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Giro d'Italia: dentro ai locali clandestini di Bari

Tracciate una linea da Tirano a Metaponto che divida l'Italia in due, ora cercate la più grande città dell'East side italico: quella è Bari.

di Superfreak feat. Vodkatheduck
04 luglio 2016, 8:01am

GIRO D'ITALIA è una rubrica in cui chiediamo a corrispondenti locali di raccontarci la loro prospettiva sulla vita musicale della propria città. Oggi ci spingiamo fino al tacco dello Stivale, a Bari, guidati da Superfreak e Vodkatheduck. Buona lettura!

Tracciate una linea da Tirano (SO) a Metaponto (MT) che divida l'Italia in due, ora cercate la più grande città dell'East side italico: quella è Bari.

Bari unisce tutti i seguaci di qualsiasi genere musicale davanti al lungomare a mangiare la focaccia e bere Peroni (non è una marchetta, è proprio la birra identificativa della città). A Bari sono tutti musicisti: se apparire e suonare può essere difficile come in tutte le altre città, trovare un posto da affittare a basso prezzo e fare casino è molto semplice.

Un tratto caratteristico della città infatti sono autosili e autorimesse con casette in lamiera e eternit in cui è facile incontrare tutta la scena musicale barese. Più che i nomi dei locali, è importante imparare i nomi dei luoghi in cui sono collocate le sale prove (che il barese chiama in modo improprio "locali"): Dispoto, la Giungla, l'autosilo di Poggiofranco, Marzocca ecc. sono il vero luogo di ascolto reciproco e nascita della scena barese.

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Le origini: punk e reggae amiconi

The Wogs.

Ogni volta che parlo con qualcuno di Bari tutti mi dicono "che figata il Salento e il reggae”. Ecco, Bari non è Salento (detto così con un tocco snob) però se l’invasione reggae è stata nauseante (e proprio per questo glisseremo su molta di quella roba) non possiamo non partire dal momento in cui tutti si volevano bene.

Sorvoliamo pure su Anna Oxa, di cui Demented ha già detto tutto e che non ha lasciato nessun segno nel tessuto cittadino, e passiamo al sangue: la prima spilla nella guancia di Bari è quella di Tani Tiberino, membro dei Cani e Porci che insieme ai Wogs gettano i semi punk, seguiti a ruota da Last Call, Undernoise e Massimo Lala, prima punk con i Bloody Riots (che non c'entrano niente con quelli romani) e poi reggae con i Different Stylee insieme a personaggi come Nico Mudù (poi leader dei Suoni Mudu), Mimmo Superbass e Rosapaeda (poi diventata famosa per quelle cose tipo musica e poesia e scoperta della tradizione mischiata a non so cosa).

Non si può non chiudere il capitolo senza citare i re del punk hardcore cittadino nonché tra i massimi rappresentanti italici: i Chain Reaction. Il loro Gabbie è entrato negli annali di storia della scena hardcore e nelle più costose collezioni di Discogs. Per chiudere e passare al capitolo successivo è necessario citare il post-punk stortissisimo dei The Skizo, una specie di X-Ray Spex senza apparecchio per i denti che mostravano come la città levantina fosse tanto avanti allora quanto indietro poi.

No New York, sì Old Bari

Con i The Skizo si passa a quella corrente che se fosse una gruppo di Facebook si intitolerebbe tipo: "Sei di Bari se... ti piacciono i Lounge Lizards”, stiamo aspettando che si concludano le pratiche burocratiche per dare la cittadinanza onoraria a John Lurie.

La ragione di questo binomio è semplice: se Bari appare nella costellazione dei dieci gruppi migliori del mondo (non vi dico quali sono gli altri) lo deve essenzialmente ai BZ BZ UEU(l’ho scritto tutto maiuscolo per sottolinearne l’importanza e l’amore che provo nei loro confronti). I Bz Bz Ueu suonavano un punk jazz prima di tutti gli altri in Italia (ora sarà facile trovare un gruppo che lo faceva prima, ma per me sono stati i primissimi e poco si discute). Se li guardavi dal vivo e rimanevi indifferente o eri avantissimo o la tua vita sarebbe stata tristissima da lì in poi. Era il gruppo che portava l'inaudito alle nostre giovani orecchie levantine: i bassi ossessivi, i fiati che fischiano, le chitarre stortissime.

