Meno soldi, più divertimento: Maple Death Records

Abbiamo parlato con Jonathan Clancy della sua bizzarra e affascinante etichetta alla vigilia della Maple Death Night, sabato 9 all'Hana-Bi di Marina di Ravenna.

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08 luglio 2016, 8:30am

Fino a qualche anno fa, Jonathan Clancy era conosciuto "solo" come ex-Settlefish, ex-A Classic Education e His Clancyness, uno che suona indie rock e canta in inglese meglio degli altri perché è la sua lingua madre ed è capace di organizzarti un concerto fico a Bologna se il tuo gruppo gli piace. Ma poi, a inizio 2015, ha lanciato Maple Death Records con una bomba come lo split His Electro Blue Voice / Havah, quello con la canzone di 19 minuti e la copertina di Meg Remy aka U.S. Girls, e le cose sono cambiate. Non solo per lui, che oggi si ritrova a dover gestire, poveretto, un roster di artisti che comprende quei disadattati di Krano, Stromboli, Hallelujah! e Holiday Inn, ma anche per la scena indipendente italiana, che oltre a una serie di dischi e cassettine di qualità che vanno dal drone al synthpunk, dal garage pop al krautrock, dalla psichedelia folk rurale al punk noise teppista—e un live dei Disappears che risuonano tutto Low di David Bowie—ci ha guadagnato una gang di band talentuose e affiatate che creano un ambiente vitale in una nicchia sottoculturale che di vitalità ha tanto, tanto bisogno.

Questo sabato 9 luglio Maple Death festeggia l'estate sulla spiaggia dell'Hana-Bi di Marina di Ravenna (RA) con His Clancyness, Krano, Holiday Inn, Stromboli e Second H. Sam. Mi è sembrata una buona scusa per fare un riepilogo delle sue uscite e telefonare a Jonathan per chiacchierare un po'. Ascolta la playlist con tutte le band Maple Death e leggi la nostra intervista qua sotto.

Noisey: Ciao Jonathan, come va? È un po' che non ci si vede.
Jonathan Clancy: Sono appena tornato dal Canada, dove sono stato a trovare uno zio che festeggiava il pensionamento. Erano tre anni che non ci tornavo, è stato molto bello—ma sono ancora un po' rincoglionito dal jet lag.

È nata prima Maple Death o è nata prima l'idea dello split His Electro Blue Voice / Havah?
Era da tantissimo tempo che avevo voglia di fondare un'etichetta, dieci anni fa o forse più avevo provato a far uscire un disco di Stefano Pilia, erano le sue prime cose sperimentali di chitarra solista. Eravamo molto amici, avevamo anche un progetto insieme chiamato Glow Kids. Poi ho abbandonato il progetto perché non ci stavo dentro a livello di soldi. Poi con il passare degli anni, e suonando tanto, mi sono accorto di vari aspetti che avrei voluto cambiare del mio rapporto con le etichette, cose che non funzionavano. E poi io sono un po' control freak, quindi ho sempre voluto gestire ogni aspetto delle mie uscite.
Un giorno mi sono svegliato e ho pensato che HEBV e Havah stessero bene insieme—anche se i membri delle band non si conoscevano nemmeno. Francesco degli HEBV è un vero genio, e anche un vero pazzo, una di quelle persone che vivono in un mondo tutto proprio e sono capaci di cose che nessun altro saprebbe fare. Anche lui è un maniaco del controllo per quanto riguarda la sua band.

Flyer di Michelangelo Setola e Giulia Mazza.

A proposito di control freak, tu ti occupi di ogni aspetto dell'etichetta, compresa la comunicazione. Infatti le descrizioni che scrivi per i dischi che fai uscire sono sempre curatissime e sempre piacevoli da leggere, cosa non molto comune.
Ho anche l'aiuto di Giulia [Mazza], che è bravissima sia come fotografa che come grafica, e poi abbiamo un livello di confidenza tale per cui lei sa esattamente cosa mi piace e viceversa. Da un anno ci dà una mano anche Michele, noi lo chiamiamo "l'intern" di Maple Death, perché ci aiuta con le questioni di impacchettamenti, spedizioni, e cose del genere. Poi quando arrivano i dischi nuovi ci troviamo a casa mia tra noi e il gruppo e in questione per assemblarli e berci qualche birra. Tornando a quello che dicevi, io sono un grande fan delle press release o one sheet, per usare dei termini inglesi, che purtroppo spesso sono un aspetto bistrattato della promozione di un disco. Ci si limita alla solita biografia dell'artista, noiosissima, mentre per come la vedo io la parte interessante è quella della narrazione in cui si inserisce il disco. Io sono proprio ossessionato dall'aneddotica e dalle leggende rock'n'roll, dai saggi critici, e questo mi ha sempre spinto a cercare di raccontare i dischi a parole, perché penso possa essere un valore aggiunto. Soprattutto quando si è un'etichetta piccola come Maple Death.

