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Gqom è la musica degli Zulu, è un genere reietto

Se vivi in una township di Durban e hai meno di vent’anni, la tua esistenza gira intorno al trinomio casa, scuola e gqom: questa è la storia di Gqom Oh! e del legame tra Durban, Londra e Roma.

di Celine Angbeletchy
14 luglio 2016, 6:00am


Nan Kolè e TLC Fam, tutte le foto di Tommaso Cassinis.

La musica è il prodotto del luogo in cui nasce e un genere musicale, ovunque sia performato, racchiude sia l'identità che la realtà storica e sociale degli artisti che lo creano. Allo stesso modo le sperimentazioni che nascono in un determinato luogo dall'unione tra artisti internazionali producono fusioni, evoluzioni e dinamiche nuove ed altre. La storia che vi voglio raccontare parla proprio di questo: un genere musicale a molti sconosciuto, il Gqom; gli artisti che lo hanno creato; la connessione invisibile tra tre città Durban, Londra e Roma; l'intraprendente idea di un produttore che ha cercato di unire questi elementi.

Gqom è un nome difficile da pronunciare, ma ha un suono così oscuro e penetrante che si può dire indelebile. Il genere sudafricano Gqom (forse sull'impeto del significato del nome stesso, cioè battito, colpo, percussione) sta sortendo un forte effetto sulla scena elettronica underground UK e non solo. La sua forma espressiva supera il kwaito e la tribal house sudafricana e utilizza suoni che descrivono a pieno la realtà urbana e sociale delle township di Durban. Di fatti, nonostante sia diventato il must delle piste da ballo più all'avanguardia d'Inghilterra, questo genere nasce dai laptop scassati e rappresenta principalmente un mezzo di espressione vitale per centinaia di giovanissimi ragazzi sudafricani.


Il trailer di Woza Taxi, in uscita il 18 luglio.


Il ponte tra Sudafrica e Regno unito è stato creato da alcuni produttori che si sono appassionati fortemente a questo genere e lo hanno spinto Oltreoceano. Uno di questi è il dj e produttore nato e cresciuto a Roma Francesco Cucchi, in arte Nan Kolé. Grazie alla significante esperienza alle sue spalle e una forte curiosità per la musica e la cultura africana, Nan Kolé ha intuito da subito il potenziale di questa nuova sonorità. Ha selezionato e messo insieme i vari pezzi del puzzle e circa un anno fa ha creato Gqom Oh!: un'etichetta discografica con base a Londra che prende il nome proprio dal genere ed ha l'obiettivo di allargarne gli orizzonti e di portare alla luce i talentuosi artisti che lo producono. La scelta di Londra non è stata casuale, fondata sul multiculturalismo e da sempre culla di ibridi musicali e avanguardie artistiche, questa città in cui il Gqom era già approdato con discreto successo rappresentava il luogo perfetto per lanciare l'etichetta.

Con la prima release Gqom Oh! ha mirato in alto e il colpo è andato a segno. Il bootleg in edizione limitata uscito ad Agosto 2015 ha da subito raggiunto ottimi risultati, arrivando su diverse piattaforma piattaforme. La seconda release, The Sound of Durban ha affermato Gqom Oh! come una delle label più interessanti panorama underground, facendo sold out in un paio di settimane e ha collezionato diversi feedback importanti dalla critica, oltre ad essere inserita da FactMag nella classifica dei migliori album del 2015, la compilation è riuscita nell'intento di far emergere nel mercato musicale europeo tanti degli sconosciuti artisti per cui il Gqom non è solo un genere da pista da ballo, ma uno status quo, uno stile di vita.

Nan Kolé ha accettato tutti i rischi che la sfida di un progetto impegnativo come Gqom Oh! richiedeveva. Una volta confermato il successo dell'etichetta, il passo successivo è stato quello di recarsi a Durban per incontrare i produttori con cui era da tempo in contatto ed esplorare le origini del genere musicale. Grazie al contributo del collettivo Crudo Volta, il viaggio si è rivelato ulteriormente essenziale, non solo per l'etichetta, ma per la diffusione del genere in sé. La crew composta da Mikè Calandra Achode e Tommaso Cassinis si è unita a Nan Kolè per girare Woza Taxi, documentario che farà parte del progetto Gqom Oh! X Crudo Volta, in uscita il prossimo 18 luglio su vari canali e che include pure un mixtape con 14 brani inediti (e una t-shirt). Sarà disponibile in edizione limitata anche su cassetta e se volete saperne qualcosa di più potete visitare il profilo Bandcamp di Gqom Oh!.

