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Music by VICE

Alla scoperta della musica dimenticata di Bali e dintorni

Presente Awesome Tapes From Africa? Evan Ziporyn, aka Super Cassettes Indonesia, fa la stessa cosa con la tradizione Indonesiana.

di Elia Alovisi
02 agosto 2016, 8:40am

Sono capitato su Super Cassettes Indonesia completamente a caso. Ero sulla homepage di Bandcamp e ho visto, in fondo, un link a un disco il cui titolo era composto da parole a me estranee (Genderan Srikaloka - Java dello Keluarga Karawitan Studio R.R.I. Surakarta, per la cronaca) con in copertina quattro tizi asiatici inginocchiati su un tappeto rosso acceso. Di fronte a loro, un microfono e tre strumenti che definire "strambi", almeno a un primo sguardo, è poco. Ho schiacciato play e, nel giro di dieci minuti, avevo deciso che dovevo capire chi ci fosse dietro a un'iniziativa così fuori di testa. Così come Awesome Tapes From Africa, Super Cassettes Indonesia è un progetto di digitalizzazione e salvataggio di materiali fisici che rischierebbero altrimenti di scomparire dalla faccia della terra. Con tutto il fascino aggiunto, però, di un oggetto decisamente più eccentrico rispetto a quello a cui le nostre orecchie occidentali sono abituate.

Questo perché l'Africa è a noi molto più vicina sia a livello geografico che sonoro. Dalla techno alla trap, ascoltiamo tutto il giorno musica di derivazione africana: questo a partire dalle primissime ibridazioni sonore tra la tradizione compositiva africana in diaspora e quella europea, in una linea temporale che parte dal ragtime e dal blues, passa per jazz, soul e funk fino a giungere all'hip-hop e alle varie forme dell'elettronica afro-americana. Trovare musicisti occidentali relativamente accessibili influenzati dalla musica del sud est asiatico è, invece, piuttosto complesso. Il discorso non vale se si parla di musica più—parolaccia, ma rende bene il senso del discorso—accademica: Steve Reich studiò approfonditamente il gamelan, tipica forma orchestrale indonesiana che andò ad influenzare le sonorità di diverse sue opere, tra cui Music for 18 Musicians. Lo stesso vale per molti musicisti ambient, da Brian Eno a Jon Hassell. Lou Harrison scrisse pezzi inediti proprio per gamelan. E ci sono influenze indonesiane in Erik Satie, Claude Debussy, Steve Reich.

Ascoltando la cassetta di cui sopra, divisa in quattro composizioni da circa un quarto d'ora l'una, mi sono però venuti in mente anche riferimenti relativamente più accessibili. Nello specifico ho pensato all'orchestra sintetica di Kaitlyn Aurelia Smith—la qualità pioggerellante delle percussioni del gamelan torna negli arpeggi della sua sintesi modulare, tracciando così un'immaginaria linea di collegamento tra il suo lavoro, la grande tradizione ambient e l'orchestra indonesiana. Il pezzo che potete ascoltare qua sotto, invece, mi ha fatto venire in mente le ultime cose di Oneohtrix Point Never—dispari, piene di pause e saliscendi, ritmicamente scomode. Come se l'ambient e l'elettronica contemporanei, nella loro continua ricerca di ibridazioni, stessero arrivando a territori già battuti quasi senza accorgersene, per vie traverse e atemporali.

Ho quindi contattato l'admin del profilo chiedendogli un'intervista. Mi ha risposto Evan Ziporyn che, dopo una ricerca su Google, ho scoperto essere un clarinettista decisamente famoso. Insomma: ha sessant'anni, fa il professore all'MIT di Boston, ha suonato e vinto un grammy assieme a Steve Reich, è stato per venticinque anni nei Bang On a Can All-Stars—un collettivo nato dall'omonima associazione culturale che cerca di rifuggire qualsiasi categorizzazione mischiando classica, sperimentalismi, rock, free-jazz e qualsiasi altra cosa e ha collaborato con Brian Eno, Philip Glass e Thurston Moore. Ma, soprattutto, ha deciso di salvare la musica tradizionale indonesiana rippando in digitale le cassette che aveva preso quando in Indonesia ci aveva vissuto, da giovane.

