intricate e contorte del primo act EOSIN entrano comodamente sotto un piccolo tendone, mentre il resto del pubblico è diviso in gruppetti, sparpagliati sulle loro coperte nel parco, mentre un lieve profumo di ganja permea l'aria.

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In un periodo storico in cui le lineup dei festival sono ancora dominte da uomini bianchi e cis, un festival che ponga l'accento sull'emergenza, l'espansione e la celebrazione della comunità elettronica femminile, non-binaria e trans è benvenuto, anzi, necessario. Il sottotesto politico del TUFFEST ha anche aiutato questa prima edizione a farsi notare in una scena come quella del Pacific Northwest dominata da una storica attitudine individualista e rilassata definita dalle sue maggiori etichette indie (K Records e Sub Pop).

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La porzione diurna e gratuita del festival comprendeva installazioni interattive, performance musicali e workshop con le donne che lavorano nell'industria creativa. Di notte, l'afterparty "TUFFEST 'till Dawn" ha preso possesso di uno studio artistico nell'area industriale di Seattle e ha placato la sete di techno dei locals con nomi come UMFANG del collettivo 1080p e la DJ di Colonia Lena Willikens. Altri grandi momenti sono stati una performance di coding a cura della costruttrice di synth Kaori Suzuki, l'ambient downtempo di Patricia Hall dei Soft Metals, l'MC hip-hop sperimentale DoNormaal e la favolosa autrice di collage sonori Elysia Crampton.

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È un primo festival ambizioso per TUF, un collettivo di musica e arte digitale di Seattle specificatamente rivolto a artisti intersectional o di identità femminile. TUF è iniziato online nel 2015 come gruppo privato su Facebook—un luogo in cui le donne di Seattle e dintorni potessero condividere le proprie creazioni e consigli sulla strumentazione, oltre che discutere di eventi e interagire in modo più generale al di fuori dell'opprimente presenza del patriarcato.

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Dopo il primo incontro IRL nell'affollatissimo salotto della fondatrice Katherine Humphreys, il gruppo è arrivato a includere più di ottanta persone, collegate da un bisogno condiviso di ritagliarsi il proprio spazio all'interno di un'industria musicale a egemonia maschile.

"Penso che semplicemente non esistesse una cosa del genere", dice Humphreys riguardo alla comunità costruita da TUF. "È davvero deprimente andare a concerti elettronici e vedere tutti questi uomini che fanno gruppo tra loro e avere la sensazione che nessuna delle donne in sala conosca le altre".

Il gruppo TUF dice che il TUFFEST di quest'anno non è che l'inizio—spera di ripetere l'evento ogni anno, dando a sempre più donne e persone queer, di genere non-binario e trans un posto alla console. Ecco cinque motivi per cui questo festival riuscirà a strangolare il patriarcato dell'industria musicale, prima o poi:

1. Ha dato uno scossone alla scena di Seattle.

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L'obiettivo del TUFFEST di incoraggiare il cambiamento sociale tramite la promozione delle star dell'elettronica al femminile lo fa emergere dal mare di tutti gli altri festival nel Northwest (basta guardare le lineup di festival come Bumbershoot, Sasquatch e Timber, per esempio). Inoltre, visto che uno dei festival elettronici più famosi di Seattle, Decibel, ha recentemente annunciato il suo stop a termine indefinito, il TUFFEST ha la possibilità di riempire questo vuoto e al contempo promuovere la propria missione sociale progressista.

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2. Ha messo in fondo alla coda gli uomini bianchi cisgender.

L'organizzatrice del TUFFEST Cecilia Corsano-Leopizzi si è fatta le ossa lavorando per il Decibel, e ha dichiarato che l'esperienza le ha fatto capire che i workshop sono un'ottima piattaforma con cui introdurre nuove tecnologie a un maggior numero di persone. "Voglio fare un passo ulteriore e renderla sempre più accessibile", ci ha detto.

A questo scopo, il TUFFEST ha dato la precedenza nelle adesioni ai workshop alle persone di identità femminile, non-binaria e LGBTQAI. Si tratta di corsi su argomenti come sound production e sintesi modulare. Almeno un workshop, x=Synth con Kaori Suzuki, non ha accettato candidati maschi bianchi cis quando i posti hanno cominciato ad avvicinarsi all'esaurimento.

"Ho scoperto che ogni volta che hai a che fare con una classe di genere misto, le donne tendono a tirarsi indietro, ascoltare e attendere, e gli uomini si fanno avanti, buttandosi sul lavoro", ci ha spiegato Natalie Bayne di Seattle Sound Girls, un'associazione non-profit che insegna produzione audio a giovani donne e ragazze in corsi doposcuola e campi estivi. Bayne ha organizzato anche un corso su come montare un impianto audio per contrastare la carenza di possibilità per le donne di "giocherellare con attrezzatura dall'aspetto minaccioso".

