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Lasciatemi cantare, sono amico di Putin

I cantanti italiani stagionati vanno fortissimo in Russia e sembrano determinati a non perdere la pagnotta, costi quel che costi.
21.3.14

La notizia da cui parte questo articolo non ve la sto certo dando in questo momento, anzi è di tre giorni fa, ed è stata condivisa e rimbalzata sui profili social d'Italia rimanendo un mezzo trending topic da pausa pranzo. Se ne è parlato, quindi, ma per un spazio di tempo appena sufficiente al wtf, probabilmente perché considerato un fatto troppo scemo per farsi effettivamente domande a riguardo. Tipo che abbiamo tutti alzato brevemente un sopracciglio alla notizia che Riccardo Fogli, l'ex-love guru delle parrucchiere, non solo aveva accettato di cantare a Sebastopoli durante i festeggiamenti per l'ottenimento della secessione dall'Ucraina, ma si era anche espresso con toni esplicitamente propagandistici in merito a tutta la faccenda "non vedo carri armati, è una festa" ha pronunciato sul palco ringraziando tutti, e "mi sembrava di essere a S.Giovanni per il concerto del primo maggio" ha dichiarato in seguito alla stampa italiana.

Che Fogli, al pari di altri cantanti melodici della vecchia guardia (principalmente Celentano, poi Pupo, Toto Cutugno, i Ricchi & Poveri e, ovviamente, Al Bano), sia particolarmente apprezzato in Russia è un fatto che lascia sempre perplesso qualcuno. Immagino che i più, oltre a spanzarsi pensando a quanto debbano essere "arretrati" da quelle parti per adorarli a questi livelli, si chiedano principalmente come possa al grande pubblico Russo non pesare il limite linguistico. Questi signori dimenticano che, anzitutto, Al Bano e Celentano vanno ancora forte pure da noi. Eh sì, magari preferite pensare di vivere in un Paese ggiovane e progressista, invece siete in Italia, e dovete accettare il fatto che il GRANDE pubblico è effettivamente composto dai sempre più attempati fan di quelli là. Oltre a questo, per quanto rimarremo sempre il Paese del "testo anzitutto", nessuno dei citati è conosciuto per avere scritto liriche capaci di arricchire di significato la vita di una generazione. Insomma, prima di fare dell'etnocentrismo spicciolo dovremmo giustamente guardare la trave nell'occhio d'Italia. Ci sono comunque motivazioni più profonde per il loro successo, e sono, ancora, più dovute ad una vicinanza di modelli culturali che a un gusto dei russi per l'esotico.

Giusto due giorni prima che Fogli giocasse a nascondino coi carri armati, Jared Leto e i suoi 30 Seconds To Mars erano stati praticamente mandati in missione diplomatica a Kiev per dire a tutto il mondo che Putin è brutto e cattivo, che la rivoluzione è buona e civile e per questo l'occidente deve difendere l'Ucraina e i suoi gasdotti. Leto ha appena vinto l'Oscar per avere interpretato un transessuale malato di AIDS, è stato idolo dell'androginia emo, e pare quindi calato dal cielo come portavoce perfetto dell'opposizione alle politiche illiberali (soprattutto, ovviamente, le leggi anti-gay) di Mosca, facendo così da elegante fiocco al pacchetto di ipocrisie pseudo-umanitarie con cui gli USA si stanno impegnando a demonizzare il nemico. Da queste parti, invece, le cose stanno diversamente, e, per quanto possa sembrare strano che un Paese membro della NATO non veda nessuna delle sue voci pop sgolarsi sulle violazioni delle libertà civili perpetrate da Mosca, è . Il che, più di ogni altra cosa, la dice lunga su quanto sia ancora difficile parlare a voce alta dei diritti degli omosessuali di fronte all'opinione pubblica italiana. Manco Jovanotti c'ha voglia, capiamoci, l'unico lato positivo è che così è anche impossibile fare pinkwashing. E vabbè…

Questo, comunque, è uno dei tanti aspetti che ci pongono in bilico tra i due poli di questa opposizione: l'Italia si trova, infatti, tirata un po' dalla parte e un po' dall'altra e, come sempre, invece di assumere una qualsiasi posizione coraggiosa e onesta, decide di leccare il culo a Est come a Ovest. Ecco quindi Fogli, ecco quindi Al Bano che racconta al Mattino di Padova perché secondo lui è giustissimo che la Crimea sia tornata con la Russia, raccontando una versione tutta sua della storia in una versione tutta sua dell'italiano, strizzando l'occhio al paese in cui è addirittura tornato sul palco al fianco dell'ex-moglie Romina Power. Ecco anche Roby Facchinetti, ex-compare di banda di Fogli, che da una parte definisce "discutibili" le dichiarazioni dell'amico ma dall'altra invita a non affrettarsi troppo a dire chi sono i buoni e chi i cattivi in questa contesa, dando per scontato comunque che qualcuno di buono e giusto ci sia. Immagino che per capire chi è bisogni prima aspettare di sapere chi ha vinto (paraculo maximo il buon Roby).