Noisey: Cos'è che spinge una persona ad appassionarsi così tanto alla musica indonesiana?
Evan Ziporyn: Nel mio caso, è una cosa che mi porto dietro da una vita. All'università studiavo composizione, sentii il gamelan e andai subito fuori di testa. Come prima cosa cercai di capire come poter andare di persona in Indonesia per studiarlo. Tutto questo prima di internet, prima di qualsiasi cosa. Compravi un disco, lo mettevi su e la reazione era, 'Non so che cosa sto ascoltando, ma sembra davvero figo.' Ma riuscii a partire, in fondo. Ho passato là quasi tutti i miei vent'anni a studiare. Poi sono tornato negli Stati Uniti, dove ho cercato e trovato dei gamelan con cui suonare. Poi ho fondato il mio, qua a Boston, e da lì è iniziata quella che potremmo chiamare la mia carriera. Ad ogni modo, mentre ero in Indonesia iniziai a frequentare i negozi di musicassette, che allora a parte i concerti erano il modo principale in cui si ascoltava musica, almeno laggiù. E quelle che potevi comprare erano prodotte localmente, e contenevano musica di quel luogo—tranne che in questo negozietto in una stradina laterale specializzato in musica popolare indonesiana, che aveva roba da tutta la nazione. Era come uno di quei vecchi negozi di dischi in Europa dove potevi metterti ad ascoltare prima di comprare. Raccoglievi un po' di roba dagli scaffali, la passavi al commesso e gli chiedevi che cosa avevi scelto. Morale, oltre a quella che possiamo considerare generalmente "musica popolare indonesiana" ci sono un sacco di stili regionali impossibili da conoscere se non scoprendoli viaggiando. E ogni volta che visitavo una nuova città andavo a vederne i negozi di musica.


Foto tratta dall'archivio di Colin McPhee.

Il materiale che stai usando viene tutto da quei viaggi, quindi?
Sì! Alla fine mi sono trovato con uno scaffale foderato di cassette in via di deteroriamento, a pensare al fatto che praticamente nessuno ha mai sentito quello che contengono. Quindi ho iniziato a digitalizzarle. Al momento io e qualche collaboratore stiamo cercando di far passare tutto quello che ho in casa, ma abbiamo a malapena scalfito la superficie. Quello che è già su Bandcamp non è neanche il 20%. Prima o poi caricherò anche delle registrazioni amatoriali che ho fatto personalmente mentre ero in Indonesia.

Quali sono, secondo te, le peculiarità della musica indonesiana da un punto di vista compositivo?
Ci sono così tanti stili diversi che qualsiasi cosa possa essere vera per uno potrebbe non esserla per un altro. Ma ci sono alcune correnti davvero uniche che attraversano l'intera regione. Innanzitutto, lo scorrere ritmico della musica è decisamente diverso da qualsiasi cosa abbia mai sentito venir fuori da Occidente. Gli elementi hanno un groove, vengono presentati in strutture cicliche, ma allo stesso tempo crescono e calano, rallentano e accelerano in una maniera molto più naturale rispetto a quanto succede nella musica africana, o indiana. E questa è una delle cose che ho sempre trovato affascinanti della musica indonesiana, il modo in cui sia costruita a cicli ma abbia anche una sorta di narrazione intrinseca al modo in cui si evolve.

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Cosa mi puoi dire della strumentazione, invece?
Parti dal presupposto che il gamelan è un'entità a sé stante. Le accordature non sono occidentali, e il loro concetto di armonia non funziona come il nostro. Ci sono anche i "nostri" strumenti, certo, ma suonati in maniere profondamente diverse. Puoi sentire violini suonati come se fossero rebab. Puoi trovarti di fronte band tradizionali che usano gong e strumenti a percussione come il gènder, ma hanno anche una batteria e un sintetizzatore. E non sono il primo occidentale a rendersene conto, ma ci sono degli stili ibridi davvero vecchi, come il Kroncong, che risalgono all'era coloniale. Nello specifico, "kroncong" è un termine generico che indica un insieme di diversi stili influenzati dalla musica portoghese, andando indietro fino all'inizio del secolo. Insomma, trovo che ci sia una terra di mezzo tra due opposti geografico/musicali decisamente affascinante.

Un esempio di Kroncong.

Credi sia questo distacco che rende così difficile per gli occidentali "fare propria" la musica orientale?
Bè, la musica popolare americana ha quella africana nel suo DNA: nasce dalla roots music afro-americana, dal blues. C'è una connessione genetica, insomma, ma ci sono anche fattori tecnici. Ad esempio, la musica africana è per la stragrande maggioranza costruita per brevi cicli, solitamente in quattro quarti, ed è quindi piuttosto facile innestare l'una sull'altra. Una volta che inizi a pensare in questo modo ti rendi conto che tutta la musica è collegata, in qualche modo. Per esempio, c'è stata una serie di compositori occidentali, minimalisti e musicisti ambient interessati al gamelan. Il primo fu Debussy, che lo sentì dal vivo verso la fine del diciannovesimo secolo. I lavori di Steve [Reich, nda] ispirati dalla musica africana sono più famosi, ma nelle sue composizioni degli anni Settanta l'influenza dei suoi studi di musica indonesiana si sente molto. Il collegamento si sente chiaramente in Music for 18 Musicians e Six Pianos, ad esempio. È evidente.

Chi era Colin McPhee? L'ho trovato nella descrizione di un album che hai caricato e, piuttosto che copiaincollare qualcosa da Wikipedia, ho pensato potes
se essere più bello farmelo raccontare da te.
McPhee è stato il primo studioso occidentale ad affrontare la questione della musica indonesiana. Era canadese, viveva a Parigi, e in un certo senso si può tracciare un parallelo tra la sua esperienza e la mia, ma in tempi diversi e con diversi materiali a disposizione. Nei tardi anni Venti arrivarono in Occidente le prime registrazioni di musica balinese, lui le sentì e, come me, lasciò tutto quello che stava facendo e partì. Il suo obiettivo principale era documentare. Si mise a trascrivere tutte le composizioni che riusciva a trovare e, alla fine, ne pubblicò diverse. È stato il primo a considerare la musica indonesiana come qualcosa di serio, sofisticato e complesso che il mondo si meritava di ascoltare. Lui stesso scrisse diversi pezzi che incorporavano idee balinesi.