Il Gqom è fortemente radicato nel territorio, nella realtà storica e sociale delle periferie sudafricane ed è difficile capirne la natura e la ragion d'essere se non si tengono in considerazione gli elementi che lo fondano e caratterizzano. L'impresa non è stata facile per Nan Kolé e il suo team e già durante la creazione dell'etichetta l'enorme gap culturale si era rivelato uno degli ostacoli più difficili da superare. Lerato, amica di vecchia data nata a Soweto, nella periferia di Johannesburg e trapiantata a Roma, era la persona perfetta per accompagnarli nelle township, colmare le differenze linguistiche e culturali, e convincere i ragazzi delle grandi potenzialità del progetto. Molti dei produttori parlano solo Zulu, altri erano particolarmente scettici riguardo al tanto interesse nei confronti della loro musica: "Perché ti piace il gqom?", "Sai come si balla?", "Perché in Europa vogliono sentire la nostra musica?" sono solo alcune delle domande che i ragazzi si sono sentiti rivolgere continuamente. Lerato è stata il rimedio pratico e necessario per creare le basi della relazione artistica e personale tra Kolè, i ragazzi e le loro famiglie per documentare il suono e la cultura urbana sudafricane.

Se vivi in una township di Durban e hai meno di vent'anni, la tua esistenza gira intorno al trinomio casa, scuola e gqom, non sei mai stato in centro città, molto probabilmente hai almeno due o tre figli; fare uso di sostanze è un abitudine invisibile ma costante ed un raduno di taxi è il climax della tua vita sociale.

DJ Mabheko.

Nan Kolè descrive una realtà quotidiana e sociale che dista anni luce dall'idealtipo "produttore di musica elettronica". La maggior parte degli artisti di Gqom Oh! vivono con le loro famiglie e non perdono un giorno di scuola. I loro studi sono casottini auto-costruiti invasi dalla rigogliosa vegetazione: piccoli bunker arredati con l'attrezzatura minima e indispensabile per arrangiare i pezzi e nutrire la loro ossessione. Il Gqom è un collante sociale per migliaia di giovani sudafricani. È il suono che riempie le loro vite e da senso alla loro esistenza, ma è anche una musica reietta, discriminata. Gran parte dei produttori non aspirano ad una carriera nel mondo della musica, ma alla reputazione, allo status sociale nel luogo in cui vivono.

Anche i loro nomi d'arte e i titoli dei pezzi rappresentano le loro origini culturali. Per citarne alcuni, i Formation Boyz della township di Verulam vivono in un gruppo di case arroccate su una collina con le loro Formation Mothers, Formation Sisters e così via. Per loro il Gqom è una cosa di famiglia, sono una squadra, ma la cosa più importante rimane sempre finire la scuola. Forgotten Souls, ha scelto di chiamarsi così perché a suo parere nel Gqom non c'è più soul. Dominowe di Newlands East si è ispirato alle note virtuali inserite sulla griglia di FL Studio - gli ricordano il gioco Domino; mentre DJ Mabheko ha seguito il suggerimento del nonno, optando per il nome "uno che si fa i cazzi suoi". L'MC della crew TLC Fam di Newlands West ha appena compiuto 13 anni, mentre Citizen Boy quando ne aveva solo 14 ha prodotto alcuni tra i pezzi più belli di Gqom attirando complimenti persino da Kode9.

Come mostrerà il documentario, i taxi sono fondamentali per la diffusione del Gqom a Durban. Non solo fungono da sound system, rave e promoter, ma sono il collegamento fisico e simbolico tra i kasi, ovvero le townships, e la città. Quando i taxi si riuniscono nei rank (grandi parcheggi) fuori città, i produttori gqom ottengono finalmente il riconoscimento desiderato. Kolé parla di questi raduni come qualcosa di indescrivibile: sciami di ragazzini alterati ed euforici che saltano sulle macchine, corrono, urlano, ballano creando una realtà unica nel suo genere.

Il Gqom è il genere che ha sconquassato la scena elettronica underground con una nuova sonorità cupa, incalzante, ipnotica, ma in Sudafrica non ha mai raggiunto una dimensione mainstream. Questo fatto potrebbe essere dovuto al poco interessamento nazionale nei confronti di un ritmo già familiare, ma secondo alcuni il motivo è legato ad una questione politica. Gqomu è un fenomeno che anima Durban dal 2005, ma il 101 e l'Havana Club sono gli unici due locali che lo suonano. Lo stesso vale per le radio locali che preferiscono evitare, se non in rari casi ad orari improbabili. La componente territoriale e socio-spaziale di questa musica è uno dei suoi aspetti caratterizzanti quindi promuovere il genere significa enfatizzare e dare credito alla realtà da cui deriva. Queste riflessioni fanno sorgere il dubbio che per essere accettato a livello nazionale il Gqom debba forse essere ripulito dal suo "aspetto township", in modo renderlo accessibile ad pubblico sudafricano più "ampio" dal punto di vista etnico. Ma se questa operazione di rimozione dello stigma che fa da colonna portante ed invisibile a questo fenomeno musicale interurbano fosse mai intrapresa, la natura stessa del Gqom, la sua oscurità, il suo enigmatico appeal, andrebbero inevitabilmente persi. Ci si augura quindi che resti quello che è e che le sue evoluzioni portino ancora più prestigio alla crew di Gqom Oh! e ai tanti altri giovani produttori sudafricani.

D'altronde, come dice Kolé, "la vera bellezza è nell'imperfezione e questo vale sopratutto per la musica" ed aggiungerei, specialmente per il Gqom.

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Il documentario di Gqom Oh! uscirà il 18 luglio e la crew si esibirà a ClubToClub2016, seguili su Facebook per non perderti i pezzi per strada.

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