Una formazione sgangherata in cui le chitarre storte di Efisio Biancofiore, il sax di Jacopo Andreini (che non era barese, ma all’epoca bazzicava tantissimo la zona e che poi è tornato a trotterellare di qua e di là con band come Enfance Rouge, Squarcicatrici, Jealousy Party e tanti tanti altri), la tromba di Edi Leo (già nei Chain Reaction, quelli di Gabbie, ne abbiamo parlato qualche paragrafo fa, dài, non potete esservelo dimenticato) la batteria di Carlo Lupori e il basso di Pino Montecalvo. Proprio Montecalvo è diventato poco dopo un punto di riferimento con la sua etichetta Music à la coque, forse l’etichetta più lenta e interessante del mondo, che ha prodotto super nomi come Le Ton Mité, Jad Fair e altri che non sono di Bari e su cui non mi soffermo.

That's All Folks, foto via MySpace.

Nello stesso periodo nacque l'etichetta El Borracho che ora si è trasferita a Berlino e fa booking, ma almeno finché era a Bari ha fatto uscire un altro gruppo di riferimento che erano i That's All Folks che suonavano stoner psichedelico da manuale e fecero pure uno split con i Nebula che stabilì un legame deserto-spiaggia che esploreremo più avanti. I That’s All Folks sono stati per un sacco di tempo il punto di riferimento di tutti i gruppi stoner che nascevano lentamente in zona (la maggior parte è arrivata molto dopo) e hanno vissuto varie incarnazioni come gli Obeah e oggi gli Anuseye, che tra morti e rinascite hanno convinto vari gruppi a colmare il vuoto cittadino.

Questo è il periodo in cui iniziano i concerti nella Taverna del Maltese, che portano a Bari tanta gente strana: la città si riempie di hardcore, noise, punk e musica sghemba in generale anche grazie alla presenza del dottor Mario La Pecorella e il collettivo delle Pecore nere.

Le star cittadine

Come ogni città che si rispetti a Bari come in un altro luogo c’è tutta una cerchia di gruppi che vanno fortissimo in città e che appena fuori confini provinciali non suscitano alcun clamore. Tra i paladini locali è giusto ricordare i Modaxì, partiti dal nu-metal crossover (parola che nomino qui e non voglio nominare mai più in vita mia, anche se temo che un giorno ne arriverà la rivalutazione e tornerà la moda dei dread, le felpe e piercing sul sopracciglio) e poi approdati al reggae, e i Drops, anche loro amanti dei ritmi in levare. Persone fantastiche che smuovono gente e di cui però musicalmente potrei fare a meno.

Insieme a loro c’è la tripletta Teclo / Skill / Fabryka che, vincitori di Arezzo Wave seriali, sono passati da un approccio più noise a cose sofisticate che ti guardi sui canali Rai, oppure vai in Texas a sentirli al festival SXWXQ (o come cavolo si scrive). Nicky degli Skill prima suonava in un trio un po’ Jon Spencer che ricordo molto bello: i Chew-Z.

Vanno menzionati i Rhomanhife anche solo per il fatto che dopo un periodo metal si sono trasformati in un gruppo di organizzatori di feste a sfondo cristiano. Se questa frase vi ha messo un po’ di curiosità e pensare ad assolati pomeriggi tra bibbia e dancehall vi interessa, vi invito assolutamente ad approfondire in sedi più appropriate.

Giò Sada e gli amici hardcore

Giò Sada tutto contento perché ha vinto X Factor.

La più recente delle celebrità baresi saltata agli onori di cronaca per X-Factor è senz’altro Giò Sada che a ogni intervista tutti gli dicono “ma si vede che hai suonato su tantissimi palchi” e lui risponde cose come “è che vengo da anni di hardcore” e il presentatore di turno dice “anche a me piace l’hard rock degli AC/DC”.

Questo dialogo esemplificativo ci parla però del mondo degli hardcorer locali che meritano almeno una citazione a partire dai Waiting for Better Days e i No Blame che erano i gruppi della suddetta celebrità e che effettivamente avevano unito un sacco di gente che si vuole bene, anche se il gruppo più famoso di quella scena resta gli Atestabassa, e più recentemente i Minus Tree.

