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Claudio Baglioni, Man Machine

Che succede quando un cantante pop vuole dimostrare il proprio valore usando le tecnologie del 1986? Un gran macello, si direbbe
07 gennaio 2014, 9:51am

“Insomma a quel punto diventi un fatto di repertorio, di catalogo, come nome e come presenza. In questo senso ritengo che sia stata una scelta abbastanza violenta. Oltretutto sono andato a toccare dei punti..le mie canzoni per certe persone hanno un valore soprattutto di ricordi.

(Claudio Baglioni sul progetto "Assolo", dal libro "Assolo Non solo", Rusconi, 1987)

Italian Folgorati riprende dopo uno stop dovuto alle festività , lasciando una calzetta di dolciumi per quella festa che “tutte se le porta via”. Parlando di pop italiano, non possiamo esimerci infatti dall’analizzare brevemente il collegamento strettissimo fra quest’ultimo e il Natale. Dalle mitiche compilation quali E Le Stelle Stanno a Cantare al disco natalizio di Irene Grandi, al 7” sulla Befana di Morandi, molte star della musica italiana si sono cimentate nell’eticamente scorretto fare soldi col buonismo di natale. Uno di quelli che si sono macchiati di tale nefandezza è Claudio Baglioni, che proprio l’anno scorso fece uscire un orribile album di cover natalizie (!) chiamato Un Piccolo Natale In Più raschiando quindi il fondo del barile della sua popolarità. Ora è tornato in pista con un album dal titolo oggettivamente ridicolo (ConVoi) e un tour più volte rimandato, che ha da poco toccato la tappa milanese: Diecidita, dove Baglioni fa l’one man band per svariate ore di spettacolo. Sì, ma la cosa non è affatto nuova ed ha un suo precedente in un disco cruciale (addirittura in senso internazionale) dell’86: ovvero il controverso ASSOLO.

Assolo, come si evince dalle parole di Baglioni, nasce come una autoanalisi allo specchio. Dopo una serie di successi pop folgoranti, Claudio è in preda a una crisi di coscienza e si chiede se tali successi non siano in fondo delle grandi cagate. Prende allora una vecchia chitarra scalcagnata da una casa affittata in montagna e comincia a ripararla a suo modo, la customizza come in fondo facevano i bluesmen, e si mette a suonare tutte le canzoni nude e crude per vedere se reggono. Entra in una dimensione in cui, più che credere che reggano, le canzoni DEVONO reggere. Quindi gli viene in mente di fare un disco suonato, tutto da solo, manipolando le esecuzioni per dimostrare che quello che fa è a grandi livelli e non solo roba usa e getta. Ma suonare tutto da solo con una chitarretta acustica del cazzo non è rifare interi arrangiamenti di dischi: quindi chiede aiuto a Pasquale Minieri, cervellone ex-Canzoniere Del Lazio e Carnascialia oramai votato all’elettronica, che gli propone di suonare tutto da solo utilizzando il giovanissimo linguaggio MIDI. In pratica Claudio diventa una cavia eccellente per un progetto ambizioso al limite della megalomania (verrà infatti alla luce come album triplo!).

Baglioni si butta apparentemente in un sicuro suicidio commerciale, con l’intenzione di colpire la critica e il pubblico “altro”, più che il suo. Il MIDI viene usato in maniera effettivamente innovativa: laddove Howard Jones—il primo a fare un midi live in assoluto—usava dati preregistrati, Claudio è invece il primo al mondo a suonare tutto in diretta, splittando suoni anche su ciascuna corda della chitarra (midizzata), producendo dalle basi ritmiche ai sintetizzatori tutto in un solo momento col solo gioco up and down delle dita. Coperto di pad, riesce anche a fare delle batterie usando tipo i gomiti e il petto. Ovviamente suona anche tutti i sintetizzatori, anche essi vivisezionati. insomma una cosa che ricorda più i Kraftwerk che un cantante da stadio. La cosa più strana, però, è lo stravolgimento delle armonie: "Piccolo Grande Amore", ad esempio, diventa quasi un pezzo di Franco D’Andrea, si affacciano quindi il jazz e le dissonanze, probabilmente necessarie visti i rivolti usati per far suonare decentemente un ambaradan di ben 16 tastiere e accrocchi assortiti.

Tra i quali possiamo elencare, per i fanatici del vintage:

Roand RD1000, Roland MKS-80 Super Jupiter, una Yamaha DX7 con sei expander, due TX7, due sampler AKAI S612 e un S900, una drum machine RX11 e un sequencer QX 1. Dulcis in fundo, una GR-707, la famosa chitarra synth della roland .

Non pago di questo, Minieri escogita un sistema per ottenere una perfetta registrazione digitale: ovvero registrare dal vivo solamente i dati MIDI su un floppy, e poi ricreare in studio tutti i link delle tastiere e delle chitarre semplicemente spingendo play. Praticamente, quindi, dal palco vengono solo incise la voce di Claudio, i cori e le urla del pubblico, usati nel disco come fossero field recordings piazzandoli qua e là nei brani in fase di postproduzione, senza coerenza con la fonte originaria ma solo per questioni di suono: come effetti in una piece di musica contemporanea. Veniamo quindi al discorso prettamente musicale anziché tecnico: Assolo risulta un lavoro complesso, con suoni al limite dell'elettronica glaciale, che potrebbe a volte ricordare scenari Carpenteriani mischiati a sapori new age alla Kitaro—in quegli anni in ascesa—e con armonie appunto dissonanti, dove i bicordi di seconda spesso la fanno da padrone.

Questa versione inedita e in qualche modo assurda di Baglioni susciterà non poche polemiche fra i fan (che arriveranno anche ad insultarlo) e gli addetti ai lavori: nonostante il successo dell’operazione, infatti, il disco verrà snobbato dalla critica ancora legata alla sua immagine di “fenomeno di massa”, nonostante un passato di collaborazioni con gente come Vangelis, Celso valli e Hans Zimmer (già Ultravox e Krisma). E il motivo è semplice: mancano delle musiche originali. Per il desiderio di valorizzare il passato, Claudio si perde il presente e pure il futuro. L’unico brano inedito, “Il Sogno È Sempre”, è un live in studio assolutamente sconnesso, con una intro vocale delirante e dei versi chiaramente abbozzati, che però risulta di una sincerità disarmante, quasi alla Skip Spence se fosse stato mainstream. Un’occasione mancata per avere uno spaccato musicale della follia maniacale di Baglioni, che insegue la perfezione per non ammettere di avere il cervello esploso.

Dopo Assolo, Baglioni si troverà di fronte al trauma del Live Aid, dove invitato a rappresentare l’Italia in mezzo ai mostri sacri del pop internazionale verrà coperto di fischi e di ortaggi, cadendo in una depressione catatonica. Peter Gabriel salirà sul palco a dargli man forte, amicizia da cui nascerà il Baglioni sperimentale e real world di Oltre, con le grazie di Tony Levin dei King Crimson e testi al limite del Panella visionario. Ma mentre Oltre risulta parto malato e indigesto di una mente perfezionista seduta a un tavolino, Assolo rimane una scheggia di follia pura di un uomo solo contro tutti. Soprattutto contro se stesso.

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