Pensa a "R.I.P." di Krano: come si fa a convincere uno svedese, un'americano, un francese o un canadese ad ascoltare un disco folk cantato in dialetto veneto, e farglielo capire? È chiaro che è la musica a parlare, ma in un momento in cui si viene bombardati di musica da tutti i lati, credo che un'introduzione scritta sia in grado di fare spiccare il disco come merita. Questa è la cosa in cui mi sento più bravo, per la grafica ad esempio sono assolutamente negato. Invece mi piace prendermi una giornata e dedicarla totalmente a comunicare la mia visione del disco. Il fatto è che io sono proprio un fissato della storia del rock'n'roll, e lo intendo ovviamente in senso lato, cioè al di là di brillantina e anni Cinquanta, e mi piace l'idea di inserire i miei dischi in questa narrazione, che ha il suo stile e la sua ironia. Mi piace farlo anche per un disco drone o noise come quello di Stromboli.

Stromboli, immagine via Tumblr.

Secondo te qual è il legame che unisce le uscite Maple Death? A livello di genere hai spaziato molto.
Io personalmente ho il mio filo conduttore, che magari all'esterno ancora non si vede, ma spero che verso la ventesima uscita sarà chiaro per tutti. Mi rendo conto che Krano, Stromboli e Hallelujah!, ad esempio, possano sembrare artisti molto distanti. Con Michele, scherzando, era saltato fuori che Maple Death sembra produrre solo personaggi strambi e solitari, che in un certo senso è proprio vero. Un altro aspetto comune a tutto il mio catalogo è che si tratta di musica molto personale, che racconta il micromondo di chi l'ha scritta. E poi è musica malinconica, scura.
So che oggi è molto facile fare un'etichetta che si occupa di un genere specifico, perché in questo modo trova immediatamente un proprio mercato. A me questo discorso stava stretto, e non avevo voglia di rinchiudermi in una nicchia.

Se non lo dici tu lo dico io: l'altro legame tra le tue band, perlomeno quelle italiane, è un forte senso di appartenenza. Quando si va a una Maple Death Night, non è raro trovare i membri di gruppi diversi che si sbronzano allegramente insieme, sinceramente contenti di rivedersi e fare festa assieme. È importante.
Sono contento che tu lo dica. Credo che questo aspetto venga dalla mia frustrazione personale verso le etichette con cui ho lavorato nel corso degli anni da musicista. Sentivo proprio la mancanza di questo senso di famiglia, non nel senso di "siamo una grande famiglia", ma nel senso di gruppo di persone affiatato, con una passione in comune. Per me l'etichetta deve fare anche da punto di riferimento e di scambio tra gli artisti. Per esempio, sto programmando l'uscita di un lavoro di Second H. Sam, e tecnicamente sarebbe il suo debutto sull'etichetta. Però in realtà lui c'è già dentro, perché ha girato il video per il singolo di Krano "Mi e Ti". Giulia suona con me negli His Clancyness e ha fatto l'artwork di Krano, Paul dei Bad Meds mi dà una mano con il layout e con i testi che accompagnano le uscite… insomma, mi piace che ci sia uno scambio, è una cosa che avevo cercato molto in passato e non ero mai riuscito a trovare. Invece in questo caso si è creato un vero gruppo di amici, per di più estremamente aperto all'esterno, perché troviamo in continuazione nuove persone di sensibilità affine.

Whitney K.