Spostandosi verso suoni più post- vanno segnalati gli Ecole Du Ciel, gruppo che sceglie un nome francese e rose antichizzate per le proprie copertine, ma che nonostante il pessimo gusto estetico poi si rivela creatore di un post hardcore claustrofobico quanto basta per piacere a me e anche a gente italiana, americana e, perché no, italo-americana. Gli Ecole Du Ciel organizzavano concerti di qualità in quel di Capurso (il paese di Checco Zalone—anche lui viene dall’underground e ha suonato alla festa della scuola insieme a Massimo dei But God Created Woman) in una di quelle rimesse in alluminio trasformata ad hoc in locale dal nome magico di Favelas. Sempre di questo filone si inseriscono gli ancora più recenti Pastel, che fanno la musica triste e di cui fa parte quel Vito Pesce che a me piaceva molto col suo progetto elettroacustico the Nihilist Fisherman. Sempre figli di questa scena vale la pena di notare i Don Bruno, un duo basso e batteria che fa gli slap e il funky senza fare “yo” e rompere le palle.

Concludo questo paragrafo con i Poisoned Skrotum che è un gruppo precedente a tutta questa scena e che per me ha sempre avuto come merito principale un nome bellissimo, ed evito così di parlarvi del gruppo pop di Giò Sada in cui ha coinvolto tutti gli amici di sempre, che per quanto sia un bel gesto la musica non è altrettanto bella.

Gli amici dei lebbrosi

Una delle cose più straordinarie che la musica barese abbia mai prodotto si può identificare in tutto ciò che gira intorno all’etichetta barese Lepers Produtcions. La Lepers, di cui sono membro fondatore e di cui quindi parlo con il dovuto e inarrestabile entusiasmo, è arrivata nella scena barese portando non musica, ma un approccio diverso. Ma prima ecco a voi una bella introduzione.

Tra le cose fiche fatte per la città di Bari dalla Lepers Produtcions si annoverano:

  • Le Lepers Night
  • 11.11.11. Evento apocalittico
  • Sabbianellemutande

Detto così non sembra granché, ma la Lepers è stata veicolo principalmente di un atteggiamento stakanovista ed entusiasta, un po’ chiuso dal punto di vista di coinvolgimento degli amici, ma apertissimo nella ricerca di persone weird (scritto in inglese che è più carino).

Dalla nascita della Lepers con gli Altierjinga Lepers nel giro di pochi anni sono nati 600mila gruppi tutti composti dalle stesse sei o sette persone: Alexander de Large, Superfreak, Pete Jones, Frogwomen, Texans from Bari, Fresh Scum for Castenado, Death by Diarrhoea sono solo alcuni nomi. Proprio da questa idea (mille gruppi, mille generi musicali e confusione generale) nacquero le Lepers Night: maratone sonore in cui tra cambi d’abiti/strumenti musicali/generi otto persone potevano suonare anche per quattro ore di fila, facendo impazzire il fonico di turno—che di solito era il santo Tommi Bonvino dellArci37 di Giovinazzo, ora famosissimo organizzatore del Coachellamare Music Fest (lì trovate tutti i gruppi che ho scordato di menzionare).

Tornando alla Lepers, è sempre stata fondamentale l’integrazione con gruppi importantissimi del territorio, come i murgiani Bread Pitt, che con le loro hit “Busta Paga” e “Ai Cancelli” erano già famosissimi nel territorio, ma che con la Lepers hanno figliato la loro opera più free Le Libellule Incandescenti; il Quartetto Capodoglio; e l’esplorazione di territori tajiko-dub-hip hop di Garage Boy, un po’ il Sun City Girls della Murgia.

Nella trappola della Lepers sono poi finiti gruppi di fuori provincia, fuori nazione e fuori Europa (ma non è questo il luogo in cui parlarne). È invece il caso di menzionare l’evento che suggellò il patto tra tutte le etichette baresi, nel contesto del festival itinerante apocalittico 11.11.11, l’11 novembre del 2011: 11 minuti, 11 secondi e 11 centesimi di esibizione dal vivo di un ensemble da 11 persone composto da membri di Bz Bz Ueu, Lo Flopper, I-TSCHUM, ma anche il tarantino Sammartano, Bob Cillo e i nostri lebbrosi.