Non lo direste mai vedendo il suo potente e vigoroso set techno al TUFFEST, ma la co-fondatrice di Discwoman nonché DJ/producer UMFANG (AKA Emma Burgess-Olson) dice di aver sprecato fin troppo tempo a inizio carriera in preda alla timidezza. Olson ha tenuto un workshop di introduzione alle drum machine durante il quale ha incoraggiato un gruppo di giovani donne curiose a costruire le proprie sequenze utitlizzando una Dr. Groove della Boss e una Roland TR-8.

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"È importante ricordare che iniziamo tutte allo stesso punto", ci ha detto Olson. "Le domande che ho fatto io, le ha fatte anche quel tale uomo famoso. Nessuno sa usare una drum machine dalla nascita. Si impara."

3. Ha spinto gli uomini a riflettere.

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Molti degli uomini presenti al TUFFEST hanno sostenuto il festival, trovando rinfrescanti e sorprendenti i set a propulsione femminile. "La techno è un circuito maschilista", dice un pagante di nome Tim, "eppure all'inizio erano coinvolte tantissime donne. Poi si è trasformata in questa cosa da maschi nerd, quindi è bello veder riconoscere il fatto che non dev'essere per forza così".

Un altro membro maschio del pubblico ha tenuto conto del proprio privilegio e non si è candidato ai workshop, nonostante la propria curiosità, in modo da lasciare spazio ad altre persone. "Non volevo essere il maschio etero, sai, che arriva e maschilizza tutto con la sua aura maschia", ha ammesso.

4. Ha reso prioritaria la mescolanza razziale in una delle città più bianche degli Stati Uniti.

Seattle è una delle città a più alta maggioranza di bianchi degli Stati Uniti, secondo il censimento del 2015. E i bianchi di Seattle si trovano spesso in difficoltà se interrogati al riguardo.

"C'è una specie di superiorità intellettuale nel Pacific Northwest, per cui la gente pensa che siccome c'è il caffè super buono, è impossibile che siano razzisti, o qualcosa del genere", dice Hollis Wong Wear, musicista dei The Flavr Blue e abituale collaboratrice di Macklemore. TUFFEST ha affrontato la questione senza paura, ospitando Wear in una discussione su come smantellare il razzismo istituzionalizzato del mondo delle arti, e inserendo nella lineup performer di colore come MC Sassyblack e Jenn Green, DoNormaal e Jessica Duran delle Succubass.

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Renee Jarreau Greene, panelist e DJ che ha fondato una serata queer e trans per persone di colore a Seattle chiamata Darqness, ha detto che è importante ricordare che "gli spazi della vita notturna sono sempre stati naturalmente politici e radicali… specialmente visto che la supremazia bianca ci colpisce tutti, vivendo in una città così bianca".

"Le persone marginalizzate in questa città hanno scoperto che qui devono costruirsi i propri spazi", ha poi aggiunto.

5. Ha dato per la prima volta un posto da headliner ad artiste politicizzate come Elysia Crampton.

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Già producer e grandiosa collagista con il nome di E&E, Elysia Crampton ha iniziato a guadagnare popolarità fin dal suo primo, concettualmente denso album American Drift, uscito l'anno scorso. Ma al TUFFEST l'autoproclamata "transevangelista" ha ottenuto per la prima volta un posto da headliner in un festival negli Stati Uniti.

Erano passate le 21 quando ha cominciato a tessere un arazzo frammentato di beat selvaggi, voce e tastiere, e riferimenti alla cultura pop, il tutto contorto e deformato in modo inquietante e di grande ricchezza sonora. Fra le spire del suo set si trovavano schegge di parole profondamente politiche e personali: la citazione di un'attivista trans boliviana, una favola futuristica su un movimento per la giustizia trans in America Latina e una poesia sull'amore ai tempi del colonialismo moderno.

"Il contesto politico della mia musica è lì perché non avrebbe potuto essere in nessun altro modo", ci ha spiegato Crampton via email. "I semplici fatti della vita—cose che non riesco a esprimere a parole, ma che avevano un effetto profondo su di me—mi hanno resa oggetto o bersaglio di violenza da parte della famiglia, della società e dello stato, e mi hanno separata dalla mia stessa storia e dalla rete di appartenenza di cui avevo disperatamente bisogno per sopravvivere".

Dando a Crampton lo spazio di headliner, rendendo accessibile un certo tipo di istruzione a comunità spesso marginalizzate e mettendo sotto i riflettori artisti di identità femminile, trans e queer, TUFFEST ha mescolato musica e politica in un modo che aprirà molte porte in futuro ad altre iniziative ugualmente meritevoli.