C'è qualche etichetta che senti affine al tuo modo di vedere le cose?
Il fatto è che io le altre etichette le vedo da fuori, e questa la vedo da dentro. E forse da fuori è difficile capirlo, ma tra chi fa parte di Maple Death c'è un vero collegamento umano. Io posso chiamare uno a caso dei nostri e mi sento totalmente a mio agio a chiedere un favore, insomma, siamo amici. Non ho dubbi che questo tipo di rapporto non esista solo dentro alla mia etichetta, però da fuori si fa fatica a capirlo. Mi vengono in mente label estere un po' più grosse, che per forza di cose risultano più spersonalizzate.
A parte nel caso di Total Punk, l'etichetta americana, in cui è evidente l'approccio votato al divertimento e alla non-professionalità. E in Italia c'è Onga di Boring Machines, che si vede che ha un approccio particolare con i suoi artisti, e attorno all'etichetta si è creata una famiglia.
Un'altra etichetta che ammiro moltissimo è la Richie Records/TestosterTunes, etichetta di Philadelphia che ha pubblicato Watery Love, Mordecai, Spacin' (anche questi una bella manica di weirdos), che ha uno spirito di comunità fantastico, oltre che un'ironia esilarante nelle press release. E un catalogo estremamente vario come generi, ma accomunato dallo spirito rock'n'roll di cui sopra.

Comunque l'animale guida di tutto quello che faccio sono gli Swell Maps.

Hallelujah! live e l'autore che agita una birra, foto via Facebook.

Parliamo delle Maple Death Night. Ormai ne hai organizzati diverse, girando in tutto il nord Italia: trovi che ci sia più fiducia nei tuoi confronti da parte del pubblico e dei locali?
In primis l'idea di base dei nostri festival (o "festivalini", come li chiama Jacopo degli His Clancyness) è quella di divertirsi tra amici e guardarsi qualche gruppo fico. La mia esperienza dei festival da musicista è veramente irritante: insalate di band che non c'entrano nulla l'una con l'altra, nessuna cura per la selezione, zero senso di comunità. Per noi l'idea è di prendere meno soldi e divertirci di più. Inoltre speriamo di portare un'idea culturale diversa, vedere in una serata Holiday Inn, Stromboli e Krano può piacere o non piacere, ma sicuramente è un'esperienza fuori dal comune.

Avere la possibilità di organizzare in un posto come l'Hana-Bi, che è un locale molto noto e molto frequentato, è un ottimo modo per far notare queste realtà altrimenti marginali. In Italia ci sono molte cose piccole interessanti che però rimangono schiacciate da questi artisti grossi che rubano spazio al panorama indipendente pur non avendoci nulla a che fare. In un altro Paese, i cantautori che da noi occupano tutte le copertine delle riviste farebbero parte di un'altra categoria.

Infatti un altro pregio del tuo lavoro è che non hai paura a confrontarti con realtà più mainstream, e in questo modo aggiungi validità alla proposta musicale, a differenza di altre realtà che tendono a chiudersi in una nicchia che rischia di diventare sterile.
Io ho frequentato molto l'estero, un po' perché sono di origine canadese e un po' perché sono stato molte volte in tour, ed è facile vedere come all'estero certe distinzioni e certe chiusure non esistano. Poi sono convinto che quello che facciamo, al di là di generi e scene, sia musica molto buona e non c'è alcun motivo per cui non dovrebbe stare allo stesso livello di altre situazioni. La cosa fondamentale è che la musica sia al centro: se dovessi avere una proposta di collaborazione da qualcuno che ha una politica che disapprovo, che mi impone condizioni schifose, o ha degli sponsor con cui non voglio avere a che fare, non mi farei problemi a rifiutare. Con le Maple Death Night sono stato fortunato, ad esempio al Mattatoio di Carpi mi hanno dato carta bianca, e la stessa cosa è successa all'Hana-Bi. Ed entrambi sono posti che i gruppi conoscevano e in cui avevano voglia di suonare.

Gli His Electro Blue Voice radono al suolo l'Handmade Festival di Guastalla (RE).