Chiudo il capitolo Lepers, nonostante abbia davvero tanto da dire, citando Sabbianellemutandefest. Vi ricordate quando facevo un parallelismo tra il deserto dei Kyuss e la Puglia (non ricordo se l’ho effettivamente fatto)? Sabbianellemutande nacque quando Giovanni dei But God Created Woman, gruppo imprescindibile se vogliamo parlare di noise alla Skin Graft e Bari, ci convinse a realizzare il nostro personale generator party.

Mettemmo su un piccolo evento a Cozze, ridente cittadina nei pressi di Polignano a Mare (la città di Domenico Modugno, altro pilastro dell’underground pugliese): 3 gruppi, generatore e birre calde. Fu un successo incredibile, e da quel momento il format si è ripetuto ogni anno diventando un vero e proprio evento per cui i musicisti si portano gli strumenti a spalla per un chilometro, tra sassi e fichi d’india, e si suona in mezzo al nulla a orari improponibili, per poi ricaricarsi tutto in spalla e scoprire come nascono le ernie.

Via Buzz Buzz Video Zine.

Sabbianellemutande mi dà la scusa per citare altri nomi fichi che si sono esibiti sul suo sabbioscenico (il palco non c’è):

Dario Nitti eroe dell’improvvisazione, impegnato tutto l’anno a organizzare cose di qualità all’arci Gramigna e poi a rovinarsi la carriera di musicista con la band 3kology.

Santa Muerte, gruppo surf rock’n’roll che prima erano gli Psycho Frog, ma ora sono più fighi.

La Confraternita del Purgatorio, che sono i nuovi punti di riferimento del noise alla Skin Graft pugliese, in particolare dopo che i But God Created Woman si sono rovinati la reputazione europea facendo un disco pop con me.

Marco Malasomma,da solo come Ergo e con White Noise Generator. È il punto di riferimento per la scena elettronica/rumorista insieme a Vodkatheduck, membro dei Lo Flopper e consulente di questo articolo. E per rimanere nello stesso genere anche se non c’entra niente con Sabbianellemutande non si possono ignorare i Control Unit.

Bob Cillo

Bob Cillo, via Facebook.

Bob Cillo si merita un paragrafo tutto suo. Bob è riconosciuto da ogni persona, di ogni età, che si sia mai interessata al mondo della musica come il più grande bluesman barese. La sua costanza nell’esplorare il mondo del blues/garage lo ha fatto diventare un punto di riferimento anche per chi la musica non la frequenta più o chi se ne interessa saltuariamente. Bob ha una lunga storia di gruppi musicali, ma lo citiamo con quello che l’ha reso più famoso in città, i Trinity, un trio hard blues che ha fatto da colonna sonora più o meno quotidiana per tutti, e più recentemente con i Dirty Trainload: una specie di Suicide che incontrano BB King (non è proprio così però mi fa molto ridere pensare a questa accoppiata, scusa Bob).

Bob è il personaggio più presenzialista della città. Se Bob non c’è, vuol dire che il tuo concerto non conta niente. Il suo amore per la musica e i tipi strani l’ha portato a suonare e collaborare con tantissima gente in Italia e in Europa, spesso accompagnato alla batteria da Max dei Natron (celebrità brutal metal della città). La sua ultima impresa degna di nota è stata la collaborazione con il trio garage No Muzak, che ha realizzato una cassetta per Bubca Records, un video, e poi è sparito nel nulla.

Futuro

Oaks, foto di Silvia Minenna via Facebook.

Negli ultimi anni, con l’arrivo dei fondi regionali per la musica e Puglia Sounds che manda gli artisti pugliesi a suonare in giro per il mondo, la situazione si è un po’ trasformata e tutti i gruppi sembrano diventati cacciatori di finanziamenti. Questo ci rende tristissimi e ci fa ricordare una frase di François Cambuzat degli Enfance Rouge: “chi fa musica in Italia è davvero appassionato, perché gli italiani tra una pizza con gli amici e un concerto sceglieranno sempre una pizza”. Con l’arrivo dei soldi, la scena dei poveracci pieni di energie è cambiata molto. Nonostante questo c’è ancora tanta roba da scoprire (gli Oaks di Molfetta promettono bene) e tutta una scena elettronica nascente da seguire con attenzione.

Superfreak è il volto barese dietro a Lepers Produtcions e suona da solo, nei Centauri, e in una cinquantina di altri gruppi.

Vodkatheduck suona da solo e nei Lo Flopper.

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