Quello che i menestrelli in questione stanno facendo è, anzitutto, un atto di autodifesa, una mossa volta a non perdere pubblico nel caso di inasprimento della faccenda. Dicevo prima che c'è un motivo preciso per cui sono così famosi in Russia, e questo sta tutto nel modello di Italia che vendono. Il "Bel Paese" che fa presa sul pubblico di quella parte di mondo, ci arriva in una versione quasi più macchiettistica di quella classica a cui invece fanno capo gli ammeregans—quella dello stile, del buon cibo, dell'eleganza e del Colosseo, grazie alla quale lì va fortissimo un G come Gigi D'Alessio. Più che l'Italia, a vendere in Russia è un'idea di maschio Italiano, incarnato alla perfezione dai personaggi che abbiamo elencato finora: capofamiglia (pure quando la famiglia s'è spaccata, vedi Al Bano e Romina), benestante, tradizionalista, forse un po' campagnolo e ignorante, ma sempre impegnato alla conservazione dei valori tradizionali di patria e famiglia. Non è un maschio guerriero, quello no, ma dove manca di bellicosità arriva l'esercito a sostenerlo facendogli il coro. Più precisamente, arriva il Complesso Accademico di Canto e Ballo dell'Esercito Russo (che non è il "Coro Dell'Armata Rossa" come dicono tutti, dato che l'Armata Rossa non c'è più dal '91) che intona "L'Italiano" con Toto Cutugno sul palco di Sanremo. Succede quindi che tutta la parte conservatrice e bigotta della nostra cultura diventa uno strumento pop in mano al regime di Putin, quasi alla stessa maniera in cui un tempo fu amica di Bush. Fa niente che alla Casa Bianca ci sia uno che in politica estera si comporta esattamente come Bush, la lingua di questo Paese si sbilancia sempre un pochettino di più verso quello che ci sembra più cazzuto come piccolo padre padrone. E il Berlusconismo, anche, era solo un sintomo di una condizione più ampia che non ci ha ancora abbandonato per niente. Diciamo pure che oggi chiediamo l'elemosina a Est mentre poggiamo il culo a Ovest, assorbendo il peggio di entrambi.

Non so dire poi se i festeggiamenti per la secessione di Sebastopoli somigliassero al concerto del primo maggio, di certo so che a Mosca il 9 maggio, giorno della vittoria sui nazisti e quindi più o meno equivalente del nostro 25 aprile, lo festeggiano tornando nostalgicamente e in maniera iperkitsch all'unione sovietica ma preoccupandosi, in realtà, di recuperarne solo l'apparato militar-nazionalistico e non..uhm…il comunismo.

Tornando a noi, dicevo prima che la cultura che ha prodotto Pupo e Cutugno è ancora viva e vegeta. Non solo: questa è anche ancora la stessa Italia di quando Putin passava i weekend in Sardegna, e la tendenza che ci aveva fatto essere così amici di Mosca allora, ci tiene ora miracolosamente nella posizione acrobatica di cui sopra, assicurandoci un'ambivalenza culturale che potrebbe persino permetterci di non rimanere del tutto senza gas negli anni a venire. Questo mentre da quelle parti pare stiano inziando i primi omicidi su base etnica. Quello che mi sto chiedendo io da giorni è, però, cosa ne pensi Adriano Celentano di tutto ciò. Di tutta la combriccola qui trattata è sempre stato il più gratuitamente bastian contrario, portavoce dell'uomo qualunque in tutte le occasioni possibili. In tutta sincerità non ce lo vedo troppo a prendere parte. Anche se il suo fiero grillismo lo potrebbe benissimo portare a pensare che siccome i cittadini di Crimea hanno votato in maggioranza allora la democrazia dal basso ha sicuramente vinto. Potrebbe d'altronde servirgli per recuperare il polverone generato in Russia quando criticò il governo dell'amico nano di Putin.

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