Che cos'è il Teges Semar Pengulnigan? È un termine che viene fuori spesso nel blog ma non sono riuscito a capire esattamente a cosa si riferisca.
Teges è un villaggio, e Semar Penguligan è uno stile di gamelan. È come dire "La filarmonica di Vienna", o "La Scala di Milano." E c'è un collegamento tra quegli strumenti e McPhee, che ne fu il principale ideatore. Li disegnò, li fece costruire e lavorò con l'accordatore balinese per far sì che suonassero in modo simile ad altri che aveva sentito a Giava. E poi li regalò alla gente di quel villaggio. C'è questa cassetta in cui suonano delle composizioni di Wayan Lotring, un fantastico autore indonesiano della metà del ventesimo secolo, ed è davvero incredibile.

Questa cassetta.

A quanto ho letto c'è anche un profondo collegamento tra musica e danza, almeno nei materiali che hai caricato.
Sì, la maggior parte della musica che puoi sentire sul sito è legata a determinati stili di danza, che variano di genere in genere. Ce n'è di prettamente strumentale, ma la maggior parte ha delle relative coreografie. A volte si tratta di balletti a sé stanti, ma spesso sono inseriti in spettacoli teatrali. Il più affascinante è il gandrung, ad esempio: è una sorta di danza del ventre in cui cantante, che è quasi sempre una donna, invita membri del pubblico a ballare con lei mentre si esibisce. La parola "gandrung" di per sé è intraducibile, più o meno significa "pazzo amore." E le performance di gandrung sono sessioni di corteggiamento sociale, più che spettacoli. Nella regione di Banyuwangi, dove sono più comuni, vengono prese molto sul serio. La gente diventa molto competitiva e gli uomini si prendono a botte per riuscire a ballare con le cantanti. Insomma, partono risse a tutti gli effetti.


Foto tratta dall'archivio di Colin McPhee.

Domanda un po' generica, ma: come mai proprio Bandcamp?
Abbiamo scelto Bandcamp per la generale disponibilità e facilità d'uso della piattaforma, anche se ci stiamo un po' scontrando con la non-possibilità di dire poi molto di ogni pubblicazione. Stiamo pensando di espanderci in un blog a sé stante, dove poter commentare più ampiamente le cassette che carichiamo e linkare ad altri materiali.

Non pensi che, ora come ora, la nuova frontiera dell'innovazione musicale sia proprio la riscoperta di materiali dimenticati, essendo veramente difficile creare qualcosa di completamente nuovo?
Sì, ma devo dire che ci sono persone che fanno quello che facciamo noi con molta più cura e costanza: Dust-to-Digital sta rimasterizzando e riparando dischi trovati chissà dove, e c'è il celebre esempio di Awesome Tapes From Africa. Ma sono ispirazioni, non stiamo cercando di sconfinare nel loro territorio. Pensiamo solo che la loro sia una grande idea e ci trovavamo sotto mano del materiale da condividere. Ho altri progetti personali che si portano via la maggior parte del mio tempo, quindi questo è solo un hobby, ma è stato davvero bello leggere i feedback positivi che mi sono arrivati finora. Mi fa sentire di aver fatto la scelta giusta.

In che modo lo studio della musica indonesiana ti ha invece influenzato come strumentista e compositore?
Quando mi sono trasferito, l'ho fatto per amore della musica. Ma quando ho iniziato a capire quale fosse la sua funzione nella società balinese, come funzionavano i gruppi e le prove, l'intero ethos del fare musica assieme, mi è scattato qualcosa dentro. È tutto più olistico e più integrato. In alcuni sensi è una questione complicata, in altri meno. Le loro sono composizioni molto lunghe e complicate, ma non c'è una notazione su cui i musicisti si basano per suonarle. Tutti mandano tutto a memoria, si studia insieme e si suona sempre insieme. Alcuni dei migliori musicisti di Bali sono anche agricoltori, o commercianti. Si suona dal vivo alle feste di paese, o durante le cerimonie religiose. La musica è parte della vita e parte dell'identità del popolo, non è un'entità a sé stante come nella nostra società. Il loro modo di "essere" nella musica è molto più completo del nostro. Un conto è essere seduti in un'orchestra, avere il proprio spartito davanti e guardare il direttore darti un cenno. Quando sei in un gamelan, sai in ogni momento quello che tutti gli altri stanno facendo. Non devi dare il quattro, tenere il tempo, guardare una figura di riferimento. Tutti sanno tutto. Quando noi proviamo, invece, ci prendiamo un paio d'ore e mettiamo assieme il tutto come con lo scotch.

Elia balla come le balinesi nei giorni di festa. Seguilo su Twitter.

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