Che realtà musicali stai seguendo ultimamente? C'è qualcosa di nuovo che ti ispira o con cui vorresti collaborare?
Mmmh, questa è una domanda difficile. A me piace tantissimo un'artista afroamericana di Washington di nome Sneaks, con cui mi ero anche messo in contatto all'inizio, appena lanciata l'etichetta, per produrre qualcosa, ma poi ho la sensazione che sia diventata un po' troppo famosa negli Stati Uniti ed è saltato tutto. Peccato perché mi piace davvero molto. Poi sono sempre stato un grande fan di Ascetic House, perché è un vero e proprio collettivo e non si capisce bene che cosa producano: dischi, fanzine, opere d'arte… io a volte mi sento un po' rigido, non sono portato per l'arte visuale, e mi scoccia non riuscire ad allargare il campo d'azione di Maple Death anche ad altri media. Mi piace l'idea di dare molti input artistici.
In Canada mi sono comprato l'ultimo disco dei Destruction Unit, l'ho aperto proprio ieri, e dentro c'è un poster fantastico fatto proprio dal collettivo di Ascetic House, e sono rimasto fulminato, è una cosa incredibile. Anche il giro degli Spacin' e di Richie Records è molto interessante, buona parte di loro sono anche illustratori e mi piacerebbe collaborare con loro, anzi, originariamente la copertina di Krano doveva essere disegnata proprio dallo stesso che fa quelle degli Spacin'. Tra l'altro prima della fine di quest'anno dovrei riuscire a pubblicare uno split tra Spacin' e Axis: Sova, un altro dei miei gruppi preferiti del momento. Tornando in Italia, lavoro da anni con una casa editrice di nome Canicola, e ho sempre avuto l'idea di fare qualcosa assieme a loro. Chissà, forse in autunno. Ho in cantiere una compilation, e potrebbe essere una buona occasione per allegare al disco una bella fanzine illustrata. L'aspetto artistico della musica per me non si deve fermare solo alla parte suonata, ma ogni aspetto contribuisce alla sua caratteristica di "farti viaggiare", anche la scelta della carta per la copertina.

Krano, foto di Lorenzo Vecchio via Facebook.

Ci puoi anticipare alcune delle tue prossime uscite?
Sicuramente uscirà il nuovo lavoro di Stromboli, a cui sono molto legato perché con la sua prima cassetta ha dato il via a Maple Death, e poi perché è uno dei miei migliori amici. Mi ha appena consegnato il nuovo disco, che uscirà in due volumi subito dopo l'estate. L'altra uscita confermata è quella di un chitarrista calabrese/albanese di stanza a Bologna che si chiama J. H. Guraj, anche lui un pazzo solitario. Secondo me, come stile, si inserisce nella tradizione di chitarristi come Jack Rose o Matt Valentine/MV & EE. Ha un modo di suonare che mi piace tantissimo e che si differenzia dal resto del giro fingerpicking/chitarra solista perché è molto poco scolastico, ha un approccio più punk a questo stile. Poi ci sarà il nuovo album degli Havah, lo split tra Spacin' e Axis: Sova e qualche altra cosa che non posso ancora annunciare.

Parliamo velocemente di His Clancyness…
Nooo, mi imbarazza! [Ride]

Tecnicamente siete un gruppo della tua etichetta, non hai scampo. Non solo il nuovo 7" è uscito relativamente "di nascosto", senza troppa pompa, ma è anche molto diverso dai vostri lavori precedenti e, secondo me, un gran bel passo in avanti.
Grazie! Be', conta che non facevamo uscire nulla da tre anni, durante i quali avremo fatto circa duecento concerti. E poi è il primo disco da quando abbiamo una formazione fissa, con Jacopo e Nico alla sezione ritmica e Giulia alle tastiere, nonché il primo disco scritto e arrangiato collettivamente.Considera che molte cose del 7" e del disco che uscirà dovevano essere demo registrati in sala prove, ma poi ci sono piaciuti così tanto che le abbiamo usate. Ormai abbiamo raggiunto una maturità per cui ci sentiamo più sicuri di quello che facciamo, non ci sentiamo obbligati a ri-registrare dei demo che sono già perfetti. L'album uscirà dopo l'estate, ma i dettagli sono ancora top secret.

Grazie Jonathan, e buona festa in spiaggia!
Grazie, ci vediamo presto!

Puoi acquistare le uscite Maple Death dal sito o nei migliori negozi di dischi indipendenti, e seguire l'etichetta su Facebook, Twitter e Tumblr.

Giacomo è su Twitter: @generic_giacomo.